Un ricordo turbava i sonni del Padre Oreste Cerri, già cappellano militare, quando, tornato dopo l’ultima atroce guerra nel Varesotto, risentiva l’angosciosa supplica raccolta dalle labbra dei morenti sui campi di battaglia:
«Padre, Le raccomando i miei bambini!».
Più angosciosa diventava la preghiera se gli accadeva, per avventura, d’incontrarsi in uno di quei bimbi orfani, vittime innocenti della guerra, abbandonati per le strade, rimasti soli a lottare con la vita. E così, ogni volta che apriva un giornale, dove in cronache drammatiche o in commoventi vicende apparivano come protagonisti questi relitti di umanità, egli ricordava quella promessa. Aveva promesso, aveva dovuto promettere ai moribondi, ed ora l’assillava l’inderogabile imperativo di mantenere.
Sorse così nel 1946, senza mezzi, senza programma, tra innumerevoli difficoltà, in una vecchia baracca militare, che a mala pena poteva ospitare i primi dieci bambini, la Casa dell’Orfano di Vergiate (Varese) — c.c.p. 18/32321.
Nel 1947 le prime sei stanze in muratura permisero di portare a venticinque il numero dei ricoverati, che andò sempre aumentando con la costruzione di un nuovo edificio, resa possibile per il largo credito concesso dalle ditte fornitrici e per la collaborazione degli stessi piccoli ospiti.
Ed ora?
«Si pensi — scrive Padre Cerri — che ben sei milioni di spese restano ancora da pagare, mentre si tratta di nutrire, vestire, istruire ben cinquanta bambini, giunti alla Casa col solo fardello delle loro sventure e per i quali non resta che la speranza nella solidarietà umana».
Non solo; sapeste quante piccole mani bussano alla porta, quante piccole bocche attendono di essere sfamate e implorano di entrare a far parte della famiglia! Ma per portare a termine la sua missione, Padre Cerri ha bisogno ancora di locali, arredi, servizi, materiale didattico, vestiario.
Egli rivolge un accorato appello alla generosità di quanti vorranno aiutarlo.
Accetta tutto, anche indumenti e mobili usati, biancheria, letti, utensili domestici. A proposito di letti, chi desidera onorare la memoria di un congiunto caduto in guerra può richiedere, mediante offerta, che venga intitolata al suo nome un’aula o un letto.
Siamo intesi: Padre Cerri aspetta...
BENIGNO
19 giugno 1949
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