domenica, febbraio 02, 2020

Sul simbolismo dell'amore e del vino

Ai cuori amanti e gentili
E’ uno dei simbolismi più diffusi all’interno della Tradizione Biblica e Monoteista: dallo straordinario Cantico dei Cantici alla poesia del Tasawwuf e del Medioevo europeo; eppure il simbolismo erotico dell’Amore (spesso strettamente legato a quello dell’ebbrezza e del Vino) rimane uno dei più enigmatici, sconcertanti e persino “scandalosi” agli occhi di chi non sappia elevarsi ad una visione “universale” del Reale per assaporare – in anima e corpo – quello che, non a caso, è stato definito il Vino della Sapienza. Questa breve riflessione, peraltro, non ha la minima pretesa di esaurire un argomento di tale vastità, ma solo lo scopo di aprire – a chi può e vuole – uno spiraglio di meditazione.
IL PELLEGRINAGGIO VERSO IL CUORE E LA “SANTA EBBREZZA”
Per comprendere la potenza (e la realtà) del simbolismo del Vino e dell’Amore (perché i veri simboli non sono in alcun modo mere allegorie ma realtà operanti e presenti su tutti i piani del Reale), bisogna innanzitutto partire da un altro simbolismo universale che è quello del Cuore. Indicato nella Bibbia – come in tutte le tradizioni sacre – quale Centro dell’individualità, il Cuore è il luogo da dove “escono le azioni dell’uomo”[1], rispetto al quale l’individualità umana è, in un certo senso, una proiezione e dove tutte le possibilità realizzate durante la vita terrena fanno ritorno al momento della morte fisica[2].
Questo Centro – al tempo stesso concreto e sottile, visto che, in tutte le Tradizioni, il Cuore sottile coincide nella sua collocazione con quello fisico – non è tuttavia la “sede dei sentimenti più superficiali”, come lo intendono i moderni, ma è quel Centro dell’individualità oltre il quale si “cela” (la parola “Cielo”, nella stessa lingua latina, rimanda al verbo “celare, nascondere”; e Gesù dice “il Regno dei Cieli è dentro di voi[3]) la Porta del Giardino, la Scala verso i Cieli superiori, lo Spirito.
Questo Centro, tuttavia, è propriamente “celato” dalle illusorie nebbie che il nostro “ego”, frutto della caduta, stende continuamente al pari di un velo oscuro. Ed è per questo che, con l’aiuto della Grazia, l’uomo è chiamato ad intraprendere il suo pellegrinaggio verso il Cuore e a “spezzarne il guscio”, così come una mandorla rivela il suo contenuto solo quando viene aperta (ragion per cui, in molte Tradizioni, si parla di un “occhio del Cuore” che va riaperto o si consiglia di “concentrare l’attenzione sul Cuore durante la preghiera”, ecc.).
Da questo punto di vista, è evidente il simbolismo sotteso al noto passo del Salmo 33 “Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato” (Salmo 33); poiché il “cuore spezzato”, di cui parla il Salmo, non è altro che l’ego che, arrendendosi di fronte alla sua inanità, sperimenta il soccorso della Misericordia (che non potrebbe giungere, senza che …il Cuore si ferisca e si apra, come un fiore che sboccia).
Ciò che si trova Oltre il guscio è, in realtà, ciò che immerge il nostro essere nei riflessi dell’Assoluto. E, da questo punto di vista, persino alcune esperienze “comuni” ce ne offrono un bagliore.
Lo stesso stato dell’innamoramento umano – che è una condizione profana solo per chi è profano – con le sue “sensazioni” di apertura e trasfigurazione, di “percepire una nuova terra e nuovo Cielo”, cos’altro è se non “un collasso dell’ego”, una morte dell’io che introduce l’essere, anche solo per un istante e in maniera solitamente illusoria, nell’Infinità?
Stessa cosa può dirsi per l’esperienza dell’ebrezza, che sul nostro piano dell’essere è sperimentabile eminentemente attraverso il Vino e tutto ciò che, in qualche modo, spezza lo stato ordinario della coscienza; ragion per cui il simbolismo della bevanda inebriante (dal Soma vedico fino al Vino dell’Eucaristia cristiana)
