venerdì, gennaio 28, 2011

Rubbettino Editore presenta Cosa c'è di sbagliato nel mondo (e Cosa c'è di giusto nel mondo) in e-book

Rubbettino Editore presenta Cosa c'è di sbagliato nel mondo (e Cosa c'è di giusto nel mondo) in e-book: "Riceviamo e volentieri pubblichiamo quanto ci dice Rubbettino Editore su questa interessante e originale iniziativa della pubblicazione di Cosa c'è di sbagliato nel mondo in versione E-Book.

Noi della SCI siamo entusiasti della ricchezza di proposte su Chesterton e del fatto che finalmente si scopre uno degli aspetti più importanti della personalità e del pensiero di Chesterton.

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Chesterton 2.0 – Cosa c'è di sbagliato nel mondo in versione E-BOOK


Rubbettino Editore presenta in ebook la prima traduzione italiana di Cosa c’è di sbagliato nel mondo di Gilbert Keith Chesterton, arricchita da Cosa c’è di giusto nel mondo, un documento inedito qui riportato in versione integrale.
Il volume, tradotto e annotato da Annalisa Teggi, già autrice di una memorabile traduzione chestertoniana de La ballata del cavallo bianco (Raffaelli, 2009), è già disponibile sui principali store on line di ebook.

Il libro: Nel giugno del 1910 Gilbert K. Chesterton dava alle stampe la prima edizione di Cosa c’è di sbagliato nel mondo; un testo rivoluzionario che con lucida ragionevolezza e disarmante ironia getta luce sulla condizione moderna dell’uomo e della società, riguardo a cui si chiama sempre in causa la parola crisi, il più delle volte con dimessa rassegnazione.
Cento anni fa Chesterton considerava i disastri portati dalla disuguaglianza economica, dalla separazione delle famiglie, dalla rovina del sistema educativo, dalla violazione delle libertà fondamentali, in nome dell’idolatria dello Stato e di quella del profitto.
Sono le piccole cose ordinarie le grandi aspirazioni dell’uomo ad esser messe in pericolo: l’uomo comune non chiede altro che un matrimonio d’amore, una piccola casa, professare in pace la propria religione, diventare nonno, godere del rispetto e della stima dei suoi simili e morire di morte naturale.
Il genio di Chesterton sfida il mondo a compiere un passo indietro: non quello di un uomo impaurito che si sottrae alla battaglia, ma quello dell’uomo tutto intero che per buttarsi nell’avventura della vita non ricorre a ricette ideologiche e utopiche sul progresso, ma sta ancorato con saldezza e con audacia alle realtà originarie che sono alle sue spalle. Quelle verità che da sempre suggeriscono che il sigillo della vita è stato impresso nel mondo fin dal tempo della Creazione. L’uomo è sempre lo stesso, il mondo può cambiare come forma ma non nella sostanza. La società è una costruzione umana. Gli uomini, in quanto subcreatori, hanno il potere di trasformare la società. Sicché se qualcosa è sbagliato nel mondo, abbiamo la possibilità e il dovere di rimetterlo a posto, seguendo l’inesausta ambizione dell’uomo a trovare come via d’uscita un principio d’ordine nel caos del cosmo e nelle crisi di ogni tempo.
A compendio di questo saggio, l’autore scrisse nel Natale dello stesso anno Cosa c’è di giusto nel mondo, un documento inedito qui riportato in versione integrale.

Chi era Chesterton? In poche parole, possiamo ricordarlo senz’altro come iperbolico narratore e divertentissimo romanziere, saggista dagli arguti paradossi, giornalista polemista che mai offese nessuno e anzi divenne amico dei suoi migliori avversari, i grandi del suo tempo, George Bernard Shaw e H.G. Wells tra tutti; qualcuno l’ha indicato addirittura come il naturale “prossimo della lista”, dopo la beatificazione del cardinale Newman.
Di Chesterton (1874-1936) Rubbettino ha pubblicato Una breve storia d’Inghilterra e L’uomo eterno.

Formato EPub

Prezzo € 4,90
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lunedì, gennaio 24, 2011

Vittime di Mediaset


Bisogna giungere alla conclusione che viviamo sotto un totalitarismo: un totalitarismo di tipo nuovo, inaudito, ma efficacissimo: nel senso almeno che i totalitarismi di successo riescono completamente a sostiture – nel cervello dei loro sudditi – la realtà, con un universo inventato, quello dell’ideologia.

