martedì, giugno 30, 2009

Chesterton Day 2009

Dal blog della Società Chestertoniana Italiana

La sintesi del VII Chesterton Day (celebrato ieri) che come presidente di questo bel sodalizio mi sento di fare è quella del titolo: è stato un incontro tra buoni amici realmente appassionati di Chesterton, perché appassionati di vita, anzi di Vita.

Gli ospiti sono stati davvero bravi, piacevoli, briosi e preparatissimi. L'unico rammarico è che non fossero presenti (per problemi dell'ultim'ora, naturalmente) Alessandro Gnocchi e Paolo Morganti, che avrebbero potuto aggiungere il loro innegabile talento ad una serata già piena di sapore.

Ha esordito Fabio Trevisan, che ci ha parlato di Gilbert antieugenetico, della sua lieta e decisissima militanza (nel senso letterale del termine, lancia in resta) contro i pericoli costituiti dall'apparenza di bene che nasconde, dietro le preoccupazioni eugenetiche, il male assoluto. Ci ha detto che già nel 1901 Chesterton, nella sua prima opera saggistica The Defendant (tradotto in Italia come Il bello del brutto) aveva intuito il problema, e che negli anni ha continuato a studiarlo e a levare la sua voce contro di esso. Chesterton in questa veste di difensore della vita dimostrò sin dall'inizio un intuito e un acume scientifico quasi geniale.

Ha continuato poi Angelo Bottone, che -ne abbiamo avuto al conferma- vale tant'oro quanto pesa. Angelo ha illustrato, utilizzando il pensiero di un grande chestertoniano come Stanley Jaki, l'intelligenza scientifica di Chesterton che possiamo ritrovare intera intera nel 4° capitolo dell'Ortodossia (La morale delle favole). L'inquadramento e l'organizzazione del pensiero di Chesterton ci è stata chiarita in maniera eccellente da Angelo, che ci ha fatto notare come Chesterton avesse intuito tutte le potenzialità e le aporie del pensiero moderno e scientifico, e come egli avesse presente che anche la fantasia è uno strumento poderoso di conoscenza.

La fantasia è stata poi l'argomento del nostro vicepresidente, Paolo Gulisano, che ci ha raccontato l'interesse di Chesterton e di molti altri grandi come Tolkien e Lewis per lo scrittore (misconosciuto in Italia pur avendo vissuto a Bordighera per circa trent'anni...) George MacDonald. Diciamo pure che possiamo considerarlo il maestro e l'ispiratore di Chesterton, soprattutto per quel che riguarda il ruolo della fantasia nella conoscenza e nel sapere. Paolo ha dato alle stampe circa un anno fa un volume su MacDonald, e ha aggiunto pure che un altro maestro di Chesterton fu Newman.

Ricky e il suo Debordamento (sono i soliti nostri amici Ricky e Stefano, musicisti bravissimi, che ogni anno allietano la serata in onore di Gilbert e che prendono di volta in volta il nome ispirato dal tema dell'anno: l'anno scorso erano Ricky e la sua Ortodossia...) hanno sottolineato con la musica gli interventi.

Nella ripresa dopo la cena (la cena è un momento bello, perché ci si trova, si parla, ci si racconta un po'... e poi è il luogo prediletto da Gilbert, che -come ha detto qualcuno- aveva il suo trono nelle osterie di Londra!) abbiamo toccato il tema dell'Uomo Vivo, con Fabio e Paolo, e ripreso con Angelo il pensiero di Chesterton sulla conoscenza. Roberto ci ha fatto conoscere il rapporto di Gilbert con le donne, ed è stato bello e spassoso al tempo stesso... (Gilbert che esce con la ciabatta e lo stivale è una scena unica che ci commuove...).