“Introducimi nella cella del vino”[4] sospira l’amante del Cantico dei Cantici: che altro non è che il Cuore, sede della presenza divina e della sua Santa Ebbrezza.
…MA GUAI A CHI PROFANA AMORE!
Il fatto che l’Eros ed il Vino si ritrovino così di frequente nel simbolismo di molte tradizioni (e di quella biblica e monoteista in particolare) implica peraltro che tali realtà, anche nei loro riflessi terreni, conservino una loro terribile sacralità. Un simbolo infatti non ha niente a che vedere con un’artificiosa allegoria, ma rappresenta esattamente – sul suo piano – l’Archetipo di cui esso è una manifestazione.
Per questo motivo, contrariamente alla prospettiva moralistica e puritana, è bene capire che le proibizioni tradizionali riguardo la sessualità e le bevande inebrianti non sono dovute ad una presunta “impurità” di tali realtà, quanto, paradossalmente, al loro essere realtà “sacre” (e quindi tremende e potenzialmente distruttrici qualora le si approcci indebitamente).
Per l’uomo decaduto, infatti, ogni realtà capace di proiettare la coscienza nell’ebbrezza al di là dei sensi ordinari – qualora non sia Dio stesso a permetterlo …ma si tratta di casi che non ci devono riguardare – rischia di diventare impurità passionale, perdizione nel senso più letterale del termine nel vortice illusorio dell’effimero e dell’esteriore. Per tali motivi, l’esercizio dell’eros – in questo mondo – deve rimanere nell’ambito “sacrale” indicato dalla Tradizione e nella misura in cui esso viene concesso. Nulla, infatti, è più terribile del sacrilegio di una sacralità profanata e nulla più di tali atti rischia di trascinare l’anima negli abissi degli stati infernali.
LE DONNE ED IL VINO DEL PARADISO
E’ possibile che molti Cristiani rimangano sconcertati o “scandalizzati” dalle immagini coraniche del Paradiso popolato dalle fanciulle Urì e irrigato dai fiumi di Vino, ritenendo tale simbolismo eccessivamente “rozzo” o “terreno”. E tuttavia, in base a quanto abbiamo appena detto, non dovrebbe sorprendere che tale simbolismo sia presente non solo nei libri biblici ma anche in alcuni Padri della Chiesa.
Cantava Sant’Efrem il Siro, nei suoi “Inni del Paradiso, 3”:
“Pensa al paradiso! Al suo aroma ristoratore e ai suoi piacevoli profumi, la tua giovinezza si rinnova, svaniscono le tue imperfezioni. Chi si è astenuto dal vino sulla terra, per lui abbondano i vini del paradiso… E chi visse in continenza, lo accolgono donne nel loro casto grembo, poiché da monaco non cadde fra le braccia e nel letto dell’amore terreno”.
Ora, é curioso vedere come la teologia occidentale -spesso razionalista, moralista e quindi fortemente dualistica – interpreti passi come questi (o come molti brani delle Scritture) alla stregua di “iperbole orientali” o “eccessi poetici”. Ma al contrario, come abbiamo visto -e fatto salvo un Simbolismo ancor più profondo sempre presente- in passi come questi si esprime una verità metafisica. In uno stato superiore, come quello Paradisiaco, devono infatti essere necessariamente presenti anche gli aspetti inferiori della realtà ricondotti al loro Archetipo. L’Eros e l’Ebbrezza di questo mondo, in sostanza, altro non sono che un rifesso più o meno pallido di realtà paradisiache: poiché il più deve necessariamente contenere in sé il meno, così che tutto ciò che in questo mondo é bello, piacevole e armonioso si manifesti per quello che è: la manifestazione di un Nome santo. Ed è questo, a ben rifletterci, anche “uno” dei significati della spesso malcompresa dottrina della Resurrezione dei Corpi,

