martedì, luglio 09, 2024

Senator Mullen bill aims to protect children from pornography

 

In an era where digital content is accessible at the click of a button, the exposure of children to inappropriate material, particularly pornography, has become a pressing issue. In response to these concerns, Senator Rónán Mullen, along with a bipartisan group of co-sponsors, has introduced the “Protection of Children (Online Age Verification) Bill” in Seanad Éireann. This Bill, which will be debated on Thursday, mandates strict age verification measures for accessing pornographic content online, aiming to safeguard children aged under-18 from exposure to such material.

Key elements of the Bill include:

  1. Age Verification Mandate: Website controllers and app store service providers must ensure that users undergo an age verification process before accessing pornographic content. This can be outsourced to approved third-party organisations, but the ultimate responsibility remains with the service providers.
  2. Liability and Legal Defences: Providers will be held liable for any failure to implement age verification measures. However, a legal defence is available if it can be proven that circumvention of the age verification was facilitated by another party.
  3. Data Security: The Bill mandates secure storage of age verification data for five years, accessible only for legal proceedings.
  4. Focus on Child Protection: Senator Mullen emphasised that the Bill solely focuses on protecting children and does not aim to restrict adult access to pornography.

The concern about children’s access to pornography is not confined to Ireland.

Various European countries have implemented or proposed similar measures, highlighting the need for a concerted effort to address this public health concern.

Spain has recently launched an innovative solution known as the “Porn Passport”. This mobile application aims to verify the age of users before granting access to online pornography. The application, developed to protect minors, requires users to verify their age through a secure and anonymous process. This initiative is part of Spain’s broader efforts to regulate access to adult content and ensure the safety of younger internet users.

Italy mandates age verification systems on websites distributing pornography and includes fines and potential site blockage for non-compliance.

In France age verification laws have been strengthened, and recently the Court of Cassation ruled that “a child protection can ask the courts to order internet service providers to block access to pornographic sites likely to be viewed by a minor without first having to take action against the host, publisher or author of the content.”

The French government is also testing a “double anonymity” verification solution to enhance protection.

In Germany, providers must implement age verification mechanisms, and regulatory authorities can block non-compliant sites.

Research underscores the detrimental effects of pornography on young people, including the development of addictive behaviours, distorted perceptions of sexuality, and emotional and relational issues. Statistics reveal alarming rates of pornography consumption among minors across Europe, necessitating urgent policy interventions. (More information can be found in the European Child Shield Platform advocacy paper: https://www.fafce.org/european-child-shield-platform-launches-awareness-campaign/ )

The “Protection of Children (Online Age Verification) Bill” represents a critical step towards defending children from the harmful effects of online pornography. By enforcing stringent age verification measures, Ireland aims to join other European nations in addressing this pervasive issue.

As Senator Mullen aptly stated, “Everything must give way to the protection of children”. The successful implementation of this Bill could serve as a model for other countries, fostering international cooperation in the fight against the exposure of minors to pornographic material.

 

lunedì, luglio 08, 2024

Aggiornamenti

Ho aggiunto due nuovi elementi all'elenco delle recensioni delle opere di Auro D'Alba, un po' di nuovi articoli nella bibliografia, e un nuovo elemento nella pagina dedicata alla corrispondenza.



domenica, luglio 07, 2024

Giorgio Vaccaro, lo Sport come religione

Una divisa degli alpini, un carattere leonino e un’uscita a Via del Corso a Roma con la propria ragazza possono cambiare un’esistenza. A maggior ragione se ci troviamo in pieno Biennio Rosso (1919-1920). Giorgio Vaccaro, all’epoca Tenente e non ancora Generale, cammina mano nella mano con la sua fidanzata Iride diretto al Caffè Aragno – luogo definito da Orio Vergani come il “sancta sanctorum della letteratura, dell’arte e del giornalismo” – quando un corteo di socialisti gli sfila davanti. Questi ultimi, avendo riconosciuto la divisa militare, passano in un attimo dall’affronto verbale allo scontro fisico.

