giovedì, novembre 06, 2008

Viva il neonatologo che considera i bambini non persone!

Perché vi scandalizzate? Perché affettate sofferenza e offesa quando un neonatologo italiano di nome Gianfranco Vazzoler dice in un rispettabile convegno che “i feti, i neonati, gli infanti, i ritardati mentali gravi e coloro che sono in uno stato vegetativo permanente costituiscono esempi di non-persone umane”? Che cosa c’è di così strano se un tecnico sanitario figlio di questa cultura, con il bollino progressista della Consulta di bioetica, afferma che “tali entità fanno parte della specie umana ma non sono persone”? Come mai trovate grave affermare che “il neonato non è una persona, perché persona è chi ha autocoscienza, senso morale e razionalità”? In base a quale principio o circostanza pratica vi permettete di indignarvi quando il neonatologo conclude che “per i malformati gravi può essere ragionevole praticare l’eutanasia come in Olanda” e come fu fatto sistematicamente nel Terzo Reich?

Certe volte l’ipocrisia è spregevole. Abbiamo ricordato per mesi alcune elementari verità di fatto. Che nel mondo ogni anno cinquanta milioni di feti, che noi chiamiamo bambini non nati, vengono abortiti volontariamente per cause materiali o per altre cause rimuovibili con politiche pubbliche di difesa e promozione della natalità e della maternità. Che la deriva eugenetica dell’aborto selettivo ha cambiato la natura del fenomeno, incorporandolo nella serialità determinata da un uso ideologico e nullista delle tecniche di indagine prenatale, alimentando folli e insane paure che hanno clinicizzato la gravidanza riducendola a malattia sociale. Che a trent’anni dal varo di leggi che dovevano in teoria tutelare la salute delle donne e la loro autodeterminazione, affermando la non punibilità dell’aborto ma non la sua legittimità in quanto diritto di libertà, sul corpo e sull’anima delle donne e dei bambini concepiti si pratica la più feroce violenza sistematica, in un clima di indifferenza morale collettiva mascherata da rispetto per i diritti umani delle donne.

Che milioni di bambine vengono scartate in Asia e ne è impedito l’accesso alla vita, con aborto seriale e selettivo incentivato e talora forzato, per il solo fatto di essere bambine (il che è forse l’unico crimine paragonabile, come diceva Giovanni Paolo II, alla shoah ovvero allo sterminio razziale degli ebrei d’Europa, selezionati e uccisi in quanto ebrei). Abbiamo cercato di spiegare che bisogna cambiare la dichiarazione universale dei diritti umani, ratificata dall’Onu sessanta anni fa, e inserire dopo la parola “vita” la frase, “dal concepimento alla fine naturale”. Che se non si fa questo la moratoria della pena di morte è solo un atto di viltà ideologica. Siamo in occidente, cioè in quella parte di mondo in cui sta per essere eletto presidente degli Stati Uniti un maschio di quaratasette anni che ha definito “una questione al di là delle mie competenze” la domanda su dove abbia inizio la vita della persona. E ha anche detto di non augurarsi che, per un errore nella gestione della loro sessualità, le sue figlie fossero “punite con la nascita di un bambino”. E ha anche votato contro l’obbligo di rianimare e curare i feti nati da un aborto terapeutico o in altre circostanze neonatali.

Le giovani scrittrici fanno inchieste combattive e molto applaudite a onorare il diritto d’aborto violato. Volano uova, pomodori, sedie in ferro battuto, bombe carta e fuomogeni contro i comizi di una minuscola lista elettorale che non vuole la tolleranza verso l’aborto, senza chiedere l’abrogazione delle leggi che lo depenalizzano, senza pensare nemmeno alla possibilità di un obbligo di partorire sanzionato penalmente. Ci si mobilita per difendere il diritto alla privacy di una giovane partoriente che ha abortito, con autorizzazione e certificato clinico irresponsabile e automatico, un bambino affetto da sindrome di Klinefelter, malattia controllabile e diffusa, e non grave malformazione; e non ci si accorge del fatto che un bambino viene ucciso perché malato. Da alcuni mesi opera un governo eticamente anarchico, epperò ricco di buone intenzioni e di personalità che si dicono impegnate sul terreno bioetico, ma nulla è stato fatto e probabilmente nulla si farà per rovesciare la neutralità dei pubblici poteri rispetto all’aborto moralmente indifferente, e per difendere le donne, l’intera società e i bambini non nati dalla mostruosa fabbrica di centotrentacinquemila aborti l’anno.

E in questa situazione materiale, politica, civile e morale; in un paese in cui si discute con accanimento filosofico di testamento biologico e di eutanasia; in questa cultura in cui tutti portano fiori al concetto di autodeterminazione della persona come decisione per la morte; di questi tempi e da queste parti ora voi dite di soffrire perché un neonatologo ha detto quel che è il risvolto naturale di mezzo secolo di deriva antinatalista? Ma andate a farvi fottere.


Il Foglio, 3 novembre 2008.