Anche in questa parte musica e due contributi visivi: la presentazione di me povero presidente su conoscitori ed estimatori di Chesterton (con sorprese per molti dei presenti... da Gandhi a Mussolini!), e il dvd sull'Eugenetica di Fabio Trevisan (che in agosto sarà in libreria e che appena potremo faremo vedere in un piccolo trailer qui sul nostro sito, bello molto molto bello!) con i contributi di due validi attori che danno voce a Chesterton e ad uno dei suoi avversari nelle polemiche antieugenetiche, e i contributi di molti chestertoniani (tra gli altri c'è una intervista a Giuliano Ferrara!).

Appena potremo vi faremo avere anche delle belle foto.

sabato, giugno 27, 2009

L'Opus Dei è di sinistra?

Ieri, festa di san Josemaría Escrivá, David Lindsay ha scritto delle riflessioni sull'Opus Dei.
Riporto solo il finale, dove mette in luce che molti membri dell'Opus Dei impegnati in politica militano in partiti di sinistra. I più famosi sono Ruth Kelly, già ministro nel governo Blair, e António Guterres, presidente dell'Internazionale Socialista.



So much for admiring Opus Dei as a Catholic. But how can a man of the Left possibly do so? Well, Ruth Kelly was until recently the most prominent Opus Dei politician in the world (I am not sure who now is). The President of the Socialist International, António Guterres, has a long history in Opus Dei. Its ranks also include Squire Lance (who, frankly, ought to be give the Illinois Senate seat), Antonio Fontán, Paola Binetti, Llúis Foix, Mario Maiolo and Xavi Casajuana (if we count Catalan nationalism as part of the Left; it is certainly a very long way from Franco), among others.

Most of the Chilean "Chicago Boys" were not members of Opus Dei. Pinochet himself never had any affiliation with it. Of six right-wing Opus Dei politicians listed on Wikipedia, four are dead (one since 1966), whereas the three broad left-wingers listed (including two women) are all still alive. So, insofar as it has a political orientation, Opus Dei’s would seem to be towards the Left, if anything.

Much like the Catholic Church Herself, in fact. Which is yet another reason to hope, work and pray for the Catholic Church at large to become much more like Opus Dei.

venerdì, giugno 26, 2009

E' iniziata a Grottammare la Festa del beato Pier Giorgio Frassati.
Vi ricordo che domenica parteciperò al Chesterton Day. Venite numerosi.


Domenica 28/6
Ore 18.30 S. Messa

Ore 19.30
VII Chesterton Day:
«Chesterton: mentre lo guardiamo sembra allargarsi sotto i nostri occhi in tutte le direzioni...»

-Angelo Bottone, docente di filosofia, University College Dublin (Chesterton, la scienza e Stanley Jaki)
-Fabio Trevisan, cofondatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi (Gilbert l'Antieugenetico)
-Paolo Morganti, editore e traduttore di Chesterton (Gilbert l'Uomovivo)
-Paolo Gulisano, scrittore e vicepresidente della Società Chestertoniana Italiana (Chesterton, Oscar Wilde e George McDonald)
-Roberto Prisco, cofondatore dei Gruppi Chestertoniani Veronesi (Gilbert e le donne)
-Alessandro Gnocchi, scrittore e giornalista (Paese delle Fate e Villaggio Globale - GKC, McLuhan e l'arte della comunicazione)

martedì, giugno 23, 2009

Miracle approved for Newman beatification

Miracle approved for Newman beatification

By: Peter Jennings

Sunday, June 21, 2009

(ICN)The miracle necessary for the beatification of the Venerable John Henry Cardinal Newman the best-known English churchman in Victorian England, has been approved by the Cardinals of the Vatican Congregation for the Causes of Saints, writes Peter Jennings

Jack Sullivan, aged 70, who lives with his wife Carol in Marshfield, near Boston, Massachusetts, was cured of an extremely serious spinal disorder on 15 August 2001, the Solemnity of the Assumption, after his intense intercession to Cardinal Newman.

The Congregation is now working on the document including a résumé of the life of Cardinal Newman and the miraculous cure attributed to him of Jack Sullivan, a Permanent Deacon from the Archdiocese of Boston.

When completed, this will be taken by the Perfect of the Congregation for the Causes of Saints, Archbishop Angelo Amato, to Pope Benedict XVI who alone has the authority to promulgate the decree.

