martedì, agosto 30, 2005
Lorizio
Pino Lorizio, uno dei piu' interessanti teologi italiani, ha aggiornato il suo sito personale, aggiungendo nuovo materiale.
venerdì, agosto 26, 2005
UCD
Sono stati resi noti i programmi dei Master in filosofia del mio dipartimento. Anzi, ora non si chiamera' piu' Deparment ma School of Philosophy/Scoil na Fealsu'nachta.
Il college sta attuando grandi cambiamenti. Hanno ridotto il numero delle facoltà, eliminato i dipartimenti, inserita la modularizzazione e, per concludere, ora abbiamo anche un nuovo simbolo.
Io preferivo il vecchio, con le scritte in latino e in irlandese.
Per quel che mi riguarda, oggi devo lasciare la stanza del residence, per una settimana dormirò sotto i ponti, e dal 5 settembre sarò di nuovo qui a Glenomena.
Il college sta attuando grandi cambiamenti. Hanno ridotto il numero delle facoltà, eliminato i dipartimenti, inserita la modularizzazione e, per concludere, ora abbiamo anche un nuovo simbolo.
Io preferivo il vecchio, con le scritte in latino e in irlandese.Per quel che mi riguarda, oggi devo lasciare la stanza del residence, per una settimana dormirò sotto i ponti, e dal 5 settembre sarò di nuovo qui a Glenomena.
mercoledì, agosto 24, 2005
Ma se è vero, perchè non si vede in televisione?
Le ultime cose che Monica ha scritto sono simpaticissime.
... Stessa scena, il giorno dopo: "zia moca, ma nonna gioia non c'è più? e perchè? e se non c'è più dov'è andata?" dopo cinque minuti faticosissimi, a cercare di spiegarle che è andata in un più generico "cielo", e che quindi nonno dondo non ha la mamma e che nonna gioia era la sua bisnonna, lei mi congela le sinapsi con la seguente frase "in cielo? zia, ma se è vero, perchè non si vede in televisione?"
... Stessa scena, il giorno dopo: "zia moca, ma nonna gioia non c'è più? e perchè? e se non c'è più dov'è andata?" dopo cinque minuti faticosissimi, a cercare di spiegarle che è andata in un più generico "cielo", e che quindi nonno dondo non ha la mamma e che nonna gioia era la sua bisnonna, lei mi congela le sinapsi con la seguente frase "in cielo? zia, ma se è vero, perchè non si vede in televisione?"
Cosa dice la gente quando dici loro che sei un filosofo?
Cosa dice la gente quando dici che sei un filosofo?
Date un'occhiata qui.
Her: Can I ask you a question?
Me: Sure.
Her: It's a philosophy question, is that ok?
Me: Of course.
Her: There's this guy I like. Should I phone him or text him?
Date un'occhiata qui.
Her: Can I ask you a question?
Me: Sure.
Her: It's a philosophy question, is that ok?
Me: Of course.
Her: There's this guy I like. Should I phone him or text him?
lunedì, agosto 22, 2005
In paradiso
I funerali di frère Roger si potranno seguire via internet.
Sembra che saranno celebrati secondo il rito cattolico.

In paradiso ti accolgano gli angeli e i santi.
Sembra che saranno celebrati secondo il rito cattolico.

In paradiso ti accolgano gli angeli e i santi.
Adnonsense
Dopo due mesi di sperimentazione, sono giunto alla conclusione che Adsense da risultati deludenti.
I miei blog in questo periodo estivo hanno una media di 60/80 visite giornaliere, con punte di 200. Nonostante le mie sollecitazioni, meno del 3% dei visitatori ha cliccato sulla pubblicità di Adsense, producendo un guadagno medio giornaliero di circa 30 centesimi di euro al giorno, ossia circa 9 euro al mese. Pertanto, se avessi un numero di lettori almeno 10 volte superiore, forse avrei continuato ma a queste condizioni mantenere le colonnine di Adsense comporta solo un rallentamento nel caricamento del blog.
Un discorso a parte sono i ricavi attraverso il motore di ricerca.
Utilizzando opportune chiavi si può arrivare a risultati soddisfacenti ma il regolamenteo vieta di cliccare sui propri risultati, quindi questo lavoro andrebbe fatto da un altro IP, con una certa cautela. Se comunque qualcuno è interessato, posso fornire privatamente le chiavi migliori.
Addio Adsense, cercherò qualche programma migliore.