Vaccaro, malgrado l’inferiorità numerica, non indietreggia: non può sopportare che qualcuno davanti alla parola “nazionalista” ponga l’aggettivo “sporco”. È un’offesa troppo grande, soprattutto per chi il conflitto mondiale l’ha combattuto e sul petto ha una medaglia d’argento e due croci di guerra. Sulla porta del Caffè Aragno ad osservare la scena c’è Umberto Bottone, conosciuto ai più come Auro D’Alba, poeta futurista molto vicino al fascismo: quest’ultimo, colpito dalla scena, dopo aver soccorso Vaccaro lo invita subito ad iscriversi alle squadre fasciste, le stesse che consentiranno al fascismo di prendere il potere.

Una scelta compiuta e mai rinnegata che segnerà per sempre la sua vita, nel bene ma soprattutto nel male, cestinandolo nel dimenticatoio della storia. «Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta» diceva Giampiero Boniperti forse dimenticandosi di Vaccaro, sotto la cui presidenza la FIGC ha portato a casa due coppe del mondo consecutive, nel 1934 e nel 1938, e una medaglia d’oro alle Olimpiadi, nel 1936.

(continua qui)

mercoledì, luglio 03, 2024

Il nuovo piano sanitario regionale

 Il nuovo piano sanitario regionale

 

Questo convegno dimostra, ove ce ne fosse bisogno, ancora una volta la realtà che spesso diventa drammatica nell’assistenza sanitaria. Il tempo a disposizione è breve e non consente una disamina accurata dei problemi trattati. Però, avvalendomi dell’esperienza di vita vissuta, nel senso che opero nell’ospedale di Atessa, mi sono reso conto che l’obiettivo di ogni piano sanitario nazionale regionale, e questo è il nostro caso, è quello di dare ad ogni cittadino uguale diritto alla salute in ogni angolo della regione. Veramente uguale dalle zone di Chieti e Pescara ai paesi dell’entroterra, senza materialmente dare di più a chi ha già qualcosa e dare niente a chi qualcosa non ha. E allora vi chiedo: Qual è la realtà oggi?

Balza evidente agli occhi di tutti quanto di assurdo e anacronistico c’è nella erogazione dei servizi e come di fronte a questo stato di cose il piano sanitario regionale si appalesi insoddisfacente e per certi aspetti incapace, comunque sfasato rispetto alla realtà. Esso sconvolge di fatto l’assetto sanitario che ha fondamento storico e sociale nei bisogni della collettività e basa un presunto risparmio di risorse sulla falcidia dei posti letto ospedalieri delle nostre zone e addirittura l’accorpamento di ospedali senza padrini politici.

Lungi da me ogni pregiudizio contro l’assessore alla Sanità. Anzi, invoco su di lui l’indulgenza che si deve a chi si cimenta con le migliori intenzioni in un mestiere a lui nuovo, quello del programmatore, ma il piano sanitario così com’è è carente di strumenti di conoscenza e di intervento. In altre parole, per sviluppare un piano sanitario regionale non bastano le ricerche di tipo retrospettivo che sono sostanzialmente povere di significato e prive di efficacia ma è necessario prevedere un sistema integrato e coerente dove devono avere il necessario rilievo anche elementi di altra indole: dall’assetto del territorio, alla distribuzione degli insediamenti urbani, alle industrie, alla struttura demografica, alla disponibilità di risorse finanziarie, alla mobilità della popolazione e altre ancora. Il problema è di una certa complessità ma non è dissimile da altri problemi gestionali complessi e passa per la costruzione di un modello matematico con programmi di simulazione per adattamento dei dati fittizi e provvisori a quelli reali, fino a raggiungere l’esercizio per fini di gestione e sviluppo. Quando il modello ha raggiunto questa fase di elaborazione e collaudo diventa lo strumento più potente e più nuovo di cui l’autorità sanitaria possa disporre: permetterà di ottimizzare la distribuzione delle risorse possibili, di prevedere la ripercussione sul sistema sanitario di determinati fattori (flusso migratorio, costruzione di nuovi ospedali, apertura di nuove strade, disponibilità di centri diagnostici, ecc.).

