giovedì, luglio 28, 2005
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Intanto, l'ultima mania che sta contagiando la rete pare siano i Widget. Resisterò?
Visto che ci siamo, date anche un'occhiata al sito di questo quindicenne (!!!) che oggi s'è guadagnato un articolo sulla home page di Repubblica.
Domandone
Cominciamo con il domandone, offertoci da Azioneparallela.
Lo so che tra i miei 30 lettori non ci sono filosofi ma non bisogna essere del settore per rispondere, anzi, sono proprio i profani i destinatari del domandone.
(Qualcuno ha già risposto qui)
Cosa voi vi aspettate dalla filosofia? (in subordine, oppure affianco: e cosa c’è da aspettarsi dalla filosofia?).
La domanda può esser tradotta in una domanda circa i compiti della filosofia (o dei filosofi): vi va bene questa traduzione? Dei compiti di uno scrittore si discute da mane a sera: ne nascono poetiche, manifesti, estetiche. Possono entusiasmare o inorridire o lasciare indifferenti, ma certo nessuno si meraviglia che uno scrittore abbia una sua poetica (oppure: una sua visione del mondo; oppure: un suo mondo interiore; oppure: una sua verità etica ed estetica) Ma assegniamo pure un compito alla filosofia: non si troverà subito chi abbasserà perciò stesso la filosofia al rango di un’opinione (autorevole, ma pur sempre opinione)? E che ce ne facciamo dell’opinione di un filosofo?
E se invece non di un’opinione si tratta, ma di sapere, di scienza, come potremo ancora assegnare un compito alla filosofia? Ne assegnate di compiti, alla scienza? (In quanto scienza, dico). E cosa ci sarebbe allora da aspettarsi? Forse solo che il filosofo faccia il suo mestiere, come lo scienziato il suo. Niente compiti, dunque.
Ma insomma: volete la botte piena e la moglie ubriaca? Volete che la filosofia sia investita di un compito, abbia un senso o dia senso, e poi volete pure che sia scienza, e siete pronti a spararle addosso perché è solo opinione? Oppure no? Oppure volete solo e vi basta l’opinione autorevole (ma poi: perché autorevole?).
(Stavo per aggiungere: rivolgo questa domanda non ai filosofi, ma a tutti gli altri, ma è aggiunta superflua. Altro domandone, infatti: dove stanno i filosofi in rete? Com’è che non riescono a stare in rete? Somiglierebbero troppo agli scrittori?)
lunedì, luglio 25, 2005
Libri
Gli amici di wxre non ci hanno risparmiato il meme dei libri.
Cominciamo dalla biblioteca.
La mia camera nella casa in Abruzzo conserva circa 500 libri, non solo miei ma anche del resto della famiglia. Si va dalle enciclopedie, agli atlanti, dalla narrativa ai libri di medicina di mio padre. Almeno un terzo della collezione è di argomento religioso. I miei libri scolastici sono nello sgabuzzino sotterraneo. Nella cassaforte è custodito un pamphlet con dedica autografa di J.H. Newman. Un altro libro di un certo valore è una copia della Vita di Cristo di Papini, rilegata in pelle rossa, edizione limitata e autografata.
Nella mia camera napoletana, invece, conservo un centinaio di libri, quasi tutti filosofici. Uno dei piani dello scaffale è dedicato a Wittgenstein, un altro a Newman e un altro alla filosofia del linguaggio.
Tra i libri di valore segnalo una copia dell'antologia Filosofia e Linguaggio che Paul Ricoeur ha dedicato al sottoscritto.
Nello scantinato ho altri 200 libri circa, anch'essi prevalentemente di argomento religioso-filosofico.
Nella mia cameretta dublinese, sulla scrivania ho una ventina di libri legati alla mia ricerca, che uso quotidianamente. In questo momento riguardano quasi tutti Newman, Aristotele o Locke. Su una mensola invece ho una ventina di libri antichi, ottocenteschi, comprati su EBay. Qualche copia autografa; l'unica di valore è, tanto per cambiare, di John Henry Newman.
Sotto il letto ho una collezione di romanzi di Thackeray! Nell'armadietto di facoltà una cinquantina di volumi vari.
Libri che sto leggendo. In questi giorni per motivi di studio ho letto: John Locke, Some Thoughts Concerning Education (Heineman, 1964); Giovanni Velocci, Newman Il problema della conoscenza (Studium, 1985); Enrico Berti, Profilo di Aristotele (Studium, 1998) e St. John of the Cross, Dark Night of the Soul (Image Books, 1990).
Mentre per svago sto leggendo: Alcide De Gasperi, L'Europa Scritti e discorsi (Morcelliana, 2004).
Ultimo libro che ho comprato. Oltre ai già citati volumi di Velocci, Berti e De Gasperi, lo stesso giorno ho comprato anche Romano Guardini, Il diritto alla vita prima della nascita (Morcelliana, 2005).