GIanluca Marletta

[1] Marco 7, 14
[2] Si veda il simbolismo egizio della “pesatura del Cuore (ib)” nel Libro dei Morti.
[3] Luca 17, 21
[4] Cantico dei Cantici 2, 4

sabato, febbraio 01, 2020

LA GIOVANNA D’ARCO DI FRANCO CARDINI

LA GIOVANNA D’ARCO DI FRANCO CARDINI. Di Riccardo Pasqualin.


Giovanna d’Arco (ca 1412 – 1431)
«Per Giovanna si fece fabbricare un’armatura e le si assegnò uno stendardo le cui insegne, dipinte o ricamate, fu lei stessa a scegliere, ispirata dalle “voci”. Un vessillo candido sul quale, all’immagine di Dio “in maestà” assiso sull’arcobaleno e affiancato da due angeli che recavano nelle mani il giglio di Francia (o, secondo alcune versioni, il crocifisso), si accompagnavano i nomina divina che sarebbero stati da allora l’impresa (come sul piano emblematico la si definiva) della Pulzella: Jesus-Maria. Il nome del Salvatore, in alcune immagini dello stendardo pervenuteci, figura secondo gli usi del tempo abbreviato nel trigramma IHS, il medesimo usato e diffuso ad esempio nella predicazione di Bernardino da Siena che ne aveva fatto con fervore oggetto di adorazione.»
Sono trascorsi diversi anni da quando Franco Cardini ha presentato al pubblico italiano la “sua” Giovanna d’Arco, ma è una biografia molto piacevole, che non ha smesso di essere apprezzata.
Giovanna nacque, con ogni probabilità, verso il 1412 (convenzionalmente, si dice, il giorno dell’Epifania di quell’anno), ma la sua esistenza si consumò rapidamente, la sua avventura ebbe inizio nel 1429 e si concluse solo due anni dopo, il 30 maggio 1431, quando, non ancora ventenne, salì sul rogo a Rouen.
Il medievista ribadisce che il mito di Giovanna è sorto già quando ella era ancora in vita e la figura di questa ragazza guerriera, nel corso dei secoli, è stata riletta attraverso le lenti di ideologie diametralmente opposte tra loro: «diventata emblema ora di cattolici tradizionalisti ora di populisti anticlericali, ora della destra ora della sinistra, ora di meetings patriottici ora di movimenti femministi».
Jeanne, che tutti chiamavano «Jeannette», venne alla luce nel villaggio di Domrémy; figlia di contadini e analfabeta, giovanissima, lasciò la casa paterna guidata dalla convinzione di dover  compiere a ogni costo il progetto che Dio aveva voluto affidarle e che le era stato rivelato da voci misteriose: liberare la Francia dagli eserciti inglesi.
Presentatasi alla corte di Carlo VII (1403-1461), ottenne dal monarca il comando di un’armata e, nel maggio del 1429, influenzando in maniera prodigiosa il morale delle truppe, riuscì a liberare Orléans e a vincere il nemico a Patay (18 giugno 1429).
Durante la cosiddetta Guerra dei Cent’Anni (durata, in realtà, dal 1337 al 1453) «gli inglesi avevano in Francia dei partigiani soprattutto nelle città mercantili, dove c’erano borghesi che facevano buoni affari con i centri al di là della Manica» sottolinea Cardini, «nonché chierici e universitari troppo fedeli a una visione del mondo legata all’universalismo cristiano per lasciarsi affascinare dal giovane sentimento di nazione», mentre tra i nobili e i contadini il «radicamento nazionale», o meglio proto-nazionale, era molto sentito.
Il destino di Giovanna è noto e commovente, abbandonata dalla corte e dal re per calcoli diplomatici e per diffidenza, non poté proseguire la guerra contro gli anglo-borgognoni. Venne ferita alle porte di Parigi e nel 1430, mentre marciava alla volta di Compiègne, fu catturata dai borgognoni, che la cedettero agli inglesi.
Tradotta davanti a un tribunale ecclesiastico, dopo un interrogatorio estenuante, fu condannata come eretica e bruciata sul rogo.
L’eroina francese, divenuta un simbolo dell’amore patriottico nel suo paese, fu poi riabilitata nel 1456 e proclamata santa e patrona di Francia da Benedetto XV, nel 1920.
All’inizio del testo, Cardini descrive l’influenza che questo personaggio storico ha avuto nella sua vita e racconta la sua Giovanna d’Arco con un libro agevole, accessibile a tutti, che unisce un taglio divulgativo alla precisione e alla passione che hanno sempre contraddistinto lo studioso: «Il fatto è che Giovanna è una figura “moderna”. Anzitutto per il carattere paradossale, in apparenza contraddittorio, della sua esperienza: una fedelissima figlia della Chiesa che finisce però bruciata come eretica; una rappresentante esemplare dell’identità francese, che però – in quanto contadina della regione della Mosa – è al tempo stesso una marginale».
Giovanna «Ha rischiato di degradarsi a simbolo politico e d’essere usata come passe-partout demagogico» scrive lo storico, ma questo processo non si è mai arrestato e la leggenda della Pulzella è soggetta a un costante processo di rilettura che non accenna ad arrestarsi.
Cardini affronta anche la questione delle molteplici interpretazioni di questa figura così complessa (e innegabilmente segnata da tratti che possono apparire ambigui), ma la più sicura delle conclusioni è che «il rogo di Giovanna concluse una fase estrema della “guerra dei Cent’Anni”: quella, molto breve, dominata dalla speranza e dalla volontà di cacciar con la forza gli inglesi dal continente». E le conseguenze storiche della Guerra dei Cent’Anni sono evidenti. Da un lato, perdendo tutti i loro possedimenti sul continente nel 1453 – eccezion fatta per Calais (caduta in mano francese solo nel 1558) – agli inglesi venne a mancare un confine turbolento e scomodo, e furono spinti a sviluppare una politica isolazionista. Dall’altro, questo conflitto rappresentò un passaggio decisivo per l’apertura della modernità: le lotte fra le nazioni e gli Stati monarchici assoluti trovano la loro radice proprio nel conflitto franco-inglese fra Tre e Quattrocento.
Riccardo Pasqualin