Nel caso di milioni di italiani, la realtà è stata espiantata e sostituita con Mediaset. Il fatto tragicomico è che il trapianto ha avuto il successo più completo, totale, proprio nel Capo di Mediaset (e di tutto). Non solo lo dimostra il suo ripetuto tentativo di sostituire ministri con show-girl. La prova ancora più evidente: quel che il Capo fa e rifà compulsivamente nella sua tavernetta di Arcore non è altro che uno spettacolo-tipo di Canale 5 – lustrini, canzoni, Lele Mora, veline scosciate in abbigliamenti da casìno – con la sola differenza che lì, il Capo può palpare le ragazze e portarsele a letto, esaudendo i desideri di centinaia di migliaia di maschi Mediaset-trapiantati.

Non è certo un caso che, dopo le rivelazioni scollacciate del Rubygate , il favore verso il Salame sia addirittura aumentato: dopo 25 anni, di totalitarismo Mediaset, è ovvio che il Capo si sia creato il suo pubblico, con la callosità morale Mediaset, la stupidità intellettuale Mediaset, la volgarità della vita come spettacolo di bassa lega Mediaset.

Lo spettacolo Mediaset è un pastone permanente e indifferenziato di lustrini, balletti e canzonette, piccoli concorsi a premi; ospiti d’onore del sottomondo dello spettacolo (mai un talento, disturberebbe la ridanciana vuotaggine che i pubblicitari richiedono, propizia ai consigli per gli acquisti).

Le seratine di Arcore colpiscono per la stessa piattezza e ripetività: le ragazze, nuove o no, sono presentate, il Capo canta una canzone, alcune delle ragazze simulano balli lesbici, poi la Minetti si toglie i reggipetto ed è il segnale. Berlusconi recita la parte del Berlusconi paterno e generoso, alla fine tutte hanno almeno un regalino e un ricordino. E’ Canale 5 in terza serata.

La cosa più sconfortante, è che Berlusconi chiami queste cose «le mie seratine raffinate»: se sono queste le cose più raffinate a cui riesce a pensare, è la prova che Mediaset non gli ha divorato solo il cervello (quello va da se: lo fa con tutti), ma tutti i centri del vizio e del peccato – il che è più grave. Un despota che ha deciso di affondare nella lussuria con così vasta larghezza di mezzi, ha quasi il dovere di esercitare estenuate efferatezze, escogitare inimmaginabili piaceri: il ricordo di Elagabalo ed Erode dovrebbe incitarlo, osceni mimi, cinedi in zafferano, assenzio droghe rare ed oppio, almeno lingue di pappagallo.

Ma a Mediaset non si sa di Elagabalo, né di lascivie eccessive. Le ragazze pagate per le seratine, basta che siano forti di tette e di culo, sane. Non ocorre non solo oppio, ma – ne sono convinto, nemmeno champagne e caviale (non piacciono a nessuno); probabilmente, se viene fame, ad un certo punto appare il risottino d’ordinanza, risottino Mediaset uscito dalla raffinata foresteria Mediaset: Ragazze, mangiate fin che è caldo.

Berlusconi, si sono dette due delle prostiute-veline, sembra la caricatura di se stesso: in realtà, Berlusconi è la caricatura di se stesso ogni minuto, e nelle seratine dà piena stura alla sua recita di caricatura di se stesso. Il cumenda che fa il regalino. Il veccchio che palpa, ma paterno, che ascolta i loro problemi. Che si sceglie una tra le dozzinanti un po’ in fretta perchè l’indomani si alza presto.

Il tutto resta, in fondo, uno spettacolo osceno per famiglie, come tutti i format Mediaset. In questo senso il Salame può dire: «Non faccio nulla di cui vergognarmi». Ovviamente, è uno spettacolo per famiglie Mediaset, totalmente risucchiate da Mediaset, quelle in cui Mediaset ha a poco a poco espiantato quanto restava non si dice di moralità, ma di buon senso cattolico. In cui rispetto degli ignoranti per la cultura (un tempo esistente in poveri contadini che si dannavano per fare del figlio un dottore), non sia stato sostituito dalla contentezza di sè e della propria bassezza stupida e scipita.

Le famiglie Mediaset, esistono: non solo in padri e fratelli che incitavano le figlie bbone a prostituirsi al Salame (Brava! Colpo grosso! Quello ci sistema per tutta la vita. Su Mediaset non si dice mai dove finisce una velina tre mesi dopo). Sono i milioni che votano Berlusconi proprio per le sue seratine, convinti che sia perseguitato da giudici: è vero, ma la simpatia per Berlusconi, oggi, rivela solo la callosita morale deì suoi ìtaliani, gli italiani Mediaset.

