venerdì, maggio 23, 2008

Ricordando Paolo Giuntella

Paolo te ne sei andato ieri stremato dal tumore - del quale ci tenevi informati con humor - eppure abbiamo l’impressione che tu sia partito come all’improvviso, avendoti visto con trepidazione al Tg1 che tenevi ancora la postazione del Quirinale nei giorni di avvio del terzo governo Berlusconi. Oltre che della politica eri un dilettante della musica e della narrativa, dello scoutismo e di ogni impegno di pace e di carità che ti capitasse a tiro e lo eri nel senso originario della parola: trovavi diletto in quello che facevi. Tutto ti interessava, amavi le persone che in contravi per caso. Da inviato in Kosovo non distinguevi tra salvare le persone e raccontare gli atti di salvataggio. Sia da ragazzi quando eravamo nella FUCI sia negli anni della professione, quando non potevo accettare un invito per conferenze dicevo: cercate Giuntella, è simile a me e in più vi divertite. I tuoi cappelli, la barba e la pipa, l’amore per la buona tavola, tutto era segno della tua vocazione a fare in modo che la vita ti piacesse. I colleghi del Tg1 ieri sera ti hanno fatto un bel ritratto, ma hanno anche detto che eri un cattolico “intransigente” e ho immaginato come ti saresti divertito a sentire quell’aggettivo. Avranno voluto dire “tenace”, o “appassionato” perchè proprio non avevi nulla di intransigente. Eri ammiratore dell’arcivescovo Romero e di Aldo Moro ma senza predisposizione al martirio. Il tuo modo di essere cristiano era quello della gratitudine per la bellezza della vita. E la tua vita è stata bella, solo pungolata dal rammarico di non riuscire a fare abbastanza perchè ogni vita possa essere bella. Lo dico abbracciando Laura e i tuoi tre bellissimi figli.

Luigi Accattoli


Paolo Giuntella oggi è tornato tra le braccia di nostro Signore.
In Paradiso continuerà ad essere quel vulcano di idee e quella presenza che per molti di noi ha significato tanto. Lo ricordo passeggiare nei corridoi fucini di Via della Conciliazione e consigliare noi giovincelli appena giunti a Roma. Lo ricordo piangere disperato lungo quei corridoi, quando arrivò la notizia drammatica dell'omicidio di Vittorio Bachelet e quando con determinazione e passione ci spronava all'impegno nella Rosa Bianca, altri mille ricordi attraversano la mia mente...
Ciao Paolo, ti voglio bene.
Pietro Giordano


“Io voglio sapere / se Cristo è veramente risorto…” La Pasqua del 1972. Una veglia di Clan, poesie e canzoni, l’uomo fra disperazione e speranza, Turoldo e Pavese, Eluard, Merton, Quasimodo, Paolo VI, Martin Luther King. In quel Clan (e poi nel circolo Francesco Luigi Ferrari) Paolo Giuntella ci costringeva, incurante di chi esclamava ad alta voce “che palle!”, a leggere la Gaudium et Spes e Professione e Rivoluzione di Sergio Paronetto, a passare notti intere su Tocqueville o sugli anticonformisti cattolici degli anni ’30, a non disdegnare Fromm, a conoscere meglio dei nostri interlocutori comunisti o radicali le sfide del marxismo, di Freud, di Marcuse allora imperanti. A essere pronti a rendere ragione della speranza che è in noi. Ma anche a saper riconoscere e godere la Grazia di Dio nella convivialità, nell’amicizia, nelle risate, nei fuochi di campo, nell’amore che sboccia; nella musica, nell’arte, nella letteratura; perfino nella scienza e nell’economia. E a riconoscerla soprattutto nella libertà, quel quarto pilastro aggiunto da Giovani XXIII a sostegno della pace nella Pacem in Terris, che in un solo colpo spazzava via la secolare diffidenza della Chiesa Cattolica al riguardo ed escludeva con chiarezza ogni futura interpretazione totalitaria degli altri tre pilastri: verità, giustizia e amore.