domenica, gennaio 26, 2020

mercoledì, gennaio 22, 2020

Time for Irish pharmacists to be given proper conscience rights


A landmark rule has recognised the right for German pharmacists to refuse to sell the so-called morning after pill (MAP) on grounds of conscience. No such right has ever been recognised in Ireland. The drug is used as a post-coital contraceptive but, when conception occurs, it also prevents implantation in the uterine wall, causing the death of the embryo.
The German case occurred when a pharmacist who based in Berlin refused to stock or sell the drug was and reported to the Pharmacists’ Chamber. He then took the matter to the Professional Court of the Administrative Court of Berlin, which ruled in his favour, but the case could continue if the Chamber appeals.
It was the first time that a court addressed the matter in Germany. Other European countries, Italy or Spain for instance, have recognised such a right through court ruling or legislation.
“Personal beliefs and conscience influence all areas of a person’s life and are not simply laid down in a professional setting. This pharmacist in Berlin faced legal proceedings for choosing to act in line with his conscience. The court recognized that he did not violate the law and should not be forced to act against his personal convictions,” said Felix Böllmann, Legal Counsel for Alliance Defending Freedom International, which is the advocacy organization that has supported the pharmacist in this case.
Provision for conscientious clauses are more common for other health professionals but pharmacists often find their rights not protected.
This is the case in Ireland where no law or code explicitly recognises conscientious objection rights for pharmacists.
The morning after pill is not classified as an abortifacient under Irish law, even if it has the possible effect of killing a newly formed human being.
When in 2011 the Irish Medicines Board approved the sale of a new MAP over the counter without the need for a prescription, the Pharmaceutical Society of Ireland (PSI) confirmed that pharmacists must stock the drug or “take reasonable action to ensure that these medicines or services are provided”.
In the recently updated Code of Conduct of the Pharmaceutical Society of Ireland (PSI) there is no reference to freedom of conscience, religion or belief.
Conscientious objection is not provided explicitly, and it is mentioned only once, simply in order to emphasis the limits of its scope. Addressing the pharmacist, the Code says: “[You] must refer patients to an alternative provider if you cannot provide a professional service or medicinal product, including in the case of conscientious objection, ensuring that patient care is not jeopardised or compromised” (p. 9)
In theory, one way for a pharmacist to avoid the direct selling of the drug is through an expedient. They could simply not stock the drug in their premises and therefore circumvent the obligation to sell. But as the Code still oblige them to refer patients to an alternative provider, they are practically forced to act against their conscience anyway and to participate to a course of action that potentially kills a human being. Moreover, this limited expedient is not available to those who work in a pharmacy where they have no control on what is sold.
A pharmacist could also take a constitutional case and see if the Irish courts would recognise their rights that way but as of now, pharmacists have no explicitly recognised right to refuse to sell drugs like the morning after pill.
This is astonishing and it was noted in a report produced by the Observatory on Intolerance and Discrimination Against Christians in Europe. “The Irish constitution has strong religious freedom protections, but if a pharmacist is unwilling to sell the morning after pill he would have to take his employer to court and plead for his constitutional rights. This could be very expensive and therefore most pharmacists with an objection to abortifacients in practice either sell them or quit their job.”
There is no explicit protection for pharmacists in the 2019 abortion legislation and, similarly, it is possible that if euthanasia and assisted suicide are introduced in Ireland, pharmacists will be coerced to provide lethal drugs.
The new Code of Conduct of the PSI never mentions conscience, as if it has no part in the profession. On the contrary, the aspiration to prevent diseases, to heal, and to take care is a deeply ethical element in the job of pharmacists. Denying conscience and its rights represents a fundamental disavowal of the moral dimension that leads their work.

