venerdì, ottobre 22, 2010

Un aforisma al giorno

Un aforisma al giorno: ""A forza di pensare in solitudine e con orgoglio si finisce per diventare degli idioti. Tutti gli uomini senza il cuore tenero alla fine si ritroveranno col cervello tenero".

Gilbert Keith Chesterton, Ortodossia

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sabato, ottobre 16, 2010

Il bambino è malato? Allora la madre surrogata deve abortire - Da Il Foglio

Il bambino è malato? Allora la madre surrogata deve abortire - Da Il Foglio: "

Una coppia di Vancouver ha voluto che la donna da cui aveva affittato l'utero non partorisse il figlio Down


Cronache dal Mondo Nuovo. Dopo aver fatto ricorso all'utero in affitto per avere un figlio, una coppia di Vancouver ha scoperto con l'amniocentesi che il bambino atteso era affetto da sindrome di Down. A quel punto, ha preteso che la "madre surrogata" abortisse. La vicenda è finita sui giornali canadesi solo perché la madre surrogata all'inizio si è rifiutata di dar seguito alla richiesta della coppia. Ne è nato un contenzioso – davvero degno della fantasia di Huxley e del suo "Brave New World" – sul valore dell'accordo privato concluso in precedenza, che garantiva ai committenti la possibilità di rifiutare un figlio malato. I due genitori biologici hanno annunciato che se il bambino fosse nato (ma alla fine l'aborto c'è stato), loro non avrebbero assunto nei suoi confronti nessuna responsabilità. E' la logica commerciale: c'è una coppia di committenti, c'è una prestatrice d'opera (ufficialmente a titolo di solidarietà, perché le regole canadesi lo richiedono, ma un pagamento c'è: lo chiamano "rimborso spese"), c'è un prodotto che deve rispettare certi standard. Se il prodotto è difettoso, il committente recede, e con lo stesso diritto con cui si noleggia una donna per una gestazione, le si intima di interromperla.

Intervistata dal quotidiano National Post, Juliet Guichon, bioeticista dell'Università di Calgary, avanza dubbi sull'applicazione di 'regole commerciali al concepimento di figli'. Sally Rhoads, che con il sito Surrogacy in Canada assiste le coppie che ricorrono all'utero in affitto, pensa invece che 'le parti dovrebbero accordarsi fin dall'inizio sul da farsi, e garantirsi di pensarla nello stesso modo sull'aborto'. La contrattualistica procreativa va solo perfezionata. Alcuni stati americani consentono alla coppia committente di portare in tribunale la fornitrice di utero, allo scopo di recuperare il compenso già corrisposto, se questa si ostina a voler partorire un bambino nel frattempo diventato indesiderato. In Canada, in altri tre casi di rottura imprevista del contratto di maternità surrogata (le coppie committenti avevano divorziato mentre le gestazioni erano in corso), le fornitrici di utero hanno deciso di partorire e di tenere con sé i bambini, dei quali sono diventate madri a tutti gli effetti.

Questo accade nel mondo ricco. "E' etico pagare i poveri del mondo per far loro partorire i nostri bimbi?", si chiedeva un anno fa Vanity Fair, con un impressionante reportage sulle moderne schiave indiane dell'utero in affitto. I signori Pankert di Tubinga – uno storico dell'arte lui e una direttrice di banca lei – si sono risposti di sì. E visto che la Germania proibisce severamente sia l'eterologa femminile sia l'utero in affitto, si sono rivolti a una delle tante cliniche indiane della fertilità. Sono nati i gemelli Jonas e Philip, frutto di una fornitura di ovociti e di utero in affitto da parte di due diverse donne indiane, al modico prezzo di seimila euro. Ma i bambini, scrive lo Zeit, vivono ancora a Jaipur con il padre, perché non hanno passaporto. Sono tedeschi, dicono le autorità indiane, che consentono ormai tutte le pratiche eterologhe, per coppie e per single, ma non intendono dare la cittadinanza alle centinaia di bambini che ogni anno nascono nel paese grazie a quelle pratiche. Sono indiani, replicano i tedeschi, per i quali vale la nazionalità della donna che ha partorito i gemelli.


