martedì, febbraio 10, 2009

Yale Courses


Se capite un po' di inglese spegnete la televisione per un paio di settimane e seguite le lezioni di Donald Kagan sulla storia dell'antica Grecia. Una goduria intellettuale. (Grazie all'Università di Yale)

sabato, febbraio 07, 2009

Quella tosse squassa le prime coscienze

Mettiamoci nei suoi panni: un viaggio allucinato e allucinante. Di notte, su un’ambulanza, lui e lei da soli, costretti dallo spazio angusto a una vicinanza che non era mai avvenuta prima, per ore uno in compagnia dell’altro, muti in due silen­zi diversi. Vicini, terribilmente vicini. Si so­no incontrati così, Eluana e il dottor Ama­to De Monte, e lui ne è uscito «devastato»: per l’aspetto di Eluana – si è detto e ha fat­to intuire lui stesso, ma senza spiegarsi mai troppo, lasciando vaghi i contorni della sua «devastazione» – o forse per qualcos’altro che in quel viaggio gli ha ingombrato l’a­nima come un fastidio sottile e insistente, che lui ha voluto scacciare ma ogni tanto ancora gli torna? Va, l’ambulanza, incrocia gocce di acqua e neve e i fari di altre vite viaggianti nella notte, ignare di quel carico di vita tra­sportato a morire, mentre Eluana dorme, perché questo fa di notte, da molti anni. Avrà vegliato, invece, il dottor De Monte, e quante volte avrà guardato quel sonno forse un po’ agitato dalla mancanza di un letto, sempre lo stesso da quindici anni, del tepore di una stanza, dei rumori e de­gli odori sempre uguali e rassicuranti, del­la carezza frequente di una suora? Poi è arrivata l’alba e un cancello si è inghiotti­to Eluana, nessuno l’ha più vista se non i volontari e il medico, ancora lui, tacitur­no con i giornalisti, scuro in volto, sempre frettoloso, anche la sera quando si allon­tana pedalando sulla bicicletta per le stra­de di Udine.

«Eluana è morta diciassette anni fa», ave­va detto in quell’alba di martedì scorso, la­sciando con sollievo l’ambulanza e quella strana compagna di viaggio che l’aveva de­vastato, lui, medico anestesista e rianima­tore che chissà quante ne deve aver viste in vita sua... Ma dopo una notte ne segue sempre un’altra, e un altro confronto con Eluana, che morta non è e quindi si agita... Passa la prima notte, la seconda andrà me­glio – si dice il medico – ma così non è, per­ché Eluana non pare più la stessa, poche ore fuori casa e qualcosa è già cambiato. Tossisce, Eluana. Tossisce?

Sì, tossisce, e di una tosse che squassa i suoi (forti) polmoni ma forse di più l’udito e le coscienze di chi l’ascolta e non sa che fare. Tossisce, si scuo­te, quasi si strozza e intanto, proprio come farebbe ciascuno di noi, tende e tirarsi su, cerca aria, solleva le spalle ma non riesce. Dove sono quelle mani che a Lecco sape­vano sempre cosa fare? Perché non accor­re chi immediatamente compiva quel pic­colo gesto che dava sollievo? Eluana tossi­sce sempre più, una tosse che accenna ad essere ribellione di un corpo, che è richie­sta, che è grido. Una tosse che, beffarda, sembra fare il verso a chi dice 'Eluana è morta diciassette anni fa': no, un morto non si agita nel letto sconosciuto. Gli infermieri-volontari provano di tutto, ma appartengono all’équipe di De Monte, conoscono a memoria il protocollo per far­la morire, che ne sanno ora dei piccoli ge­sti che sono propri di una vita, di quella vita? Come si gestisce una «morta» che fa i capricci e nel solo modo che conosce pe­sta i piedi? Dovevano essere devastati an­che loro, l’altra notte, se alla fine si deci­dono a fare il fatidico numero di Lecco e con nuova umiltà chiedono al medico cu­rante di Eluana: come facevate a farla sta­re bene?