I miei blog in questo periodo estivo hanno una media di 60/80 visite giornaliere, con punte di 200. Nonostante le mie sollecitazioni, meno del 3% dei visitatori ha cliccato sulla pubblicità di Adsense, producendo un guadagno medio giornaliero di circa 30 centesimi di euro al giorno, ossia circa 9 euro al mese. Pertanto, se avessi un numero di lettori almeno 10 volte superiore, forse avrei continuato ma a queste condizioni mantenere le colonnine di Adsense comporta solo un rallentamento nel caricamento del blog.
Un discorso a parte sono i ricavi attraverso il motore di ricerca.
Utilizzando opportune chiavi si può arrivare a risultati soddisfacenti ma il regolamenteo vieta di cliccare sui propri risultati, quindi questo lavoro andrebbe fatto da un altro IP, con una certa cautela. Se comunque qualcuno è interessato, posso fornire privatamente le chiavi migliori.
Addio Adsense, cercherò qualche programma migliore.
Allentati i limiti alla selezione degli embrioni in Gran Bretagna
Dal 16 agosto 2005, e fino al 25 novembre, si svolge nel Regno Unito una grande consultazione popolare, voluta dal governo allo scopo di modificare la legge britannica sulla fecondazione artificiale. Ma certamente non in senso restrittivo.
La Human Fertility and Embryology Act (HFE Act) è stata una delle prime leggi ad autorizzare (o, se si vuole, a “regolamentare”) le tecniche di procreazione medicalmente assistita. È stata approvata dal Parlamento della Gran Bretagna nel 1990, cinque anni dopo la presentazione del Rapporto Warnock, in cui una commissione speciale affrontava varie questioni bioetiche legate alla fecondazione in vitro. Il problema dei “figli della provetta”, infatti, non era più eludibile: proprio in Gran Bretagna era nata nel 1978 la prima bambina concepita in vitro, Louis Brown, e molti bambini continuavano a nascere.
A giudicare dal suo approccio etico-scientifico, il Rapporto Warnock era apparso fortemente teso a promuovere le tecnologie riproduttive in nome del “progresso scientifico” e della “libertà di scelta” degli aspiranti genitori, mentre solo in seconda istanza veniva considerato il rispetto per la dignità e i diritti del concepito. Così, è stato proposto e accettato nel Rapporto l’ambiguo termine pre-embrione per indicare l’individuo umano nei primi quattordici giorni di vita dopo il concepimento (cfr. C. navarini, Procreazione assistita? Le sfide culturali: selezione umana o difesa della vita, Portalupi Editore, Casale Monferrato 2005, pp. 53-57).
Il termine è stato aspramente criticato nella comunità scientifica, e tuttavia è rimasto nel linguaggio propagandistico, in quello politico e anche in certa divulgazione scientifica. Di fatto, la HFA Act ha recepito - all’articolo 3(4) - il divieto di manipolazione dell’embrione solo dopo la comparsa della stria primitiva, ovvero dopo il quattordicesimo giorno dalla fecondazione.
La legge inglese del 1990, in realtà, non entra molto nei dettagli. L’elemento fondamentale della normativa è l’istituzione di un’Authority che vigili sulla creazione, sulla conservazione e sull’utilizzo degli embrioni in vitro, nonché sull’uso dei gameti umani e sul ricorso ai donatori, valutando e rilasciando caso per caso il consenso a tali pratiche. Tale autorizzazione ( licence), di fatto, può essere concessa quasi in ogni circostanza.
I divieti assoluti, quelli che non possono essere valicati nemmeno dall’Authority sono infatti pochissimi: il trasferimento nelle vie genitali femminili di embrioni o di gameti non umani – art. 3(2) – , il trasferimento di embrioni umani in animali – art. 3(b) – , la clonazione per trasferimento di nucleo (in realtà superata dall’emendamento del 2001, che autorizza la clonazione cosiddetta “terapeutica”), la conservazione e l’uso degli embrioni dopo il quattordicesimo giorno – art. 3(a)(d) – .
L’assunto di fondo è che l’Authority, e non la legge, sia l’organo più adatto a giudicare la liceità delle tecnologie nella maggior parte dei casi. È stato così possibile approvare senza particolari riserve pratiche come la fecondazione artificiale eterologa, la maternità e la paternità per i single, la diagnosi preimplantatoria per la diagnosi precoce di eventuali patologie nel concepito.