Ne consegue che una (oggi inimmaginabile) rinascita dell’Italia, dovrà necessariamente passare per la distruzione, l’incinerazione di Mediaset e del sistema pubblicitario che la mantiene. E ne è mantenuto.

domenica, gennaio 23, 2011

Nel mattino del mondo

Nel mattino del mondo

Bruno Forte


È il silenzio il custode dell'inizio: sta oltre ogni parola ciò di cui si potrebbe parlare solo prescindendo dalle condizioni già poste del dire. Pensare puramente l'inizio equivarrebbe a pensare quanto precede le strutture stesse del pensiero, per affacciarsi a ciò che è "fuori" dello spazio e "prima" del tempo: il vagheggiato «primo mattino del mondo» sfugge alla ricerca del soggetto, che, per quanto si sforzi, non è in grado di uscire da queste categorie dello spazio e del tempo. L'ultimo approdo dell'indagine volta a scrutare l'inizio è dunque il senso del mistero che tutto avvolge, la percezione dell'incompiutezza di ogni sforzo teso dal basso a voler offrire una spiegazione totale. La posta in gioco è alta, perché abbraccia il senso del vivere e del morire umano: perciò essa ci riguarda tutti, come mostrano i possibili esiti della risposta alla domanda sulle origini di tutto ciò che esiste.
Così, la resa al silenzio dell'ultima sponda può assumere la forma della rinuncia nichilista: si può rinunciare alla domanda, che muove la ricerca, sopprimendo la stessa nostalgia che è alla base dell'interrogare; si può accettare come unica evidenza attingibile la dignità di vivere eroicamente il frammento del presente, come se esso fosse capace di ospitare tutta la consistenza o la leggerezza dell'essere. La resa nichilista, però, è solo apparente: assegnare al nulla il ruolo di orizzonte originario e finale significa restare nel trionfo del già posseduto. Il nulla – se esteso ad avvolgere tutte le cose – resta una forma rovesciata del trionfo dell'io: ciò che manca al nichilista è la coscienza dell'altro, l'uscita dalla solitudine del soggetto e dalla rinuncia a comunicare. L'itinerario che muove dalla domanda sull'inizio conduce, però, a un altro possibile approdo: dove è riconosciuto lo spazio silenzioso di ciò che è al di là dello spazio e il tempo senza tempo di ciò che è al di là del tempo, una voce può offrirsi. Non una voce dell'al di qua, semplice prolungamento dei ragionamenti mondani imprigionati negli schemi dell'identità, ma la voce dell'Altro, che sia puramente tale. L'alterità irrompe nel regno della logica prigioniera di sé; la differenza si fa strada nel dominio dell'identità. L'evento di questo puro inizio, che supera le secche delle proiezioni dei desideri e dei fallimenti mondani, perché non diviene nella coscienza dell'uomo, ma viene a lui, indeducibile e improgrammabile, è il miracolo della rivelazione. E la rivelazione parla dell'inizio parlando della creazione .
La creazione "preistoria" dell'alleanza. «La Bibbia parla della creazione in guisa di racconto (Dio ha creato il mondo, gli uomini) e di corrispondente risposta espressa nella lode del Creatore. Ma stranamente nella Bibbia ciò non costituisce una formula di fede...» . Nei racconti delle origini Israele riflette un patrimonio comune all'umanità arcaica, connesso al bisogno originario dell'essere umano di garantire in qualche modo la consistenza del mondo, dando sicurezza alla conturbante fragilità della vita. Ciò che è nuovo e peculiare nel discorso biblico è il legame che esso stabilisce fra il racconto dell'inizio e la storia della salvezza d'Israele. Si potrebbe dire che la testimonianza della Genesi sulla creazione è una «profezia retrospettiva»: partendo dall'esperienza che il popolo eletto ha fatto del Dio della storia, lo sguardo della fede biblica si estende ad abbracciare la realtà delle origini, colta come una sorta di «preistoria dell'alleanza» (Vorgeschichte des Bundes: Karl Barth). Fra le due componenti non c'è semplice sovrapposizione, ma integrazione, senza peraltro escludere una non perfetta fusione (testimoniata ad esempio dalle ripetizioni di Gen 1,6 e 7; 11 e 12; 14s. e 16ss.; 24 e 25; dalla sfasatura fra il numero delle opere e il numero dei giorni; e dal contrasto fra l'atto creatore significato in Gen 1,1 e l'idea di un caos primordiale, preesistente all'azione creatrice-ordinatrice).


