mercoledì, ottobre 01, 2014

Winslow Homer, a few watercolours

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lunedì, settembre 29, 2014

Revised children and family proposals fail to tackle tangle web of family life

Revised children and family proposals fail to tackle tangle web of family life

domenica, settembre 28, 2014

ELEMENTI MINIMI PER UNA CRITICA A KARL POPPER. di L. Copertino

Su Avvenire, il quotidiano cattolico, Dario Antiseri ha pubblicato, il 16.09.2014, un ricordo di Karl Raimund Popper e del suo pensiero per indicare quale è, per il noto pensatore, amico di Friedrich August von Hayek, la linea di demarcazione tra una “società aperta” ed una “società chiusa” (1). Antiseri è, notoriamente, innanzitutto un liberale che poi si fregia di professare la fede cattolica. Le basi, però, del pensiero di Antiseri sono in Ludwig Wittgenstein che è come dire nel soggettivismo gnoseologico ed etico. Il che dovrebbe porre ad Antiseri qualche serio problema in ordine al suo cattolicesimo.
Ma, tornando a Popper, è interessante constatare quanto egli abbia frainteso Platone, assimilandolo ai pensatori immanentisti che hanno preparato, nella modernità, la via al totalitarismo politico. Noi non possiamo, in quanto cattolici, gettare alle ortiche il grande ateniese sia perché, con le sue intuizioni circa la Trascendenza, è un anticipatore – certo con molte deficienze dal momento che non conosceva ancora la Rivelazione che stava per giungere da Gerusalemme – della filosofia e dell’etica cristiana, sia perché la sua teoria politica non è affatto totalitaria proprio in quanto essa è aperta verso l’Alto, verso l’intuita Trascendenza della Verità, laddove, invece, a ben osservare, è proprio la “società aperta” popperiana, aperta piuttosto verso il basso quindi effettivamente chiusa alla Trascendenza delle basi teo-antropologiche della vita sociale, a rivelarsi, alla prova storica dei fatti, compiutamente totalitaria ossia compiutamente immanentista, nel senso nel quale, ad esempio, Augusto Del Noce riteneva l’Occidente liberale come un perfetto sistema di reificazione, sotto forma di mercificazione, dell’uomo e quindi come la sconfessione, per eterogenesi dei fini, dell’etica kantiana, fondativa dell’Occidente, per la quale l’uomo deve essere sempre trattato come un fine e mai come una mezzo(2).
Se proprio vogliamo usare una terminologia moderna, la teoria politica di Platone, lungi dall’essere totalitaria, perché non immanentista, è, casomai, una filosofia “autoritaria”, meglio sarebbe dire “autorevole”, dello Stato che è certamente posto, quale Comunità Politica, al di sopra della “società civile” ma senza che gli sia lecito – e laddove trasformandosi in senso immanentista, ossia decadendo, tentasse di farlo tradirebbe illegittimamente la sua natura e vocazione – assorbirla o assorbirne i corpi intermedi, i quali in esso, nella sua orbita e circoscrizione spazio-temporale, vivono liberamente ma da esso sono coordinati e tutelati.
Popper non comprende Platone perché per lui al centro di tutto vi è – si badi! – non la persona ma il fantoccio astratto ed inesistente dell’individuo, entità irreale che pretende di darsi solipsisticamente come unità matematica interagente meccanicamente, ossia contrattualisticamente, con le altre unità individuali. Al contrario, la persona, in una concezione squisitamente personalista e comunitaria che non può assolutamente prescindere dal fondamento trascendente, a meno di non equivocare come fa anche Popper sul significato autentico dell’“organicismo”, non è mai data in astratto ma sempre concretamente in relazione organica, e non contrattuale, con le comunità di appartenenza, dalla famiglia fino alla professione, dal comune fino alla nazione, dalla classe sociale fino alla patria.

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giovedì, settembre 25, 2014

Mario, un cavaliere per amico.

Mario, un cavaliere per amico.:

mario-adinolfidi Costanza Miriano

Non so se in cielo facciano il casting, ma per il personaggio del cavaliere che viene da una terra lontana (è tra i fondatori del PD) ad affiancare “le divisioni del Papa” – come avrebbe detto Stalin – io avrei scelto un altro tipo. Che so, uno a cavallo, con una bella armatura. O almeno un serio e stimato professionista in gessato. Non uno separato, sovrappeso, giocatore di poker a livello internazionale, sposato a Las Vegas, un orso che va in giro in tuta e sembra fregarsene delle formalità. Eppure Dio deve essersi innamorato pazzamente di lui (anche io, se mio marito e sua moglie mi passano il termine, adesso che lo conosco sono pazza di lui) perché questo tipo completamente sbagliato per la parte, invece, la sua parte la sta facendo benissimo, come invece tanti di noi bravi negli esercizi di devozione abbiamo dimenticato di fare.

