martedì, luglio 06, 2010

Newman’s Beatification to take place at Rendal

Newman’s Beatification to take place at Rendal: "

John Henry Newman will be beatified by Pope Benedict XVI at Cofton Park, Rednal, a stone’s throw from the Oratory House at Rednal and the cemetery where he was buried among his own Oratorian brothers. The Holy Father, and those taking part in the beatification, will have a real experience of the place where Newman, his community, the people of the Oratory parish and the children in the schools came for rest and recreation. (Though it will be rather more crowded than they ever knew it!)



After the beatification, Pope Benedict will make a private visit to the Birmingham Oratory where he will be the first pilgrim to pray in the new shrine to Blessed John Henry, before seeing the rooms where he lived and visiting an exhibition of Newman’s original manuscripts and personal possessions.



Newman himself said, when he was made Cardinal by Pope Leo XIII “the cloud is lifted for ever.” This signal honour, of a personal beatificaton by the Pope and a visit to Newman’s house must surely put the seal on that sentiment.




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lunedì, luglio 05, 2010

Chesterton Day in Italy

Chesterton Day in Italy: "
Last Friday the Italian Chesterton Society has celebrated its eighth Chesterton Day in Grottammare, a lovely village on the Adriatic Sea in the Marche region, not far from Loreto. Marco Sermarini, who is the president of the Society, was the master of the ceremony.

The event started with the celebration of Mass. During the first part of theconference Paolo Gulisano presented his two new books, on Father McNabb and on Newman. Angelo Bottone talked about Chesterton and Newman, Fabio Trevisan commented on his recent theatrical version of the Ballad of the White Horse, while Alessandro Gnocchi talked about Distributism.

After dinner some extracts from the Ballad of the White Horse, edited by Fabio Trevisan, were performed. In the second part of the conference Antonio Colombo remembered his good friend father Stanley Jaki and his writings on Chesterton and Newman. Alessandro Gnocchi read a short story from Giovannino Guareschi, while the other speakers commented more on many aspects of Chesterton life and writings, with a particular emphasis on Distributism.

On the Italian Chesterton Society (uomovivo.blogspot.com) you can find some pictures of the event and an account written by a young girl.
--posted by Angelo Bottone
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sabato, luglio 03, 2010

Vivere Festa N° 9

Vivere Festa N° 9: "
Racconto del giorno

VII CHESTERTON DAY

“Puoi impastare di nuovo il mondo intero, usare un lievito più dolce e farne una torta; eppure gli uomini continueranno ad essere tristi, se non fosse per una piccola porta che si apre nel cielo”


Angelo Bottone, Fabio Trevisan, Paolo Gulisano e Alessandro Gnocchi


Ieri c’è stato l’8° Chesterton’s day e ci sono venuti a trovare Angelo Bottone, Fabio Trevisan, Paolo Gulisano, Alessandro Gnocchi. Ci hanno spiegato il significato del libro di Chesterton la ballata del Cavallo Bianco da cui deriva il tema della nostra festa. Ci hanno detto che Chesterton oltre ad essere uno scrittore è stato anche un grande poeta, e che ha dedicato buona parte della sua vita a difendere il distributismo. Alessandro Gnocchi ci ha fatto capire che la scuola Media Chesterton è un chiaro esempio di distributismo. Il distributismo infatti è fondato sul terreno, sul lavoro, e sul capitale. Paolo Gulisano ci ha parlato di padre Mc Nabb decimo di undici figli nato in Irlanda e trasferitosi a Londra. Diceva che amava l’Irlanda come una madre e l’Inghilterra come una sposa. Entra a far parte dell’ordine dei domenicani. Possedeva solo la tonaca ed il suo breviario.Era riuscito a capire che il lavore brutto e malsano influiva sulla religione che si praticava. Padre McNabb diceva che la fede è l’unica cosa per cui si merita di vivere perchè è l’unica per cui valga la pena morire. Infatti tutto ciò che viene fatto per la Gloria di Dio è simbolo di perfezione. Inoltre i nostri carissimi ospiti ed amici hanno fatto una breve interpretazione teatrale della bellata del Cavallo Bianco.