The Pope, who is taking a personal interest in the Cause, was first introduced to the theology of Cardinal Newman as a young seminary student in Germany in January 1946.

Beatification come from beatus, a Latin word meaning happy, blessed, holy. Beatification is an act by which the Catholic Church, through an official decree by the Pope, permits public veneration under the title Blessed of a dead person whose life is marked by holiness and the heroic practice of the virtues.

This correspondent was able to give the joyful news of the miracle by telephone to Deacon Jack Sullivan at his home on 13 June. Asked for this initial impressions upon receiving the news of the favorable recommendation of the cardinals, he responded by email 24 hours later: "When I first learned of the favorable recommendation of the Cardinals and bishops comprising the congregation for the Causes of Saints, I felt a sense of awe and immense gratitude to God and Cardinal Newman."

Deacon Sullivan emphasised: "If it wasn't for Cardinal Newman's intercession when experiencing extremely severe spinal problems, it would have been virtually impossible to complete my diaconate formation and be ordained for the Archdiocese of Boston. Nor would I have been able to continue in my chosen profession as a magistrate in our court system to support my family."

He continued: "My fervent desire to give all that I have in my parish ministry at both St Thecla's parish in Pembroke, Massachusetts, and my prison ministry at the House of Correction in Plymouth, Massachusetts, best expresses the intense appreciation I have for God's gift and Cardinal Newman, who directs my efforts.

"I have developed a very real relationship with Cardinal Newman in frequent prayer and I try to pass on what marvelous gifts I have received to those I meet.

"Secondly, when receiving the news, I felt a very deep sense of the reality of God's love for each one of us especially during times of immense difficulties and suffering."

Deacon Sullivan added: "I realise that indeed there is such a thing as the Communion of Saints and a place of perfect peace which God has prepared for each one of us. As the kindly light of truth guided the life of Newman amidst unspeakable challenges in his world, so too I feel the same sense of direction when reflecting on these awesome gifts by realising that God dispenses His favour especially on the lowly and those who are ordinary as beautifully described in our Lady's praises in her Magnificat."

At present opinion is divided as to the venue for the beatification ceremony between a location in Rome or Westminster Cathedral in London. There are two indisputable reasons for having the ceremony in Rome. The first is the world-wide interest in Newman both as a theologian and writer but also as a holy, humble and pastoral parish priest who looked after the sick and poor of his Oratory Parish in Edgbaston.

Secondly, the fact that Newman is a Cardinal of the Roman Catholic Church. When he was created a Cardinal by Pope Leo XIII in 1879, Newman requested permission to continue to live and work as a parish priest in Birmingham rather than move to Rome, as was the norm for cardinals at that time. The Pope granted permission and Cardinal Newman died at the Oratory House in Edgbaston on 11 August 1890.

The intriguing question now is whether Pope Benedict XVI will make an exception and personally beatify, either in Rome or in England, the Blessed John Henry Newman.

*Peter Jennings is author of "Benedict XVI and Cardinal Newman" (Family Publications, Oxford, 2005)

domenica, giugno 21, 2009

Straight from the heart

venerdì, giugno 19, 2009

Share items

Vi ricordo la colonna sulla destra, aggiornata quotidianamente, che raccoglie il meglio di quanto trovo nella rete.

mercoledì, giugno 17, 2009

Postsecret


Postsecret di questa settimana ha delle cartoline veramente degne di nota.

venerdì, giugno 12, 2009

Le parole della filosofia contemporanea


Sempre in questi giorni è stato pubblicato un altro volume al quale ho contribuito, un lessico filosofico dal titolo Le parole della filosofia contemporanea, curato da Luciano Floridi e Gian Paolo Terravecchia per la casa editrice Carocci.
Il mio modesto contributo riguarda la voce 'Deontologismo'.

venerdì, giugno 05, 2009

Una Sancta Catholica et Apostolica Einheit und Anspruch des Katholischen




E' finalmente uscito il volume Una Sancta Catholica et Apostolica: Einheit und Anspruch des Katholischen, al quale ho contribuito.
Si tratta di una raccolta di scritti in onore di Fernand Franck, arcivescovo di Lussemburgo, in occasione dei suoi 75 anni.

