giovedì, settembre 25, 2014

Mario, un cavaliere per amico.

Mario, un cavaliere per amico.:

mario-adinolfidi Costanza Miriano

Non so se in cielo facciano il casting, ma per il personaggio del cavaliere che viene da una terra lontana (è tra i fondatori del PD) ad affiancare “le divisioni del Papa” – come avrebbe detto Stalin – io avrei scelto un altro tipo. Che so, uno a cavallo, con una bella armatura. O almeno un serio e stimato professionista in gessato. Non uno separato, sovrappeso, giocatore di poker a livello internazionale, sposato a Las Vegas, un orso che va in giro in tuta e sembra fregarsene delle formalità. Eppure Dio deve essersi innamorato pazzamente di lui (anche io, se mio marito e sua moglie mi passano il termine, adesso che lo conosco sono pazza di lui) perché questo tipo completamente sbagliato per la parte, invece, la sua parte la sta facendo benissimo, come invece tanti di noi bravi negli esercizi di devozione abbiamo dimenticato di fare.

Sì, perché Mario Adinolfi, che appunto ha fondato con altri il più grande partito della sinistra italiana e lo ha rappresentato in Parlamento, giornalista brillante, intelligenza affilata e grande cultura, ha fatto sua la missione di riportare il buon senso perduto nella politica e nell’informazione, e ha scritto un libretto prezioso come il pane (e che come il pane va a ruba). Si chiama Voglio la mamma. Lo ha stampato a sue spese, e chi non lo vuole pagare lo può leggere anche su facebook completamente gratis. Nonostante questo ne ha vendute decine di migliaia di copie, lo porta in giro per l’Italia dove lo invitano sempre di più, e dove riempie piazze e sale. Per annunciare cosa? Per esempio che i bambini hanno bisogno di un padre maschio e di una madre femmina (almeno lei finora era stata garantita, anche in caso di maschi irresponsabili). Per dire che il corpo della donna non può essere sfruttato neanche a pagamento, perché le persone non sono cose. Per ammonire a non comprare i bambini se non si vuole riportare la civiltà duemila anni indietro. Per ricordare che la legge 40 vieta la “produzione” (che brutta parola) in laboratorio di bambini venuti da ovuli e spermatozoi di persone che non faranno poi i genitori di quel bambino, e che quella legge contro l’eterologa è stata approvata in Parlamento ed ha superato una raffica di referendum (mentre la 194 uno solo, e la maggioranza in aula era stata ristrettissima), mentre ora la si sta azzerando a colpi di sentenze della magistratura.

10420771_10152556382925428_7174789232244816293_nPer sottolineare che i bambini hanno diritto almeno di sapere da quale storia vengono, come si chiamasse il nonno, se anche lui fosse negato per la matematica e appassionato di montagna, e se la nonna amasse ridere e giocare a carte o sapesse fare i cannelloni. Per chiarire che non si può chiamare “buona morte” l’uccisione di persone malate, solo perché qualcuno ha giudicato che quella vita non fosse degna di essere vissuta, e per gridare al mondo che è orribile che in molti paesi si uccidano così anche i bambini “venuti male”, cioè non corrispondenti alle aspettative dei grandi. Per specificare che non è necessario essere cristiani (e Mario comunque lo è) per vedere certe assurdità, perché la difesa del più debole un tempo era nel codice genetico delle persone di sinistra, mentre oggi un simbolo, un guru di quell’area culturale come Roberto Saviano può definire “reazionaria miopia” quella di chi trova sbagliato consentire le adozioni agli omosessuali: non se ne esce, due maschi o due femmine non possono fare figli, e permettere loro di adottare significa spalancare una porta, un portone sulla mercificazione dei corpi delle donne (non erano loro quelle dell’”utero è mio e me lo gestisco io”? vale solo in Occidente? E le povere donne indiane?) e dei bambini. Certo, sono tutte cose ovvie, non c’era bisogno di scriverci un libro, no?voglio la mamma

No. Non sono ovvie. Sennò non si spiegherebbe perché in tanti lo vogliano sentir parlare, comprino il suo libro, fondino circoli per diffonderlo. La verità è che la maggior parte delle persone comuni, cioè quelle che non dirigono né scrivono giornali, o la pensano già come lui, oppure quando lo ascoltano non possono che scoprirsi d’accordo con lui. Già perché Mario, con la sua disarmante ragionevolezza, e con una buona quantità di dati e numeri e fatti incontrovertibili smaschera un sacco di bugie che ci fanno bere quasi tutti i giornali e i telegiornali inneggianti ai falsi miti di progresso (e, chissà come, per inciso, colti da amnesia sulle quotidiane persecuzioni ai cristiani).

E adesso, per fronteggiare la marea montante dell’informazione – sarebbe meglio dire della propaganda – mainstream che pare unanime nel denunciare la barbarie di chi crede ancora nella famiglia tradizionale, di chi si ostina a dire che i figli bisogna generarli alla vecchia maniera, lasciandoli alla madre che li partorisce, oppure adottarli se la madre non se ne può più fare carico, ecco, per fronteggiare le imponenti aggressive avanzate del nulla ha persino deciso di fondare un giornale, e non un quindicinale, ma un quotidiano, un’impresa massacrante e costosissima. Alla mia domanda “ma, scusa, i fondi?” Mario risponde tranquillo che Qualcuno assicurerà lo stesso finanziamento stanziato ai gigli dei campi e agli uccelli del cielo, cioè esattamente tutto l’occorrente. Il quotidiano si chiamerà La Croce e vedrà la luce il 13 gennaio 2015. Non so perché questa data, ma per mia deformazione – controllo sempre il santo del giorno, se non lo ricordo – noto che è il giorno di Sant’Ilario, dottore della Chiesa, fiero avversatore delle eresie. Il suo dono – scrive Benedetto XVI – era “coniugare fortezza nella fede e mansuetudine nel rapporto interpersonale”. Be’, Mario sotto la scorza dell’orso è una delle persone più simpatiche che conosco, e la sua fede, nonostante lui si affanni sempre a dichiarare di essere un peccatore, nonostante a messa si sieda nelle ultime file, nonostante non abbia il look da parrocchia, è una delle più forti che abbia mai visto.

 fonte: Credere