domenica, maggio 03, 2026

L'appuntamento della carità

Ariano Irpino, 4 febbraio 1949

Sig. Benigno,

tra il bianco e il gelo della neve — siamo su un valico appenninico ad oltre 800 metri — abbiamo esequiato la salma di Lorenzo Miedico, muratore di 45 anni. Dopo cinque settimane di broncopolmonite, seguita da tifo, finito in peritonite con perforazione, egli lascia nella più cruda indigenza (miseria nera!) la vedova Maria Sciarriulo fu Francesco (Via Nazionale 36, Ariano Irpino - Avellino), con una nidiata di otto figli in tenera età, dalle due ventenni a Crescenzio, di un anno e mezzo.

Si pensi: tutte le volte che sono entrato in quel terraneo, diviso da un tramezzo, in parte occupato da una scala per il passaggio dei padroni di casa, illuminato da acetilene, ho costantemente osservato gli ultimi quattro piccoli stretti attorno a una brace semispenta, le ginocchia coperte da uno straccio destinato a mantenere quel poco di tepore, ma più ancora a sostituire scarpe, calze e calzoncini letteralmente assenti! Per tale ragione anche i più grandi non frequentavano la scuola, non venivano in chiesa e rinunciavano perfino alla minestra che avrebbero potuto trovare presso l’E.C.A. o il refettorio del Papa.

Il Direttore della locale clinica chirurgica, impietosito della situazione, nella estrema e debolissima speranza che restava, si offrì con assoluto disinteresse per l’intervento del caso. Il bravo Lorenzo lasciò fare. Aveva ricevuto Gesù-Viatico «con tutto il cuore», come «il primo Medico e la prima Medicina». Relativamente al corso del male aveva concluso: «Come vuole Lui!».

E Lui ha voluto che Lorenzo Gli andasse incontro, dopo aver compiuto un sacrificio tanto grande.

La situazione che ne deriva è di quelle che scandalizzano farisei e semicredenti: come la si può definire una cosa giusta?

Giusta non è, se dovesse durare così per colpa di noi tutti. La nostra scarsa, distratta e ristretta carità si dava forse una scusa fino a ieri: «Hanno un papà che lavora…». Oggi non più.

Prima della deposizione al tumulo, parroco e parrocchiani presenti hanno preso solenne impegno di considerare come parte integrante della propria famiglia i nove orfani (ivi compresa la vedova, che lo stesso giorno ha visto morire anche la povera madre sua!). Si farà di tutto per dare lavoro onorato ai grandi, ricovero educativo ai piccoli (anche questo non sarà senza strazio della mamma, che vorrebbe averli tutti e sempre con sé), un tetto non indegno di esseri umani. Oggi stesso sono stati fatti in tal senso i primi passi. Ma dai primi agli ultimi e definitivi spesso corrono mesi, e talora anni. È quanto si vorrebbe evitare anche con il concorso degli assidui ai tuoi «Appuntamenti».

Il «grazie» per l’efficacia dei tuoi «appuntamenti». Per il miglior benessere di quanti vi rispondono invocheranno il Cielo, oltre ai nove beneficati, i piccoli dell’asilo e della parrocchia.

Sac. Guido Casullo, prevosto 
Ariano Irpino (Avellino)

 

Reverendo Casullo, c’è un suo collega — il sacerdote Nicola Guglielmi, in Sannicandro di Bari — che accoglierebbe con gioia qualcuno dei ragazzi del povero Lorenzo Miedico. Gli scriva subito e prenda accordi.

No, Reverendo, la situazione derivata da «quella» morte non si può definire, dal punto di vista umano, una cosa giusta: essa è tale da scandalizzare farisei e miscredenti, i quali sogghignano… oh, lo so bene! Ma come possiamo noi pretendere di «misurare» i disegni di Dio? Giudicare noi, limitati come siamo nel tempo e nello spazio, l’Infinito? È duro, lo so, piegare il capo, pronunciare il fiat, ma i santi ci insegnano che nella Sua volontà è la Vita.

Quanto a colmare l’attesa fra i primi e gli ultimi passi, già sento battere il cuore dei miei lettori, i quali penseranno a dare anche la risposta a farisei e… titubanti.

BENIGNO

 

22 maggio 1949

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