Questa che ho indicato naturalmente è una strada difficile e lunga ma una strada obbligata e noi dobbiamo fin da oggi muovere i primi passi malgrado il piano sanitario regionale. Dalla lettura di quest’ultimo invece si evince che c’è un disinvestimento del sistema pubblico per favorire il privato o il privato convenzionato, oltre ad una genericità e superficialità sugli obiettivi e le risorse e una povertà di mezzi e di tecnologie, con un tentativo neanche troppo nascosto di favorire gli ospedali più grandi a scapito di quelli più piccoli.

Il primo scopo che doveva proporsi la riforma era quello di ridurre il distacco e la incomunicabilità tra l’organismo gestore dei servizi e l’utente, fra le preoccupazioni formalistiche dell’apparato amministrativo e il contenuto profondamente umano di un bisogno sanitario, invece la diseguaglianza tra i cittadini di zone diverse crescerà e i grossi ospedali continueranno a fare il vuoto intorno a loro costringendo alla sottoqualificazione, quando non all’asfissia, i presidi ospedalieri minori agendo in termini concorrenziali e di centri di potere, scardinando ogni corretto disegno di distribuzione territoriale soprattutto nelle zone di più basso livello socio-economico della Regione. Ma noi siamo fedeli e gelosi della nostra identità, senza coltivare l’orgoglio della solitudine. Ci auguriamo che la ULS valorizzi e riconosca come ricchezze le strutture locali e che vengano considerate al centro non secondo schemi contrappositivi o legati ad egoismi geografici, ma come opportunità solidali e relazionali.

Con questo spirito mi piace comunicare a voi signori sindaci e a tutto l’uditorio che nel 1993 l’Ospedale Civile di Atessa ha avuto 8.000 ricoveri, 246.000 prestazioni esterne, 60.000 giornate di degenza pur con i limiti imposti dalle contingenze politiche ed economiche, in carenza di personale medico e infermieristico, con deficit di mezzi tecnologici e povertà di sovvenzioni. Nonostante queste congiunture sfavorevoli l’ospedale ha prodotto in questi anni prestazioni di buon livello quantitativo e qualitativo e una utilizzazione dei posti letto sovrapponibile e in alcuni casi superiore a quella degli ospedali limitrofi. Questa enorme mole di lavoro si deve all’enorme patrimonio di esperienze di tutto il personale al quale va il mio ringraziamento, alla fiducia del cittadino che speriamo di non tradire mai, alla capacità di crescita di integrazione culturale, di lavoro interdisciplinare di tutte le componenti sanitarie, amministrative e tecniche dell’ospedale.

Certo, se il nostro è rimasto relegato al ruolo di ospedale di zona si deve al fatto che è stato considerato sempre “periferia” con tutto ciò che ne consegue sotto il profilo dei finanziamenti, delle assegnazioni dei reparti, e dei fondi. Pensiamo quindi che un rilancio atteso anche dalle popolazioni non possa prescindere da una modernizzazione di attrezzature e metodiche che può aversi solo con l’autonomia gestionale, economica e finanziaria. E mi avvio alla conclusione consapevole come tutti voi che l’intervento sanitario ospedaliero non rappresenta che un momento di attuazione di tutto il sistema di sicurezza sociale.

Siamo altresì certi che i bisogni sanitari espressi dalla comunità trovano un punto di forza nell’ospedale. Ma l’ospedale deve essere a misura d’uomo. Né piccolo, né grande, né policlinico, né infermeria, né fusi, né concentrati, perché in questo caso in qualsiasi modo verranno fatti diventeranno elemento di contrasto, di beghe di partiti o raggruppamenti di partiti, saranno creature morte che non costituiranno niente. Perciò, per concludere, vorrei dire all’Amministratore Straordinario che con equilibrio e prudenza gestisce i tre nosocomi e soprattutto al Senatore Staniscia, che ringrazio per la magnifica ospitalità, che la città di Atessa e spero anche il circondario difficilmente accetteranno a proposito dell’ospedale il consiglio per gli acquisti: paghi uno e ne prendi tre. Grazie.


Vittorio Giuseppe Bottone

Atessa. (Data incerta, probabilmente 1994).

sabato, giugno 29, 2024

Rime de l'autunno

Rime de l'autunno

di Umberto Bottone (Auro D'Alba)


Questi viali dove spargo il mio
buon sangue, sorellina, ò già percorsi;
questa fonte bevvi a lenti sorsi
specchiandomi nel vago tremolio.