Ma come era prevedibile tale diagnosi ha mostrato nel tempo risvolti problematici, producendo quegli inevitabili scivolamenti verso la discriminazione umana su base genetica giustamente deplorata nella sua essenza da tutti. La selezione era consentita inizialmente per poche patologie ritenute certe e mortali. Ma il quadro è gradualmente mutato, e già da alcuni anni è consentito ad esempio eliminare embrioni portatori di geni associati (peraltro saltuariamente) al cancro della mammella. Più di recente si è riconosciuto il diritto dei genitori all’eliminazione degli embrioni a rischio di sviluppare in età adulta la poliposi adenomatosa familiare, una malattia di tipo neoplastico ad insorgenza tardiva, associata solo nel 60% dei casi al gene incriminato.
Si potrebbe continuare. La direzione è palese: c’è nell’idea di “selezione” della vita umana una portata eugenetica dagli effetti eticamente e socialmente devastanti. È una tendenza inesorabilmente contenuta nel concetto di “scelta” di un figlio fra i tanti “disponibili”, in virtù di caratteristiche possedute o non possedute dai nascituri. Il progetto di revisione della HFE Act, in linea con questa pericolosa tendenza, vorrebbe addirittura introdurre la possibilità di scegliere il sesso del bambino, eliminando gli embrioni di sesso contrario. E neppure per ragioni mediche, cioè a causa di patologie legate ai cromosomi sessuali, ma per attuare un adeguato “bilanciamento familiare” o per motivi di natura “economica, culturale, religiosa”.
In pratica, si potrebbe decidere che dopo due figli maschi non è tollerabile un terzo maschio, o al contrario si potrebbe preferire un maschio ad una femmina. In Israele, dal maggio di quest’anno, la pratica è divenuta legale dopo il quarto figlio, mentre in alcuni stati americani la scelta del sesso del figlio (come di altre caratteristiche genetiche) può avvenire nella pressoché totale assenza di limitazioni. Dunque, la selezione del sesso dei concepiti in provetta sta diventando veramente uno dei big issues da cui il Regno Unito non vuole restare fuori.
Già il 24 marzo di quest’anno una commissione parlamentare britannica, la Science and Technology, aveva pubblicato, su richiesta del governo, un rapporto in cui segnalava i punti per i quali la HFE Act richiederebbe un “aggiornamento” (Great Britain Parliament, House of Commons - Science and Technolgy Committee, Human Reproductive Technologies and the Law , Fifth Report of Session 2004-05, 24 marzo 2005). Il dibattito etico all’interno della commissione era stato acceso: alcune proposte sostenute dal presidente, Ian Gibson, come quella di autorizzare la scelta del sesso negli embrioni in vitro, oppure l’uso di gameti artificiali per non ricorrere ad un donatore esterno (ad esempio nel caso di coppie omosessuali), o l’impianto di embrioni umani in animali a scopo di ricerca, avevano spaccato nettamente in due la commissione.
David King, direttore dell’associazione londinese Human Genetic Alert per il monitoraggio delle questioni sollevate dalla genetica umana, ha osservato: “Il tipo di etica presentato in questo rapporto non è capace di dire di no a niente e perciò non si può definire come etica. La sua inclinazione in un’unica direzione scredita la commissione e la causa politica che sta appoggiando”. In particolare, “la selezione del sesso non dovrebbe essere permessa, dato che trasforma i bambini in oggetti di consumo e aprirà la porta ad un futuro di bambini su misura”.
Ian Gibson non si scompone: “Esistono poche prove per sostenere che il fatto di permettere ai genitori la scelta del sesso dei figli possa avere un effetto squilibrante nella società. Se è un rischio concreto in paesi come la Cina – dove è frequente l’aborto selettivo delle bambine – in Gran Bretagna non esistono indizi che possano verificarsi situazioni simili”.
Può darsi che il diritto alla selezione del sesso, in Gran Bretagna, riesca a non urtare la sensibilità di molte femministe “evolute”; tuttavia non può sfuggire all’annichilimento del senso etico che dalle profondità della coscienza ingiunge di difendere e onorare ogni vita umana nascente, anche la più debole e la meno fortunata, rifuggendo la folle tentazione di popolare il mondo di designer babies.
E alle coscienze della gente il Parlamento inglese chiede ora di esprimersi – via posta o via e-mail – su questa (e su altre) questioni di etica della riproduzione. In un brillante articolo pubblicato all’indomani del rapporto della Commissione Scienza e Tecnologia, Adriano Pessina esprimeva preoccupazione per lo stato “dell’immaginario collettivo, che sembra sempre più incapace di cogliere il confine tra desiderare, progettare, pretendere e discriminare” (A. Pessina, Sembra una scelta neutra. Invece solo barbara, “Avvenire”, 25 marzo 2005).