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giovedì, ottobre 14, 2010

Lo spazio della parola

Verrà presentato oggi a Napoli, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale, il volume Lo spazio della parola, al quale ho contribuito con un articolo sulla comunicazione verbale fra uomo e animale.
Si tratta di un volume celebrativo in onore del prof. Michele Malatesta che per decenni ha insegnato Logica presso l'Università di Napoli 'Federico II' e dal quale ho imparato tanto.


CASTAGNA M. - DE CARLO S. (a cura di)

Lo spazio della parola.
Studi in onore di Michele Malatesta

Napoli 2010, pp. 255
€ 15,00

Questo volume è sigillo di un debito - di per sé inestinguibile - nei confronti di Michele Malatesta, professore di Logica nell'Ateneo federiciano, che, ricollocando la filosofia in una dimensione esperienzale, ci ha accompagnati per tanti anni nei dedali della logica con umanità, cura e rigore. Il pensiero, come il linguaggio, nasce nei giorni felici, negli spazi aperti del confronto, nell'ironia dei fallimenti e delle rimesse in gioco, nella consapevolezza del suo essere performativo, In un simile orizzonte, è compito della filosofia custodire responsabilmente lo spazio della parola e dei suoi maestri educare ad un esercizio consapevole dell'analisi e dell'argomentazione, in un rivolgimento che obbliga ad un apprendistato continuo. Nei corridoi del Dipartimento di Filosofia "A. Aliotta" dell'Università di Napoli Federico II, la risata contagiosa di Malatesta é stata quotidiano richiamo alla calviniana leggerezza del sapere, pungolo, principio inderogabile di messa in movimento. Come scriveva Joao Guimaraes Rosa, «solo quello che la gente può pensare in piedi - é quello che vale», e Malatesta pensava parlando e camminando.

lunedì, ottobre 11, 2010

We Need to Talk About Gilbert

We Need to Talk About Gilbert: "



So the 'difficult second meeting' hump has been surmounted and the GK Chesterton Society of Ireland is now a time-hallowed, ivy-strewn institution!

We met last Saturday in the cosy surroundings of the Central Catholic Library, which is indeed a much-overlooked cultural treasure. Librarian Peter Costello even showed us some original copies of GK's Weekly, as well as giving us a tour of the library. Several new members attended.

Proceedings began with a lengthy paper by your blog host on the subject of Chesterton and Ireland. Having patiently endured this, the attendees fell to discussing many aspects of Chesterton's work, including Distributism, poetry, the Father Brown stories and Chesterton's historical writings.

Angelo Bottone then made several announcements, including the fact that our English counterparts were holding a Chesterton conference in Beaconsfield on the very same day.

After that Peter Costello showed us around the library itself. There was much enthusiasm for future meetings.

Thanks to everybody for coming!
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domenica, ottobre 10, 2010

Rubric


Vi segnalo Rubric, l'informazione al cubo.


sabato, ottobre 09, 2010

BLESSED JOHN HENRY NEWMAN, PRIEST

BLESSED JOHN HENRY NEWMAN, PRIEST: "
Born in London in 1801, he was for over twenty years an Anglican clergyman and Fellow of Oriel College, Oxford. His studies of the early Church led him progressively towards Catholicism, and in 1845 he embraced “the one true fold of the Redeemer”. In 1847 he was ordained priest and went on to found the Oratory of St Philip Neri in England. He was a prolific and influential writer on a variety of subjects. In 1879 he was created Cardinal by Pope Leo XIII. Praised for his humility, unstinting care of souls and contributions to the intellectual life of the Church, he died in Birmingham on 11 August 1890.

