Fra i molti, troppi casi pietosi che attendono nella mia cartella degli appunti, ho scelto quelli disperati e mi son detto se non fosse il caso di farla in barba allo spazio tiranno, riunendoli in sintesi concrete. Sono così affiorate miserie che non danno requie a chi, come me, vorrebbe strafare e non può offrire che preghiere.
C’è
chi sta morendo perché non può curarsi. Vi sono innocenti bambini, anche
deformi, che vivono di elemosina. Ascoltiamoli:
1°
«Sono affetto da grave forma di tubercolosi polmonare contratta durante il
servizio militare. Ho moglie, anche lei in cattive condizioni di salute, e due
bambini, uno di sei, l’altro di quattro anni. Non percepisco sussidi di nessun
genere ed i miei piccoli sono costretti a bussare alla porta altrui per vivere.
Vuoi venire incontro alla miseria dei miei figli?»
ZANNONI
DOMENICO
Padiglione 4°
Ospedale S. Martino - Genova
2°
«Mi trovo in sanatorio — scrive Vittorio Gozzolino al parroco Don Antonio Rossi
di Terzigno, che mi ha girato la richiesta — in condizioni gravissime. Dato che
Lei ha molte conoscenze, veda se Le è possibile farmi recapitare il “Pas
Morgan” che l’ospedale non ha».
GOZZOLINO
VITTORIO
III Divisione - Reparto Cicconardi
Ospedale Caldarelli - Napoli
E
per oggi basta.
Cristo
vi ha parlato per bocca dei suoi prediletti — i poverelli — dalle case del
dolore: mette il vostro cuore alla prova del fuoco. Ma quanti, ma quanti
aspettano il loro turno! Faremo in tempo a fermare quella Signora che dall’uomo
è detta la Morte?
Dia
chi può, generosamente. Saprà un giorno, «quel» giorno, che ha dato per l’anima
sua.
BENIGNO
8
maggio 1949
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