giovedì, novembre 28, 2013

Oggi è San Giacomo della Marca, uomo vivo, uomo splendido, antesignano dei distributisti

Oggi è San Giacomo della Marca, uomo vivo, uomo splendido, antesignano dei distributisti:
Roba solida, cari amici.
Di San Giacomo della Marca abbiamo parlato diverse volte (leggi qui), è un francescano spirituale (il corrispondente degli odierni frati minori) amico di San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano, del beato Marco da Monte Gallo, tutta gente dedita a diffondere l'amore a Nostro Signore Gesù Cristo con predicazioni infiam
mate dinanzi alle quali il popolo piangeva per le piaghe di Nostro Signore e si convertiva; dedita a diffondere il culto del Nome Santo di Gesù e il Trigramma di Gesù Cristo, bello anche solo da vedere.

Ma San Giacomo è il fondatore dei primi Monti di Pietà e Monti Frumentari, di cui abbiamo pure parlato e che erano la risposta cattolica all'usura, alla sete di soldi, all'idea di vivere di soldi.

Per questo diciamo che è l'antesignano dei distributisti, in quanto difensore del popolo, della piccola proprietà, del lavoro onesto di chi vuole solo vivere serenamente.

Allora buona festa a tutti noi distributisti.

Viva San Giacomo della Marca, viva il distributismo e dimentichiamo il Big Business (banche comprese).


lunedì, novembre 25, 2013

Black Masquerade


giovedì, novembre 21, 2013

Children as Commodities

Children as Commodities:
The Council of the District of Columbia is considering a bill, sponsored by its most aggressively activist gay member, to legalize surrogate child-bearing in your nations capital. Infertility is a heart-rending problem. But solving that problem is not whats at issue here, for the D.C. surrogacy bill is being pushed by the same people who brought gay marriage" to the shores of the Potomac River: people who affirm what are, by definition, infertile marriages."

Moreover, in their determination to deny reality-or perhaps reinvent it-the proponents of the D.C. surrogacy bill have adopted a species of Newspeak that would make George Orwell cringe. You can get a flavor of it in a letter written by a friend of mine to his D.C. councilman:

. . . in reading the bill I was struck that nothing was said about the child to be born out of the surrogate agreement. Much is said about the rights and responsibilities of the 'gestational carrier (a very strange expression) and the 'intended parent, but nothing is said about the child. The child is treated as a thing to be used as the gestational carrier and intended parent wish. This is the most troubling feature of the proposed law. It gives no indication that one is dealing here with a human person who will have feelings, thoughts, and memories. These are all swept aside as though the child to be born will have no interest in how he or she came into the world, who his or her parents are, and all the other things that are so fundamental to our identity as human beings."

Gestational carrier"? The D.C. bill not only treats the child as a thing, a commodity that can be bought and sold; it treats the woman bearing the child in the same way. But this is what happens when reality is turned inside-out. For as my friend pointed out to his councilman, its illegal to sell human organs in America; so how . . . is it possible to sell a baby?"

The day I read my friends plea to the D.C. Council for moral sanity, I happened upon Anthony Esolens report of another horror involving children, this time in Toronto:

A public school teacher in Toronto has written a set of lessons requiring young children to imagine wearing clothes appropriate for the opposite sex. Hes been congratulated, not by wary parents, but by a school board that insists that teachers are 'co-parents. What hes doing, of course, is subjecting naïve children to an exercise that promotes his own sexual aims."

There is deep and disturbing cultural irony here. An America that prides itself on organizations like the Childrens Defense Fund and that supports charities like the Save the Children Fund and UNICEF has also committed itself, not indefinitely we pray, to a regime of abortion on demand that has led to the deaths of tens of millions of children. The highest local legislative body in the federal capital is considering a bill that would commodify children as fit objects for sale and purchase-which is precisely what happened in Washingtons antebellum slave markets. And up north, in the Land of Nice, children are being compelled to imagine themselves as cross-dressers; dont be surprised when it happens south of the 49th parallel.