Certo dai genitori riceviamo una gran parte di ciò che resta vivo anche nella vita adulta. Ma c’è un’età di passaggio nella quale consigli per la lettura e lezioni di vita e di fede risultano irricevibili anche dal piú santo dei genitori; un’età di passaggio nella quale, in quegli anni settanta, molti miei coetanei si sono smarriti, realizzando piú tardi, magari, il triste detto del paese di Silone: anarchici a vent’anni, conservatori a trenta. E’ anche grazie a Paolo Giuntella (e a Pio Cerocchi, Antonio Toffoli, Fortunato Zoppè, Mario Tedeschini...) se in quell’età di passaggio, per me e diversi amici di allora, il tizzone ardente non si è spento; se a cinquant’anni speriamo ancora di fare la rivoluzione e amiamo l’avventura – l’avventura cristiana, s’intende; se amiamo ancora la strada e la piazza, la Bibbia e la Chiesa, e non siamo chiusi in casa a fare zapping col telecomando; se sentiamo (nel nostro piccolo, come le formiche) non solo indignazione ma, malgré tout, anche rispetto e passione per la politica con la p maiuscola e per la tradizione con la t maiuscola, e per questo non ci limitiamo a servizi di bassa manovalanza (che pure svolgiamo con gioia nelle nostre parrocchie e altrove), né ad opere assistenziali o sociali, né a manifestazioni per la pace: continuiamo ad amare e studiare il Concilio e la Costituzione, e ad impegnarci pubblicamente, se necessario con qualche sacrificio, affinché siano conosciuti ed attuati, non messi in naftalina, o, peggio, demoliti.

Giovanni Bachelet



Si è spento oggi a Roma Paolo Giuntella, giornalista e scrittore, ex fucino e da sempre vicino alla FUCI. La Presidenza Nazionale a nome dell'intera Federazione Universitaria Cattolica Italiana formula sinceri e commossi sentimenti di cordoglio alla moglie Laura (già Presidente Nazionale della FUCI), ai figli, ai familiari, agli amici e ai colleghi tutti.
"Paolo Giuntella è stato per la FUCI un vero punto di riferimento" - affermano i Presidenti Nazionali Silvia Sanchini e Tiziano Torresi – "un amico generoso e insostituibile, una presenza discreta ma di fondamentale importanza. Nei suoi confronti ci sentiamo di esprimere un sentimento profondo di stima, gratitudine e riconoscenza che conserveremo sempre intatto unitamente all'affetto che ci ha legati a lui in questi anni".

Presidenza FUCI



Aveva provato a chiacchierare con la morte nel suo ultimo, splendido libro L’aratro, l’iPod e le stelle. Una riflessione a braccia aperte sul senso della vita, e sull’impegno dei cristiani in una società in crisi e difficile come quella di oggi. Aveva provato a farlo con il suo solito modo: con il sorriso sulle labbra. Con l’ironia di sempre. Citando i suoi autori preferiti, quelli che appunto, sorridevano alla vita. Ma anche un libro che nascondeva nelle pieghe delle pagine il senso vero di una vita piena, affidata a Dio. Quel “lieve problema di salute” che descriveva non era, in realtà, un lieve problema. Lui, Paolo Giuntella, lo sapeva. Ma, in qualche modo, ne parlava anche con i suoi amici più intimi, scherzandoci su. Ha lavorato fino all’ultimo giorno, seguendo per il Tg1 le consultazioni politiche dal Quirinale, e partecipando a conferenze e incontri pubblici. L’ultimo incontro proprio quello dedicato al suo grande maestro, Pietro Scoppola, anche lui scomparso recentemente.
Ce lo ricordiamo ironico, un cattolico “gaudente”, sempre pronto però alla riflessione seria. Amante della musica, sapeva a memoria tutti i nomi dei grandi dello spiritual americano, delle buone letture, uomo dotato di una vastissima cultura, negli ultimi tempi aveva cominciato a raccontare gli ultimi, i vagabondi, i “folli” di Dio, tutti quei dispersi incontrati per caso in un pub, per strada, durante i suoi tanti viaggi. I suoi ultimi libri sono esperienza letteraria ma anche vita vissuta. Ha sempre sognato una Chiesa bella e profetica.
Adesso che ha raggiunto suo padre, sua madre e le sue sorelle, e tutti i suoi amici e maestri che hanno dato il loro impegno per il Concilio Vaticano II, lo immaginiamo che starà danzando con loro. E bevendo una bella birra all’Osteria del Vecchio Isaia.
Ci mancherai.