Sì, perché Mario Adinolfi, che appunto ha fondato con altri il più grande partito della sinistra italiana e lo ha rappresentato in Parlamento, giornalista brillante, intelligenza affilata e grande cultura, ha fatto sua la missione di riportare il buon senso perduto nella politica e nell’informazione, e ha scritto un libretto prezioso come il pane (e che come il pane va a ruba). Si chiama Voglio la mamma. Lo ha stampato a sue spese, e chi non lo vuole pagare lo può leggere anche su facebook completamente gratis. Nonostante questo ne ha vendute decine di migliaia di copie, lo porta in giro per l’Italia dove lo invitano sempre di più, e dove riempie piazze e sale. Per annunciare cosa? Per esempio che i bambini hanno bisogno di un padre maschio e di una madre femmina (almeno lei finora era stata garantita, anche in caso di maschi irresponsabili). Per dire che il corpo della donna non può essere sfruttato neanche a pagamento, perché le persone non sono cose. Per ammonire a non comprare i bambini se non si vuole riportare la civiltà duemila anni indietro. Per ricordare che la legge 40 vieta la “produzione” (che brutta parola) in laboratorio di bambini venuti da ovuli e spermatozoi di persone che non faranno poi i genitori di quel bambino, e che quella legge contro l’eterologa è stata approvata in Parlamento ed ha superato una raffica di referendum (mentre la 194 uno solo, e la maggioranza in aula era stata ristrettissima), mentre ora la si sta azzerando a colpi di sentenze della magistratura.

10420771_10152556382925428_7174789232244816293_nPer sottolineare che i bambini hanno diritto almeno di sapere da quale storia vengono, come si chiamasse il nonno, se anche lui fosse negato per la matematica e appassionato di montagna, e se la nonna amasse ridere e giocare a carte o sapesse fare i cannelloni. Per chiarire che non si può chiamare “buona morte” l’uccisione di persone malate, solo perché qualcuno ha giudicato che quella vita non fosse degna di essere vissuta, e per gridare al mondo che è orribile che in molti paesi si uccidano così anche i bambini “venuti male”, cioè non corrispondenti alle aspettative dei grandi. Per specificare che non è necessario essere cristiani (e Mario comunque lo è) per vedere certe assurdità, perché la difesa del più debole un tempo era nel codice genetico delle persone di sinistra, mentre oggi un simbolo, un guru di quell’area culturale come Roberto Saviano può definire “reazionaria miopia” quella di chi trova sbagliato consentire le adozioni agli omosessuali: non se ne esce, due maschi o due femmine non possono fare figli, e permettere loro di adottare significa spalancare una porta, un portone sulla mercificazione dei corpi delle donne (non erano loro quelle dell’”utero è mio e me lo gestisco io”? vale solo in Occidente? E le povere donne indiane?) e dei bambini. Certo, sono tutte cose ovvie, non c’era bisogno di scriverci un libro, no?voglio la mamma

No. Non sono ovvie. Sennò non si spiegherebbe perché in tanti lo vogliano sentir parlare, comprino il suo libro, fondino circoli per diffonderlo. La verità è che la maggior parte delle persone comuni, cioè quelle che non dirigono né scrivono giornali, o la pensano già come lui, oppure quando lo ascoltano non possono che scoprirsi d’accordo con lui. Già perché Mario, con la sua disarmante ragionevolezza, e con una buona quantità di dati e numeri e fatti incontrovertibili smaschera un sacco di bugie che ci fanno bere quasi tutti i giornali e i telegiornali inneggianti ai falsi miti di progresso (e, chissà come, per inciso, colti da amnesia sulle quotidiane persecuzioni ai cristiani).

E adesso, per fronteggiare la marea montante dell’informazione – sarebbe meglio dire della propaganda – mainstream che pare unanime nel denunciare la barbarie di chi crede ancora nella famiglia tradizionale, di chi si ostina a dire che i figli bisogna generarli alla vecchia maniera, lasciandoli alla madre che li partorisce, oppure adottarli se la madre non se ne può più fare carico, ecco, per fronteggiare le imponenti aggressive avanzate del nulla ha persino deciso di fondare un giornale, e non un quindicinale, ma un quotidiano, un’impresa massacrante e costosissima. Alla mia domanda “ma, scusa, i fondi?” Mario risponde tranquillo che Qualcuno assicurerà lo stesso finanziamento stanziato ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo, cioè esattamente tutto l’occorrente. Il quotidiano si chiamerà La Croce e vedrà la luce il 13 gennaio 2015. Non so perché questa data, ma per mia deformazione – controllo sempre il santo del giorno, se non lo ricordo – noto che è il giorno di Sant’Ilario, dottore della Chiesa, fiero avversatore delle eresie. Il suo dono – scrive Benedetto XVI – era “coniugare fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale”. Be’, Mario sotto la scorza dell’orso è una delle persone più simpatiche che conosco, e la sua fede, nonostante lui si affanni sempre a dichiarare di essere un peccatore, nonostante a messa si sieda nelle ultime file, nonostante non abbia il look da parrocchia, è una delle più forti che abbia mai visto.

 fonte: Credere