Jurgena Livalli


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lunedì, giugno 28, 2010

VIII Chesterton Day


Venerdì prossimo interverrò al Chesterton Day, all'interno della Festa del beato Pier Giorgio Frassati che si svolge ogni anno a Grottammare grazie al grandissimo Marco Sermarini.
Dovrei parlare di Chesterton e Newman.

sabato, giugno 26, 2010

Il caso Papini, ribelle dimenticato

L’irregolarità e l’unicità dei percorsi letterari in Italia non è per niente amata e la sorte degli scrittori che hanno scelto, anche in forme discutibili ed eccessive, un proprio percorso completamente indipendente rispetto alla società letteraria e alle temperie ideologiche dei suoi tempi, è segnata. L’accesso al "canone" letterario per loro è difficile, pena la dimenticanza. Tra i più dimenticati, l’autore di Un uomo finito e Storia di Cristo, due tra i libri più importanti del Primo Novecento italiano, Giovanni Papini.

E a sostenere questo errore tipicamente italiano c’è stato uno scrittore del calibro di Jorge Luis Borges che aveva detto: «Sospetto che Papini sia stato immeritatamente dimenticato». Un sospetto che, in questi anni, ha dimostrato la sua implacabile verità, perché il "ritorno" di Papini è sempre stato rimandato, a differenza di altri "irregolari" che invece hanno suscitato un curioso interesse, come nel caso di Malaparte. Speriamo, ora che arriva, edito nella meritoria collana dei "classici cristiani" di Cantagalli, finalmente in libreria, la ristampa di un libro-cardine nella sua esperienza di scrittore, Sant’Agostino (pagine 254, euro 18,00), che ci si disponga finalmente a riaprire il "caso" Papini, prima dissacratore, ateo, ribelle poi convertito al cristianesimo (nel 1921), in una dimensione tutta sua, quasi controcorrente.

Nell’ampia e importante prefazione al libro Carlo Lapucci, lo inquadra come «uomo di polemica e di critica, con tutti i difetti del polemista sarcastico, orgoglioso e mai soddisfatto, anche se disordinatamente, ha contribuito allo svecchiamento di un’Italia ancora piccola e conformista», ma mette anche in rilievo il segno di un’irrequietezza che diventa «la chiave nella quale va letto oggi Papini: i difetti sono gl’ingredienti di cui è fatta una personalità singolarissima e tutta italiana con l’ansia di trovare, scoprire, distruggere e rinnovare», con due temi che segnano il suo tormento e la sua meditazione: Dio e il Male.

La figura di Sant’Agostino diventa ai suoi occhi una sorta di alter-ego, con il quale confrontarsi proprio su questi due temi. E il Santo d’Ippona diventa decisivo per la sua maturazione, una sorta di inconsapevole inseguimento della sua storia pubblica e interiore che avviene fin dai tempi dell’infanzia e della giovinezza, quando ne sente parlare da una sua zia o quando alla Galleria degli Uffizi vede una piccola tela di Sandro Botticelli, rimanendo affascinato, come sottolinea lui stesso, da quel «singolare colloquio tra la sacra vecchiezza e l’ingenua puerizia dinanzi al gran mare chiaro e deserto».

È la gioventù inoltrata a offrirgli l’incontro risolutivo, attraverso la lettura delle Confessioni. È ancora presto per trovare una corrispondenza piena al nodo metafisico, ma la dimensione umana dell’esperienza di Agostino diventa per lui fondamentale: «Posso dire che prima di tornare a Cristo, Sant’Agostino fu, con Pascal, l’unico scrittore cristiano ch’io leggessi con ammirazione non soltanto intellettuale. E quando mi dibattevo per uscire dalle cantine dell’orgoglio a respirare l’aria divina dell’assoluto, Sant’Agostino mi fu di gran soccorso».

