domenica, dicembre 04, 2011

Il caso Brievik: la società “perfetta” dove gli assassini non sono colpevoli

Sono passati poco più di quattro mesi da quel 22 luglio in cui l’estremista xenofobo Anders Brievik piazzò un’autobomba nel centro di Oslo facendo 8 morti e si recò sull’isola di Utoya, dove si teneva il campo estivo dei giovani laburisti, dove aprì il fuoco sulla folla uccidendo altre 69 persone.
Ebbene, a quanto si apprende, Brievik non può essere considerato responsabile della duplice strage, in quanto è stato giudicato incapace di intendere e di volere dai due psichiatri incaricati dalla corte distrettuale di Oslo di valutare il suo stato mentale. Per quanto sconcertante possa essere, questa sentenza risponde a una logica tipica dei regimi socialdemocratici scandinavi nei quali nulla vi è normale al di fuori di ciò che stabilisce lo Stato per mezzo dei suoi sommi burocrati, come dimostra il caso della Svezia, che tra il 1935 e il 1976 attuò un vasto programma di sterilizzazione forzata sui minori, con ben 60000 bambini resi sterili, in quanto troppo vivaci o con qualche difetto fisico di troppo. Il caso Brievik mi ricorda un romanzo del 1973 dal titolo L’uomo che voleva essere colpevole dello scrittore e cineasta danese Henrik Stangerup, pubblicato in Italia da Iperborea. Il romanzo è proiettato in un futuro orwelliano, dove lo Stato si prende cura del “bene comune dalla culla alla tomba” trasformandosi in una gabbia di conformismo in cui tutto è pianificato e obbligatorio, compresa la felicità. Torben, il protagonista del romanzo, è uno scrittore. Sessantottino pentito e affetto da manie di persecuzione, che in un momento di rabbia uccide la moglie. Solo che la società ha messo al bando concetti come colpa e responsabilità individuale, così che gli psichiatri dichiarano l’uccisione puramente accidentale. E alla fine, si trova relegato nel cosiddetto Parco della Felicità (un reparto chiuso di un ospedale psichiatrico), intento a scrivere quei romanzi che fuori nessuno aveva voluto pubblicare perché privi di sfondo sociale.

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