Quest'agave, sorella, ò già odorato
voluttà, sì come odoro i bianchi
ceri del tempio, quando sono stanchi
per aver tutto il gìorno lacrimato.

E seppi ancora i mille incantamenti
de le cose morenti e de le morte
mi aprì già il sole tutte le sue porte
e la luna l'impero degli argenti.

Questi salici, questi derelitti
salici, senza ormai lacrime più,
mi furono compagni, e il buon Gesù
che ci guarda co' suoi grandi occhi afflitti.

Un giorno ebbe una lampada votiva
ne la chiesola adesso diroccata,
e una lunga preghiera gli ò cantata
quando sentivo il cuor che mi moriva.

Sorella, piangi? Forse ti fa male
il mio male? Ti prende la tristezza
de l'autunno? La nostra tenerezza,
o dimmi non è uguale, non è uguale?

Forse ti prende la malinconia
dei ricordi? Ripensi forse al dolce
passato? Dimmi, il tuo dolor non molce,
amica, la mia buona compagnia?

Vano è il ricordo!... Tutto è morto, tutto
dovea morire con le moriture
cose. Le nostre giovinezze pure
glorifichiamo in un sereno lutto.

Ecco, avanza la nostra ultima sera,
e il crepuscolo fa da trovadore;
su, stringiamoci cuore sopra a cuore
sognando una lontana Primavera.

da Lumí d'argento (1906)

mercoledì, giugno 26, 2024

Government’s green light for embryo research goes under the radar

 

The Assisted Human Reproduction (AHR) Bill, which has been passed by the Oireachtas this week, has sparked some debate primarily around the issue of surrogacy. However, the Bill raises numerous other ethical issues that merit urgent attention, particularly with regard to embryo research and screening.

Although the AHR Bill prohibits the creation of embryos specifically for research purposes, it allows the usage of ‘spare’ embryos created during in vitro fertilization (IVF) treatments but not used for implantation. These surplus embryos can be utilised for research and experimentation aimed at improving IVF procedures, the Bill says. This is a blatant instrumentalisation of human beings at the earliest stage of their lives, failing to accord them the dignity they deserve.

While the Assisted Human Reproduction Bill prohibits cloning and genetic manipulation that could affect future generations (germline modification), it permits various other forms of research on human embryos for ‘medical’ purposes, further dehumanising them.

The Bill also permits pre-implantation genetic screening (PGS) and diagnosis (PGD). These processes allow embryos to be screened for genetic or chromosomal anomalies, such as Down Syndrome. Embryos identified as carrying these anomalies can be discarded, with only those deemed free from certain disorders being selected and used for implantation. This practice is profoundly immoral. The desire for healthy children does not justify the destruction of embryos considered “defective”. This process is a form of eugenics, promoting the selection of the fittest embryos and the destruction of those who do not meet certain criteria.

As disability rights advocates have rightly argued, selecting against embryos with specific genetic conditions devalues the lives of individuals living with those conditions, perpetuating negative stereotypes and discrimination. Such practices reinforce societal biases against people with disabilities or anomalous conditions.

Another contentious issue addressed by the Bill is that of the sex selection of embryos. While the Bill generally prohibits sex selection, it allows exceptions in cases where there is a risk of a child being born with a genetic disease that affects only one sex, or one sex more than another. What is presented as a medical justification is, in reality, another form of eugenics. Here again, it is not the abnormal condition that is addressed and dismissed, but the person who carries it. Sex selection is not a cure or a preventive treatment; instead, the Bill allows the selection of healthy human beings at their embryonic stage and the destruction of the defective ones.

But we wonder how clinics in will police the law against the sex selection of healthy embryos. If the commissioning adults are not allowed to request it, then will the clinic itself implant embryos without knowing their sex? Or will there, in fact, be a nod and wink between the clinic and the couple which will result in the sex selection of embryos in practice? We might never know.