Democracy cannot long co-exist with decadence or unreality. Thats the lesson of history and sound political philosophy. And its the message of the Church, which, with John Paul II, teaches us that it takes a certain kind of people, living certain virtues, to make free politics (and the free economy) work. However we may describe those people and the virtues they live out, they arent people who buy and sell children, speak blithely of gestational carriers," reduce parenthood to a lifestyle choice, and ask youngsters to imagine themselves cross-dressing. These behaviors arent just weird; theyre wicked, and the attempt to force them on society through the law is a perfect example of what Benedict XVI meant by the dictatorship of relativism."

George Weigel is Distinguished Senior Fellow of Washingtons Ethics and Public Policy Center. His previous On the Square" articles can be found here.

mercoledì, novembre 20, 2013

All evil




martedì, novembre 19, 2013

Quei due maledetti benedetti cattivi bravi ragazzi: Andy Warhol e Lou Reed

Quei due maledetti benedetti cattivi bravi ragazzi: Andy Warhol e Lou Reed:
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di Luca Dombré     Papaplepapale.it
Sono stati non pochi quelli che, a seguito dell’ articolo  del sito Papalepapale  (e rilanciato domenica scorsa su questo blog) sulla conversione al cattolicesimo di Lou Reed, morto lo scorso 27 Ottobre, hanno espresso grande sorpresa per questa notizia. <<Ma come? Lui, la leggenda dei Velvet Underground cantore della sadomaso “Venere in pelliccia” e dei paradisi artificiali spalancati dall’eroina?>>. Eh sì, proprio lui, il monumento del rock newyorchese lanciato da Andy Warhol, totem poliedrico quanto ambiguo della pop art novecentesca.
Uno stupore che, in realtà, un po’ stupisce esso stesso, specie pensando al Vangelo della domenica trascorsa tra il decesso di Reed e il momento in cui scrivo; vi si narra infatti l’episodio del pubblicano Zaccheo, disprezzato da tutti, ma salvato da Cristo con parole stupefacenti, speranza sconvolgente per gli uomini d’ogni tempo: <<Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto>>.
Già, a volte sembriamo duri a comprendere l’accessibilità della salvezza per chiunque, pentito, sia assetato della Verità che rende liberi. Nessuna accusa personale, sia chiaro: solo l’osservazione di come la protestantizzazione del buon senso ci abbia un po’ tutti instupiditi di puritanesimo, spesso persuasi che solo per gli irreprensibili sia il Regno dei cieli. Eppure fu un’altra, travisatissima icona del ribellismo moderno, Oscar Wilde, a sua volta convertito al cattolicesimo al finale della vita, a chiarire: <<La Chiesa Cattolica è per i santi e i peccatori. Per le persone perbene è sufficiente la Chiesa Anglicana>
Andy Warhol. Anche lui cattolico?
Ma oltre a queste considerazioni di basilare percezione della cattolica ragionevolezza che sempre discerne tra peccato e peccatore, va osservato che la religiosità dei due vecchi amici Reed e Warhol non era, in realtà, radicalmente sconosciuta. Infatti, sebbene la conversione al cattolicesimo del primo sia rimasta notizia confinata ad una cerchia privata di amici, la fede cattolica del secondo (per quanto poco nota ai più, specie in vita) è argomento affrontato in passato con una certa dovizia. Basti ad esempio pensare ad una mostra organizzata a Roma nello scorso decennio ed intitolata “Andy Warhol ci ha ingannati” (qui un ragguaglio) dove il tema ignorato della spiritualità dell’artista americano fu trattato in profondità. Il preconizzatore dei “quindici minuti di celebrità”, sintesi perfetta della vanità contemporanea, era infatti figlio di immigrati slovacchi di confessione cattolica uniate, e fu dunque cresciuto in una religiosità a cavallo tra il cattolicesimo e l’ortodossia orientale, influenze riscontrabili da un’analisi non superficiale della sua opera (si pensi solo alle modalità rappresentative delle icone orientali riprese nei famosi ritratti seriali delle icone mondane tipo Elvis o Marilyn Monroe). Tuttavia non serve qui entrare nei dettagli di questo tema – eviscerato dagli esperti e che si offre tuttora ad approfondimenti interessanti non solo per gli appassionati d’arte-, quanto coglierlo come opportunità di riflessione sul perenne scandalo cristiano, ostinato nel sottrarsi alle comode categorizzazioni della sapienza secondo il mondo.
