martedì, maggio 13, 2008

Il governo Berlusconi e l'esclusione dei cattolici

Da De Gasperi a Prodi, passando per Fanfani e Moro, Andreotti e Scalfaro, Cossiga e Martinazzoli, non era mai capitato, nel Dopoguerra italiano, che un governo della Repubblica non contasse nelle sue file esponenti di chiara identità cattolica. Non dunque semplici battezzati, ai quali naturalmente va tutto il nostro rispetto, ma esponenti di un mondo (quello associativo e comunitario di chiara matrice ecclesiale) nel quale avevano mosso i primi passi. Esponenti di un mondo cattolico nel quale avevano appreso i rudimenti della democrazia e della responsabilità attraverso la pratica comunitaria, acquisito le basi della dottrina sociale cristiana, imparato a pregare insieme e ad esercitare la dimensione del servizio. Tutte queste esperienze avevano finito per essere in qualche modo metabolizzate e trasferite nella prassi politica sotto il segno della moderazione e del riformismo che hanno contraddistinto gli anni della Ricostruzione e le stagioni del centrismo e del centrosinistra. Dal Craxismo a Tangentopoli, passando attraverso lo choc collettivo del delitto Moro, e sino alla nascita della Seconda Repubblica, in ogni modo è sopravvissuta, pur nel contesto di un neonato bipolarismo, una sorta di rappresentanza politica dei cattolici che ha sempre trovato posto nei governi. Di centrodestra come di centrosinistra. Ma qualcosa di importante è accaduto nello spazio politico italiano. È accaduto che si sia avviata una sorta di liquidazione totale di quella storia, che vede nella fotografia di gruppo del Berlusconi IV un`istantanea impietosa. Nel nuovo governo non c`è alcun rappresentante di quella tradizione, non democristiana beninteso, bensì cattolica. Non più esponenti con un passato associativo cattolico, frutti maturi di un tragitto educativo cattolico, testimoni di un`esplicita cultura di matrice cattolica. Molto si è detto del rapporto tormentato di Berlusconi con Pierferdinando Casini e dell`esclusione dal centrodestra di uno dei suoi soci fondatori e leader dell`unico partito che conserva nel suo Dna le radici cristiane, anzi un preciso riferimento alla dottrina sociale cristiana. Anche per lui, come per gli altri esponenti politici cattolici, sembra prevalere, nell`immaginario di Berlusconi, un`aura di inaffidabilità. Cattolici, dunque, inaffidabili, perché portatori di una cultura che mal si concilia, evidentemente, con questa stagione di governo. Per i cattolici, «i se e i ma» non sono strumenti di tatticismo politico. Essi fanno parte di una prassi, quella del discernimento, che affonda le radici in una concezione dell`uomo che impone la necessità di valutare ogni proposta alla luce di alcuni valori irrinunciabili. E questo probabilmente non è il tempo giusto per i cattolici, almeno al governo. A tutto ciò si aggiunga la presunzione di Berlusconi, tipica del suo profilo psicologico, di rappresentare in prima persona tutti gli interessi, compresi quelli dell`intero mondo cattolico. Un`impresa per chiunque, anche per un uomo molto dotato di empatia com`è lui. Altro discorso vale per il Parlamento, dove ci sono molti cattolici riconoscibili come tali. A loro spetterà il compito di rinnovare l`attenzione sui temi eticamente sensibili (vita, famiglia e libertà di educazione) senza trascurare le questioni della pace, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato. Tutti temi sui quali l`iniziativa dei parlamentari cattolici potrà essere decisiva, soprattutto se si svilupperà un sano trasversalismo che li porterà a confrontarsi senza pregiudizi e con la volontà di avviare un dialogo costruttivo, pur militando su sponde opposte. L`unità sui valori dovrà essere in questa legislatura ancora più marcata. Anche per sfatare il mito dell`inaffidabilità, a destra come pure a sinistra, dopo le vicende del Senato nella scorsa legislatura. Ma soprattutto perché il futuro non è affatto ipotecato. Poiché anche nella vita politica non si può soffocare per decreto ciò che è vivente, è impossibile immaginare uno sviluppo del Paese senza il contributo dei cattolici. E poiché non è detto che quanto sta accadendo non sia alla fine un bene, possiamo anche prefigurare che prima o poi nascerà un`altra classe dirigente a forte matrice cattolica in grado di guidare il Paese, interpretandone compiutamente il sentimento collettivo e la voglia di riscatto e di sviluppo. Nel frattempo, il mondo cattolico che tanto ha dato al Paese in termini di ricchezza religiosa e sociale, di sicuro non starà a guardare. Continuerà a far crescere ogni tipo di vocazioni: ecclesiali, culturali, sociali e politiche. Perché ci potranno pur essere governi italiani senza cattolici, ma un`Italia senza cattolici è sinceramente inverosimile.

Domenico Delle Foglie

L`Adige 11 Maggio 2008