Del resto il giovane Papini, nella sua irrequietezza, si ritrova in una dimensione quasi a specchio rispetto a quella agostiniana, tanto che non ha problemi a scrivere: «Gli somigliavo, si capisce, nel peggio, ma insomma gli somigliavo. E che un uomo a quel modo, così vicino a me nelle debolezze, fosse arrivato a rinascere e a rifarsi mi rincorava».

La biografia esce nel 1929, ma per Papini è una sorta di debito morale, che ha più volte rimandato: «Da un pezzo meditavo di scriver questa vita, ma, preso da un’opera che mi pareva di gran lunga più importante, l’avevo sempre rimandata, senza mai rinunziarvi, finchè la voglia mi ha vinto e mi ha forzato a sciogliere il voto».

Qualcuno potrebbe obiettare che la "vita" di Papini possa sembrare datata, visti gli studi e le ricostruzioni biografiche che del Vescovo di Ippona, sono state fatte: va detto invece che la biografia di Papini stupisce proprio perché pensata da un grande scrittore che ha scelto di raccontare, al di là delle competenze critico-testuali necessarie, ponendosi nella condizione di ogni lettore, che vuole capire il senso dell’esperienza agostiniana. E la sua costante attualità. Così non sceglie né l’aspetto puramente biografico, né quello dell’illustrazione del suo pensiero, bensì segue la necessità di scrivere, «come artista e come cristiano, la storia di un’anima e anche gli accenni alla sua opera immensa non sono altro che assaggi, necessari per illuminare meglio il suo spirito e per dare un’idea meno monca della sua grandezza».

Evitando così il rischio dell’agiografia a tutti i costi, soprattutto nella volontà che è anche la novità sostanziale che anche storicamente rappresenta questa biografia, di non voler celare o soprassedere sugli aspetti negativi della vita del Santo, osservandoli nella prospettiva del percorso di Redenzione. Per un bisogno di verità rispetto alla rappresentazione anche del Male: «Non ho nascosta o velata nessuna delle colpe di Agostino giovane, a differenza di certi panegiristi di buona volontà ma di poco senno, i quali si studiano di ridurre quasi a nulla la peccaminosità dei convertiti e dei santi, non pensando che proprio nell’esser riusciti a risalire dal letamaio alle stelle consiste la loro gloria e si manifesta la potenza della Grazia».


Fulvio Panzeri

Avvenire, 25 giugno 2010

giovedì, giugno 24, 2010

Il nuovo libro di Paolo Gulisano su Newman


Un'agile biografia per conoscere l'uomo che sta dietro il teologo, il filosofo, il cardinale, il prosatore e il più autorevole apologista della fede che abbia prodotto la Gran Bretagna: John Henry Newman (Londra, 21 febbraio 1801 – Edgbaston, 11 agosto 1890).
Questo libro si sofferma sui passaggi fondamentali della biografia del nuovo beato, sottolineando la sua figura di intellettuale moderno, capace cioè di dire le ragioni della fede cristiana accettando in pieno la sfida culturale e intellettuale d'oggi.La figura di Newman ha inaugurato il filone dei «grandi convertiti inglesi» (Chesterton, Marshall, Waugh... fino all'ex premier Tony Blair).


«Il libro che sto presentando può essere un valido aiuto per entrare nella vita interiore di Newman» (Card. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna).



Benedetto XVI sarà nel Regno Unito dal 16 al 19 settembre 2010 e la visita si concluderà con la beatificazione di Newman, fortemente voluta dal Papa.