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Vi è qualcosa di immensamente più grande su cui ragionare, andando ben al di là di una mera rivendicazione di “schieramento”: attestare come l’anima di un grande artista o di qualunque semplice uomo alla ricerca della verità non possa girare lo sguardo altrove qualora si soffermi stupito, laceratone dallo splendore, su quello di Cristo. E’ necessario, oggi più che mai, testimoniare ciò per dare un piccolo contributo affinché si crepi la corazza di nichilismo e sentimentalismo che asfissia i nostri giorni; aiutare ad instillare anche in un solo uomo il dubbio che instradi alla ricerca dell’unica risposta credibile (che è un Volto, non una filosofia aleatoria) all’afflizione e al tormento.
Meditare, dunque, sugli infiniti modi in cui la Grazia scende a toccare gli uomini “sporcandosi”, incontrandoli misteriosamente nella loro sete di assoluto, sebbene lerci della melma del peccato. Come detto: la Salvezza non è già decisa per una setta di prescelti moralisti, ma è offerta ad ogni essere umano. Non so perché, ma ci ho pensato spesso fin dalle prime volte che iniziai a inginocchiarmi nella chiesa di St.Vincent Ferrer. Scoprii infatti presto che, in quel tempio fatto costruire dai domenicani sulla Lexington Avenue, il cattolico bizantino Andy Warhol frequentava quotidianamente la Messa. Così, durante le mie consuete visite al confessionale o per qualche minuto di preghiera, un pensiero mi rimanda spesso ad immaginarlo seduto tra i banchi alla ricerca di raccoglimento, un nascondimento quasi contraddittorio per un talento superato persino dalla sua stessa fama.
E fino a pochi giorni fa, prima del trapasso di Lou Reed, assieme a questo pensiero ne pulsava un altro subliminale, che si è manifestato fulmineamente alla notizia della morte: quante volte i due vecchi amici avranno parlato fra loro di Dio? Si saranno mai preoccupati di confrontarsi sulle cose ultime l’ambiguo (e malinteso) profeta della civiltà dell’effimero e il cantore ex eroinomane degli “outcasts”, i rifiuti imbarazzanti ed inevitabili di quella stessa società? Era, il loro, solo un attestare l’imperio della vanitas erta a sistema di vita planetario e l’abiezione e gli effluvi di morte che ne conseguono, oppure si saranno chiesti a vicenda dove tutto ciò avrebbe portato l’uomo?
Ecco, queste ed altre domande avevo sempre avute con me senza rendermene conto, ogni volta che mi balenava l’istanteanea di Warhol sotto la statua del santo valenciano. Le avevo perché non si può, come l’immaginario comune vorrebbe, ridurre quei due amici a degli ambigui bohémiennes, come tanti altri loro contemporanei icone iconoclaste di anni conturbanti e, oggi lo sappiamo, iniettati di vane speranze e ideologie putriscenti. No, non si può ridurne il genio e il tormento ad ubbie di pervertiti convinti che sia solo il “qui ed ora” a contare e che un “dopo” non c’è, e se anche ci fosse nulla conta.
lou-reed-tEppure tante banalità simili si sono sentite e lette negli obituari su Lou. Perfino le puttanate da barricaderi (il collettivo di scrittura che si firma Wu Ming) che, cercando di appropriarsene in esclusiva, lo hanno etichettato erede dell’anarchico pistolero Gaetano Bresci, delirio di ciechi incapaci di contemplare nell’opera di Reed una dimensione estremamente spirituale nell’abbassarsi e addentrarsi nella disperazione dei reietti che ha a che fare più con le domande di un cristiano che non con le categorizzazioni perentorie del loro materialismo fuori tempo massimo.
Ecco, quelle domande pare che siano arrivate ad un punto della vita di Reed ed abbiano trovato la risposta nel battesimo che porta a Cristo, la sola e vera fonte di vita eterna. Una risposta protetta discretamente, in un silenzio orante, proprio come dal suo vecchio amico Andy. E chissà che anche di questa possibilità non avessero già conversato insieme, lontani per un istante dal frastuono della Factory e la vacuità di un mondo ridotto a contenitore senza contenuto. Chissà che, avendo scoperto solo pochi giorni fa di questa silenziosa conversione, io stesso non abbia avuto un’inspiegabile intuizione augurandomi che fosse infine giunto a godere, per sempre, del Volto Divino. Chissà che, varcando la soglia inesorabile, il lontano fruscio di Lou non mi avesse avvertito della risposta finalmente chiara, in eterno: che i defunti sono in realtà tutti vivi.
fonte: Papaplepapale.it