Notiziario AC

lunedì, maggio 19, 2008

Brief updates

Da domani, per una ventina di giorni, sarò in Italia.

Stamattina ho consegnato la proposta ed il manoscritto del mio prossimo libro, quello più importante.

E' uscito Translating Selves, al quale ho collaborato.


Now that you know...
You never said a word with tangled hands dry, and I see through rose-colored eyes. Tell me I’m the only chance constantly hanging from the sky.
Persuing design both far and wide.
Now that you know there’s time, rethink everything heard by the careless chior.
The way we see these things... it’s how we dream about reality. ...problematic to believe, let alone percieve. With doubt your mind reads through internally, while observation flees. Nothing can turn the sun back around.
Persuing design and out of time.
Now that you know there’s time, rethink everything heard by the careless chior.
Sit and watch as I arise. I lean on surmise, though thier eyes are far from dry. Will fingers uncross? Will these knots untie?

brief: take a chance, hope high, do not let life pass you by

domenica, maggio 18, 2008

Pensate per uccidere

Come ha ricordato il Papa durante l'Angelus, inizia e domani a Dublino una conferenza internazionale per il bando delle cluster bombs.
Mosaico di Pace, la rivista di Pax Christi Italia ha pubblicato un ottimo dossier a riguardo.


Pensate per uccidere
Ma che cosa sono le cluster bombs? Si tratta di armi di grandi dimensioni che si aprono a mezz'aria spargendo ad ampio raggio decine, o addirittura centinaia, di piccoli ordigni (sub-munizioni). Le bombe a grappolo possono essere lanciate da svariati tipi di mezzi aerei, tra cui caccia, lanciarazzi e lanciamissili, che le spargono da quote altissime (spesso 5000 metri) così da dilatarne la capacità - peraltro già militarmente assai apprezzata - di ampia dispersione sul territorio. Sono infatti armi cosiddette "d'area", capaci di diffondere i propri contenuti su un'ampia superficie. Popolari perché hanno un'impronta di morte elevatissima, quindi. Le sub-munizioni sono progettate in modo da esplodere al momento dell'impatto con il terreno, a differenza delle mine che invece hanno bisogno del contatto con la vittima per essere attivate. Ma troppo spesso capita che siano difettose e l'elevato tasso di errore nel funzionamento (5%, dicono i produttori; dal 20 al 55%, segnalano altri esperti), rappresenta una minaccia umanitaria destinata ad aggravarsi su scala esponenziale se l'utilizzo di questo sistema d'arma non verrà fermato. Anche perché ormai il loro utilizzo in aree urbane densamente popolate è divenuto la norma...
Ma anche volendo prendere per buone le rassicurazioni sul funzionamento delle bombe a grappolo spavaldamente propugnate da chi le fabbrica, gli scenari sono tutt'altro che rassicuranti per chi resta a vivere nei Paesi colpiti. Tra ottobre 2001 e marzo 2002 sono state sganciate in Afghanistan 1.228 bombe cluster, contenenti 248.056 sub-munizioni. Nel migliore dei casi (5% di margine di errore), sarebbero comunque rimaste sul terreno di un'area già ampiamente battuta dalle mine più di 12.400 ordigni inesplosi innescati. Tra i 127 civili uccisi dall'ottobre 2001 al novembre 2002 si contano pastori che portavano le greggi al pascolo, contadini che aravano i campi, bambini che raccoglievano la legna... una storia già abbondantemente raccontata con la vicenda delle mine, per rimuovere le quali almeno gli afgani hanno sviluppato una capacità locale straordinaria. Adesso hanno dovuto ricominciare da capo con le bombe a grappolo, molto più pericolose da rimuovere: infatti devono essere fatte esplodere, una a una, sul luogo dove si trovano. In Iraq, durante le tre settimane campali di bombardamenti nella primavera del 2003, le forze armate americane e inglesi hanno sganciato circa 13.000 bombe, per un totale di 1,8-2 milioni di piccoli ordigni. Le ricerche condotte sul campo dall'organizzazione Human Rights Watch sono giunte alla conclusione che proprio queste operazioni sono state tra le principali cause di morti civili, con centinaia di morti e feriti fra la popolazione civile a Bagdhad, al-Hilla, Bassora, al-Najaf. Potrebbero essere 200.000 le piccole bombe inesplose sul terreno.