E continuava: “C’è una perfetta simmetria tra la pretesa di programmare figli sani e belli e l’insofferenza per coloro che non sono all’altezza delle nostre aspirazioni. Il desiderio può facilmente diventare intolleranza”.
Il Parlamento italiano ha riflettuto su tali conseguenze, quando ha emanato la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita che vieta ogni forma di selezione degli embrioni umani, anche a scopo apparentemente “terapeutico”, nella consapevolezza che la malattia e la sofferenza non si sconfiggono eliminando i malati e i sofferenti.
Ci ha riflettuto anche il popolo italiano, prima dei referendum abrogativi del 12 e 13 giugno scorsi, scegliendo di non prendere in considerazione modifiche alla legge 40 in senso eugenetico e selettivo.
Auguriamoci che anche il popolo britannico, sebbene confuso dalla consuetudine con una sostanziale de-regolamentazione della fecondazione artificiale, sappia smascherare l’ipocrisia e l’insensatezza nascosta nelle parole di chi sostiene che “un po’ più” di selezione non farà male.
Quello della selezione del sesso, in realtà, è l’ennesimo tentativo, da parte di un mondo “vecchio”, di far cadere con un colpo di spugna i pilastri stessi della giustizia sociale e il riconoscimento del valore inviolabile della vita umana.
Claudia Navarini
(c) Innovative Media Inc.
La Human Fertility and Embryology Act (HFE Act) è stata una delle prime leggi ad autorizzare (o, se si vuole, a “regolamentare”) le tecniche di procreazione medicalmente assistita. È stata approvata dal Parlamento della Gran Bretagna nel 1990, cinque anni dopo la presentazione del Rapporto Warnock, in cui una commissione speciale affrontava varie questioni bioetiche legate alla fecondazione in vitro. Il problema dei “figli della provetta”, infatti, non era più eludibile: proprio in Gran Bretagna era nata nel 1978 la prima bambina concepita in vitro, Louis Brown, e molti bambini continuavano a nascere.
A giudicare dal suo approccio etico-scientifico, il Rapporto Warnock era apparso fortemente teso a promuovere le tecnologie riproduttive in nome del “progresso scientifico” e della “libertà di scelta” degli aspiranti genitori, mentre solo in seconda istanza veniva considerato il rispetto per la dignità e i diritti del concepito. Così, è stato proposto e accettato nel Rapporto l’ambiguo termine pre-embrione per indicare l’individuo umano nei primi quattordici giorni di vita dopo il concepimento (cfr. C. navarini, Procreazione assistita? Le sfide culturali: selezione umana o difesa della vita, Portalupi Editore, Casale Monferrato 2005, pp. 53-57).
Il termine è stato aspramente criticato nella comunità scientifica, e tuttavia è rimasto nel linguaggio propagandistico, in quello politico e anche in certa divulgazione scientifica. Di fatto, la HFA Act ha recepito - all’articolo 3(4) - il divieto di manipolazione dell’embrione solo dopo la comparsa della stria primitiva, ovvero dopo il quattordicesimo giorno dalla fecondazione.
La legge inglese del 1990, in realtà, non entra molto nei dettagli. L’elemento fondamentale della normativa è l’istituzione di un’Authority che vigili sulla creazione, sulla conservazione e sull’utilizzo degli embrioni in vitro, nonché sull’uso dei gameti umani e sul ricorso ai donatori, valutando e rilasciando caso per caso il consenso a tali pratiche. Tale autorizzazione ( licence), di fatto, può essere concessa quasi in ogni circostanza.
I divieti assoluti, quelli che non possono essere valicati nemmeno dall’Authority sono infatti pochissimi: il trasferimento nelle vie genitali femminili di embrioni o di gameti non umani – art. 3(2) – , il trasferimento di embrioni umani in animali – art. 3(b) – , la clonazione per trasferimento di nucleo (in realtà superata dall’emendamento del 2001, che autorizza la clonazione cosiddetta “terapeutica”), la conservazione e l’uso degli embrioni dopo il quattordicesimo giorno – art. 3(a)(d) – .
L’assunto di fondo è che l’Authority, e non la legge, sia l’organo più adatto a giudicare la liceità delle tecnologie nella maggior parte dei casi. È stato così possibile approvare senza particolari riserve pratiche come la fecondazione artificiale eterologa, la maternità e la paternità per i single, la diagnosi preimplantatoria per la diagnosi precoce di eventuali patologie nel concepito.