domenica, novembre 17, 2013

Stop, Look and Love: 8 Redesigns of Classic Traffic Lights »




We all gaze upon the humble traffic light nearly every time we climb into a car and take a journey, whether it’s down the street for a jug of milk or across the country for a great adventure. Around the world, the design is remarkably standardized, deviating only a little from one continent to the next. But is the familiar design really the best design? Or is the traffic light due for an overhaul? According to the designers behind these concepts, there is a way to improve on that most recognizable of urban landmarks.

The Colorblind-Friendly UNISignal


(image via: Dornob)
For people who have trouble discerning the difference between red and green, stoplights can be daily challenges. Particularly in places where the stoplights are situated horizontally, telling the difference between “stop” and “go” can be far from intuitive. This concept from four innovative designers would use shapes along with colors to give traffic directions, thereby eliminating any confusion about whose turn it is to go.

Control Safety Traffic Light


(image via: Yanko Design)
When traffic lights were invented, there were serious limitations on their functions based on the materials that were available. Today, LEDs can do so much more than the light bulbs of previous generations, giving traffic lights almost unlimited potential. This traffic light concept would give speed limit and road condition information to waiting motorists while displaying a special “emergency” signal for approaching emergency vehicles, telling all other traffic to halt and let the emergency vehicles go by.

The Eko Stoplight


(image via: Yanko Design)
Designer Damjan Stankovic believes that we can go a little way toward saving the world if we stop idling our cars for so long at stop lights. And how would we accomplish this feat? By knowing exactly how long we have to wait at red lights, of course. His timed stop light concept would tell drivers exactly how long remains until the light turns green, giving them time to shut off their engines and wait patiently or prepare to race ahead.

IBM’s Controlling Concept


(image via: Wikipedia)
IBM wants to employ the same concept as the Eko Stoplight, but without relying on drivers to make any decisions. Their recently patented idea would actually control the engines of participating cars, shutting them off at long lights and allowing them to start again once the light changed. In addition to saving on gas at long lights, the system could potentially prevent accidents in people who choose to run red lights or simply get impatient and creep too far out into the intersection while waiting. Of course, not everyone would be excited about the prospect of handing over control of their car engines to stoplights, but for now this patent refers only to a theoretical application.

The Luxofor Traffic Light


(image via: Wired)
Russian design studio Art Lebedev has come up with an elegantly simple redesign of the traffic light, one that doesn’t rely on gimmicks or technology. Their Luxofor Traffic Light would feature square lenses rather than round ones since the round lenses are no longer necessary (they were designed to be used with bulbs, not the LEDs we use today). The shape would allow more visible area for the signal, thereby making the traffic lights easier for motorists to read.

Hourglass Traffic Lights



(images via: Yanko Design)
In the belief that knowledge is power, this traffic light concept tells motorists exactly how long is left before the light changes to its next phase. Cycling through the regular green, amber and red phases, the lights are arranged in an hourglass shape that “empties” from top to bottom to display just how much time remains until the next color in the cycle. This concept would be an absolute disaster for colorblind drivers, but it’s a fun rethinking of this classic design.

Solar-Powered Four-Way Traffic Lights


(image via: The Design Blog)
Pedestrians are often faced with danger when trying to cross the street in busy urban areas, so designer Hojoon Lim devised a new type of solar-powered traffic symbol that would keep pedestrians and cars out of each other’s way. The system consists of four signals at each intersection in the shape of a square. Whichever side has to wait for the moment is greeted with a thin laser signal blocking the way, giving a harmless visual cue that is perhaps a little harder to ignore than the standard red light.