Questo l'indice:


Zur Einleitung : “Credo … catholicam ecclesiam …”

Jean Ehret, Katholisch: Christus als Mitte. Zur Frage nach Einheit und Anspruch des Katholischen


A. Deus Caritas - die Chatholica und die Gottesfrage

Jean Greisch, L’Un n’exclut pas les autres
Erwin Möde, Mystik: Zwischen Tautologie und Transzendenz
Gerhard Böwering SJ, Gotti m Koran, Ursprung und Ziel islamicher Exegese. Ein Ansatzpunkt zur Begegnung mit dem Islam

B. Lumen Gentium – die Catholic aim Knontext kirchlicher Selbstreflexionen

Marie-Anne Vannier, Les notes de l’ Église chez Saint Augustin
Thomas Norris, Subsistit in – A Conciliar Formula and an Ecclesiastical Movement in Conversation
André-Mutien Léonard, L’unité de l’Èglise à la lumiere de Matie, “première Église”
Joachim Kardinal Meisner, Die Eucharistie als Band der Einheit in der Kirche
Felix Genn, Priester leben aus der Eucharistie – Eucharistie als existenzieller Prozess
Mathias Schiltz, Kirche – Communio – Synodale Strukturen. Geist und Auftrag der diözesanen Beratungsgremien
Erny Gillen, Caritas – Sakrament der Einheit für das Leben der Welt? Theologisch und pastoral nachgefragt
Edouard Herr, Le rapport entre universel et particulier dans l’Enseignement social de l’ Église. Deux études de cas

C. Unitatis Redintegratio – die Catholica im Kontext ökumenisher Beziehungen

Andreas Heinz, Das Gebet um die Einheit der Christen in der lateinishen Liturgie des Westens
Karl-Josef Rauber, Der selige Papst Johannes XXIII. und die Einheit der Christen
Rudolf Voderholzer, Kirche und/oder Gemeinde? Plädoyer für eine enverwechselbare Terminologie
Karl Kardinal Lehmann, Apostolizität der Kirche. Eine ökumenishe Skizze
Claudio Maria Celli, La communication ecclésiale dans la prespective de l’encyclique Ut unum sint

D. Nostra Aetate - die Catholica im Kontext des jüdisch-chrislichen Dialogs

Erich Zenger, Die gemeinsamen Heiligen Schriften als Grundlage der christlish-jüdischen Verbundenheit. Reflexionen im Anschluss an das Dokument der Päpstlichen Bibelkommission von 2001
Christian M. Rutishauser SJ, Heiliges Land der Christen – Eretz Israel der Juden. Theologische Reflexionen

E. Gaudium et Spes – die Catholic im globalisierten Beziehungszetz

Thorsten Mies, Die Institutionen des Laktanz – Verrechlichung christlicher Tugend- und Herrschaftsethik im Spiegel heidnischer Philosophi, kaiserlicher Ideologie und diokletianischer Verfolgung
Georges Hellinghausen, Der Heilige Sthul und Luxemburg im Ersten Weltkrieg
Reinhard Marx, Die katholishe Soziallehre und der Auftrag des Bischofs
Walter Mixa, Anmerkungen zu einer Standortbestimmung des Katholischen im interreligiösen und interkulturellen Dialog
Joseph Doré PSS, La secularisation aujourd’hui: un phénomène complexe, un défi pastoral
Walter Andreas Euler, Der christliche Wahrheitsanspruch und der religiös-weltanschauliche Pluralismus in unserer Zeit
Pierre Raffin, „On ne naît pas chréstien, on le devient”