Ma come era prevedibile tale diagnosi ha mostrato nel tempo risvolti problematici, producendo quegli inevitabili scivolamenti verso la discriminazione umana su base genetica giustamente deplorata nella sua essenza da tutti. La selezione era consentita inizialmente per poche patologie ritenute certe e mortali. Ma il quadro è gradualmente mutato, e già da alcuni anni è consentito ad esempio eliminare embrioni portatori di geni associati (peraltro saltuariamente) al cancro della mammella. Più di recente si è riconosciuto il diritto dei genitori all’eliminazione degli embrioni a rischio di sviluppare in età adulta la poliposi adenomatosa familiare, una malattia di tipo neoplastico ad insorgenza tardiva, associata solo nel 60% dei casi al gene incriminato.
Si potrebbe continuare. La direzione è palese: c’è nell’idea di “selezione” della vita umana una portata eugenetica dagli effetti eticamente e socialmente devastanti. È una tendenza inesorabilmente contenuta nel concetto di “scelta” di un figlio fra i tanti “disponibili”, in virtù di caratteristiche possedute o non possedute dai nascituri. Il progetto di revisione della HFE Act, in linea con questa pericolosa tendenza, vorrebbe addirittura introdurre la possibilità di scegliere il sesso del bambino, eliminando gli embrioni di sesso contrario. E neppure per ragioni mediche, cioè a causa di patologie legate ai cromosomi sessuali, ma per attuare un adeguato “bilanciamento familiare” o per motivi di natura “economica, culturale, religiosa”.
In pratica, si potrebbe decidere che dopo due figli maschi non è tollerabile un terzo maschio, o al contrario si potrebbe preferire un maschio ad una femmina. In Israele, dal maggio di quest’anno, la pratica è divenuta legale dopo il quarto figlio, mentre in alcuni stati americani la scelta del sesso del figlio (come di altre caratteristiche genetiche) può avvenire nella pressoché totale assenza di limitazioni. Dunque, la selezione del sesso dei concepiti in provetta sta diventando veramente uno dei big issues da cui il Regno Unito non vuole restare fuori.
Già il 24 marzo di quest’anno una commissione parlamentare britannica, la Science and Technology, aveva pubblicato, su richiesta del governo, un rapporto in cui segnalava i punti per i quali la HFE Act richiederebbe un “aggiornamento” (Great Britain Parliament, House of Commons - Science and Technolgy Committee, Human Reproductive Technologies and the Law , Fifth Report of Session 2004-05, 24 marzo 2005). Il dibattito etico all’interno della commissione era stato acceso: alcune proposte sostenute dal presidente, Ian Gibson, come quella di autorizzare la scelta del sesso negli embrioni in vitro, oppure l’uso di gameti artificiali per non ricorrere ad un donatore esterno (ad esempio nel caso di coppie omosessuali), o l’impianto di embrioni umani in animali a scopo di ricerca, avevano spaccato nettamente in due la commissione.
David King, direttore dell’associazione londinese Human Genetic Alert per il monitoraggio delle questioni sollevate dalla genetica umana, ha osservato: “Il tipo di etica presentato in questo rapporto non è capace di dire di no a niente e perciò non si può definire come etica. La sua inclinazione in un’unica direzione scredita la commissione e la causa politica che sta appoggiando”. In particolare, “la selezione del sesso non dovrebbe essere permessa, dato che trasforma i bambini in oggetti di consumo e aprirà la porta ad un futuro di bambini su misura”.
Ian Gibson non si scompone: “Esistono poche prove per sostenere che il fatto di permettere ai genitori la scelta del sesso dei figli possa avere un effetto squilibrante nella società. Se è un rischio concreto in paesi come la Cina – dove è frequente l’aborto selettivo delle bambine – in Gran Bretagna non esistono indizi che possano verificarsi situazioni simili”.
Può darsi che il diritto alla selezione del sesso, in Gran Bretagna, riesca a non urtare la sensibilità di molte femministe “evolute”; tuttavia non può sfuggire all’annichilimento del senso etico che dalle profondità della coscienza ingiunge di difendere e onorare ogni vita umana nascente, anche la più debole e la meno fortunata, rifuggendo la folle tentazione di popolare il mondo di designer babies.