The Marshalite


(image via: Wikipedia)
Of course, many of these fancy electronic designs have a classic design to thank for their inspiration. The Marshalite was invented by Charles Marshall in 1936 and employed a mechanical pointer to indicate what the cars should be doing at any given time. Thanks to the sweeping hand that moved at a predictable speed across the colored segments, motorists knew exactly how long remained until the signal changed. The Marshalite was used in Australia until the 1970s, but its design influence can still be felt today.

giovedì, novembre 14, 2013

Da dove viene la ribellione “posturale” dei veglianti in piedi francesi [La giornata] »

Da dove viene la ribellione “posturale” dei veglianti in piedi francesi [La giornata] »:
Più poetici degli strimpellatori turchi, più cazzuti dei grillini, più impersonali di Anonymous, con le idee più chiare dei manifestanti brasiliani. Sono sul crinale dell’inattualità, per metà figli dello spirito del tempo e per metà contro di esso, i Veilleurs debout, le sentinelle di quel che resta della douce France. Letteralmente i “veglianti in piedi”, coloro che vigilano, che non dormono e che di conseguenza non hanno motivo di sedersi. E allora stanno lì, in piedi. Davanti ai tribunali, di fronte ai palazzi del potere, vicino alle carceri in cui sono rinchiusi i prigionieri politici che non avranno mai nessun soccorso rosso.
di Adriano Scianca
Continua sul sito del Foglio.it

martedì, novembre 12, 2013

Notre Dame Analemma

Notre Dame Analemma:
ND Analemma (Craig Lent)
Notre Dame Analemma
Craig Lent
This picture shows an analemma, which illustrates the path traced by the Sun in the sky over the course of a year, behind the Golden Dome of Notre Dame’s (my alma mater) Main Building. The image was taken by ND engineering professor Craig Lent. An analemma can be created by photographing, from a fixed location, the Sun in the sky, or by marking its projected image, at the same time over regular daily intervals over the course of a year. As the Earth orbits, the Sun’s daily path rises and falls in the sky due to the fact that Earth revolves at an angle relative to its orbit. Moreover, because the Earth’s orbit is elliptical, the Sun’s position at a given time (say, noon) advances and retreats relative to the time because the Earth’s orbital speed changes over the course of the year, being faster when the Earth is closer to the Sun and slower when it is farther. As a result, the relationship between the speed of the Earth’s orbit to its constant rotation changes, causing the Sun’s apparent motion through the sky to vary.  Read a detailed description of the causes here.

sabato, novembre 09, 2013

Peter Gabriel - Solsbury Hill (with Lou Reed)_2013

venerdì, novembre 08, 2013

Are you a Bellocian?

Are you a Bellocian?: If you are, or if you suspect you may be one, or even if you are thinking of becoming one, think about heading on down to the Central Catholic Library in 74, Merrion Square, Dublin at 1:30 this Saturday. (The same place where my Chesterton Society has had most of its meetings.)

On that day, it is hoped that an Irish Hilaire Belloc Society will be formed. They say: "It is hoped that a president and officers can be elected, and a winter reading programme, based on the writings of Belloc, can be developed."

I am only a Bellocian in a very small way, certainly as compared with my chronic Chestertonianism. But there is a Belloc quotation at the bottom of this blog, so I suppose I am a bit of one, after all. And I will be hauling myself down there, although rather late because I am working on Saturday morning. (I was at the previous get-together, which I suppose was a kind of pre-foundational meeting. It was a lot of fun.)

Go on. Think about it!

lunedì, novembre 04, 2013

No all’aborto e alla sperimentazione embrionale (dei gorilla però) »

No all’aborto e alla sperimentazione embrionale (dei gorilla però) »:
di Isacco Tacconi

L’ultima trovata legislativa proviene dall’infelice penisola iberica, la quale sprofonda ancor più insieme alla mezzaluna dei Paesi Bassi nell’irrazionalità inumana di una società che non ha futuro.