In summary, while the AHR Bill aims to regulate and advance assisted human reproduction technologies, it raises severe ethical concerns. These include the potential for eugenic practices, the devaluation of embryonic lives with disabilities, the implications of sex selection, and the ethical considerations surrounding embryo research. Disturbingly, none of these concerns have been adequately discussed in the Oireachtas so far.

lunedì, giugno 24, 2024

A una fontana

A UNA FONTANA

di Umberto Bottone (Auro d'Alba)

Sempre la stessa, eterna litania,
sempre le gemme d'auro e d'argento
rutilanti una vecchia melodia.

O fontana di perla, o incantamento
di linfe piorne di tra bianche spume
ne l'alveo dolcemente sonnolento.

Nel mio piccolo cuor piange ogni lume
di vita, io vado sotto la carezza
del ciel: mi porta non so più qual fiume ...

Fontanella di rose, o tenerezza
notturna, che il mio cuore imparadisa,
che non si muore, dimmi, di tristezza?

Oh, morir fra le tue perlucce, in guisa
d'esser baciato da le cristalline
onde che in cielo ogni diamante fisa!

Morire fra le braccia de le ondine
voluttuosamente, in una sera
di maggio, fra ghirlande turchesine,

e sognare una morta primavera;
gloria d'un cielo che ora invano agogno,
al lume incerto di pallente cera:
nato pel sogno, morto per il sogno!


(Da "Lumi d'argento", 1906)

lunedì, giugno 17, 2024

Government doubles down on what amounts to commercial surrogacy



A Bill that will allow surrogacy is currently being debated in the Seanad as it reaches the final stages of approval. The Government tells us it will not recognise commercial surrogacy, but in fact it will do so by allowing big payments to surrogate mothers under the heading “reasonable expenses”.

The Assisted Human Reproduction Bill 2022 addresses numerous issues related to artificial reproduction, such as IVF and embryo experimentation, which have deep ethical problems. However, another controversial aspect of the Bill relates to commercial surrogacy, which is banned in all EU countries.

In a previous blog, we raised serious concerns about an earlier draft of the Bill. With its progress in the Oireachtas, some approved amendments have exacerbated these issues, making the situation even worse.

An older version of the Bill would have banned payment of agencies or professionals who liaise with the surrogate mothers and organise the financial transactions with the commissioning parent(s).

The big change in the new version of the law is that while payment of intermediaries is still banned in Ireland, it allows for the payment of intermediaries overseas.

This double standard was criticised by a document of the Attorney General's office in 2022 but the Minister for Health, Stephen Donnelly, has ignored these warnings.

By permitting the payment of intermediaries abroad, the amended Bill is further endorsing a disguised form of commercial surrogacy, as these intermediaries often charge premium rates for their services.

The Bill purports to ban commercial surrogacy within the state, however, a closer examination reveals a loophole-laden framework that permits a multitude of “reasonable expenses” effectively transforming what is claimed to be altruistic surrogacy into a commercial endeavour under a different guise. 

The scope of what constitutes “reasonable expenses” has been expanded in the new version of the Bill and includes numerous categories that significantly blur the line between altruistic and commercial surrogacy.

First, the Bill permits compensation for any loss of income the surrogate mother might incur due to her pregnancy. This can include a period of up to six months around the time of birth. If you are in a demanding, but low-paid job on casual hours and you are offered what amounts to a steady wage for up to six months, how is this not commercial, in effect? The period can be extended to 12 months if the surrogate is not able to work because of medical complications. 

In practical terms, this provision means that a surrogate could receive a substantial sum if she has a well-paying job, thereby creating a financial incentive rather than merely covering a loss. 

In the amended version of the Bill, the definition of loss of income has been expanded to include any “net loss” and this applies not only the surrogate mother but also the woman who donates the eggs.

Moreover, the Bill allows for the reimbursement of pre-natal and post-natal medical expenses. The extent of these expenses can be substantial, encompassing everything from routine check-ups to more complex medical treatments and procedures. Given the high costs associated with reproductive medicine, these reimbursements alone could amount to significant sums.

Travel and accommodation expenses related to medical appointments and the birth process are covered by “reasonable expenses”. This provision opens the door to potential exploitation. For instance, surrogates living far from top-tier medical facilities could claim extensive travel expenses, including frequent trips and extended stays in comfortable accommodations, all funded by the intending parents.