Continua qui.

martedì, maggio 13, 2008

Il governo Berlusconi e l'esclusione dei cattolici

Da De Gasperi a Prodi, passando per Fanfani e Moro, Andreotti e Scalfaro, Cossiga e Martinazzoli, non era mai capitato, nel Dopoguerra italiano, che un governo della Repubblica non contasse nelle sue file esponenti di chiara identità cattolica. Non dunque semplici battezzati, ai quali naturalmente va tutto il nostro rispetto, ma esponenti di un mondo (quello associativo e comunitario di chiara matrice ecclesiale) nel quale avevano mosso i primi passi. Esponenti di un mondo cattolico nel quale avevano appreso i rudimenti della democrazia e della responsabilità attraverso la pratica comunitaria, acquisito le basi della dottrina sociale cristiana, imparato a pregare insieme e ad esercitare la dimensione del servizio. Tutte queste esperienze avevano finito per essere in qualche modo metabolizzate e trasferite nella prassi politica sotto il segno della moderazione e del riformismo che hanno contraddistinto gli anni della Ricostruzione e le stagioni del centrismo e del centrosinistra. Dal Craxismo a Tangentopoli, passando attraverso lo choc collettivo del delitto Moro, e sino alla nascita della Seconda Repubblica, in ogni modo è sopravvissuta, pur nel contesto di un neonato bipolarismo, una sorta di rappresentanza politica dei cattolici che ha sempre trovato posto nei governi. Di centrodestra come di centrosinistra. Ma qualcosa di importante è accaduto nello spazio politico italiano. È accaduto che si sia avviata una sorta di liquidazione totale di quella storia, che vede nella fotografia di gruppo del Berlusconi IV un`istantanea impietosa. Nel nuovo governo non c`è alcun rappresentante di quella tradizione, non democristiana beninteso, bensì cattolica. Non più esponenti con un passato associativo cattolico, frutti maturi di un tragitto educativo cattolico, testimoni di un`esplicita cultura di matrice cattolica. Molto si è detto del rapporto tormentato di Berlusconi con Pierferdinando Casini e dell`esclusione dal centrodestra di uno dei suoi soci fondatori e leader dell`unico partito che conserva nel suo Dna le radici cristiane, anzi un preciso riferimento alla dottrina sociale cristiana. Anche per lui, come per gli altri esponenti politici cattolici, sembra prevalere, nell`immaginario di Berlusconi, un`aura di inaffidabilità. Cattolici, dunque, inaffidabili, perché portatori di una cultura che mal si concilia, evidentemente, con questa stagione di governo. Per i cattolici, «i se e i ma» non sono strumenti di tatticismo politico. Essi fanno parte di una prassi, quella del discernimento, che affonda le radici in una concezione dell`uomo che impone la necessità di valutare ogni proposta alla luce di alcuni valori irrinunciabili. E questo probabilmente non è il tempo giusto per i cattolici, almeno al governo. A tutto ciò si aggiunga la presunzione di Berlusconi, tipica del suo profilo psicologico, di rappresentare in prima persona tutti gli interessi, compresi quelli dell`intero mondo cattolico. Un`impresa per chiunque, anche per un uomo molto dotato di empatia com`è lui. Altro discorso vale per il Parlamento, dove ci sono molti cattolici riconoscibili come tali. A loro spetterà il compito di rinnovare l`attenzione sui temi eticamente sensibili (vita, famiglia e libertà di educazione) senza trascurare le questioni della pace, della giustizia sociale e della salvaguardia del creato. Tutti temi sui quali l`iniziativa dei parlamentari cattolici potrà essere decisiva, soprattutto se si svilupperà un sano trasversalismo che li porterà a confrontarsi senza pregiudizi e con la volontà di avviare un dialogo costruttivo, pur militando su sponde opposte. L`unità sui valori dovrà essere in questa legislatura ancora più marcata. Anche per sfatare il mito dell`inaffidabilità, a destra come pure a sinistra, dopo le vicende del Senato nella scorsa legislatura. Ma soprattutto perché il futuro non è affatto ipotecato. Poiché anche nella vita politica non si può soffocare per decreto ciò che è vivente, è impossibile immaginare uno sviluppo del Paese senza il contributo dei cattolici. E poiché non è detto che quanto sta accadendo non sia alla fine un bene, possiamo anche prefigurare che prima o poi nascerà un`altra classe dirigente a forte matrice cattolica in grado di guidare il Paese, interpretandone compiutamente il sentimento collettivo e la voglia di riscatto e di sviluppo. Nel frattempo, il mondo cattolico che tanto ha dato al Paese in termini di ricchezza religiosa e sociale, di sicuro non starà a guardare. Continuerà a far crescere ogni tipo di vocazioni: ecclesiali, culturali, sociali e politiche. Perché ci potranno pur essere governi italiani senza cattolici, ma un`Italia senza cattolici è sinceramente inverosimile.