Lo scorso febbraio il parlamento spagnolo ha varato una legge che vieta l’aborto dei cuccioli di gorilla e, contemporaneamente, impedisce la sperimentazione sugli embrioni dei suddetti primati. Un atto di grande sensibilità per i nostri amici animali i quali certamente hanno tirato un sospiro di sollievo per lo scampato gorillicidio. Tanto che un nutrito branco di primati aveva invaso Madrid e il loro portavoce aveva dichiarato alla stampa :«Siamo felici che il governo abbia riconosciuto il diritto di noi scimmie e tutti nella giungla stanno esultando, ma ora vorremmo che il governo, come promesso in campagna elettorale, proteggesse anche i nostri amici umani correggendo la legge sull'aborto ed eliminando la sperimentazione con cellule embrionali».

http://www.youtube.com/watch?v=Ma98JzXeF44

D’altra parte è bene ricordare che nel 2010 il governo Zapatero aveva approvato una legge che permette alle ragazzine fin dai sedici anni di abortire liberamente senza il permesso dei genitori e senza neanche che questi siano messi al corrente; inoltre dà la possibilità alle donne di far ricorso all’aborto entro le 14 settimane dal concepimento per qualsivoglia motivazione, entro la 22esima per gli interventi cosiddetti “terapeutici”. Una bella terapia di morte non si nega a nessuno.

Ignacio Arsuaga, capo branco dei gorilla manifestanti membri dell’Associazione per il Diritto alla Vita, dichiarò «Vogliamo che il governo protegga gli uomini e la loro vita fin dal concepimento così come protegge le scimmie». Sembra una scena del film “Il Pianeta delle scimmie” di J. Schaffner con il mitico Charlton Heston (unico uomo che si comporta da uomo), in cui sono gli uomini ad essere trattati come animali stupidi e senza intelletto. Con la differenza che nel film erano le scimmie a rivoltarsi contro di essi e a soggiogarli con la forza, mentre qui, nel mondo reale, sono gli stessi uomini che si sottomettono volontariamente alle scimmie alle quali, di per sé, non fregherebbe una mazza se i cuccioli degli uomini vengono ammazzati dai loro stessi genitori.

Ѐ il mondo alla rovescia in cui circolano ambulanze 118 per animali feriti, cuccioli di cane e di gatto vestiti come bambini in fasce e portati a spasso (l’ho visto con i miei occhi) dentro una carrozzina con tanto di cappottina parasole e in cui, parallelamente, nelle cliniche vengono soppressi i membri della specie umana per i motivi più disparati (non lo voglio, non è il momento, non ho tempo, non ho soldi, sono troppo giovane, sono troppo vecchia ecc…).

Stato ed enti locali si prodigano in campagne ed agevolazioni per il mantenimento di cani e gatti, sconti sulle pensioni estive per animali (pure le vacanze!) pur di non abbandonarli, cibi biologici a km 0 dal produttore al consumatore (cane) il quale apprezzerà particolarmente la carne bovina di prima scelta e le verdurine fatte lessare apposta per lui. E c’è da dire che questi prodotti non sono per nulla economici, però chissà perché per gli amici a quattro zampe i soldi si spendono, non così per i bambini in arrivo. Ugualmente i prodotti per i neonati, dai pannolini agli omogeneizzati, costano un occhio della testa. Lo sanno le giovani mamme che molto spesso per il nutrimento dei propri figli devono andare a risparmio o ricorrere ad associazioni di volontariato e sostegno come i CAV, non certo allo Stato che non dà sussidi in merito. Però un cane non è un «trauma psicologico», non lo si può uccidere né tantomeno abbandonare, per lui i sacrifici si fanno anzi, si devono fare.

Campagne contro la vivisezione e la sperimentazione animale per la lotta alle malattie degenerative umane e si, invece, alla sperimentazione embrionale umana, con la perdita del 90% degli embrioni prodotti. “In Italia dei circa 71mila embrioni di uomo prodotti nel 2005, ben 65.000 sono morti, o in vitro o dopo il trasferimento, per mancato attecchimento nel corpo della madre”[1]. In questo modo la vita umana appare né più né meno un bene di consumo da comprare o rigettare a piacimento: esseri umani in provetta si, gorilla no.