Il dottore deve aver provato a spie­gare come mai in quindici anni non era stato necessario aspirare il catarro (l’incu­bo dei disabili come lei), avrà indicato al collega le mosse da fare, ma il resto non poteva spiegarlo: accarezzatela, osservate il suo respiro e ascoltate il battito del suo cuore – si erano tanto raccomandati da Lecco quella notte lasciandola partire per Udine –, sono i tre elementi che vi porte­ranno ad amarla... Ma questo nel proto­collo non sta scritto e nessuno lo può in­segnare. Questo raccontano tra i sussurri dalla «Quiete», la casa di riposo in cui la notte è passata agitata un po’ per tutti. Inutile invece chiedere conferme alla cli­nica di Lecco: medici e suore hanno giu­rato silenzio e quella è gente che ha una so­la parola. Tacciono e pregano. Ma a Udine avevano giurato sul protocollo di morte, mentre quella tosse di vita «devasta» già le prime coscienze.

Lucia Bellaspiga

venerdì, febbraio 06, 2009

How to grade

Come valutare la partecipazione degli studenti alle attività di tutoraggio? Ecco alcuni consigli che ho ricevuto da un collega.


Re the grading from 1 to 10, here are a few guidlines, which you may choose to ignore.
1: Responds to sensory stimulation (pokes or shouts)
2: Has brought tutorial materials
3: Knows they have brought tutorials materials
4: Knows what is in tutorial material (pass grade).
5: Answers intelligible questions (3rd Hons)
6: Answers intelligent questions (2nd Hons II) [an Archbishop Desmond (ie a Tutu)]
7: Asks intelligent questions (2nd Hons I)
8: Has command of topic, answers and asks questions intelligibly and intelligently. (1st Hons)
9: Should be giving the tutorial.
10: The next Heidegger, Putnam, or Socrates.

giovedì, febbraio 05, 2009

Heidegger a Modena

Heidegger a Modena

La rivolta dei filosofi mostra la vera faccia del Festival, gita enogastronomica con rimorchio

I filosofi in rivolta che annunciano le dimissioni dal Festival di Modena sembrano tante modelle capricciose che fanno le bizze prima di una sfilata. In realtà le modelle sono molto disciplinate e non oserebbero mandare all’aria un défilé, che è una cosa assai seria. Invece Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Fernando Savater, Giancarlo Marramao, Piergiorgio Odifreddi, Enrico Ghezzi e molti altri, tutti chiamati filosofi come nella canzone di Ivano Fossati (“Oggi chiamano filosofi se stessi/ gli insegnanti di filosofia”) hanno pensato di sabotare il Festival di Filosofia, di non sfilare pensosi in passerella avvolti in qualche filosofica sciarpa, con le sudate carte dentro una shopping bag di stoffa con la scritta: Festival, di cui vengono omaggiati anche i turisti. E’ la protesta contro il cambio della responsabile scientifica: la faccenda è anche politica e riguarda il Partito democratico, la cultura, le spese pazze (i filosofi evidentemente costano e, come Madonna, pretendono petali di rosa sul pavimento della suite, latte di soia sempre fresco, nessuna illuminazione dall’alto e divani bianchi per concentrarsi meglio). Ma un festival non può essere una cosa così super seria (Festival di Sanremo, Festival della Porchetta, Festival della Biodiversità, Festival della Chitarra, Festival della Canzone Sarda), i filosofi da festival dovrebbero saperlo: si va, si chiacchiera, si mangia, se si ha un libro da presentare è meglio, le studentesse fanno le hostess della fiera, le signore anziane chiedono di Kant e vogliono un autografo di Cacciari e di Galimberti, i tortelli alle erbette diventano cucina filosofica e lo gnocco fritto si trasforma nell’immaginario enciclopedico, gli alberghi organizzano visite guidate alle acetaie dove viene prodotto il famosissimo aceto balsamico di Modena, per quattro euro l’organizzazione offre un pasto “sobrio e filosofico” detto razione.