Paolo Gulisano

JOHN HENRY NEWMAN
Profilo di un cercatore di Verità

PAGG.: 160
PREZZO: 13,00 euro
FORMATO: 14,5*21
ISBN: 978-88-514-0770-4

Prefazione del card. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna

In libreria a partire
dal 23 giugno 2010

mercoledì, giugno 23, 2010

If I stand

There's more that rises in the morning
Than the sun
And more that shines in the night
Than just the moon
It's more than just this fire here
That keeps me warm
In a shelter that is larger
Than this room

And there's a loyalty that's deeper
Than mere sentiments
And a music higher than the songs
That I can sing
The stuff of Earth competes
For the allegiance
I owe only to the giver
Of all good things

So if I stand let me stand on the promise
That you will pull me through
And if I can't, let me fall on the grace
That first brought me to You
And if I sing let me sing for the joy
That has born in me these songs
And if I weep let it be as a man
Who is longing for his home

There's more that dances on the prairies
Than the wind
More that pulses in the ocean
Than the tide
There's a love that is fiercer
Than the love between friends
More gentle than a mother's
When her baby's at her side

And there's a loyalty that's deeper
Than mere sentiments
And a music higher than the songs
That I can sing
The stuff of Earth competes
For the allegence
I owe only to the Giver
Of all good things

And if I weep let it be as a man
Who is longing for his home.

Rich Mullins/ Jars of Clay

martedì, giugno 22, 2010

Wind Rose Hotel

Ho iniziato a collaborare con il blog Wind Rose Hotel. Scriverò di filosofia, in inglese.
Il primo intervento è su Habermas e la secolarizzazione.

lunedì, giugno 21, 2010

Newman a Leonforte

Newman a Leonforte: "Nel 1833 Newman stava visitando la Sicilia quando un attacco di febbre tifoidea lo costrinse a fermarsi a Leonforte, nella provincia di Enna. Questi pochi giorni a Leonforte e l'esperienza della morte imminente rappresentarono un momento decisivo nella vita dell'allora giovane pastore anglicano.
Il 4 giugno scorso nella cittadina siciliana è stato commemorato questo episodio.
Qui maggiori particolari.
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venerdì, giugno 18, 2010

By the babe unborn - Dal bambino non nato

Rodolfo Caroselli ha tradotto in endecasillabi e settenari in rima questa bella poesia di Gilbert Keith Chesterton.
Spesso si dice che solo un poeta può tradurre un poeta e qui ne abbiamo la prova.



BY THE BABE UNBORN

If trees were tall and grasses short,
As in some crazy tale,
If here and there a sea were blue
Beyond the breaking pale,

If a fixed fire hung in the air
To warm me one day through,
If deep green hair grew on great hills,
I know what I should do.

In dark I lie: dreaming that there
Are great eyes cold or kind,
And twisted streets and silent doors,
And living men behind.

Let storm-clouds come: better an hour,
And leave to weep and fight,
Than all the ages I have ruled
The empires of the night.

I think that if they gave me leave
Within that world to stand,
I would be good through all the day
I spent in fairyland.

They should not hear a word from me
Of selfishness or scorn,
If only I could find the door,
If only I were born.


DAL BAMBINO NON NATO

Se l’erba fosse bassa e alti gli alberi,
come in un folle mito,
se qui e là un mare si estendesse
azzurro e proibito,

se un fuoco stesse appeso su nell’aria
il giorno a riscaldarmi,
se verdi chiome i colli ricoprissero,
io saprei comportarmi.

Nel buio giaccio: sogno grandi occhi
gelidi oppur clementi,
e vie tortuose e porte silenziose,
e dietro dei viventi.

Che venga la tempesta: meglio un’ora,
aperta a pianti e lotte,
di tutti i secoli che ho dominato
gli imperi della notte.

Nel paese fatato, questo credo,
se l’entrata ottenessi,
per l’intera giornata sarei buono
che laggiù rimanessi.

Nessuna mia parola avara o ria
raggiungerebbe essi,
se soltanto mi aprissero la porta,
se solo io nascessi.