sabato, febbraio 12, 2011

Misura, decoro, rispetto: modelli per le nuove generazioni

Rifles­sione dell’Azione Cat­to­lica Ita­liana su alcune tema­ti­che edu­ca­tive e cul­tu­rali che atten­gono anche all’attualità della vita poli­tica del nostro Paese.

Ci tro­viamo, come Azione cat­to­lica ita­liana, nell’ambito del XXXI Con­ve­gno Bache­let, a riflet­tere sui 150 anni dell’unità d’Italia, un appun­ta­mento che ci vede, come cat­to­lici, par­ti­co­lar­mente par­te­cipi per­ché parte inte­grante della nostra nazione. La stessa asso­cia­zione è stata, infatti, tra le pri­mis­sime realtà dello Stato uni­ta­rio ad avere una con­no­ta­zione nazio­nale. Un’attenzione che è squi­si­ta­mente nello stile dell’associazione chia­mata e impe­gnata a for­mare le coscienze, capace di offrire alle per­sone di ogni età e con­di­zione di vita un cam­mino di atten­zione all’altro e al bene comune. Pro­prio Vit­to­rio Bache­let, appro­fon­dendo il legame tra edu­ca­zione e bene comune, sot­to­li­neava: «Edu­care al senso del bene comune vuol dire for­mare a un retto e vigo­roso ideale, aiu­tando l’uomo a impa­dro­nir­sene con l’intelligenza e ad ade­guarvi la sua for­ma­zione spi­ri­tuale morale tec­nica. Vuol dire for­mare l’uomo a una lineare ade­renza agli essen­ziali immu­ta­bili prin­cipi della con­vi­venza umana e in pari tempo al senso sto­rico, alla capa­cità cioè di cogliere il modo nel quale quei prin­cipi pos­sono deb­bono tro­vare appli­ca­zione fra gli uomini del suo tempo; vuol dire altresì ren­dere con­sa­pe­vole l’uomo della neces­sità di attrez­zarsi spi­ri­tual­mente, intel­let­tual­mente, moral­mente, tec­ni­ca­mente per dive­nire capace di attuare con­cre­ta­mente quei prin­cipi nella con­creta con­vi­venza umana in cui è chia­mato a vivere».
È per que­sto che la nostra rifles­sione, che parte dal cam­mino uni­ta­rio nazio­nale, oggi si ferma a guar­dare alle vicende del Paese e a sot­to­li­neare alcune riper­cus­sioni di natura edu­ca­tiva, forse sinora sot­to­va­lu­tate. Bene ha fatto il car­di­nale Angelo Bagna­sco, nella recente pro­lu­sione ad Ancona al Con­si­glio per­ma­nente della Con­fe­renza epi­sco­pale ita­liana, a evi­den­ziare il disa­stro antro­po­lo­gico che si com­pie a danno dei gio­vani e di quanti sono nell’età in cui si fanno le scelte defi­ni­tive per il futuro della pro­pria esi­stenza. C’è una rap­pre­sen­ta­zione fasulla dell’esistenza, c’è un ten­ta­tivo di met­tere in primo piano il suc­cesso basato «sull’artificiosità, la sca­lata furba, il gua­da­gno facile, l’ostentazione e il mer­ci­mo­nio di sé». Il rischio è che le recenti vicende, che tro­vano ampio spa­zio nei media, fac­ciano emer­gere la desi­de­ra­bi­lità di stili di vita per i quali «il potere può tutto». È per que­sto motivo che tor­niamo a dire una parola non sui risvolti poli­tici, ma su quelli, appunto, edu­ca­tivi.
NON È EDUCATIVA l’immagine della donna emersa in nume­rosi rac­conti giu­di­ziari e media­tici. Ne è stata ripe­tu­ta­mente e insi­sten­te­mente vio­lata l’intangibile dignità, libertà, ugua­glianza. NON È EDUCATIVA, allo stesso tempo e con la stessa inten­sità, l’immagine dell’uomo inca­pace di rico­no­scere nel corpo della donna, e nel pro­prio, un dono straor­di­na­rio, cer­ta­mente non fina­liz­zato ad appa­gare un desi­de­rio egoi­stico di pos­sesso. È, invece, EDUCATIVO, a nostro avviso, ridire con forza, con parole con­di­vi­si­bili da tutti, la bel­lezza vera di ogni età e di ogni sog­get­ti­vità, il senso pro­fondo dell’essere uomo e dell’essere donna. Per que­sto chie­diamo al mondo dei media un modo diverso di comu­ni­care senza ammic­ca­menti e senza ridurre la donna e l’uomo solo a corpo da guar­dare, da pos­se­dere, da sfrut­tare.
