sabato, febbraio 20, 2016

Il pensiero di Brachamutanda

Swami Brachamutanda (Bora Bora 1818-Baden Baden 1919) è il fondatore della scuola tautologica i cui principi fondamentali sono delineati nell'opera Dico quello che dico: L'Essere è L'essere, La Vita è la Vita. L'amore è l'Amore, Quello che piace piace, Chi la fa la fa e Il Nulla Nulleggia. Il maestro era era notoriamente inflessibile e severo (taluni dicono: dogmatico) con i discepoli deviazionisti. Brachamutanda sosteneva una versione rigidamente sostanzialista del suo pensiero, per cui dire "la donna è la donna" rappresenta una verità incontrovertibile, mentre sostenere, come facevano alcuni, che "la donna è donna" implicava una pericolosa degenerazione accidentalista (con sfumature di relativismo scettico). Si ricorda infatti il caso del fedele discepolo Guru Guru che,dopo aver sostenuto che "gli affari sono affari" e "i soldi sono soldi", era fuggito con la cassa della comunità. Brachamutanda aveva sostenuto il colpo con stoicismo, radunando i discepoli intorno al desco vuoto e asserenddo che "chi non scappa c'è". Ma quell'evento aveva segnato l'inizio del suo declino, come vogliono alcuni dossografi, alla notizia che l'infedele era stato arrestato dalla polizia di frontiera, si era lasciato sfuggire un "chi la fa l'aspetti" che, come è evidente, contraddiceva i principi essenziali della sua logica. Da questo evento (citato in letteratura come la Svolta ovvero la Brachamutandaskehre non poteva che nascere,per interno capovolgimento dialettico, la scuola eterologica, il cui fondatore fu il professor Janein Schwarzenweiss, nato a Bergthal nel 1881, autore delle due summule eterologiche note come Je est un autre e Il futuro anteriore. Lo Schwarzenweiss sosteneva che l'Essere è il Nulla, il Divenire sta, lo Spirito è materia, la Materia è Spirito, la Coscienza è Inconscia, il Movimento è Immobile, sino all'enunciazione del cosidetto principio ultimo: "La filosofia finisce con i presocratici". Non sono mancate a questa scuola le deviazioni economiciste ("Chi più spende meno spende") cosi come va ricordata la filiazione di una scuola eteropragmatica ("Partire è un pò morire, Chi tace acconsente, Il meglio è nemico del Bene"). La scuola eterologica accusava i tautologisti di aver ispirato solo opere di scarso rilievo artistico quali Tora Tora, New York New York, No no Nanettee Que sera sera. Gli eterologisti millantavano l'influenza che essi avrebbero esercitato su capolavori quali Guerra e pace, Il Rosso e il Nero, Avere e non avere, Rich man poor man. Al che i discepoli di Brachamutanda opponevano che queste opere eterologiche non sono, perchè non si fondano sull'opposizione bensi sulla connessione logica, e osservavano che a questo prezzo gli eterologisti avrebbero potuto anche rivendicare diritti sul whiskey Black and White. Quando sulla rivista Alfazeta, gli eterologi avevano tentato di mettere le mani su "Essere o non essere", i tautologisti li avevano scherniti (non del tutto immotivatamente) osservando che alla base del monologo shakesperiano stava il principio di Brachamutanda per cui "o l'essere è l'essere, oppure il non essere è il non essere". "Caro Amleto! O l'uno o l'altro!" aveva sarcasticamente osservato il tautologo Rosso Rossi-Rossi, e aveva concluso, citando uno dei più limpidi aforismi del Maestro:"Quando è troppo è troppo". Ma, insenilendo su queste dispute di scuola, i due filoni stavano ormai esaurendosi, sotto l'offensiva di quello che veniva ormai chiamato il Pensiero Dinoccolato: partendo dall'affermazione apparentemente oscura che "il diavolo fa le pentole e quindi i gattini ciechi," i seguaci della nuova corrente ne fondavano la legittimità sui noti paradossi dell'implicazione materiale per cui "se io sono il mio gatto allora il mio gatto non è me" è proposizione vera in ogni mondo possibile. 

 da Il secondo diaro minimo di Umberto Eco.