E alle coscienze della gente il Parlamento inglese chiede ora di esprimersi – via posta o via e-mail – su questa (e su altre) questioni di etica della riproduzione. In un brillante articolo pubblicato all’indomani del rapporto della Commissione Scienza e Tecnologia, Adriano Pessina esprimeva preoccupazione per lo stato “dell’immaginario collettivo, che sembra sempre più incapace di cogliere il confine tra desiderare, progettare, pretendere e discriminare” (A. Pessina, Sembra una scelta neutra. Invece solo barbara, “Avvenire”, 25 marzo 2005).
E continuava: “C’è una perfetta simmetria tra la pretesa di programmare figli sani e belli e l’insofferenza per coloro che non sono all’altezza delle nostre aspirazioni. Il desiderio può facilmente diventare intolleranza”.
Il Parlamento italiano ha riflettuto su tali conseguenze, quando ha emanato la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita che vieta ogni forma di selezione degli embrioni umani, anche a scopo apparentemente “terapeutico”, nella consapevolezza che la malattia e la sofferenza non si sconfiggono eliminando i malati e i sofferenti.
Ci ha riflettuto anche il popolo italiano, prima dei referendum abrogativi del 12 e 13 giugno scorsi, scegliendo di non prendere in considerazione modifiche alla legge 40 in senso eugenetico e selettivo.
Auguriamoci che anche il popolo britannico, sebbene confuso dalla consuetudine con una sostanziale de-regolamentazione della fecondazione artificiale, sappia smascherare l’ipocrisia e l’insensatezza nascosta nelle parole di chi sostiene che “un po’ più” di selezione non farà male.
Quello della selezione del sesso, in realtà, è l’ennesimo tentativo, da parte di un mondo “vecchio”, di far cadere con un colpo di spugna i pilastri stessi della giustizia sociale e il riconoscimento del valore inviolabile della vita umana.
Claudia Navarini
(c) Innovative Media Inc.
venerdì, agosto 19, 2005
50 anni dalla morte di De Gasperi
Estraneo ai movimenti De Gasperi resta un unico
Antonio AirÒ
Nel giugno del 1919, a Bologna, Alcide De Gasperi era acclamato presidente del primo congresso del Partito Popolare italiano, sorto appena qualche mese prima (a gennaio). In questa scelta c'era indubbiamente il riconoscimento per chi, deputato al Parlamento di Vienna, durante la Grande Guerra aveva difeso l'identità nazionale del suo "popolo" trentino e che ora, a pieno titolo, entrava nelle file del movimento cattolico organizzato. C'era anche la consapevolezza che la "questione romana" non impediva più la partecipazione attiva dei cattolici alla vita politica. Questa, per De Gasperi era una questione superata da tempo. Lo statista trentino non aveva direttamente vissuto la stagione tumultuosa dell'Opera dei Congressi, dell'intransigentismo cattolico, del "non expedit". Mai il suo cattolicesimo fu riconducibile a questo o quel gruppo o fazione. E in ciò sta forse il segreto della sua capacità di elevarsi sopra le contingenze e di rivolgere lo sguardo oltre le piccolezze e le miserie di tanta politica, anche del suo tempo. Mentre la guerra si rivelava sempre più "inutile strage", il mosaico di lingue, popoli, religioni costitutivo dell'impero austro-ungarico aveva fatto maturare in lui la convinzione che l'importanza decisiva della difesa delle identità nazionali e locali, i cui caratteri non andavano però confusi col nazionalismo fascista - cui sempre si oppose - doveva accompagnarsi alla costruzione di un'Europa unita e solida, politicamente e non solo economicamente.