I festival sono fatti per rimorchiare più che per creare nuove fondamentali critiche della ragion pura. Non che i filosofi debbano passare il tempo a ingobbirsi, rovinarsi gli occhi, sudare in solitudine sui libri e siano esclusi ontologicamente dal rimorchio: in un saggio appena uscito per Longanesi, “Hannah Arendt e Martin Heidegger. Storia di un amore”, di Antonia Grunenberg, è dimostrato che la filosofia crea scintille, soprattutto tra studentessa talentuosa e avida di conoscenza e professore sposato e carismatico. Ma insomma, loro due non facevano ospitate ai festival: si scrivevano lettere, si incontravano in Germania, davano scandalo anche col pensiero. Tutto scorre: ora è giusto che i filosofi prendano sul serio imprescindibili questioni amministrative legate a gite enogastronomiche.

di Annalena Benini

mercoledì, febbraio 04, 2009

Il Comune ora propone: Michelina Borsari al festival

Modena, 3 febbraio 2009 - "Nella situazione che si è creata è necessario, anzi indispensabile che ognuno faccia la sua parte fino in fondo per tentare di sbloccare una situazione che non serve a nessuno: non al San Carlo, non al Festival Filosofia e, soprattutto, non alla città." Il Sindaco di Modena Giorgio Pighi interviene così nel confronto in atto sul futuro della manifestazione.
In questi giorni - prosegue - ho sentito e letto giudizi ingenerosi e, credo, immotivati sulla Fondazione Collegio San Carlo, sul futuro del festival e addirittura anche sulla città di Modena. Giudizi decisamente sopra le righe, ma la storia millenaria della nostra città ci mette al riparo anche da questi eccessi.
Il punto vero - afferma il Sindaco di Modena - è trovare una soluzione che garantisca lo svolgimento del festival ai massimi livelli e per questo mi sento di avanzare una proposta a tutti gli attori in campo, una proposta pubblica, alla luce del sole, che quindi preveda un confronto altrettanto aperto, nell'ambito del quale ognuno possa trovare ragionevole soddisfazione, garantendo al contempo senso di responsabilità e, mi sia consentito, amore per la nostra città".
La proposta - sostiene Pighi - è di anticipare i tempi di una soluzione già individuata per garantire prospettiva e continuità al festival e cioè lo scorporo delle attività connesse alla manifestazione da quelle della Fondazione Collegio San Carlo. In questo quadro il Comitato degli enti promotori (Fondazione San Carlo, Fondazione Cassa di Risparmio, Provincia di Modena, Comune di Modena, Comune di Sassuolo e Comune di Carpi) dovrebbe trasformarsi in un ente dotato di personalità giuridica, assumendosi l'onere non solo delle promozione, ma anche della gestione del Festival Filosofia. Alla manifestazione verrebbero garantite strutture, personale e risorse economiche per poter funzionare adeguatamente, per lo meno ai livelli delle ultime edizioni. La direzione scientifica del Festival viene quindi offerta alla dottoressa Michelina Borsari per l'edizione del 2009 e per avviare un percorso di consolidamento della nuova forma gestionale."
Con questa proposta - conclude il Sindaco - credo si liberi il campo da ogni equivoco. In queste situazioni si dice che ognuno deve fare un passo indietro, ma io credo che nel nostro caso si debba invece tutti fare un passo avanti, un colpo d'ala avendo ben chiaro che l'obiettivo è l'interesse pubblico prima di quello personale, delle Istituzioni prima delle pur legittime ambizioni personali."

Decine di intellettuali in rivolta

Modena, 3 febbraio 2009. IRONIA della sorte, il tema scelto per il 2009 è ‘comunità’: quasi un inno allo stare insieme. Eppure, da una decina di giorni a Modena quando si parla di Festival filosofia accade di tutto: clamorose dimissioni, dichiarazioni al vetriolo, ‘strappi’ e polemiche perfino fra gli amministratori del (non tanto) granitico Pd. Addirittura ieri è arrivata perfino la ‘rivolta’ dei più celebri intellettuali italiani. Sembra il festival dei veleni.