Continua qui.

sabato, gennaio 22, 2011

Irish music meets Italian passion

The Irish Times - Saturday, January 22, 2011

Irish music meets Italian passion

MUSIC WEBSITE: Rossella Bottone and Luisella Mazza’s lo-fi approach to music interviews is winning online fans, but it’s their passion for Irish music that’s the driving force behind onemoretune.ie, writes LAUREN MURPHY

‘ONE MORE TUNE.” It’s not exactly the sort of phrase you could imagine a crowd of post-gig revellers in Naples, Rome or Milan chanting, but two Dublin-based Italians have adopted the mantra for their own purposes. Rossella Bottone and Luisella Mazza didn’t know each other before they moved to Dublin – but their common interest in music and media led them to establish Onemoretune.ie in 2008. The website documents the Irish music scene through a series of interviews, conducted with both native artists and international acts that pass through Dublin on their European tours.

Bottone, 35, initially unearthed a love for Irish music through her work for Italian magazine Jam. “It started with The Frames, Nina Hynes and Gemma Hayes in early 2000,” she says. “I was regularly checking what Road Records would suggest on their website, and my brother, who was – and still is – living in Dublin would buy me those records, which were impossible to find in Italy. As a journalist, I covered many Irish artists long before I moved here. I remember flying to Denmark and Germany to see The Frames play and review their concert, as they wouldn’t come to Italy at that time.”

When Bottone moved to Dublin in 2007 – initially for a six-month course at Dublin Business School, having completed a masters in music management and marketing – she looked up Mazza, whose blog she had followed at home in Italy. Mazza, 28, had never been to Ireland before, but was offered a job at Google’s European HQ after spending time in Barcelona. The pair became fast friends, then colleagues at Google and eventually, gig buddies. It was at a Jeffrey Lewis show in 2008, when a spur-of-the-moment interview with the Moldy Peaches frontman was captured on Mazza’s HandyCam, that the idea for Onemoretune.ie was first bandied about.

“We figured we needed to film a good number of interviews before going online – so we recorded interviews for six or seven months, and only after that we launched the website,” says Bottone. “That period of pre-launch interviews was incredibly positive: we would contact well-known artists such as Vyvienne Long, Jape, Saul Williams, Amiina, Ane Brun, and they trusted us, even if there was no trace of the website yet. That openness was very encouraging.”

In the ensuing two years the duo have conducted more than 70 interviews, with Bottone researching and conducting each grilling, and Mazza recording and editing the footage. Some of the international acts in their archive include Wild Beasts, Joan as Policewoman and Roots Manuva, while the Irish contingent is led by the likes of Glen Hansard, Adrian Crowley and Lisa Hannigan.

Their videos are shot in what a diplomatic music critic might call a “lo-fi” manner, but they receive “tens of thousands” of hits every month. Their musings on our music scene have also had some press coverage from BBC Radio, and their love of Irish acts is documented in a regular column for Italy’s Rumore magazine.

Yet despite their dedication, the site is still very much a labour of love. “We don’t consider it as a source of income, it’s rather a hobby. An expensive hobby sometimes,” Bottone laughs.

“The key features of the website are also its challenges,” she adds. “For instance, our interviews are very spontaneous and often scheduled at very short notice – so we had to learn to minimise logistic efforts. [That means] not carrying heavy lights or microphones, just a very light camera – which causes serious quality limitations at the editing stage. But in general, we tend to prioritise spontaneity and a flexible set of quality guidelines versus over-planning and academic set-up – and it seems to work well.”

The pair’s plans for the near future include a documentary feature detailing the intricacies of their site. They plan to feature many of the artists they’ve chatted to over the past two years, although they’re still working on the “ideal format” to cram their growing archive into.

Bottone also co-runs a booking agency called Littlemaps, which has organised Italian tours for Delorentos and Nina Hynes in recent years, and she plans to book more up-and-coming local acts in venues the length and breadth of the boot-shaped peninsula. But what exactly is it about our scene that inspires such zeal in two non-natives?

“It seems music is just in the Irish blood, and in one way or another, it needs to come out,” she smiles. “Dublin also has the major advantage of being a capital city, where most things, including gigs of all size and genres, happen. It’s also ideally located on the way to and from the UK and the US – two key areas for a lot of musicians. Italy is much more fragmented. Even in times of recession, Dublin is a great place to be if you are a music lover. The concentration of venues in town is exceptional, and there is such a variety on offer, from huge festivals to tiny free gigs. It’s like Irish people really need music. And if you talk to young people, it seems like everyone here is in a band, or more than one. It’s just amazing.