F. Ex corde ecclesiae – die Catholica un ihre Universitäten

Angelo Bottone, Knowledge and Morality in Newman’s The Idea of a UniversityAnthony
J. Cernera, The Catholic University as the Steward of the Catholic Intellectual Tradition
Michelle Loris, Engaging the Catholic Intellectual Tradition – Sacred Heart University’s Common Core: The Human Journey
Guy-Réal Thivierge, What future for the Catholic University? Challenges and Promises

mercoledì, giugno 03, 2009

Nella primavera del 1879 Leone XIII creò cardinale John Henry Newman
Dicevano che fosse troppo liberale
di Inos Biffi

Parlando di Newman, Leone XIII lo chiamava "il mio cardinale", e aggiungeva "non è stato facile, non è stato facile. Dicevano che fosse troppo liberale, ma io avevo deciso di onorare la Chiesa onorando Newman. Ho sempre avuto un culto per lui. Ho dato prova che ero capace di onorare un tale uomo". Il Papa lo diceva a Lord Selborne che, in una udienza del 26 gennaio 1888, gli consegnava un messaggio da parte di Newman. Infatti già da nunzio in Belgio (dagli inizi del 1843 agli inizi del 1846), Pecci era ben informato sul movimento di Oxford. Ed è interessante che l'affermazione: "Ho sempre avuto un culto per lui" venga dal Papa dell'Aeterni Patris e della rinascita del tomismo.
Quella nomina, auspicata particolarmente dal laicato cattolico inglese e di cui già si vociferava, era stata piuttosto laboriosa per il fraintendimento della sua difficoltà a lasciare l'oratorio di Birmingham: intenderlo e presentarlo al Papa come un rifiuto non era dispiaciuto troppo al cardinale Manning, nel quale la porpora di Newman non suscitava un eccessivo entusiasmo. Newman poi precisò che non si trattava di un rifiuto, e il Papa stesso era disposto a una deroga.
Il duca di Norfolk, che sosteneva fortemente quella nomina, già nel dicembre del 1878 l'aveva prospettata a Leone XIII, trovando che il Papa non aveva nessun pregiudizio contro Newman e nessuna avversione nei confronti dei suoi scritti.
La questione venne risolta con la lettera del Segretario di Stato, il cardinale Lorenzo Nina, che il 15 marzo 1879 comunicava ufficialmente a Newman la decisione di Leone XIII di conferirgli la porpora.
Newman giunse a Roma il 24 aprile e vi rimase fino al 4 giugno, presso l'Hotel Bristol, in via Sistina 48, in uno stato di salute estremamente precario. Scrivendo al suo vescovo Ullathorne, il 3 luglio, mentre ricordava la "simpatia" e "gli onori" smisurati di cui era stato fatto oggetto, e in particolare la "tenerezza", l'"affettuosa tenerezza" del Papa, lo informava di non aver potuto celebrare l'Eucaristia più di tre volte, e del resto alcune sue lettere le aveva dettate dal letto.
Durante quelle settimane venne ricevuto due volte da Leone XIII, che si informava continuamente della salute del "suo" cardinale.
La prima udienza avvenne il 27 aprile. Ricordandola in una lettera del 2 maggio all'oratoriano Henry Bittleston, Newman scrive: "Il Santo Padre mi ha ricevuto molto affettuosamente, stringendo la mia mano nella sua. Mi ha chiesto: "Intende continuare a guidare la Casa di Birmingham?". Risposi: "Dipende dal Santo Padre". Egli riprese: "Bene. Desidero che continuiate a dirigerla", e parlò a lungo di questo".
Il Papa gli rivolge ancora "diverse domande" sulla casa di Birmingham, se fosse bella, sulla chiesa, sul numero dei religiosi, sulla loro età, su dove avesse studiato teologia.
Prima di congedarsi, Newman fece omaggio a Leone XIII di una copia dell'edizione romana delle sue quattro Dissertazioni Latine, e aggiunge, nella stessa lettera a Bittleston, d'aver rilevato la larga bocca del Papa, il suo ampio e gradevole sorriso, la sua "carnagione molto chiara" e il suo "parlare lento e nitido all'italiana".
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La seconda udienza, di congedo, avvenne il 2 giugno, nell'imminenza del ritorno in Inghilterra.