Domenico Delle Foglie

L`Adige 11 Maggio 2008

Accattonaggio (Dizionario dell'Omo Salvatico)

Accattonaggio

L’uomo civile, che odia d’istinto il Povero perché vede in lui un divino ed eterno Creditore, ha messo l’accattonaggio fra i delitti passibili di contravvenzione, e punibile colla prigionia a vita in uno di quei reclusori farisaici detti Ospizi di Mendicità. Gli umanitari, i quali citano spesso il Vangelo per scusarsi di non essere cristiani, hanno fondato delle società per la repressione dell’accattonaggio, che considerano come un succedaneo molesto del brigantaggio. Repressione: perché la questua, ordinata da Cristo e dai Santi come il primo dovere del cristiano, è per loro uno scandalo insostenibile e colposo. Non sanno e non s’accorgono che siamo tutti quanti degli Accattoni; che continuamente chiediamo, con querula insistenza e magari con minacciosa sfrontatezza, qualcosa agli uomini o a Dio: che chiediamo a tutti i crocicchi del mondo un po’ d’amore, un po’ di gloria, un po’ di fortuna, un po’ d’impunità o di misericordia – beni infinitamente più grandi e preziosi dei miseri spiccioli di cui s’accontenta l’Accattone del marciapiede.

giovedì, maggio 08, 2008

Work in progress: università e nuove forme del sapere

Si apre oggi a L'Aquila il cinquantanovesimo congresso nazionale della FUCI con un programma molto interessante.


Giovedì 8 Maggio

Ore 12.00 – Hotel “Duca degli Abruzzi”
Accoglienza e apertura della segreteria organizzativa

Ore 16.00 - Teatro S. Filippo
Apertura del Congresso e relazione introduttiva a cura della Presidenza Nazionale
Saluti delle autorità

Prolusione: “Tempi e crisi della politica italiana: quale il prezzo per i giovani?”
Sen. Franco Marini già Presidente del Senato della Repubblica

Relazioni: GIOVANI E SOCIETA’
“Quaranta anni dopo il Maggio ’68: illusioni, drammi e speranze di una stagione”
Prof. Ernesto Galli della Loggia Ordinario di Storia contemporanea all’Università Vita-Salute San Raffele di Milano

“La giovinezza senza i giovani: i paradossi di una società immobile”
Prof. Ilvo Diamanti Ordinario di Scienza politica e Sociologia politica all’Università di Urbino

“Domanda di Dio nei giovani e risposta della Chiesa”
Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Domenico Sigalini Assistente Ecclesiastico generale dell’A.C.I.