“We just wanted to show people abroad how vivid this scene is. People always talk about London and Berlin as the coolest places for music, but Dublin has nothing less than them. It’s just that nobody knows.”

venerdì, gennaio 21, 2011

Il Sussidiario

Su Il Sussidario di oggi appare un articolo su Newman nel quale viene citato il mio libro.

mercoledì, gennaio 19, 2011

Chesterton sempre attuale

DOBBIAMO FARCI GUIDARE DAI RICCHI?
di G.K.Chesterton
da "L'Ortodossia", Morcelliana, Brescia 1960, pp.161-3

C'è una risposta alla proposizione che coloro che hanno avuto miglior fortuna saranno probabilmente le nostre migliori guide? C'è una risposta alla tesi che coloro che hanno respirato l'aria pura possono decider meglio nell'interesse di coloro che hanno respirata un'aria mefitica?

Per quello che ne so io, non c'è che una risposta e questa risposta è il Cristianesimo.

Soltanto la Chiesa cristiana può offrire ragionevoli obiezioni ad una completa fiducia nei ricchi. Essa ha sostenuto fino da principio che il pericolo non è nelle cose che circondano l'uomo ma è nell'uomo; ha sostenuto anche che se si deve parlare di un ambiente pericoloso l'ambiente più pericoloso di tutti è quello più comodo.

So che la manifattura moderna ha moltiplicato i tentativi per fabbricare un ago di grandezza anormale; so che i più recenti biologi sono stati soprattutto ansiosi di scoprire un cammello piccolissimo; ma se noi riduciamo il cammello alla sua forma minima e apriamo la cruna dell'ago fino alla sua massima dimensione, se insomma pretendiamo che le parole di Cristo significhino il meno che possono significare, le Sue parole devono significare almeno questo: che i ricchi non è probabile siano moralmente meritevoli di fiducia.

Il Cristianesimo anche diluito è una sostanza talmente ardente da ridurre tutta la società moderna ad una poltiglia. Il semplice minimum della Chiesa sarà un ultimatum mortale per il mondo: il mondo moderno è tutto basato sulla pretesa non che i ricchi sono necessari (il che è sostenibile), ma che i ricchi sono meritevoli di fiducia, il che (per un cristiano) non è sostenibile.

Sentirete eternamente in tutte le discussioni sul giornalismo, le compagnie, le aristocrazie, la politica di partito questa tesi: che l'uomo ricco non può essere comprato. La verità è che il ricco è comprato; è stato comprato; è comprato in quanto è ricco.

Tutta la questione per il Cristianesimo è che un uomo che dipende dai lussi della vita è un uomo corrotto, corrotto spiritualmente, corrotto politicamente, corrotto finanziariamente. C'è una cosa che Cristo e tutti i santi cristiani hanno detto con una specie di feroce monotonia: hanno detto che essere ricco è essere in particolare pericolo di rovina morale.

Non è dimostrabilmente non-cristiano uccidere i ricchi come violatori d'una definibile giustizia; non è dimostrabilmente non-cristiano incoronare i ricchi come i capi più adatti alla società; non è certamente non-cristiano rivoltarsi contro i ricchi o sottomettersi ai ricchi. Ma è certamente non-cristiano fidarsi dei ricchi, considerare i ricchi come moralmente più sicuri dei poveri.