Newman sottopose al Papa varie richieste, e il 4 lasciò Roma per Livorno, dove rimase, malato, fino al 20 giugno, per arrivare a Birmingham il primo luglio.
Aveva ricevuto il Biglietto, recatogli da monsignor Romagnoli, la mattina del lunedì 12 maggio, presso il Palazzo della Pigna. Il giorno dopo il Papa gli avrebbe imposto la berretta cardinalizia, e nel concistoro pubblico del 15 seguente il galero. Insieme, tra gli altri, con Giuseppe Pecci, fratello del Papa, Tommaso Maria Zigliara, domenicano - tutt'e due eminenti studiosi di filosofia e teologia tomista - e il celebre storico Joseph Hergenröther.
Come cardinale diacono gli era stato assegnato il titolo di San Giorgio al Velabro. Il motto dello stemma, attinto a san Francesco di Sales, era suggestivo ed eloquente, Cor ad cor loquitur, e rendeva perfettamente lo spirito di Newman, per il quale la parola non si comunica per pura ed esclusiva via astratta ma per i rapporti concretamente creati da una interiore affinità; d'altra parte, si
conosce non solo con la mente, ma con tutta la persona, e quindi con l'affectus, secondo l'affermazione di Gregorio Magno: Amor ipse notitia, l'amore è in se stesso fonte e principio di conoscenza, ossia amare è conoscere.
I testimoni di quel concistoro pubblico hanno riportato l'impressione e il commento che la figura diafana di Newman, dai capelli bianchi e dal marcato profilo, avvolta nella porpora, suscitava nelle dame di Roma: "Che bel vecchio! Che figura! Pallido sì, ma bellissimo!" (cfr. Sheridan Gilley, Newman and his age, p. 402).
Un oratoriano della comunità, parlando di Newman, tornato a Birmingham e presente alle celebrazioni nella chiesa di Edgbaston, osservava: "Il suo aspetto era magnifico, mentre stava seduto di fronte ai fedeli che riempivano il tempio. Il suo volto sembrava quello di un angelo, con i suoi lineamenti, ormai familiari per noi, addolciti e spiritualizzati adesso dalla salute fragile, e con
la sua delicata costituzione e i capelli argentei, che contrastavano con le sfumature rosse dei suoi splendidi e insoliti vestiti" (citato da José Morales Marín, John Henry Newman. La vita).
Il cardinalato e l'accoglienza di Leone XIII, oltre che una riparazione per la diffidenza che per anni aveva circondato la vita e l'opera di Newman, erano soprattutto il riconoscimento del valore del suo ampio e lungo magistero. Ed è molto significativo che "L'Osservatore Romano" del 14 maggio, la vigilia del concistoro pubblico, pubblicasse in prima pagina il discorso pronunziato da Newman dopo la consegna del Biglietto di nomina, il 12 maggio, dove faceva un rapido bilancio della sua vita e dove trattava di un tema che appare ancora di impressionante attualità: quello del liberalismo religioso.
Newman, dopo aver iniziato a parlare "nell'armoniosa lingua" italiana, continuando in inglese, manifestava la sua "meraviglia e gratitudine profonda" per la sua nomina, dichiarando di sentirsi sopraffatto dall'"indulgenza e dall'amore del Santo Padre" nell'eleggerlo a un "onore tanto smisurato": "È stata una grande sorpresa. Siffatta esaltazione non mi era mai venuta in mente e
pareva non avere attinenza alcuna con il mio passato. Avevo incontrato molte traversie, ma erano finite, e ormai era quasi giunto per me il termine di ogni cosa. Stavo in pace". "Il Santo Padre ebbe simpatia per me, e mi disse perché mi sollevava a sì alto posto. Egli giudicava questo atto un riconoscimento del mio zelo e del mio servizio per tanti anni nella Chiesa cattolica; riteneva inoltre
che qualche attestato del suo favore avrebbe fatto piacere ai cattolici inglesi e anche all'Inghilterra protestante".