TUTTO È cominciato quando la Fondazione San Carlo, da molti anni prestigioso centro culturale cittadino (che coordina anche l’organizzazione del festival) ha annunciato di aver scelto un nuovo direttore. Michelina Borsari, che per anni ha avuto la guida ‘scientifica’ della Fondazione e della Scuola di alti studi, e che otto anni fa ha praticamente ‘plasmato’ il festival, portandolo a un enorme successo, ha deciso di rinunciare al rinnovo del suo contratto. Le avevano proposto solo due anni, «ma questo denotava un evidente calo di fiducia nei miei confronti», ha detto. «Nonostante i tempi di crisi, voleva soldi e persone in più», le ha replicato ‘elettrico’ Roberto Franchini, presidente della Fondazione San Carlo. «Non è vero — ha ribattuto lei —. Anzi, avevo chiesto di separare la direzione delle attività culturali del San Carlo dalla direzione del festival».
Ma l’addio di Michelina Borsari al centro culturale e al festival ha avuto quasi l’effetto di una bomba. Prima se ne sono andati i professori del prestigioso comitato scientifico internazionale, da Remo Bodei (supervisore del festival) a Tullio Gregory, a Francisco Jarauta. Poi, ieri, quaranta ‘grandi firme’ del panorama culturale europeo, fra cui il sociologo Marc Augè, il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, il filosofo Umberto Galimberti e l’ex garante della privacy Stefano Rodotà, hanno fatto altrettanto: senza il comitato scientifico e senza la Borsari, «ci sembra difficile prevedere un futuro felice per la Scuola e per il festival — scrivono —. Non ci sentiamo più di assicurare la nostra collaborazione».

MA DIETRO all’ira dei filosofi, si infiamma il caso politico, che sta creando forte imbarazzo in casa Pd. Granitico nel suo ottimismo, il sindaco di Modena Giorgio Pighi ha rinnovato la sua fiducia in Roberto Franchini, presidente del San Carlo (e rappresentante del forum cultura del Pd): la Fondazione, ha detto in sostanza, ha la sua autonomia, «Bisogna andare avanti». Ma dalla California, dove insegna, il professor Bodei ha scritto a Pighi una lettera seccatissima: «Due istituzioni che funzionavano al meglio sono state azzoppate». E ha aggiunto che «è una decisione squisitamente politica, non culturale». Da Roma, gli ha fatto eco Tullio Gregory, accademico dei Lincei: «Se le cose vanno bene, come accadeva per il festival, si scatenano le invidie politiche». Intanto, il sindaco di Carpi Enrico Campedelli, Pd pure lui, ha espresso il suo rammarico per le scelte della Fondazione San Carlo, che ha cambiato la direzione del festival senza consultare gli altri enti interessati.

NEL PIENO di questa ‘guerra’, domani si riunirà il comitato promotore del festival, e il nuovo direttore Carlo Altini presenterà i suoi progetti. «Avevamo creato un gioiello, finiranno per distruggerlo», teme qualcuno. Di sicuro questo terremoto lascerà dietro di sè molte macerie.

L'appello è sottoscritto da:

Prof. Marc Augé (École Pratique de Hautes Études en Sciences Sociales, Parigi)
Prof. Etienne Balibar (University of California, Irvine)
Prof.ssa Maria Bettetini (IULM)
Prof. Enrico Berti (Università di Padova)
Prof.ssa Laura Boella (Università di Milano)
Prof. Massimo Cacciari (Università Vita e Salute San Raffaele, Milano)
Prof. Mauro Carbone (Università di Milano)
Prof. Giuliano Campioni (Università di Pisa)
Prof.ssa Eva Cantarella (Università di Milano)
Prof.ssa Adriana Cavarero (Università di Verona)
Prof. Umberto Curi (Università di Padova)
Prof.ssa Roberta De Monticelli (Università Vita e Salute San Raffaele, Milano)
Prof. Roberto Escobar (Università di Milano)
Prof. Roberto Esposito (Istituto Italiano di Scienze Umane)
Prof. Adriano Fabris (Università di Pisa)
Prof. Ubaldo Fadini (Università di Firenze)
Prof. Franco Farinelli (Università di Bologna)
Prof. Maurizio Ferraris (Università di Torino)
Prof. Umberto Galimberti (Università di Venezia)
Prof. Sergio Givone (Università di Firenze)

