Cari amici, questa è vicenda che ho vissuto e sto vivendo io stesso. E voi potete fare a meno di domandarvi se l’appuntamento abbia veramente il volto angoscioso della verità o se qualche pietoso parroco, commosso da tanti spettacoli di incolmabile miseria, abbia «caricato» le tinte per raggiungere il benefico scopo.
Un sardo, un fierissimo sardo, rude come una tanca e incrollabile come un nuraghe, tutto fuoco e tutto gelo, a seconda che ami o che non ami, se ne andò volontario in Africa, ai tempi della riconquista della Libia, allora consentita ed oggi contesa alla gente nostra, ricca soltanto di cuore e di braccia.
Se ne andò felice di fare un po’ di largo alla Patria che adora e fece tutto il suo dovere, il che è più arduo, talvolta, dello stesso eroismo.
Una notte di battaglia la sua mitragliatrice scoppiò e una fiammata lo investì. Credette lì per lì di essere diventato cieco; ma dopo mesi durissimi di ospedale e di tormenti la vista, lentissimamente, tornò e, con la vista, la speranza.
Fedele a tutta prova alla sua missione di soldato, come sanno essere i sardi, tale rimase per lungo tempo, logorandosi di non poter più battersi in linea, dove si era meritato il segno del valore.
Congedato dopo aver servito «con fedeltà e onore» (oh, ambito certificato d’un’epoca di galantuomini!), si sposò con una brava figliola del suo paese, che presto gli diede due figli; due candidati alla fame.
Fece il falegname, il manovale, l’uomo di fatica, il rivendugliolo. Impoverito anche nella vista, vede sempre con terrore avvicinarsi la sera. (Quante volte l’ho incontrato per via, disperato di non poter continuare da solo il cammino, e l’ho accompagnato fino a casa!).
Attualmente è disoccupato da oltre un anno ed è ridotto in condizioni pietose. Frattanto, costretta dal bisogno, la famiglia si è disgregata, dispersa. Un bambino è in Sardegna presso un parente; la moglie è al servizio in una famiglia che ospita anche l’altro figliuolo.
Lui — SALVATORE COGHE, Via Santa Maura 72, scala B, int. 8 - Roma — si sfama, quando ne ha la possibilità, con le minestre dei reduci.
Così la Patria ricompensa il valore e il sacrificio dei suoi figli?
So che il più delle volte non è la Patria ad essere ingrata, ma gli uomini, gli eventi; e so pure che Coghe farebbe il più umile dei servizi per ricostruire la sua famigliola, per vivere con la sua sposa e i suoi piccoli.
Chi vorrà aiutarlo?
Chi non sa che Gesù — membro Egli stesso della Sacra Famiglia — volle consacrata al Suo nome questa cellula vitale dell’umano consorzio?
Amici, bisogna trovare pane e lavoro a questo soldato fedele e soccorrerlo, intanto, come il Signore vi ispira.
Darete una grande consolazione a
BENIGNO
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