Aggiungeva il neoeletto cardinale: "In un lungo corso di anni ho fatto molti sbagli. Sono lontano da quell'alta perfezione che è propria degli scritti dei santi (...) ma ciò che confido di potermi attribuire in quanto ho scritto è questo: la retta intenzione, l'immunità da interessi privati, la disposizione all'obbedienza, la prontezza a essere corretto, il grande timore di sbagliare, la brama di servire la Santa Chiesa, e, per divina misericordia, sufficiente buon successo".
E proseguiva: "Godo nel dire che a un gran male mi sono opposto fin dal principio. Per trenta, quaranta, cinquant'anni anni ho resistito, con tutte le mie forze, allo spirito del liberalismo religioso, e mai la Chiesa ebbe come oggi più urgentemente bisogno di oppositori contro di esso, mentre, ahimé, questo errore si stende come una rete su tutta la terra". "Il liberalismo religioso è la dottrina
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secondo la quale non esiste nessuna verità positiva in campo religioso, ma che qualsiasi credo è buono come qualunque altro; e questa è la dottrina che, di giorno in giorno, acquista consistenza e vigore. Questa posizione è incompatibile con ogni riconoscimento di una religione come vera. Esso insegna che tutte sono da tollerare, in quanto sono tutte materia di opinione. La religione rivelata
non è verità, ma sentimento e gusto, non fatto obiettivo (...) Ogni individuo ha diritto a interpretarla a modo suo (...) Si può andare nelle chiese protestanti e in quelle cattoliche; si può ristorare lo spirito in ambedue e non appartenere a nessuna. Si può fraternizzare insieme in pensieri e affari spirituali, senza avere dottrina comune o vederne la necessità. Poiché la religione
è un fatto personale e un bene esclusivamente privato, la dobbiamo ignorare nei rapporti reciproci".
Newman aggiungeva: "La bella struttura della società che è l'opera del cristianesimo, sta ripudiando il cristianesimo"; "Filosofi e politici vorrebbero surrogare anzitutto un'educazione universale, affatto secolare (... che) provvede le ampie verità etiche fondamentali di giustizia, benevolenza, veracità e simili"; sennonché - osserva Newman - un tale progetto è diretto "a
rimuovere e ad escludere la religione". È difficile non riconoscere la rovinosa attualità di questo liberalismo religioso, che preoccupava Newman nel 1879: oggi si sta esattamente e largamente avverando e diffondendo la persuasione che le religioni siano equivalenti, che sia indifferente e non pertinente la questione della loro verità, che una confessione o una Chiesa si equivalgono. E che, in ogni caso, la religione appartiene esclusivamente all'ambito privato e personale, senza riflessi sociali. A non mancare di equivocità è talora lo stesso dialogo interreligioso: quando cioè dovesse attutire la coscienza che, alla fine, a importare è la religione vera. La confusione che al riguardo si sta creando, all'interno stesso di esperienze cristiane elitarie, e "profetiche", come le chiamano, è mirabile e singolare, ma è assolutamente contraria al Vangelo e alla tradizione ecclesiale. Parlano del Popolo di Dio e ne annebbiano le certezze.
Anche l'altro, e connesso, rilievo di Newman appare di sorprendente attualità: quello relativo allo smantellamento della "cultura" cristiana e delle sue risorse educative, con il pretesto della "laicità" e dei valori "laici", come diciamo oggi: il neocardinale parlava di "giustizia, benevolenza", noi solitamente di "solidarietà". Ma una pura educazione "laica" condotta nell'indifferenza religiosa è incapace di fondare un'etica ed è fatalmente destinata a educare al nulla.
Oggi chi afferma una cosa stramba o antiecclesiale si autofregia del titolo di profeta; lo fu invece davvero Newman, le cui opere con la loro finezza storica e psicologica, con la loro bellezza poetica, e con lo splendore della loro verità, hanno impreziosito per sempre la Chiesa.
(©L'Osservatore Romano - 20 maggio 2009)