venerdì, agosto 28, 2009

I piccoli mostri della destra

La strumentalizzazione politica della fede, nei paesi a forte presenza cattolica, è consueta. Negli ultimi anni si è intensificata per due ragioni. Anzitutto per il fenomeno, caratteristico degli ultimi due-tre decenni, del «ritorno del Sacro» (carico per giunta di di fanatismo e d'intolleranza): si pensi ai fondamentalismi.
E poi a causa della «politicizzazione della fede»: si pensi ai neoconservatives e dei teoconservatives americani, che da noi hanno trovato qualche imitatore.
A partire dall'indomani dell'11 settembre 2001, istanze del genere si sono intensificate: parte delle destre non hanno esitato a cavalcare l'antislamismo per ramazzare simpatie e suffragi. Dalla «riscoperta delle crociate» alla «difesa dell'identità cristiana» contro la «minaccia musulmana», il passo è stato breve. D'altro canto alcuni ambienti politici «moderati» e conservatori, abituati a prosperare sulla retorica anticomunista, si sono trovati naturalmente a convergere con più ristretti ambienti «radicali», tra i quali continuava ancora a circolare il virus antisemita: l'Islam ha assolto perfettamente alla funzione che per loro avevano da una parte i comunisti, dall'altra gli ebrei.
Benpensanti e xenofobi hanno in comune il bisogno di quel che Hannah Arendt ha definito il «nemico metafisico».
Ciò spiega la radicale svolta filoisraeliana e addirittura filosionista di An, che nel suo passato politico ha alcune «cose» da far dimenticare; e ancora di più quella filocattolica della Lega Nord, fino a qualche mese fa implicata in riti neopagani come il «sacrificio al dio Eridano» e che poi ha sguinzagliato i suoi attivisti a tracciare sul muri delle città italosettentrionali scritte del tipo «Viva la Civiltà cristiana» e invitato i prelati lefebvriani ai suoi meetings.
Ciò spiega anche il «cattolicesimo» di Berlusconi, ottimo interprete di quel benpensantismo italico di cui il conformismo filocattolico (o, come a suo tempo lo definì Pio XI parlando del fascismo, il «filocattolicesimo ateo») è parte integrante. Chiedendo appoggio alla Chiesa, Berlusconi promette in cambio la difesa dell'ordine, della famiglia, della morale tradizionale contro aborto, eutanasia, sperimentazione biologica e via dicendo. E ciò spiega i fenomeni pseudointellettuali abbastanza grotteschi come quello degli «atei devoti».
Ma ci sta, la Chiesa? Con papa Giovanni Paolo II, che nel 2002 in Guatemala rese omaggio ai sacerdoti cattolici fatti ammazzare con la complicità della CIA per aver difeso i campesinos, pareva di no. Con Benedetto XVI, qualcuno ha sperato in interlocutori meglio disposti. Ma lorsignori si sono illusi. La Chiesa non può dimenticare i suoi principii di base, né venir meno ai suoi còmpiti e alla sua stessa struttura disciplinare. Se i fautori della «Civiltà cristiana» criminalizzano per legge l'immigrazione clandestina fino a giungere - com'è accaduto - alla strage, la Chiesa non può rinunziare alla carità e alla difesa degli «ultimi». Se il presidente «cattolico» del consiglio conduce una vita privata tanto in contrasto con la disciplina canonica da incorrere nella scomunica, anche in quanto divorziato risposato, e nonostante ciò ha la spudoratezza di cavalcare demagogicamente la Perdonanza di Celestino V all'Aquila, la Chiesa non può che rispondergli ribadendo con fermezza i limiti oltre i quali la strumentalizzazione della fede dev'essere esplicitamente condannata.
In questa commedia delle contraddizioni, diviene comprensibile anche che alcuni settori di una destra fino a ieri ostentata paladina del cattolicesimo si schierino ora a difesa dello stato laico, mentre altri esigano la revisione del concordato: se la carota della genuflessione a costo zero non paga politicamente più, si rispolvera il bastone bismarckiano-crispino-massonico. La borghesia europea è, da oltre due secoli, maestra in questi giochi di prestigio. E si spiega d'altronde come
Bersani, dialogando con «Comunione e Liberazione», sottolinei la convergenza obiettiva tra istanze cristiane e istanze proprie del socialismo, o almeno di quanto di esso rimane nella sinistra. E forse appunto, proprio alla luce dei mostriciattoli che la destra del nostro paese è stata capace di partorire negli ultimi tre lustri, un bell'esame reciproco di coscienza tra cattolici e sinistra sarebbe auspicabile.

Franco Cardini
Il Manifesto, 27 agosto 2009