lunedì, gennaio 16, 2006

Ricoeur a Napoli

Lunedì scorso abbiamo commemorato Paul Ricoeur a Napoli.
Qui sotto trovate l'articolo che Domenico Jervolino ha scritto per Il Mattino.
Io, rovistando tra le mie carte napoletane, ho ritrovato una breve intervista che feci a Ricoeur per conto di Ricerca, il mensile della FUCI, nel 1997 e che poi non fu mai pubblicata. Dovrei avere anche il nastro con la registrazione dell'intervista. Niente di eccezionale ma si tratta pur sempre di un inedito. Se c'è qualcuno che vuole pubblicarla su qualche rivista, mi contatti, altrimenti la metto sul blog.



Napoli ha ricordato ieri il suo cittadino onorario Paul Ricoeur, scomparso il 20 maggio dello scorso anno a novantadue anni. L'occasione e' stata offerta da un convegno a Palazzo Serra di Cassano con l'alto patrocinio del presidente Ciampi e la partecipazione di studiosi provenienti da tutto il mondo.
Forse il modo migliore per commemorare questo grande maestro e' quello di aprire le pagine dell'ultimo libro del 2004, Parcours de la reconnaissance, tradotto in italiano con il titolo Percorsi del riconoscimento (Cortina). E' un'opera che a me piace vedere come un dono che l'anziano filosofo lascia ai giovani filosofi del nuovo secolo. In questo senso si potrebbe anche leggere Parcours come un invito al filosofare.
Essa delinea un cammino che segue il progredire del triplice lavoro dell'identificare le cose, del riconoscere se stessi nel rapporto con gli altri, e della dialettica del riconoscimento reciproco, dove il senso attivo del verbo si converte in quello passivo dell'essere riconosciuto. Questo passaggio dall'attivo al passivo comporta una domanda di riconoscimento, domanda che pero' non cessa mai di essere esposta alla minaccia del misconoscimento.
In questo cammino vengono convocati i grandi autori della storia del pensiero, passando per quelle che lo studioso chiama (secondo un ordine piu' logico che cronologico) le tre vette della filosofia del riconoscimento: la vetta kantiana del riconoscimento-ricognizione degli oggetti, la vetta bergsoniana del riconoscimento delle immagini (in Materia e memoria, che affronta il problema attualissimo del rapporto pensiero-cervello), e la vetta hegeliana dell'Anerkennung, il riconoscimento reciproco dei soggetti a partire dalla lotta. E vengono rivisitati i grandi temi del pensiero ricoeuriano, degli ultimi anni ma anche di tutta la vita: l'agire e l'agente, l'uomo capace, la memoria e la promessa.
La posta in gioco etico-politica dell'intera ricerca emerge quando la tematica del riconoscimento reciproco affronta la sfida hobbesiana della concezione moderna della politica come fondata su una concezione dell'uomo che e' lupo rispetto all'altro uomo e che quindi sfugge alla guerra di tutti contro tutti solo a condizione di sottomettersi al potere assoluto dello stato. Ricoeur, che non ignora certo le desolazioni e la tristezza di una umanita' devastata dal male, e che e' consapevole dell'ineluttabilita' del conflitto, ciononostante non e' disponibile a lasciare alla violenza, alla guerra e al dominio dell'uomo sull'uomo l'ultima parola. Il suo colpo d'ala consiste nel legare il tema hegeliano della lotta per il riconoscimento a quello del dono. Nel dono, oltre la rete di rapporti interumani basati sullo scambio di dono e controdono, viene introdotta una logica di gratuita' e di generosita' mentre la valenza simbolica del donare mette in luce un elemento di festivita' dell'esistenza.
Si profila cosi' sullo sfondo la possibilita' di un fondamento nonviolento del legame sociale e di uno "stato di pace" come orizzonte - problematico, difficile ma non impossibile - di una umanita' ancora da costruire.
Credo che il miglior modo per onorare Ricoeur sarebbe la promozione da parte della citta' che lo ha avuto come suo cittadino di iniziative rivolte a promuovere la pace e l'incontro fra le culture, in particolare in una regione cosi' ricca di memorie storiche come quella euro-mediterranea, che rischia oggi di diventare una frontiera tormentata e insanguinata fra tre continenti e che invece solo nella pace e nel dialogo fra i popoli e le culture puo' ritrovare le sue radici piu' profonde e vitali.