Meglio porco che impotente

A pensarci bene, il vero disastro, per Silvio Berlusconi, non è nel diluvio di intercettazioni, suggestioni, figurazioni da porno b-movie, non sono gli squarci di lap dance, il racconto delle finte poliziotte con le tette siliconate al vento, dell’igienista mentale che si fa alternativamente maitresse o additivo erotico. A pensarci bene, ciò che sta corrodendo come un acido muriatico l’immagine di SIlvio Berlusconi, non è lo stereotipo antico del satiro, e nemmeno quello un po’ più pecoreccio del “vecchio porco” che tocca e sbava, ma il colore crepuscolare della scena, la figura dell’allupato inconsapevole, dell’amico raggirato dai Fede-lissimi, della gallina delle uova d’oro, spennata e abbindolata. Come un nonno rimba chiuso nell’ospizio del sesso, mentre chi gli sta intorno si disputa i suoi beni. A pensarci bene più dell’ormai leggendario “Noemi è la pupilla, io sono il suo culo”, più delle raccomandazioni di Lele Mora che dice: “Portatevi lo stetoscopio” (Risposta: “Perché?”. E lui: “Perché gli piace giocare al dottore”), insomma, molto peggio di questo sono i dialoghi di ordinario squallore, quelli senza sesso: Emilio che vuole intascarsi il trenta per cento, la ragazza Iris parla con un amico dicendo “Devo comprare il televisore per mia mamma”, “i pannoloni….”, “Il vestitino per la cugina”, “I biscotti per il cane”. C’è in questo diluvio di furbizia feroce il senso vero del crepuscolo, la malinconia della decadenza, il senso drammatico di solitudine di un uomo raggirato, ingannato, utilizzato al punto da suscitare nel più feroce degli avversari un senso di simpatia e pena. La cosa che uccide il carisma non è la suggestione del sesso libertino, ma lo sbuffo della cocotte che grida alla sorella: “Che palle ‘sto vecchiooo!”. Oppure: “Quella è la volta buona che lo uccido, gliela tiro io la statuetta in faccia”. C’è molto più rispetto per Berlusconi negli antiberlusconiani duri che lo prendono sul serio, nelle berlusconcine infami, che si sorbivano la proiezione dei suoi discorsi alle folle in delirio, e poi lo flagellavano con il loro feroce scherno. A pensarci bene Berlusconi si è salvato da due scandaletti erotici, ma non può salvarsi quando il Quirinale gli dice (ci vorrebbe il parla-come -mangi di Cuore) che se ne deve andare in aula a farsi processare, e il Vaticano che non si spende per un vecchio porco. A pensarci bene l’essenza del potere, in Italia, può sopravvivere allo sfregio del Bunga bunga, ma non alla perdita del potere. Che alla fine – malgrado i disperati tentativi – è sempre una proiezione dell’impotenza.

di Luca Telese

giovedì, gennaio 13, 2011

If you really think you’re more Catholic than the pope, you’re on your way to the funny farm | CatholicHerald.co.uk

William Oddie risponde ai lefevriani che, anche in Italia su Il Foglio, hanno criticato il Papa perché ha invitato i credenti di altre confessione a pregare ad Assisi per la pace.

If you really think you’re more Catholic than the pope, you’re on your way to the funny farm | CatholicHerald.co.uk

mercoledì, gennaio 12, 2011

Fabio Trevisan ci parla de La Nonna del Drago

Fabio Trevisan ci parla de La Nonna del Drago: "

