Cari lettori, molti di voi mi scrivono raccontando le miserie di questa e di quella, enumerando i casi pietosi che si moltiplicano qua e là in un crescendo impressionante: ma i dati sono sempre incompleti ed io mi rattristo di dover restare inerte, quasi fossi insensibile a tante grida di dolore. Taluno prospetta il vecchio progetto della costituzione di un fondo presso il giornale per far fronte alle più urgenti necessità. Ma io ho redatto un avvertimento che è il risultato di un lungo studio e di un grande amore. Mi creda ogni benefattore se affermo che egli deve offrire direttamente al beneficiato: non c’è via di mezzo. Pensi inoltre che la carità deve costare, o non è carità: e non intendo che debba costare di tasca soltanto. È già merito, ma non è tutto, perché la fede senza le opere è morta: e operare vuol dire muoversi, propagare, incitare, svegliare, provocare l’opera altrui. È come un moto propulsore che, partendo dal Cuore di Cristo, si diffonda nelle vene del Corpo mistico a flusso del sangue che scaturì dal divino costato: «Tu mi ferisci ed io ti inondo d’Amore».
Togliamo
dunque lavorare insieme, da buoni operai della Vigna? Voi mi segnalate e mi
illustrate in poche battute i casi più pietosi che ognuno di noi apprende sol
che abbia occhi per guardare intorno a sé e orecchi per intendere,
documentandoli coi nomi, cognomi, domicilio e, possibilmente, corredandoli con
testimonianze dei parroci: ed io elaboro un «appuntamento della carità» cui il
buon cuore del direttore riuscirà a trovare ogni settimana un posticino. Va
bene? Ad evitare smarrimenti, come purtroppo talvolta è avvenuto, e per non
aggravare il lavoro enorme dell’amministrazione, indirizzate pure al mio
domicilio: via S. Alessio, 16 – Roma.
Ed
ora ascoltate un atleta di Cristo: Sant’Agostino. Torneremo spesso a lui,
amici; è come un balsamo di rugiada che rinfresca l’anima e la memoria: «Di
gran valore è la fede, ma assai più la carità.»
«Tolta
la fede, svanisce il credere; tolta la carità, svanisce l’operare: poiché dalla
fede dipende il credere, dalla carità l’operare. Se credi senza amare, non
pensi a operare bene; e se pensi, lo fai da servo e non da figlio, per timore
del castigo e non per amore della giustizia. Dunque, ripeto, la fede che
santifica l’anima è quella che opera per la carità.
La
carità non può rimanere inoperosa: trovami, se puoi, un amore ozioso e inerte.
Scelleraggini, malvagità, omicidi, lascivie di ogni genere non sono opera
dell’amore? Purifica il tuo amore; volgi a un giardino l’acqua che va a
gettarsi dentro una cloaca: gli slanci che esso aveva verso il mondo, li abbia
verso l’amore di Dio.
Mangi
e digerisci male, se scegli la parola di Dio e non la metti in pratica; poiché
non la converti in succo e sangue, ma per la indigestione patisci crudezza e
nausea.»
Amici,
vi auguro buona digestione.
Benigno
9
gennaio 1949