mercoledì, aprile 08, 2009

Ritrovare la propria biografia in quella dei Padri


di Stefano Maria Malaspina

La vicenda personale e spirituale di John Henry Newman, alla cui figura è dedicato il convegno internazionale svoltosi il 26 e 27 marzo presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, è maturata dalla continua e appassionata frequentazione dei Padri, che nella sua conversione al cattolicesimo svolsero un ruolo decisivo. Non è infatti priva di significato questa annotazione di Henri Brémond: Newman trascorse "la sua vita nell'intimità dei Padri"; ed è questi, in una nota lettera scritta a Edward Bouwerie Pusey - suo caro e sincero amico - a definire con chiara sintesi il proprio percorso: "I Padri mi fecero cattolico".
È una lezione di gusto e di metodo teologico: in un passo della stessa lettera dichiara di preferire, "alla teologia sottile e controversistica", quella più "elegante e fruttuosa che si è formata secondo il modello dell'erudita antichità". E prosegue, con un'immagine tratta dall'esperienza concreta: "Io non intendo buttare a terra quella scala con la quale sono salito per entrare nella Chiesa. È una scala sempre utile a tale scopo".
La conoscenza della Chiesa dei tempi antichi non rimane poi sterile, ma si esprime in particolare nei profili storici, cui fa riferimento in un'altra missiva, indirizzata a John William Bowden; ne La Chiesa dei Padri, opera che aveva appena conclusa, scrive: "È il libro più bello che io abbia scritto. Non c'è da sorprendersi, dal momento che si compone tutto di parole e di opere dei Padri". In essi pare quasi rivedere il riflesso della propria immagine e delle proprie vicissitudini: vi "si possono intravedere come in filigrana alcuni tratti della sua stessa biografia: raccontando, ad esempio, il vescovo di Costantinopoli ed esaltandone la "nobiltà", Newman rivela non poco se stesso" (Biffi).
Tutto questo traspare inoltre dalla conoscenza di alcuni fra i luoghi dove i Padri sono vissuti; non è un caso che Newman si sentirà attratto da Milano quasi più che da Roma, la città cui le vicende di due grandi Padri della tradizione occidentale, Agostino e Ambrogio, furono intimamente legate. La città lombarda presenta infatti maggiori richiami con la storia che gli è familiare. Essa è la città dell'episcopato e del magistero del "maestoso Ambrogio", della conversione e del battesimo di Agostino; e in essa soggiornarono, fra gli altri, santa Monica e sant'Atanasio.
Proprio alla Milano visitata e conosciuta da Newman e dall'inseparabile amico Ambrose St. John, Inos Biffi dedica parte dell'introduzione al secondo volume degli Historical sketches, recentemente tradotto in italiano con il titolo Benedetto, Crisostomo, Teodoreto. Profili storici (Milano, Jaca Book, 2009, pagine 248, euro 28). Di questi ritratti, quello dedicato a gli ultimi anni di san Crisostomo era definito da Brémond come un "piccolo manifesto".
Esso offre un metodo per lo studio della personalità e della dottrina dei Padri: un metodo che porta all'incontro con loro, che tende al contatto con la "vita quotidiana", con i "pensieri più intimi", con la "vita reale, nascosta ma umana, altrimenti detta interiore, di queste preziose creazioni di Dio". La via scelta non è quella della semplice biografia, bensì quella dell'ascolto delle stesse parole dei santi: una fonte che parli "dell'abbondanza del cuore".
Newman si riferisce in particolare all'epistolario, il genere che "più di ogni altro si avvicina alla conversazione", e quindi più capace di mettere in evidenza la fisionomia e le relazioni, le attenzioni e anche i limiti delle figure che accosta e di volta in volta presenta: "Le loro lettere lo attirano più che non le loro grandi opere, e anche nelle loro opere puramente dottrinali egli mira a trovare l'anima dell'autore, il suono della sua voce" (Brémond).
I profili di Newman sono il frutto di una frequentazione concreta dei Padri: il suo genio è lontano da un gusto disincarnato, e mira a instaurare con essi un legame di amicizia, di comunione. Allora i protagonisti prendono corpo: ecco Crisostomo, paragonato a una "giornata di primavera, luminosa e piovosa", è "sempre ottimista, di rado triste"; ecco Teodoreto, che "ebbe la sfortuna di trascorrere la vita sotto la feroce violenza" di tremende tempeste dottrinali; e infine Benedetto, che seppe dare alla propria missione la "semplicità romantica della gioventù". E le vicissitudini dei Padri diventano, in certa misura, le vicende di Newman (Biffi).
Pur trattandosi di composizioni dal carattere eminentemente storico, in queste figure Newman ha saputo cercare, trovare e restituire anzitutto l'uomo, mai distante dal proprio tempo e dalla propria terra. E tutto questo conduce a un attento approfondimento della verità cristiana, che ha segnato l'intera vita e l'attività scientifica di Newman, volta all'accoglienza lucida e appassionata del mistero rivelato.


(©L'Osservatore Romano - 2 aprile 2009)