LA NONNA DEL DRAGO

Questa che mi accingo a scrivere è una recensione particolare di un libro molto particolare: 'La nonna del drago e altre serissime storie' (editrice Guerrino Leardini), sapiente raccolta di raccontini divertenti e acuti scaturiti dalla penna (ed oserei dire pure dal pennello) di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936). Recensione particolare non significa particolareggiata, anche se mi soffermerò su alcuni particolari di questa raccolta particolarmente significativi. Desidero sentitamente ringraziare la traduttrice-prefatrice Sabina Nicolini (Nipote del Drago) e chi ha curato questa rilevante edizione, fra Roberto Brunelli (Patriota Cosmico) e l'amico gaudente spassoso Marco Sermarini (UomoVivo) che con la crassa postfazione faziosa si è volutamente e giustamente schierato dalla parte di questo gigante dell'ortodossia cattolica: Chesterton. Con lui potremmo cantare all'unisono il refrain di quel carosello di antica memoria: "Gigante, pensaci tu". La cooperazione tra il Centro Missionario Francescano e la Società Chestertoniana Italiana, dopo aver felicemente pubblicato il saggio Ortodossia di Chesterton, ha nuovamente centrato l'obiettivo di farci divertire, appassionare e pensare con questa brillante miscellanea di brani, quasi tutti inediti in lingua italiana. Il libro, spudoratamente fazioso, non poteva non avere una pre e una post fazione, entrambe illuminanti e illuminate dalla fertile scrittura di questo autentico paladino della visione cattolica del mondo. Visione perché Chesterton è autore che ci fa vedere cose che ordinariamente non riusciamo a vedere e non riusciamo a vederle perché paradossalmente si ripresentano puntualmente ai nostri occhi. Chesterton ci fa scoprire una miniera di idee, di cose che ci vengono restituite se solamente ci accingessimo con candore e semplicità a guardarle. Vorrei qui sottolineare sinteticamente alcuni particolari tratti dall'opera Tremendous Trifles del 1909. Nel racconto Un pezzo di gesso che apre la raccolta, Chesterton descrive se stesso alle prese con la sua vocazione primitiva, la pittura (ritengo che il termine primitivo corrisponda effettivamente alla tempra spirituale del Nostro, come si evince dal grande saggio L'Uomo eterno). E' bello immaginarlo armato di bastone e temperino, gessetti e carta marrone in un campo, intento a disegnare l'anima della mucca, tutta porpora e argento, con sette corna e quel mistero che appartiene a tutte le bestie. Dall'arte alla filosofia, dalla religione alla morale il passo è breve: ' Il primo asserto della morale religiosa è che il bianco è un colore. La virtù non è assenza di vizi o lontananza da pericoli morali: la virtù è un'entità vivida e separata'. Come il bianco, che è un colore e non un'assenza di colore, così la virtù non è assenza di vizi ma è qualcosa di vivo. Il gesso bianco fa ricordare la collina di Uffington, nella quale compare stilizzata la figura gigantesca di un cavallo bianco, che ispirò lo scrittore londinese a comporre i magnifici versi del poema epico ispirato a Re Alfred e all'incontro dell'Inghilterra con la fede cattolica nel IX secolo. La tradizione orale e popolare tramandata di generazione in generazione, così come raccolta nella Ballata del cavallo bianco, viene assunta anche nel racconto La nonna del drago, a difesa delle fiabe: "La tradizione di un popolo implica che l'anima sia sana, ma che l'universo sia imprevedibile e pieno di meraviglie". Bisogna fare molta attenzione: Chesterton, tomista e realista, è anche un poeta mistico e ci ammonisce a difendere un sano realismo da un altro realismo piatto, ottuso di chi non sa meravigliarsi. "Il realismo finisce per dire che il mondo è noioso e si ripete sempre, mentre l'anima è malata e urla di dolore". Ma il problema posto dalla fiaba è un altro: "Cosa farà un uomo sano in un mondo fantastico?...A partire da questo centro di sanità lo scrittore si diverte ad immaginare cosa accadrebbe se il mondo intero impazzisse tutto intorno". Al contrario del romanzo moderno, in cui ci si può chiedere cosa farà un pazzo in un mondo stanco, le vecchie fiabe piene di saggezza hanno reso l'eroe ordinario (e non pazzo) e la storia straordinaria (e non un mondo stanco). In questi brevi racconti Chesterton non ci narra solamente la morale delle favole (seppur importante come aveva scritto nell' Ortodossia) quando afferma che il bimbo ha conosciuto intimamente il drago fin da quando possiede l'immaginazione, ma ciò che la fiaba gli offre è un San Giorgio che uccida il drago; ancor di più, ci sprona Chesterton, è come ci disponiamo a guardare il mondo pieno di meraviglie, a viverlo autenticamente come una fiaba, con gli occhi gioiosi e seri di un fanciullo.

Ci invita così a diventar nani come Peter: "Ho i miei dubbi su tutto questo grande valore dell'andare in montagna, di arrivare alla cima di tutto e guardare tutto dall'alto. Satana divenne la guida alpina più illustre, quando portò Gesù sulla cima di un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni della terra. Ma la gioia di Satana nello stare su un picco non è gioia per la grandezza, ma una gioia nel vedere la piccolezza, per il fatto che tutti gli uomini sembrano insetti ai suoi piedi". Sappiamo che questa immagine dall'alto scompaginò la mente di un reverendo che uccise il fratello in un racconto di Padre Brown: 'Il martello di Dio'. Attenzione alle vertiginose visioni, ammonisce il grande scrittore di Beaconsfield. Affermerà ancora nel racconto Grandi cose da nulla : 'Tutto sta in una disposizione della mente, e in questo momento io sono in una disposizione molto comoda. Siederò tranquillo e lascerò che prodigi e avventure si posino su di me come mosche. Ce ne sono molti, ve l'assicuro. Il mondo non morirà mai per assenza di meraviglie, ma solo per assenza di meraviglia'.L'importanza della visione mistica e metafisica è accentuata nel racconto Quello che mi sono trovato in tasca laddove afferma: 'Nego assolutamente che qualunque cosa sia, o possa essere, priva d'interesse'. Non solo l'oggetto materiale della metafisica, ovvero tutta la realtà, è posta sotto la nostra attenzione e visione, ma anche l'atteggiamento di come noi la guardiamo, la osserviamo, come si evince da Dodici uomini : 'A tutti noi succede ogni giorno di vedere sempre meno il significato del cielo e delle pietre, a meno che non sproniamo noi stessi all'umiltà e alla gratitudine'. Umiltà e gratitudine quali ingredienti essenziali per saper vedere oltre, per saper guardare meglio. La disposizione d'animo e del corpo viene mirabilmente esposta nel penetrante Dello stare coricati a letto, dove l'autore inglese invita: 'Se rimanete a letto badate bene di farlo senza motivo o giustificazione di alcun genere' in quanto un conto sono i principi fondamentali e altro sono le disposizioni secondarie: 'Da parte mia vorrei che gli uomini avessero opinioni forti e ben radicate, ma per quanto riguarda la colazione, la facciano qualche volta in giardino, qualche volta a letto, qualche volta sul tetto e qualche volta sull'albero'. L'atteggiamento riprovevole condannato da Chesterton è quello della superbia. Se dovessi predicare una sola volta, sarebbe contro l'orgoglio ed ancora : 'L'orgoglio è un veleno così mortale, che non solo avvelena le virtù: avvelena anche gli altri vizi'. Anche la povera gente che frequenta le osterie, asserisce Chesterton, avverte che vi è qualcosa di diabolico nell'uomo che pretende di rassomigliare tanto da vicino al Padreterno.