I libri che consiglio. Difficile consigliare un libro senza conoscere il destinatario dei nostri consigli. Diciamo che tra i libri usciti negli ultimi mesi non potete fare a meno di leggere la mia traduzione de L'Idea di Università di John Henry Newman. Se vi piace la musica vi consiglio Just a Folksinger (Arcana, 2004) di Annalisa Cuzzocrea e Rossella Bottone. ;)
Passo il testimone all'altra metà di wxre, ossia GdC, a Simona, ad Annina e Vincenzo, e a successfully.
domenica, luglio 17, 2005
Osservatore Romano
Intanto vi segnalo la recensione, apparsa su L'Osservatore Romano, della mia traduzione de L'Idea di Università di Newman.
venerdì, luglio 08, 2005
I Giovani Musulmani Italiani (GMI), l’Unione dei Giovani Ebrei Italiani (UGEI), gli universitari della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) e i Giovani delle ACLI (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) condannano fermamente l’attentato a Londra e con esso ogni forma di terrorismo. Nessuna motivazione può essere valida per giustificare un atto così grave, affermano congiuntamente le associazioni: nessuna religione, né quella islamica, né quella ebraica, né quella cattolica, può essere strumentalizzata dalla violenza.
Se anche l’attentato londinese dovesse rivelare una matrice islamica, ancora non accertata, le associazioni ricordano che in Italia vivono numerosi e onesti cittadini musulmani impegnati nel dialogo e completamente estranei alle dinamiche terroristiche, soprattutto tra le nuove generazioni. Il terrorismo vuole innescare divisione nella società occidentale: proprio in questo momento bisogna ribadire che la pace si costruisce nel dialogo. I giovani musulmani, ebrei e cristiani italiani esprimono solidarietà alla popolazione britannica.
Responsabili:
Manuela Sammarco (Fuci): 3495302799 press_fuci@yahoo.it
Gianluca Budano (Acli): 3383647073 gianluca.budano@acli.it
Tobia Zevi (Ugei): 3391045435 presidente@ugei.it
Osama Al Sagir (Gmi): 3336055320 presidente-gmi@libero.it
Gmi è l’associazione giovanile nazionale della comunità islamica italiana, opera su tutto il territorio italiano.
L’Ugei è l’organo ufficiale dei giovani ebrei d’Italia e riferimento giovanile dell’Unione delle comunità ebraiche.
I Giovani delle Acli sono i Giovani delle Associazioni Cristiane dei lavoratori Italiani; presenti in 50 province della penisola, si occupano, tra le altre cose, di lavoro, educazione alla politica, Europa.
La Fuci è la Federazione Universitaria cattolica Italiana, nata nel 1896, oggi presente e attiva in circa 60 atenei italiani.
mercoledì, luglio 06, 2005
martedì, luglio 05, 2005
Cari scienziati, certifichiamo anche l'etica
Giuseppe O. Longo
Uscendo dalle torri d'avorio e dai piccoli laboratori faustiani e intrecciandosi con la tecnica, con l'economia e con la società tutta, la ricerca scientifica ha perso i suoi tradizionali connotati di libertà e di gratuita irresponsabilità e deve sottostare a due tipi di vincoli. Da una parte ha sempre più bisogno di soldi e ciò la sottopone alle imposizioni dei finanziatori, perché chi paga pretende un ritorno e tende a sostenere solo le ricerche «redditizie». Per un altro verso le conseguenze dell'attività scientifica riguardano tutti, quindi il pubblico, giustamente, vuole non solo essere informato, ma anche esercitare un controllo su ciò che fanno i ricercatori. Mentre poco possono fare per sottrarsi al vincolo finanziario, gli scienziati tentano di liberarsi dal controllo sociale invocando la «libertà di ricerca», locuzione che assume una tinta francamente umoristica, trattandosi pur sempre di una libertà vigilata dal capitale. Il vincolo sociale, d'altra parte, si presenta con una forte connotazione etica e precauzionale. E' come se la società innestasse sulla scienza un «organo etico» di controllo, una sorta di protesi o imbrigliatura molto più fastidiosa del filtro finanziario, perché in cambio delle limitazioni che impone sembra non dare nulla. Per sottrarsi a questa pastoia e riacquistare almeno una parvenza dell'antica libertà ch'è sì cara, la scienza deve mostrare alla società un volto benigno, anzi provvidenziale, dichiarandosi capace di portare l'umanità verso traguardi sfolgoranti: onniscienza, immortalità... Ma si tratta di traguardi dubitosi, gravidi di incognite e di rischi, sui quali è imprudente ostentare sicurezze. D'altra parte, come si fa a presentare al pubblico ignorante i problemi in tutta la loro complessità? Si rischierebbe di smorzarne l'entusiasmo. Per continuare ad agire in libertà, sia pur vigilata, la scienza deve dunque, in sostanza, fingere. In ciò l'aiuta, all'insegna di un autoinganno più o meno consapevole, uno stuolo di volonterosi corifei, di intellettuali progressisiti e di divulgatori inossidabili, tutti più o meno beneficiari degli utili e della riconoscenza che la scienza raccoglie. In questo modo, con una sapiente e concertata operazione di anestesia, la scienza neutralizza l'organo etico e precauzionale che la società le ha imposto per filtrarne l'attività. Ma, proprio per la sua unanimità, questa declamatoria opera di persuasione finisce col generare diffidenza e la diffidenza può tramutarsi in ostilità. I ricercatori reagiscono con tracotanza e il divario si allarga a frattura. Di qui le «fughe nell'irrazionale», come le definiscono gli scienziati, ma spesso si tratta del tentativo di non banalizzare problemi complessi e di non svendere tradizioni, credenze radicate e sentimenti profondi sulle bancarelle del pensiero unico e omologante. Tanto più che, paradossalmente, proprio la divulgazione scientifica ha fornito a un pubblico sempre più vasto e sempre meno ignorante nozioni e strumenti che gli consentono di compiere un'analisi critica di quanto viene proposto dagli specialisti. Si veda il risultato del referendum...