Si vuole creare un artificiale giardino di Eden in cui l’uomo non è né più né meno un animale uguale agli altri anzi, se possibile meno degli altri. La nota fattoria di Orwell insegna: ci sono sempre animali «più uguali degli altri», i gorilla ad esempio! Quella umana in definitiva sembra essere la meno tutelata nonostante sia la più alta e perfetta forma di vita presente sulla faccia della terra e nell’intero universo. Sulla differenza uomo-animale rimandiamo ad un precedente articolo.

Comunque in Spagna, per la commozione degli animalisti, gli attivisti gorilla hanno dimostrato più premura per i figli degli uomini degli uomini stessi. La manifestazione si chiuse, infatti, con un coro delle scimmie: «Bisogna essere un gorilla per non essere abortiti»Ma dato che di scimmie urlatrici e scimmioni travestiti ne abbiamo abbastanza pieno il parlamento, alla fine della giostra c’è da chiedersi: quando cominceranno gli uomini a difendere i propri di «cuccioli»?



[1]http://www.comitatoveritaevita.it/pub/nav_La_legge_40._0.php

domenica, novembre 03, 2013

Da El Mundo - Il miracolo di Chesterton (grazie, Maria Grazia Gotti, che traduci lo spagnolo!) »

Da El Mundo - Il miracolo di Chesterton (grazie, Maria Grazia Gotti, che traduci lo spagnolo!) »:
In Spagna è stato tradotto "El hombre corrente" (trad. Abelardo Linares, Ed. Espuela de Plata) ovvero L'uomo comune.
Sul blog "Biblioteca en llamas" (biblioteca in fiamme), di El mundo, Juan Bonilla ne ha scritto questa interessante recensione

Lo ha detto Borges, ed è una di quelle frasi dell'arte della critica letteraria che, al di là che dicano o no la verità, fissano e danno splendore all'autore che le suscita: "Non c'è pagina di Chesterton che non contenga un abbagliamento". […]. Naturalmente in Chesterton ci sono pagine nelle quali non c'è nessun abbagliamento, ma sono rare le scene che non vengono toccate da un abbagliamento prodotto nelle pagine precedenti. Mi spiego: Chesterton è solito partire  da una deduzione, un'idea, una tesi, come lui stesso la chiama a volte, che diresti impossibile da sostenere. Ad esempio: l'emancipazione moderna non ha significato nient'altro che la persecuzione dell'uomo comune. Ma: come? Non è  l'uomo comune precisamente  il grande vincitore dell'emancipazione moderna, l'obiettivo di questa emancipazione, il trampolino almeno per raggiungerla? Non è l'intronizzazione dell'uomo comune una delle grandi vittorie della modernità? Il processo di abbagliamento nasce in quel momento, di fronte al miracolo, per usare una parola che piaceva molto a Chesterton, di vedere una mente affinare la propria lucidità, e cavalcare con audacia e grazia, ragionamenti che vanno minuziosamente dimostrando la ragionevolezza, in molti casi, la irrefutabilità della deduzione o tesi da cui si partiva. Sì, in effetti, l'emancipazione moderna ci permette di riempire un padiglione della Biennale di rifiuti che chiameremo lavori artistici, ma l'uomo comune non potrà accendersi una sigaretta in nessun vagone di nessun treno. Non è un esempio di Chesterton, ma la traduzione al presente di un esempio che ha Chesterton ha inserito ne L'uomo comune, il saggio iniziale di questa abbagliante raccolta che è stata tradotta da Abelardo Linares e pubblicata dalla casa editrice Espuela de Plata (tra le virtù da segnalare di questa edizione, l'ottima idea di riprodurre la copertina originale).