Venerdì 9 Maggio


Ore 9.00 - Basilica di San Bernardino
Solenne Celebrazione Eucaristica
Memoria di Aldo Moro nel trentennale della morte e di tutte le vittime del terrorismo
Presiede Sua. Em.za Rev.ma Card. Ersilio Tonini

Ore 10.30 – Palazzo Carli, Facoltà di Lettere e filosofia, Aula 1
Relazioni: GIOVANI E UNIVERSITÀ

“La relazione educativa nell’Università di oggi: una generazione senza maestri?”
On. Nando Dalla Chiesa già Sottosegretario al Ministero dell'Università e della Ricerca.

“Giovani e mondo del lavoro: un futuro da precari?”
Prof. Andrea Olivero Presidente Nazionale ACLI

Ore 16.30 – Teatro San Filippo
Tavola rotonda: GIOVANI E POLITICA

“Perché l’Italia non è in mano ai quarantenni?”
Moderatore: Francesco Rigatelli, giornalista

Interverranno:
Prof. Renato BalduzziOrdinario di diritto costituzionale all’Università di Genova e Presidente Nazionale M.E.I.C.
Dott. Francesco DelzioDirettore Giovani Imprenditori Confindustria
On. Giorgia Meloni
già Vice Presidente della Camera dei Deputati
Dott. Giorgio SantiniSegretario Confederale CISL
Prof. Salvatore VassalloOrdinario di Scienza Politica e Politica Comparata all’Università di Bologna



Sabato 10 Maggio


Ore 8.30 – Chiesa di Santa Margherita
Lectio Divina
“Una generazione narra all’altra le Tue meraviglie”
Presiede Prof. P. Elmar Salmann OSB
Ordinario di teologia dogmatica al Pontificio Ateneo Sant’Anselmo e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma

Ore 10.00 – Centro congressi Hotel “Duca degli Abruzzi”
Assemblea Federale

Ore 15.00 – Centro congressi Hotel “Duca degli Abruzzi”
Ripresa dei lavori



Domenica 11 Maggio


Ore 9.00 – Basilica di Collemaggio
Solenne Celebrazione Eucaristica
Presiede Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Giuseppe Molinari Arcivescovo Metropolita di L’Aquila

Ore 10.00 – Centro congressi Hotel “Duca degli Abruzzi”
Assemblea Federale

Un governo senza cattolici

Adulti forse, ma sicuramente cattolici. Pasticcioni forse, ribelli, disincantati, rassegnati, pudichi, in qualche caso più laicisti dei laicisti, ma sicuramente cattolici. Pullulavano nel governo precedente e dannatissimo: da Prodi a Bindi, Fioroni, Rutelli, Turco, Mastella, Parisi, De Castro, Santagata. Per cattolici si intenda, in luogo di semplici battezzati o generici ex chierichetti: politici di formazione cattolica, con legami intellettuali o militanti o di rete civile e politica con il movimento cattolico organizzato, in tutte le sue forme, e con la chiesa. Personalità ogni giorno interpellate, in ragione della loro identità e fede, sulle grandi questioni nuove di relazione tra religione e politica, tra etica e potere pubblico. Bisognerebbe aggiungere il cristiano valdese Ferrero, e per le istituzioni, naturalmente, il presidente del Senato Marini, il capogruppo alla Camera Franceschini. Con l’espulsione e la marginalizzazione dell’Udc, con il passaggio all’opposizione dei cattolici di sinistra o democratici, di tanta gloria in excelsis non resta che una vicepresidenza Buttiglione, meschina meschina. E la salda garanzia romano-vaticana di un potere di palazzo, quello di Gianni Letta, che in tanto ribaltarsi e turbarsi di ogni cosa vivrà un suo splendido isolamento, ma sempre in comunione con la gerarchia. Per il resto, nel nuovo governo così come si va configurando a balzelloni, no cattolici.
Stiamo fotografando, con una punta di paradosso, una situazione in fondo scontata. La dc di sinistra nel Pd, e Casini da solo al centro, hanno perso le elezioni: ovvio che il loro posto non sia nell’esecutivo. Però fa impressione lo stesso, questo strano rovesciamento di senso per cui dopo il referendum sulla fecondazione assistita e il family day, e all’indomani delle tenorili polemiche sul dispotismo clericale nella vita pubblica italiana, i cattolici come classe dirigente sono scomparsi dalle posizioni più influenti del sistema istituzionale e politico. Il presidente della Camera ha pronunciato nel suo discorso inaugurale parole ispirate al più puro ratzingerismo. E’ immaginabile che anche Berlusconi ce la metta tutta a recuperare verbalmente il terreno che gli è smottato sotto i piedi, proprio a lui che rivendica sempre, e sempre ironicamente, la funzione protettiva di ben 6 zie suore sull’intera sua parabola umana e pubblica. Tuttavia il fatto resta, e ingolosisce e incuriosisce gli osservatori. Le condizioni per il dispiegarsi dell’anarchia etica ci sono tutte.

Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, ciellino militante nelle file del Popolo della libertà non usa mezzi termini: “Abbiamo fatto campagna elettorale ribadendo che esistono principi non negoziabili, non faccio questioni di nomi ma di politiche. Un ministro del Welfare e della Salute culturalmente laicista ed eticamente anarchico che voglia tradurre in politiche sanitarie i suoi convincimenti dilanierebbe la maggioranza”.



Continua su ilfoglio.it

mercoledì, maggio 07, 2008

Wxre mi chiedeva se anche questa volta ci avevo preso nelle mie previsioni elettorali. Assolutamente no, prevedevo un pareggio che avrebbe portato ad un governo PD-UDC invece è accaduto il contrario.
Passata la tornata elettorale e i ballottaggi posso dire che sono deluso. Innanzitutto m’è dispiaciuto il mancato apparentamento della Lista Ferrara con il PDL. Avrebbe portato pochi voti, forse inutili ma almeno avremmo assistito per la prima volta all’elezione di qualche parlamentare, anche uno sarebbe stato sufficiente, eletto sulla base un programma elettorale squisitamente pro-life. Ma si sa, Berlusconi si è dato all’anarchismo etico e né Fini, né Bossi hanno mai mostrato interesse per certi temi.
La seconda delusione è venuta dall’inclusione dei Radicali tra le liste del PD. Veltroni ha regalato nove, non un paio, NOVE parlamentari a Pannella che non l’ha neppure ringraziato. Un numero spropositato. Un’operazione inutile, visto che elettoralmente i Radicali valgono meno della lista Ferrara, dannosa, poiché ha allontanato molti elettori di centro, e immotivata.
M’è dispiaciuto che il tentato sfondamento al centro di Pezzotta non ha prodotto nulla e l’UCD, pur essendo sopravvissuta ad un’ondata semplificatrice polarizzante, non ha al momento alcuna rilevanza.
Un altro dispiacere è stato assistere alla scomparsa della sinistra da Camera e Senato. Il Parlamento dovrebbe essere un luogo di rappresentanza ed è evidente che questo Parlamento non rappresenta la ricchezza delle tradizioni politiche italiane, pur presenti in ogni altro ente locale, provinciale o regionale.
Inoltre, per la prima volta nella storia repubblicana, nessuna delle tre prime cariche dello Stato è occupata da un politico proveniente dalla tradizione cattolico-democratica.
Si pone, a mio avviso, una questione cattolica che sarà probabilmente ancora più evidente con la formazione del governo. Formigoni, unico personaggio veramente di peso in Forza Italia, è stato gentilmente messo da parte dal padre-padrone del PDL. Quanti dicasteri importanti andranno ad esponenti cattolici del centro-destra? Lo vedremo tra pochissimi giorni. Spero di rimanere deluso nuovamente.

giovedì, maggio 01, 2008

Million pieces