The Bill includes allowances for various supportive services. Surrogates can be reimbursed for housekeeping or childcare services if they are unable to perform these tasks due to their pregnancy. Maternity clothing and pregnancy aids are similarly covered, further increasing the financial support provided to the surrogate.

Counselling services, both legal and psychological, are another category of “reasonable expenses”. The surrogate mother and intending parents must receive independent legal advice, the costs of which are to be borne by the intending parents. These legal fees can be quite high, especially if involving extensive consultations or complex legal procedures. In practice, not only the surrogate mother but many other professionals involved in the surrogacy arrangement will be compensated under the broad heading of “reasonable expenses”.

The cumulative effect of these allowances is that the surrogate mother could receive a considerable amount of money. This comprehensive financial coverage effectively transforms surrogacy arrangements that are presented as purely altruistic into something that provides significant financial benefits to the surrogate mother. (In Canada, a surrogate mother can receive between $18,000 and $35,000, which is €12,000 to €24,000.)

In conclusion, while the Bill claims to ban commercial surrogacy, it does nothing of the sort in practice as it endorses commercial surrogacywhen it happens abroad. Moreover, its broad definition of reasonable expenses, when it happens in Ireland, creates a framework that is equivalent to commercial surrogacy in practice.

The Government is taking us for fools and the latest version of the Bill is even worse than the older version in this regard.

giovedì, giugno 13, 2024

The number of abortions in hte UK reaches a new high

 

The number of abortions carried out in the UK in 2022 rose to its highest ever, according to new data, while births continued to decline. More than a quarter of pregnancies are now terminated before birth.

The year 2022 marked the highest number of recorded abortions in England and Wales since the Abortion Act was introduced. According to the latest official statistics, there were 251,377 abortions in 2022, reflecting a huge 17pc increase over the previous year. This significant surge has brought the annual abortion rate to 20.6 per 1,000 women aged 15 to 44 years. The rate was 16.4 ten years earlier.

Also in 2022, there were 605,479 births in England and Wales, which translates  to approximately 37 abortions for every 100 live births. In other words, for every 100 babies conceived, more than a quarter (about 26) were aborted.

Scotland also saw a rise in terminations of life. Scottish statistics are reported a year ahead compared to English data, showing that in 2023 there were 18,207 abortions, a 10pc increase from 16,607 in 2022. This increase was observed across all age groups, with the abortion rate rising from 16.1 to 17.6 per 1,000 women aged 15–44, up from 11.5 in 2013.

While the rise had been gradual and constant over the past decade, recent figures represent a sharper uptick, explained by the widespread use of abortion pills. These accounted for 86pc of all abortions in England and Wales in 2022, and for 98pc in Scotland. Introduced as temporary measures during the Covid pandemic, the English and Scottish governments made the option to take both abortion pills at home permanent in 2022. Consequently, 61pc of all abortions in 2022 took place at home in England, while the figure for Scotland in 2023 was 57.6pc.

The England and Wales report highlights that a significant proportion of abortions in 2022 were repeat procedures. Specifically, 41pc of women undergoing abortions had previously had one or more abortions, up from 37pc in 2012.

Regarding marital status, the data remains consistent with previous years. In 2022, 82pc of abortions were performed on women whose marital status was recorded as ‘single.’ Among these, 51pc were single with a partner. These proportions have remained relatively stable over the last decade.

In 2022, 201 Irish residents had an abortion in England, not a substantial change from the 206 in the previous year. Of these, 53.5pc were single and 10pc had had a previous abortion. 80pc identified their ethnicity as Irish. For women resident in Ireland, the proportion of abortions performed under Ground C (the mental or physical health of the woman) increased from 50pc in 2021 to 63pc in 2022, while those under Ground E (substantial risk of fetal abnormality) decreased from 50pc to 37pc.

In at least 37 cases the baby was diagnosed with Down Syndrome, but in this respect the statistics are incomplete, and the actual number might be higher.

Public opinion and policymakers should reflect on these tragic figures and discuss how to reverse the deadly trend. Instead, both governments and opposition parties in the UK, as well as here in Ireland, are making abortion laws and policies increasingly liberal. This, coupled with the declining numbers of births and marriages, raises significant concerns about the future demographic and social landscape.