Dr. Enrico Ghezzi (RAI)
Prof. Irving Lavin (Institut for Adavanced Study, Princeton)
Prof. Giacomo Marramao (Università di Roma 3)
Dr. Armando Massarenti (Il sole 24 ore)
Prof. Elio Matassi (università di Roma 3)
Prof. Salvatore Natoli (Università di Milano Bicocca)
Prof. Piergiorgio Odifreddi (Università di Torino)
Prof. Mario Perniola (Università di Roma 2)
Prof.ssa Elena Pulcini (Università di Firenze)
Prof.ssa Francesca Rigotti (Università di Lugano)
Prof. Stefano Rodotà (Università di Roma La sapienza)
Prof.ssa Gabriella Turnaturi (Università di Bologna)
Prof. Carlo Sini (Università di Milano)
Prof. Salvatore Veca (Università di Pavia)
Prof. Mario Vegetti (Università di Pavia)
Prof.ssa Silvia Vegetti Finzi (Università di Pavia)
Prof. Enzo Vitello (Università Vita e Salute San Raffaele, Milano)
Prof. Maurizio Viroli (Università di Princeton – Università di Lugano)
Prof. Christoph Wulf (Freie Universität Berlin)

di STEFANO MARCHETTI

I filosofi in massa: mai più al San Carlo

I filosofi in massa: mai più al San Carlo

Stefano Luppi

VALANGA SULLA CULTURA DOPO LE DIMISSIONI DELLA BORSARI.
Dopo Bodei e il Comitato scientifico la Scuola alti studi perde i suoi big. Domani riunione degli organizzatori E’ una valanga che sembra destinata a non fermarsi più, la protesta del mondo universitario legato alla filosofia: arriva ora una petizione firmata dai maggiori docenti italiani ed europei - da Cacciari, Augé, De Monticelli a Galimberti, Lavin e Odifreddi - che rinunciano a partecipare ai lavori della Scuola alti studi e del Festival Filosofia. Un altro smacco per il Cda della Fondazione San Carlo: sostenuti al momento solo da Comune e Provincia, gli amministratori si trovano a dover organizzare l’appuntamento di settembre mettendo in conto anche queste 40 defezioni.
Sono rinunce con un “peso” quasi insuperabile nel mondo degli studi e senza di essi sarà dura per la scuola alti studi della San Carlo - organismo d’eccellenza che ha contribuito tanto alla diffusione del nome dell’istituto nato 400 anni fa - continuare a mantenere il livello di eccellenza cui è arrivata. Si troveranno senz’altro altri nomi importanti, visto che in fin dei conti l’universo universitario è pieno di gruppi contrapposti uno all’altro, ma c’è l’impressione che pochi possano vantare il curriculum di Remo Bodei, ex supervisore scientifico del Festival Filosofia o quello di Tullio Gregory, Accademico dei Lincei.
Presto però il mistero dovrà essere svelato visto che domani è prevista la prima riunione del Comitato promotore del Festival di cui fanno parte con la San Carlo anche i comuni di Modena, Sassuolo e Carpi, la Provincia e la Fondazione Crmo.
Ora Carlo Altini, il nuovo direttore, ha davvero davanti a sé una montagna difficile da scalare, anche perché alle riunioni negli anni scorsi si giungeva con una bozza quasi definitiva del programma dei futuri appuntamenti. Negano infatti la loro collaborazione figure “pensantissime” come il sociologo Marc Augé e la storica Eva Cantarella, Umberto Galimberti che nei giorni scorsi aveva tuonato parlando di scandalo “clericofascista” e il sindaco-filosofo di Venezia Cacciari. Il matematico Odifreddi, l’ex garante della privacy Rodotà e decine di altri studiosi.
Si può fare, rispetto all’elenco, un’ulteriore considerazione. Al di là dell’eccellenza accademica, nel gruppo spiccano figure come Enrico Ghezzi della Rai - e dunque potrebbe essere anche a rischio la partnership che la tv di Stato aveva con il Festival di settembre - e Armando Massarenti, viceresponsabile della Domenica del Sole 24ore - che ha sempre dato ampio risalto nazionale alla manifestazione. La copertura dei mass media sarà dunque la stessa?