Consiglio vivamente di leggere questa fantastica raccolta di scritti inediti chestertoniani per rendersi esatto conto (se ce ne fosse ancora bisogno) della statura gigantesca delle osservazioni acutissime e penetranti di Gilbert Keith Chesterton. Plaudo ancora all'iniziativa e sinceramente rinnovo il mio personale ringraziamento.

FABIO TREVISAN

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martedì, gennaio 11, 2011

Why Duhem?

Why Duhem?: "Duhem was unique among modern scientists with his penetrating insights into the method of the exact sciences, and in particular of physics, both on the conceptual level and along the vast and broad front of its use in history. In fact he did, what historians and historians of science were supposed to have done long ago: He discovered the true origins of Newtonian physics. That those origins are steeped in a culture, the Middle Ages, which for many is still the classic embodiment of obscurantism, could have but served as lèse majesté. But as if insult were to be added to injury, Duhem also spelled out the fact, with a vast and most original historical research that those origins are intimately connected with Catholic dogmas, such as the creation out of nothing and creation in time.
[SLJ Scientist and Catholic: Pierre Duhem 9]

(Yes, I hope to continue with our study of SLJ's The Relevance of Physics, but not today. Soon, I hope. Dr. T.)
"

martedì, gennaio 04, 2011

Uncommonsense

Uncommonsense, il podcast della Chesterton American Society, parla brevemente del mio libro (verso il terzo minuto) e menziona la Società Chestertoniana Italiana.



lunedì, gennaio 03, 2011

domenica, gennaio 02, 2011

"Tutto il mondo moderno si è diviso in conservatori e progressisti. L'attività dei progressisti è quella di continuare a fare errori. L'attività dei conservatori è quella di evitare che gli errori siano corretti". (GKC)

sabato, gennaio 01, 2011

Duhem and the New Year

Duhem and the New Year: "Welcome to 2011, dear friends and scholars and members of our Duhem Society - and all interested and thinking men!

In just five years we shall see the centennial of Duhem's death and the semi-centennial of the appearance of Jaki's great The Relevance of Physics. With God's help I will try to get further into our projects and perhaps we shall see some more formal actions taken as we advance.

In a tiny attempt to assist my own work, I am re-reading Jaki's book on Duhem, which seems even more rich and fertile in ideas than it did the last time I read it. For today, just a tiny sample, but one which is joyful and revealing, as well as suited to the day:
Récamier pointedly recalled that Pierre found very amusing the Ecole's New Year parties and added that 'he certainly collaborated in them.' In fact he wrote the text for one of those parties, including the poems to be sung by the chorus.
[SLJ Uneasy Genius: the Life and Work of Pierre Duhem 59]
Here is my own challenge for our members, be you a physicist or philosopher or simple student: write a suitable poem - yes, one that might be sung, if possible.

If, come 2016, God will permit us to have an international conference, good. We ought to have scholarly lectures and seminars and symposia and publish formal proceedings. But if we are true to Duhem and Jaki we ought to have poems and songs as well. We must always recall that we are men, members of the human species, who eat and sleep - and yes, who rejoice at festive times. If we forget this, we could never be scientists:
Science finds its facts in Nature, but Science is not Nature; because Science has coordinated ideas, interpretations and analyses; and can say of Nature what Nature cannot say for itself.
[GKC The Resurrection of Rome CW21:358]
And sometimes it may be better said as a good old rousing chorus in a sort of drinking song... Let us wear lab coats, let us drink our beer from 750-ml beakers, let us rhyme elements and equations - let Science and Engineering join Art and Music and Literature in proclaiming the glory of God!
"