NON È EDUCATIVA l’idea che i gio­vani e gli ado­le­scenti, per rea­liz­zarsi, deb­bano met­tere da parte i pro­pri talenti, seguendo tri­sti scor­cia­toie. È dif­fi­cile costruire un mondo diverso e migliore se l’unico inse­gna­mento tra­smesso alle nuove gene­ra­zioni è quello di cer­care osti­na­ta­mente i favori del potente. È EDUCATIVO, ed impor­tante, valo­riz­zare e dare sem­pre più spa­zio ai gio­vani talenti dello stu­dio, della ricerca, dei mestieri e delle pro­fes­sioni, ai gio­vani del volon­ta­riato e del ser­vi­zio gra­tuito agli altri. Sce­gliamo con con­sa­pe­vo­lezza quali modelli cul­tu­rali offrire a tutti, senza, ovvia­mente, cadere nel mora­li­smo di fac­ciata.
NON È EDUCATIVA la per­ce­zione che il riserbo delle inchie­ste giu­di­zia­rie sia costan­te­mente minato da inte­ressi poli­tici e gior­na­li­stici, e che sul sistema della giu­sti­zia si addensi l’ombra della mani­po­la­zione di parte. Allo stesso tempo,DISEDUCA al valore dell’informazione assi­stere sui media ad una guerra fron­tale, carat­te­riz­zata anche da “dos­sie­raggi” e “kil­le­raggi” con­tro i pro­pri “nemici”, che siano poli­tici della parte avversa o magi­strati o uomini della cul­tura e dell’informazione. Vor­remmo sot­to­li­neare che non è casuale la con­tem­po­ra­nea per­dita di cre­dito, tra gli ita­liani, e della poli­tica e della giu­sti­zia e dei media, i tre attori di un cir­colo che sta diven­tando oltre­modo vizioso. È EDUCATIVO, al con­tra­rio, riaf­fer­mare il senso della deon­to­lo­gia e dell’imparzialità in pro­fes­sioni, ruoli e respon­sa­bi­lità pub­blici ad alto valore civile, fon­da­men­tali per la tenuta della demo­cra­zia.
NON È EDUCATIVO coin­vol­gere nei con­flitti giu­di­ziari, media­tici e poli­tici le isti­tu­zioni della Repub­blica. Siamo ad un passo da un bara­tro che por­te­rebbe i cit­ta­dini a rite­nere le isti­tu­zioni come parte in causa dei con­flitti tra per­sone e gruppi di potere, e non più come luo­ghi di tutela. È EDUCATIVO, al con­tra­rio, pro­muo­vere un intenso sforzo: tenere le isti­tu­zioni fuori dalla bagarre, resti­tuirle alla loro cre­di­bi­lità pub­blica e alla loro fun­zione di ser­vi­zio, facendo in modo che in que­ste vicende pos­sano essere punti di rife­ri­mento saldi, e non parti in gioco.
NON È EDUCATIVA la pas­si­vità dell’opinione pub­blica. È, invece, EDUCATIVO l’esercizio di una cit­ta­di­nanza attiva e respon­sa­bile.
È dun­que EDUCATIVO valo­riz­zare il tanto che di buono, ope­roso, lun­gi­mi­rante, con­creto offre ancora oggi il nostro Paese. Ci sono realtà, civili e eccle­siali, che ogni giorno si sfor­zano di vei­co­lare que­ste idee per costruire dav­vero un tes­suto di valori posi­tivi e con­di­visi. Ci sono agen­zie edu­ca­tive, come la scuola, in cui tra mille dif­fi­coltà si cerca di for­mare anche ad una vita civile con­sa­pe­vole. E ci sono fami­glie – le quali costi­tui­scono ancora il car­dine della nostra società – che, pur fra inne­ga­bili dif­fi­coltà, cer­cano di dare una cor­nice di rife­ri­mento etica ai loro figli. Forse in que­sto momento tutto ciò può sem­brare di secon­da­ria impor­tanza. Ma chi crede nel futuro sa che non è così. Ed è per que­sto che ci appel­liamo a tutti i pro­ta­go­ni­sti delle attuali vicende per­ché recu­pe­rino urgen­te­mente, per il bene del Paese, il senso della misura, del decoro, del rispetto. L’Italia neces­sita di gio­vani sereni, coscien­ziosi e ope­rosi; di adulti sobri, respon­sa­bili e aperti. Su ita­liani come que­sti si può costruire un domani migliore.
Roma, 12 feb­braio 2011