«Non ci sentiamo più - dicono i firmatari della petizione - di assicurare alla Fondazione San Carlo la nostra collaborazione», una breve frase che sembra però cadere come una mannaia sull’attività culturale della Scuola alti studi e del Festival Filosofia oggi assegnati all’ex studente della Borsari, Altini. Una persona plurititolata che all’interno dell’ex Collegio di via San Carlo svolgeva il ruolo di tutor e che fatalmente dovrà gestire una situazione per cui potrebbe non avere ancora la necessaria esperienza organizzativa, né soprattutto la rete di relazioni culturali internazionali che caratterizzava la precedente responsabile.
Se qualcuno nei giorni scorsi paventava già rischi estremi per il Festival, oggi i nuvoloni che si addensano sull’appuntamento sembrano davvero neri.
«Si tratta - ricorda il professor Tullio Gregory, Accademico dei Lincei e ideatore dei menù filosofici insieme ai ristoratori modenesi - di un momento grave e delicato per la scuola del San Carlo ed è probabile che il consiglio di amministrazione non abbia saputo ben gestire la situazione conseguente alle dimissioni della Borsari. Noi che componevamo il Comitato scientifico, organo istituzionale, non abbiamo riscontrato alcun grado di fiducia nei nostri confronti da parte degli amministratori che hanno pensato a suo tempo di non coinvolgerci in nessuna decisione. L’unica soluzione, come già ieri vi diceva Remo Bodei, è complicata, perché prevede che l’ex direttrice sia di nuovo insediata nel suo ruolo con cui ha fatto crescere scuola e festival. Per quanto riguarda il festival 2009 ora vediamo cosa metteranno in piedi di serio».
«Io sono coinvolto meno direttamente nell’organizzazione del festival - dice il prof. Giovanni Filoramo dell’Università di Torino - perché sono uno storico delle religioni e non un filosofo, ma la mia solidarietà come ex membro del comitato scientifico è fortissima nei confronti della Borsari. La Scuola alti studi, che praticamente lei ha creato, è notissima ed è partita da un livello locale per arrivare a intrecciare collaborazioni in mezzo mondo. Deploro il modo in cui lei è stata in pratica dimissionata e concordo con chi pensa che il Cda non ha valutato a modo le conseguenze che un gesto di questo tipo ha avuto».
Probabile che in queste ore il direttore Altini e il presidente Franchini stiano cancellando alcuni dei nomi su cui speravano per il futuro.
Gazzetta di Modena
(03 febbraio 2009)

martedì, febbraio 03, 2009

Quella neolingua che parla della sorte da riservare ai “diversamente vivi”

Se ci verrà chiesto siamo disposti ad accogliere Eluana in una struttura pubblica”. Nel novissimo dizionario della postmodernità laicista, ricordiamoci che “accogliere” si traduce “provocare la morte per fame e per sete”. Prendiamone nota, perché altrimenti le parole del presidente della regione Piemonte, Mercedes Bresso, estrapolate tra cinquant’anni dal contesto che le ha prodotte, rischierebbero di essere fraintese. Rischierebbe di essere frainteso anche il giurista Amedeo Santosuosso, che al Corriere della Sera parla di “diritto alla salute”. Per Eluana, dice, quel diritto “ora consiste nella sospensione di nutrizione e idratazione”. E’ chiaro? Da questo momento, quando sentiremo parlare di “diritto alla salute”, dobbiamo sapere che può voler dire: “Far morire di fame e di sete una persona che ha bisogno di acqua e cibo per vivere”. Come chiunque, del resto.