From the Common of Pastors, with the psalms of the day.


Office of Readings

SECOND READING


From the writings of Blessed John Henry Newman, Priest

(Apologia Pro Vita Sua, Chapter V: Position of My Mind since 1845, London 1864, pp. 238-239, 250-251)

It was like coming into port after a rough sea.


From the time that I became a Catholic, of course I have no further history of my religious opinions to narrate. In saying this, I do not mean to say that my mind has been idle, or that I have given up thinking on theological subjects; but that I have had no variations to record, and have had no anxiety of heart whatever. I have been in perfect peace and contentment; I never have had one doubt. I was not conscious to myself, on my conversion, of any change, intellectual or moral, wrought in my mind. I was not conscious of firmer faith in the fundamental truths of Revelation, or of more self-command; I had not more fervour; but it was like coming into port after a rough sea; and my happiness on that score remains to this day without interruption.

Nor had I any trouble about receiving those additional articles, which are not found in the Anglican Creed. Some of them I believed already, but not any one of them was a trial to me. I made a profession of them upon my reception with the greatest ease, and I have the same ease in believing them now. I am far of course from denying that every article of the Christian Creed, whether as held by Catholics or by Protestants, is beset with intellectual difficulties; and it is simple fact, that, for myself, I cannot answer those difficulties. Many persons are very sensitive of the difficulties of Religion; I am as sensitive of them as any one; but I have never been able to see a connexion between apprehending those difficulties, however keenly, and multiplying them to any extent, and on the other hand doubting the doctrines to which they are attached. Ten thousand difficulties do not make one doubt, as I understand the subject; difficulty and doubt are incommensurate. There of course may be difficulties in the evidence; but I am speaking of difficulties intrinsic to the doctrines themselves, or to their relations with each other. A man may be annoyed that he cannot work out a mathematical problem, of which the answer is or is not given to him, without doubting that it admits of an answer, or that a certain particular answer is the true one. Of all points of faith, the being of a God is, to my own apprehension, encompassed with most difficulty, and yet borne in upon our minds with most power.

People say that the doctrine of Transubstantiation is difficult to believe; I did not believe the doctrine till I was a Catholic. I had no difficulty in believing it, as soon as I believed that the Catholic Roman Church was the oracle of God, and that she had declared this doctrine to be part of the original revelation. It is difficult, impossible, to imagine, I grant;—but how is it difficult to believe? …

I believe the whole revealed dogma as taught by the Apostles, as committed by the Apostles to the Church, and as declared by the Church to me. I receive it, as it is infallibly interpreted by the authority to whom it is thus committed, and (implicitly) as it shall be, in like manner, further interpreted by that same authority till the end of time. I submit, moreover, to the universally received traditions of the Church, in which lies the matter of those new dogmatic definitions which are from time to time made, and which in all times are the clothing and the illustration of the Catholic dogma as already defined. And I submit myself to those other decisions of the Holy See, theological or not, through the organs which it has itself appointed, which, waiving the question of their infallibility, on the lowest ground come to me with a claim to be accepted and obeyed. Also, I consider that, gradually and in the course of ages, Catholic inquiry has taken certain definite shapes, and has thrown itself into the form of a science, with a method and a phraseology of its own, under the intellectual handling of great minds, such as St Athanasius, St Augustine, and St Thomas; and I feel no temptation at all to break in pieces the great legacy of thought thus committed to us for these latter days.


RESPONSORY Ephesians 3:7, 10; John 16:13

R. Of this Gospel I was made a minister according to the gift of God's grace which was given me by the working of his power,* that through the Church the manifold wisdom of God might be made known.

V. When the Spirit of Truth comes, he will guide you into all the truth.

R. That through the Church the manifold wisdom of God might be made known.


PRAYER

O God, who bestowed on the Priest Blessed John Henry Newman the grace to follow your kindly light and find peace in your Church; graciously grant that, through his intercession and example, we may be led out of shadows and images into the fulness of your truth. Through our Lord Jesus Christ, your Son, who lives and reigns with you in the unity of the Holy Spirit, one God, for ever and ever.