lunedì, gennaio 20, 2020

Avanti ragazzi di Buda, avanti ragazzi di Pest



Avanti ragazzi di Buda
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti, operai,
il sole non sorge più ad Est.

Abbiamo vegliato una notte
la notte dei cento e più mesi
sognando quei giorni d'ottobre,
quest'alba dei giovan'ungheresi.

Ricordo che avevi un moschetto
su portalo in piazza, ti aspetto,
nascosta tra i libri di scuola
anch'io porterò una pistola.

Sei giorni e sei notti di gloria
durò questa nostra vittoria
ma al settimo sono arrivati
i russi con i carri armati.

I carri ci schiaccian le ossa,
nessuno ci viene in aiuto
il mondo è rimasto a guardare
sull'orlo della fossa seduto.

Ragazza non dirlo a mia madre
non dirle che muoio stasera
ma dille che sto su in montagna
e che tornerò a primavera

Compagni noi siam condannati,
sconfitta è la rivoluzione
fra poco saremo bendati
e messi davanti al plotone

Compagno il plotone già avanza,
già cadono il primo e il secondo
finita è la nostra vacanza,
sepolto l'onore del mondo

Compagno riponi il fucile
torneranno a cantare le fonti
quel giorno serrate le file
e noi torneremo dai monti

Avanti ragazzi di Buda,
avanti ragazzi di Pest
studenti, braccianti e operai,
il sole non sorge più all'Est.

mercoledì, gennaio 15, 2020

lunedì, gennaio 13, 2020

GRIPT




Per chi vuole seguire l'attualità irlandese da una prospettiva prolife/profamily c'è
Gript.ie.
Ogni tanto pubblicano anche qualcosa mia.

venerdì, gennaio 10, 2020

giovedì, gennaio 09, 2020

mercoledì, gennaio 08, 2020

Letture del 2019

Per ragioni professionali leggo molto, in particolare materiale online. Questi sono i volumi che nel 2019 ho letto interamente:


Jennifer Lahl, Broken Bonds: Surrogate Mothers Speak Out

Alfred O'Rahilly, Religion and Science

Patrick Deneen, Why Liberalism Failed

Sophie Lewis, Full Surrogacy Now: feminism against family

Michael Brendan Dogherty, My Father Left Me Ireland: An American's Son Search for Home

Robert J Barro, The Wealth of Religions: The Political Economy of Believing and Belonging

Nadine Strossen, HATE: Why We Should Resist it With Free Speech, Not Censorship

Gerard Casey, ZAP: Free Speech and Tolerance in the Light of the Zero Agression Principle

Peter Boylan, In the Shadow of the Eigth: My Forty Years Working for Women's Health in Ireland