Vi è una straordinaria coerenza di comportamento tra il De Gasperi leader della Democrazia cristiana, vincitore delle elezioni politiche del 1948, e il De Gasperi statista, presidente del Consiglio dal dicembre 1945 al giugno 1953 in una continuità non rotta da crisi di governo causate da diatribe tra i partiti della coalizione e tra gli stessi gruppi interni della Dc. Una coerenza c he non si comprende se si dimentica che la lezione del grande trentino non sta tanto nelle scelte fondamentali (dalla riforma agraria, alla Cassa del Mezzogiorno, all'avvio della riforma tributaria…) compiute negli anni di quel "centrismo" spesso vituperato e solo oggi rivalutato, e nemmeno nel costante riferimento alla vocazione occidentale ed europea, che ha segnato il suo impegno fin dalla firma del trattato di pace, approdando poi alla costituzione della Comunità economica del carbone e dell'acciaio e alla Comunità europea di difesa. In De Gasperi risaltava soprattutto l'esercizio di una moralità che permeava senza ombre i comportamenti sia pubblici che privati. Gli premeva, disposto anche all'impopolarità, alzare la qualità della democrazia italiana senza mettere a rischio la libertà conquistata a caro prezzo e senza mortificare, nonostante le asprezze dei contrasti ideologici, il confronto tra le diverse componenti politiche del Paese. Perciò si batté - senza successo - per dare maggiore stabilità al nostro sistema democratico anche attraverso una modifica della legge elettorale volta ad assicurare una maggioranza di governo più solida; una misura che se varata avrebbe contribuito ad evitare il rialzarsi di steccati laicisti e frenato l'affermarsi di tentazioni massimalistiche. Continuò fino alla fine a ritenere il processo di unità europeo un obiettivo irrinunciabile. "Guai se il nostro sforzo dovesse fallire" aveva scritto pochi giorni prima di morire a Fanfani, suo successore alla guida della Dc. Ma il 19 agosto di cinquantuno anni fa il suo cammino si è interrotto. Dimostrando però come in politica si deve e si può essere cristiani integrali, davvero "liberi e forti".
Antonio AirÒ
Nel giugno del 1919, a Bologna, Alcide De Gasperi era acclamato presidente del primo congresso del Partito Popolare italiano, sorto appena qualche mese prima (a gennaio). In questa scelta c'era indubbiamente il riconoscimento per chi, deputato al Parlamento di Vienna, durante la Grande Guerra aveva difeso l'identità nazionale del suo "popolo" trentino e che ora, a pieno titolo, entrava nelle file del movimento cattolico organizzato. C'era anche la consapevolezza che la "questione romana" non impediva più la partecipazione attiva dei cattolici alla vita politica. Questa, per De Gasperi era una questione superata da tempo. Lo statista trentino non aveva direttamente vissuto la stagione tumultuosa dell'Opera dei Congressi, dell'intransigentismo cattolico, del "non expedit". Mai il suo cattolicesimo fu riconducibile a questo o quel gruppo o fazione. E in ciò sta forse il segreto della sua capacità di elevarsi sopra le contingenze e di rivolgere lo sguardo oltre le piccolezze e le miserie di tanta politica, anche del suo tempo. Mentre la guerra si rivelava sempre più "inutile strage", il mosaico di lingue, popoli, religioni costitutivo dell'impero austro-ungarico aveva fatto maturare in lui la convinzione che l'importanza decisiva della difesa delle identità nazionali e locali, i cui caratteri non andavano però confusi col nazionalismo fascista - cui sempre si oppose - doveva accompagnarsi alla costruzione di un'Europa unita e solida, politicamente e non solo economicamente.
Vi è una straordinaria coerenza di comportamento tra il De Gasperi leader della Democrazia cristiana, vincitore delle elezioni politiche del 1948, e il De Gasperi statista, presidente del Consiglio dal dicembre 1945 al giugno 1953 in una continuità non rotta da crisi di governo causate da diatribe tra i partiti della coalizione e tra gli stessi gruppi interni della Dc. Una coerenza c he non si comprende se si dimentica che la lezione del grande trentino non sta tanto nelle scelte fondamentali (dalla riforma agraria, alla Cassa del Mezzogiorno, all'avvio della riforma tributaria…) compiute negli anni di quel "centrismo" spesso vituperato e solo oggi rivalutato, e nemmeno nel costante riferimento alla vocazione occidentale ed europea, che ha segnato il suo impegno fin dalla firma del trattato di pace, approdando poi alla costituzione della Comunità economica del carbone e dell'acciaio e alla Comunità europea di difesa. In De Gasperi risaltava soprattutto l'esercizio di una moralità che permeava senza ombre i comportamenti sia pubblici che privati. Gli premeva, disposto anche all'impopolarità, alzare la qualità della democrazia italiana senza mettere a rischio la libertà conquistata a caro prezzo e senza mortificare, nonostante le asprezze dei contrasti ideologici, il confronto tra le diverse componenti politiche del Paese. Perciò si batté - senza successo - per dare maggiore stabilità al nostro sistema democratico anche attraverso una modifica della legge elettorale volta ad assicurare una maggioranza di governo più solida; una misura che se varata avrebbe contribuito ad evitare il rialzarsi di steccati laicisti e frenato l'affermarsi di tentazioni massimalistiche. Continuò fino alla fine a ritenere il processo di unità europeo un obiettivo irrinunciabile. "Guai se il nostro sforzo dovesse fallire" aveva scritto pochi giorni prima di morire a Fanfani, suo successore alla guida della Dc. Ma il 19 agosto di cinquantuno anni fa il suo cammino si è interrotto. Dimostrando però come in politica si deve e si può essere cristiani integrali, davvero "liberi e forti".
giovedì, agosto 18, 2005
GMG
La Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia entra nel vivo delle celebrazioni.