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Ps.
Qui la traduzione in altre lingue, tra le quali l'italiano.

venerdì, ottobre 08, 2010

Intervista

Qui trovate l'intervista su Newman che ho concesso a Radio Marconi il mese scorso.

mercoledì, ottobre 06, 2010

New Newman Book by Dr. Angelo Bottone

New Newman Book by Dr. Angelo Bottone: "
In light of Newman's recent beatification, it gives me great pleasure to share with readers of the Duhem Society blog, the news of the publication of the first comprehensive treatise concerning Bl. Newman's works in relation to his quest to establish a Catholic University in Dublin. This book is written by none other than Dr. Angelo Bottone, one of this blog's contributors and a founding member of the Duhem Society. Our congratulations to you Angelo!

Further details and purchasing information is available from the publisher's website:
http://www.zetabooks.com/new-releases/angelo-bottone-the-philosophical-habit-of-mind.-rhetoric-and-person-in-john-henry-n.html
(H/T Magdalen)

This is the first comprehensive study of John Henry Newman's works related to his foundation of a university in Ireland. It considers his Dublin Writings (1851-1859) in their totality and full meaning, in an attempt to show that they share a unity that is not merely chronological but also conceptual. It analyses Newman's volumes, articles and sermons produced while he was in residence in Dublin and explains the historical background that led to the establishment of the Catholic University of Ireland. This work offers an original exploration of the influences of philosophers such as Aristotle, Cicero and Locke on Newman's own thought. Aristotle's inspiration is presented in a new light and compared with Ciceronian rhetoric and the Utilitarianism of Locke and his followers. Moreover, the intellectual, moral and artistic dimensions of the human person in Newman's Dublin Writings are discussed, in conjuction with his concepts of the unity of knowledge and of the philosophical habit of mind. The final chapter is the author's personal reflection on the issues that Newman raised, with reference to the development of university education and to contemporary thinkers such as Derrida and MacIntyre.

Testimonia

Angelo Bottone has covered some aspects of Newman from an original perspective, focusing particularly on the rhetorical elements of his writings. In this respect, his work is innovative, as Newman’s Dublin Writings have been always considered only for their contribution to a debate on education. Angelo Bottone covers new areas, like the influence of Cicero or the role of the study of foreign and ancient languages in the university founded by Newman. Angelo Bottone’s book and its timing for publication may generate new perspectives on this period of Newman’s life. He has given a philosophical flavour to this study, which is novel as other authors have written about Newman mostly from a theological or educational view point. (Domenico Iervolino, University of Naples)

Bottone's book is an historical and thematic treatment of Newman's Dublin writings, the best known of which is The Idea of a University. The merit of this work is that is makes available an account of many other writings of Newman that are not generally available, and presents an integrated interpretation of them. Reading The Idea of a University in the context of his other Dublin writings allows the reader to gain a more complete and nuanced understanding of this centrally important text. (Gerard Casey, University College Dublin)

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martedì, ottobre 05, 2010

Ecco il Grand Slam di sabato...

Ecco il Grand Slam di sabato...: "
Basta fare click sulla foto in jpeg e dovreste vedere bene il tutto.

Bella roba.

Grazie a Bobo, a Fabio e a Il Foglio.
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venerdì, ottobre 01, 2010

101

Mercoledì la mia cara nonna ha compiuto 101 anni ed oggi è finita sul bollettino ANSA.

(ANSA) - SCHIAVI D'ABRUZZO (CHIETI), 1 OTT - Schiavi d' Abruzzo paese dei centenari: in questi giorni si festeggiano ben due compleanni a tre cifre.