Naturalmente ci sono pagine di Chesterton in cui non troveremo nessun abbagliamento, ma ci sono tanti lampi in quasi tutti i suoi testi che si raccomanda di leggerli con gli occhiali da sole. Perché tanta intelligenza, davvero, a volte stanca, e in un maestro dell'arte del paradosso come era Chesterton non è meno paradossale che sia la sua instancabile intelligenza quello che ci causa la maggiore fatica. Intendo dire che Chesterton dice tante cose memorabili che, per dirlo a modo suo, il rischio principale che si corre leggendolo è di finire per non ricordarsene nessuna. Ciò che rimane è piuttosto la struttura, l'artificio geniale del suo modo di ragionare, più che la sensazione che ti sia convinto di qualcosa. È il pericolo dei grandi stilisti, e Chesterton era un grande stilista. Per questo è così raro che crescano tanti imitatori: succede agli autori inimitabili.

Dice Abelardo Linares che erroneamente si è considerato il Chesterton giovanile e polemista - prima della sua conversione al cattolicesimo- come il più divertente: questo libro, l'ultimo dei suoi, lo nega sonoramente, perché in realtà se qualcosa si può dire di Chesterton senza timore di sbagliarsi, per quanto sembri banale, è che Chesterton fu Chesterton dall'inizio alla fine. L'uomo comune è una raccolta battagliera - "il più (don)chisciottesco dei suoi libri", dice Linares, dato che con più forza, sufficienza e brillantezza attacca, nei suoi saggi, i mulini a vento della modernità, se si intende la modernità come un mulino a vento. In questo Chesterton si allea all'Unamuno di Vita di Don Chisciotte, un libro nel quale si legge la più delicata e bella interpretazione del celebre episodio del romanzo di Cervantes: non è che Don Chisciotte ebbe un'allucinazione e vide giganti dove c'erano solo mulini a vento, quello che voleva fermare con la sua lancia erano proprio i mulini a vento, intuendo in essi il gigantismo di una modernità che ci avrebbe annichilito.

Un'altra delle capacità miracolose di Chesterton è di renderci interessante qualsiasi cosa di cui parli, quella che ci sembra di conoscere come quella della quale non sappiamo nulla. Abbiamo letto i racconti di Tolstoj, e leggiamo il saggio di Chesterton su quei racconti e c'è lì più Chesterton che Tolstoj, ovvero ci sarebbe piaciuto ugualmente se non avessimo letto i racconti di Tolstoj. Non abbiamo letto i poemi di Walter de la Mare, ma ciò non significa che il saggio che Chesterton gli dedica sia meno intelligente. Tutto Chesterton è pieno di scoperte/rivelazioni, al punto che nei suoi libri di saggi ci sono sempre almeno due libri: uno è quello dei saggi, che bisogna leggere lentamente per non restare accecati, e l'altro è quello degli aforismi, che si potrebbero selezionare per ottenere un volume a parte, che potremmo leggere vertiginosamente.

Esempi: ci sono due tipi di vandali, dice Chesterton: quelli antichi, che distruggevano gli edifici, e quelli moderni, che li costruiscono. È evidente dice Chesteston che dipingere di bianco un uomo non è la stessa cosa che lavarlo fino a renderlo bianco: la cosa curiosa è che, spesso, la gente cerca dipingere di bianco un uomo per nascondere i suoi difetti, e non riesce, mentre forse sarebbe possibile lavarlo e fino a un certo punto, riuscirci. (Come si vede, un'altra delle capacità di Chesterton è la sua costante attualità: "Più di un uomo pubblico ha cercato di nascondere un delitto ed è solo riuscito a nascondere le scuse").

L'uomo comune, per concludere con un altro paradosso, non avrebbe potuto essere scritto se non da una persona eccezionale come Chesterton. Tra i tanti paradossi sorridenti lanciati alla vuota modernità che ci confonde, troveranno qui una sensata definizione di patriottismo e una felice confessione di come il fatto di non riuscire ad ottenere risposta alle domande eccessive che un giovane può farsi non significa che non ci siano risposte a tutto. Non dico che questa confessione sia convincente  o trasferibile -è nel testo nel quale Chesterton spiega il suo cattolicesimo- dico solo che è molto bella.

 Chi la voglia leggere in originale, la trova quihttp://www.elmundo.es/blogs/elmundo/bibliotecaenllamas/2013/07/04/el-milagro-de-chesterton.html