Il Papa troverà una Germania dove la pratica religiosa è in crescita. Nel mese di maggio, dopo l'elezione di Papa Ratzinger, le conversioni alla Chiesa Cattolica sono state maggiori di tutto l'intero anno precedente. Un Papa tedesco è quello di cui l'Europa aveva bisogno.
Centinaia di blog e di siti web sono dedicati alla GMG.
Qui ne trovate una lunga lista.
Io mi limito a segnalarne qualcuno.
Innanzitutto Catholic Insider, il podcasting di un giovane prete olandese.
Lumen de Lumine, in tedesco.
Young and Catholic di Tim Drake che scrive per il National Catholic Register e il Faith and Family Magazine.
Il blog dei vescovi spagnoli, in spagnolo ovviamente.
Coragio, di padre Willy Raymond, che da Hollywood si è portato a Colonia alcuni attori. Tra questi c'è Jim Caviezel, che ha impersonato Gesù in The Passion of Christ di Mel Gibson.
Lo Speciale di Avvenire, molto ricco.
Su Yahoo News e EWTN trovate centinaia di foto.
Il Papa troverà una Germania dove la pratica religiosa è in crescita. Nel mese di maggio, dopo l'elezione di Papa Ratzinger, le conversioni alla Chiesa Cattolica sono state maggiori di tutto l'intero anno precedente. Un Papa tedesco è quello di cui l'Europa aveva bisogno.
Centinaia di blog e di siti web sono dedicati alla GMG.
Qui ne trovate una lunga lista.
Io mi limito a segnalarne qualcuno.
Innanzitutto Catholic Insider, il podcasting di un giovane prete olandese.
Lumen de Lumine, in tedesco.
Young and Catholic di Tim Drake che scrive per il National Catholic Register e il Faith and Family Magazine.
Il blog dei vescovi spagnoli, in spagnolo ovviamente.
Coragio, di padre Willy Raymond, che da Hollywood si è portato a Colonia alcuni attori. Tra questi c'è Jim Caviezel, che ha impersonato Gesù in The Passion of Christ di Mel Gibson.
Lo Speciale di Avvenire, molto ricco.
Su Yahoo News e EWTN trovate centinaia di foto.
mercoledì, agosto 17, 2005
Sport on campus
Lo so che non è una grande notizia e che nel mondo succedono cose più importanti ma non capita tutti i giorni di avere la nazionale di calcio nel giardino. Infatti in questo momento la nazionale italiana di calcio, che stasera giocherà contro l'EIRE, si sta allenando nel campo del mio college. Il campo si trova esattamente ad un metro dal mio residence, ossia al di là del muro di cinta, per cui chi vive nei piani più alti di alcune delle palazzine del residence (non la mia) ha la cucina o la camera da letto proprio a ridosso del terreno di gioco.
Non sono un appassionato e non andrò alla partita ma devo dire che la cosa mi ha emozionato un po'.
Sempre a proposito di sport, in questi giorni si svolge nel mio campus il campionato europeo per nazioni di hockey femminile. Le squadre sono ospitate nel Merville Residence, adiacente al mio, con il quale condividiamo la lavanderia, per cui ogni volta che lavo i panni incontro le campionesse mondiali (olandesi) o olimpiche (tedesche). Non sono un appassionato e forse non andrò alle partite ma devo dire che anche questa cosa mi ha emozionato un po', trattandosi di hockey FEMMINILE.
Non sono un appassionato e non andrò alla partita ma devo dire che la cosa mi ha emozionato un po'.
Sempre a proposito di sport, in questi giorni si svolge nel mio campus il campionato europeo per nazioni di hockey femminile. Le squadre sono ospitate nel Merville Residence, adiacente al mio, con il quale condividiamo la lavanderia, per cui ogni volta che lavo i panni incontro le campionesse mondiali (olandesi) o olimpiche (tedesche). Non sono un appassionato e forse non andrò alle partite ma devo dire che anche questa cosa mi ha emozionato un po', trattandosi di hockey FEMMINILE.
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