Lo scorso 29 settembre ha spento la sua candelina numero 101 Rosina Di Carlo, classe 1909. Domenica 3 ottobre, la signora Gentile Giovannucci varchera' la soglia dei 103 anni, essendo nata nel 1907. E se le donne, o meglio le nonne, di Schiavi danno prova di una invidiabile longevita', gli uomini cercano di difendersi come meglio possono: a gennaio per Ascenzo Cirulli, classe 1910, e' sono previste 101 candeline. (ANSA).

La nostra traduzione dell'articolo di William Oddie sulla santità di Chesterton, che come Chestertoniani italiani sottoscriviamo integralmente.

La nostra traduzione dell'articolo di William Oddie sulla santità di Chesterton, che come Chestertoniani italiani sottoscriviamo integralmente.: "
Sabato 9 ottobre, tra una settimana da questo Sabato, staremo tutti celebrando, per la prima volta, la festa del beato John Henry Newman dell'Oratorio. E' un momento molto importante, questo; ho portato tutto a casa con una cosa molto semplice domenica scorsa, alla messa all'Oratorio di Oxford: al ritorno dall'altare dopo aver ricevuto la Santa Comunione, lì sul retro della chiesa ho visto per la prima volta il nuovo Santuario di Newman dell'Oratorio, con candele votive accese e persone inginocchiate dinanzi ad esso; sembrava tutto così determinato, così naturale, e ancora prima della beatificazione di questo mese sarebbe stato quasi impensabile.

E il 9 ottobre si terrà la sua festa. Lo stesso giorno parlerò a una conferenza organizzata da un gruppo chiamato Chesterton in the Chilterns su Chesterton e Newman. La data è stata scelta per questa conferenza (per i dettagli vai al sito della Chesterton Society inglese) prima dell'annuncio della data della festa di Newman: ma la felice coincidenza mi porta a suggerire che potrebbe essere ora il tempo di iniziare seriamente a pensare a una domanda inevitabile: dopo John Henry Newman, chi sarà il prossimo? La mia risposta è che può essere solo Gilbert Keith Chesterton.

L'obiezione ovvia è che Chesterton non era affatto simile alla nostra idea di come dovrebbe apparire un santo o come dovrebbe comportarsi. Era molto dedito ai piaceri della tavola, era enormemente, a volte sfrenatamente divertente, era l'opposto di Newman sotto molti aspetti (anche se Newman ha avuto anche un brillante senso dell'umorismo). Il defunto Cardinale Emmet Carter lo ha definito nel 50° anniversario della sua morte come una di quei 'santi laici', che 'hanno esercitato un ruolo veramente profetico nella Chiesa e nel mondo', ma non credeva che allora sarebbe stato possibile introdurre una causa per la sua canonizzazione finale, dal momento che egli non pensava 'che siamo sufficientemente emancipati da alcune idee sulla santità' - anche se poi ha cambiato idea.

L'illustre storico JJ Scarisbrick, però, pensava che la sua santità è così chiara che l'apertura della sua Causa dovrebbe infatti essere seriamente contemplata. 'Sappiamo tutti', ha risposto, 'che era un uomo tanto enormemente buono quanto enorme. Il punto è che lui era più di questo. C'era una speciale integrità e innocenza su di lui, una speciale devozione al bene e alla giustizia... Soprattutto, c'era quel possesso della Verità mozzafiato, intuitivo (quasi angelico) e la consapevolezza del soprannaturale che solo una persona veramente santa può godere. Questo è stato il dono eroico dell'intelligenza e comprensione - e dell'eroica profezia. Era un gigante, sia spiritualmente che fisicamente. C'è mai stato nessuno come lui nella storia cattolica? '.

Sono d'accordo; e questo è quello che io e un gruppo di illustri teologi sosterremo in un libro intitolato La Santità di GK Chesterton, da pubblicare entro la fine dell'anno. Nel frattempo, perché non andare alla conferenza di Beaconsfield, il 9 ottobre? Magari ci vediamo lì.
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