Nel novissimo dizionario postmoderno leggiamo anche che la fine comminata per fame e per sete a una disabile in stato vegetativo persistente – il cui corpo testimonia da diciassette anni un inequivocabile attaccamento alla vita – diventa, nella forbita argomentazione dell’illustre avvocato Carlo Federico Grosso, l’“epilogo ormai logico e naturale”. Ecco, va fatta la massima attenzione: c’è un nuovo significato di “naturale”. Eluana sarà accompagnata alla “morte naturale”, ha scritto Piero Colaprico su Repubblica; faceva eco al padre di Eluana Englaro, Beppino, quando chiedeva che Eluana riprendesse “il suo cammino della morte naturale, interrotta dalla rianimazione e dalle terapie forzate”. “Morte naturale”, prendiamo dunque nota, è la morte per fame e per sete. Eluana non può mangiare e bere da sola – come un neonato, come qualsiasi grave disabile – e dunque poche storie: nutrirla e dissetarla significa ostacolare il naturale corso degli eventi.

Ma siamo davvero incorreggibili: ci ostiniamo a chiamare Eluana “disabile”. Eppure la bioeticista animalista Luisella Battaglia ha scritto che la donna è stata indebitamente “promossa” a disabile da Eugenia Roccella. Non è una disabile, semmai è “diversamente viva”. A quando “post persona”? Questione di tempo, non c’è fretta. Il novissimo dizionario della postmodernità eutanasica sa il fatto suo. Dedica pagine e pagine alla parola “libertà”, da sola o in opportuna compagnia di “diritto”. “Per la libertà di Eluana”, ovvero per la sua morte procurata per sete e per fame, era lo slogan della manifestazione radicale a Lecco, sabato scorso. Quella culminata con la consegna delle diciassette rose (una per ogni anno passato dalla donna in stato vegetativo) a Beppino Englaro, come anticipazione o in sostituzione delle corone funebri. Il ritardo nel comminare quella morte, e l’atto di indirizzo del ministro Sacconi che ricorda alle strutture sanitarie la loro funzione, diventano così “lesione di un diritto”. Dei “diritti di un padre, che dopo aver sofferto per diciassette anni, si vede adesso sballottato da una istituzione all’altra. E da una interdizione all’altra”, si indigna la solita Bresso.

Ha spiegato il dottor Mario Riccio, quello che ha staccato il respiratore a Piergiorgio Welby: “Non sono i medici che mancano al padre di Eluana, ma la struttura. Seppure non collegare il sondino alla sacca per l’alimentazione e l’idratazione è, nei fatti, un atto più semplice che staccare il respiratore e sedare il paziente, come è avvenuto per Welby, la situazione è più complessa. Si tratta infatti di non prescrivere la sacca per quindici-venti giorni di seguito”. Non “un unico atto attivo, ma un atto passivo ripetuto per molti giorni”. E’ la famosa “morte naturale”, l’“epilogo naturale” della scandalosa vita di Eluana, è il “protocollo operativo di distacco dell’alimentazione artificiale” che la clinica Città di Udine aveva predisposto con ogni cura. Loro erano certamente disposti ad “accogliere” Eluana (vedi sopra per la vera traduzione) ma poi è intervenuto Sacconi e il protocollo operativo a cura dei volenterosi volontari per la libertà di Eluana ha subito ritardi.

Nel dizionario non mancano la “volontà di Eluana”, la sua “autodeterminazione”: traduzioni certificate da sentenza di quello che altri dicono di lei (“di fatto, Eluana continua a non vedere rispettata la propria volontà”, dice il neurologo Defanti). Si comprende l’impazienza della curatrice speciale: “Siamo sempre pronti a valutare qualunque disponibilità purché non rappresenti ulteriore perdita di tempo”. Cercasi volenterosi esecutori di sentenza di morte. Astenersi perditempo. C’è in programma la “morte dignitosa” di Eluana Englaro. Basta ricordarsi che “dignità”, nel novissimo dizionario della postmodernità eutanasica, significa soppressione di un disabile, per fame e per sete.

di Nicoletta Tiliacos

It's only a theory

It's only a theory, un nuovo blog dedicato alla filosofia della scienza.

lunedì, febbraio 02, 2009