martedì, aprile 14, 2009

Comprate abruzzese

Maccheronica Speciale L'Aquila - comprate abruzzese

Mortadella e pestato. Due vocazioni prive di distrazioni

Goffredo Pandolfi ha preso la scossa nella sua casa dell’Aquila, zona ospedale: casa nuova come l’ospedale ma cemento migliore, perciò l’Abruzzo non ha rischiato di perdere il suo mortadellista assolutista (esistono altri produttori di mortadella di Campotosto ma soltanto lui si dedica esclusivamente al curioso salume altresì denominato, per la forma ovoidale, “coglioni di mulo”). Una vocazione priva di distrazioni impenna il valore del suo laboratorio (che grazie a Dio non ha subito danni, lassù a millequattrocento metri di altezza) dove tutto è manuale e naturale, senza macchinari, senza celle di essiccazione, senza additivi, senza conservanti. Pandolfi confeziona le mortadelline una per una (“Ogni pezzo è unico”) seguendo i dettami degli avi e in particolare della nonna a cui ha intitolato la ditta, poi le affida ai profumi del fuoco di faggio e alla tramontana che scende dai Monti della Laga.

L’iperspecializzazione può diventare un problema quando il prodotto è stagionale e la stagione coincide con un tremendo terremoto (il consumo della mortadella di Campotosto è tipicamente pasquale e pasquettistico). Questa pagina di Maccheronica serve a far sapere a cultori vecchi e nuovi che Pandolfi è vivo e lotta insieme a noi: per ricevere le sue piccole mortadelle basta contattarlo (347.1160947, 0862.900132, www.nonnaina.it) e lui imballa, spedisce, consegna.
La Rinascente di Milano è l’ottava meraviglia, non per nulla il nome gliel’ha dato D’Annunzio, e l’ultimo piano, il settimo, è il paese di Bengodi. Negli scaffali ci sono i prodotti alimentari più acquolinosi d’Italia e Resto del Mondo, valorizzati dalle confezioni più attraenti, capolavori di lettering, packaging, design. Sarebbero da collezionare se non fosse un peccato non aprirle. Si vorrebbe svuotare l’intero reparto, i biscotti di Carlo d’Inghilterra, i mieli Thun, il cioccolato De Bondt, i waferini Babbi, ma se il grande magazzino stesse per chiudere e la fretta ci consentisse di acciuffare un solo prodotto la scelta cadrebbe, senza dubbio, sul Pestato di fiori d’aglio rosso di Sulmona. E’ una crema insieme piccante e floreale, epitome dell’Abruzzo forte e gentile, affogata in magnifico olio extravergine di oliva dalla Ursini di Fossacesia.

L’abbazia di San Giovanni in Venere è a pochi metri (non chilometri, metri). Il complesso cistercense ospitò Francesco Berni poeta, nel tempo ultracattolico quindi felice in cui i protestanti non avevano costretto la Chiesa a irrigidirsi a Trento, quando si poteva essere al contempo ecclesiastici e satirici, al servizio della sede apostolica e autori di sonetti dedicati alla masturbazione e alle puttane. A proposito: l’aglio di Sulmona, patria di Ovidio autore di “Ars amatoria”, gode fama di afrodisiaco per le grosse dimensioni, l’esuberanza di oli essenziali e soprattutto la buccia porporina, come per un improvviso afflusso di sangue. Sarebbe però un terribile dispiacere lasciarsi indietro il Pestato di olive nere leccino, il Pestato di pomodori secchi della Valle del Sangro, il Pestato di carciofini di Cupello, il Pestato di zucchine e zafferano aquilano, e allora converrà arrivare in piazza Duomo in tempo, per comprare l’intera gamma con tranquillità.


di Camillo Langone

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