venerdì, agosto 12, 2005

Balthasar, la musica per cercare Dio

Balthasar, la musica per cercare Dio

Di Elio Guerriero

Hans Urs von Balthasar nacque a Lucerna il 12 agosto 1905. Ricorre, dunque, in questi giorni il primo centenario della nascita dello scrittore cristiano più fecondo del secolo XX, che non solo ha indotto la teologia a un profondo ripensamento, ma con tutta la sua vita ha testimoniato la «santa inquietudine» di cui ha parlato papa Benedetto all'inizio del suo pontificato.
Come è noto von Balthasar non esordì con un'opera di teologia, bensì con uno scritto musicale «Lo sviluppo dell'idea musicale», nel quale il giovane autore reagiva con vigore alla visione romantica della musica, alla prevalenza del soggettivismo del direttore e dei musicisti sulla forma musicale. La musica è, per lui, «la forma che ci avvicina di più allo spirito, il velo più sottile che ci separa da lui… Esso è un punto limite dell'umano, e a questo limite comincia il divino». Questa impostazione, poi, è confermata non solo negli altri scritti musicali dell'autore, ma nel secondo grande interesse di von Balthasar: la letteratura. All'università, difatti, frequentata in una Vienna che doveva ancora riprendersi dalle ferite della Grande guerra, von Balthasar non studiò musica, «bensì germanistica e quanto vi appresi è ciò che più tardi posi al centro della mia opera teologica: la possibilità di vedere, valutare e interpretare una figura… Di questa attenzione alla figura io sono debitore a Goethe». (Dal ringraziamento per il conferimento del premio Mozart).
Cogliere la forma e figura, Gestalt, è un modo di comprendere la natura, il reale, afferrandone l'unità interna che esiste già e lo spirito dello scrittore, del pensatore è chiamato a scoprire non a inventare (idealismo tedesco). Naturalmente vi è una gerarchia delle forme per cui si passa dalla forma primordiale all'essere animato alla forma misteriosa dell'essere vivente. Però l'universo è cosmo, reca l'impronta lasciata da Dio nella creazione. Per questo la grande opera di critica letteraria che von Balthasar der ivò dalla sua tesi di dottorato in letteratura si chiama Apocalisse dell'anima tedesca: tre volumi nei quali il letterato che cominciava a porsi degli interrogativi filosofico-teologici si accosta ai principali scrittori di lingua tedesca interrogandoli sul senso ultimo delle cose, sulla concezione e il destino dell'uomo che non è solo una domanda per i tempi ultimi, ma è principalmente interrogativo sull'oggi, sulla concezione e la visione dell'uomo che nella letteratura tedesca dal 1400 al 1900 è una concezione eminentemente cristiana. Eppure l'ultimo volume, che esamina gli scrittori nella scia di Nietzsche porta il titolo di «Divinizzazione della morte». Von Balthasar non si lascia intimorire dal linguaggio onirico di chi aveva proclamato la morte di Dio. Come scriverà più tardi nel confronto con un altro scrittore tedesco, Reinhold Schneider, la fede nella resurrezione permette al cristiano come a nessun altro di guardare dentro le fauci della morte. Solo che la fede non può essere ridotta a illusione o vaga promessa, ma è certezza che fa rinascere la vita proprio là dove la morte sembra celebrare i suoi trionfi. E siamo all'interesse teologico di von Balthasar che prese vigore e forma nel terzo e quarto decennio del secolo XX dall'incontro e dal dialogo con alcuni dei grandi teologi e uomini di Chiesa del secolo XX. Durante lo studio della letteratura, a Berlino poté seguire i corsi di Romano Guardini traendone sostegno e conferma per la sua tesi. A Monaco conobbe Erich Przywara che gli trasmise l'amore per Agostino ma anche il frutto dei suoi ostici e fondamentali studi sull'analogia entis, a Lione gli fu amico e maestro De Lubac che gli dischiuse l'orizzonte dei padri, sostenitori di un «cristianesimo che ancora pensa rivolto agli spazi illimitati delle genti e che ha ancora la speranza della salvezza del mondo». Approdato a Basilea, alla vigilia della seconda guerra mondiale, von Balthasar fu ulteriormente confermato in questo orizzon te di speranza universale da due altre figure decisive per il suo pensiero e la sua vita: il teologo evangelico Karl Barth che aveva osato sfidare Calvino sostenendo che Gesù non è una risposta dal doppio esito bensì il sì di Dio al mondo e la dottoressa Adrienne von Speyr. Con i suoi doni mistici, con la partecipazione alle sofferenze di Cristo durante il triduo pasquale, in particolare la discesa agli inferi al sabato santo, Adrienne schiudeva al teologo una strada nuova, la strada della chenosi, la via della spoliazione e della sofferenza che non ha altro fondamento se non la generosità assolutamente gratuita, originaria e sorgiva di Dio stesso. A questo punto von Balthasar aveva trovato quello che egli chiama il Grundakkord, l'accordo fondamentale che come il basso continuo dell'organo ritorna in tutte le sue opere e che ha trovato la sua esposizione più completa e articolata nella trilogia di Gloria, Teodrammatica e Teologica.
Dio è amore. Di conseguenza egli non se ne sta chiuso in se, ma si dà a vedere ed entra in relazione prima con il Figlio nella Trinità santa, poi con la creatura (i sette volumi di Gloria). Dio è amore. Egli corre, allora, il rischio di donarsi completamente al Figlio, di dar vita ad una creatura libera alla quale offre un patto sulla scena del mondo. È l'origine del dramma al quale Dio stesso nel Figlio pone rimedio nella chenosi eterna e nella chenosi di incarnazione, morte e discesa agli inferi (i cinque volumi della Teodrammatica). Dio è amore. Il cosmo e la stessa creatura razionale non sono inganno o apparenza illusoria ma recano traccia e presenza dello Spirito di Dio, lo Spirito di verità e di amore (i tre volumi della teologica).
In Paradosso e mistero della Chiesa, a conclusione di un'appassionata testimonianza a favore dell'amico, Henri de Lubac riportava divertito il giudizio di un visitatore francese che aveva da poco conosciuto von Balthasar. Diceva l'anonimo visitatore: «Mi sembrava di p asseggiare con un padre della Chiesa finito tra gli elvezi».
Vorrei concludere con questa immagine scherzosa ricordando che gli elvezi in questione siamo un po' tutti noi che solo a fatica abbiamo percepito la grandezza della sua opera. Come, peraltro, von Balthasar ripeteva con insistenza essa non postula solamente una intelligenza della mente ma è appello al cuore, è invito alla pienezza della vocazione cristiana, perché non si tratta della nostra bravura ma della chiamata di Dio nell'amore.

mercoledì, agosto 10, 2005

Adsensazioni

Ieri i miei blog hanno avuto oltre 200 visite. Possibile che nessuno dei 200 visitatori abbia voluto cliccare sulla pubblicita' di Adsense che trovare nella colonna destra? Neppure uno!!
A voi non costa nulla e a me fa guadagnare qualche centesimo.
A fine mese vi diro' quanto ho fatto e se effettivamente conviene. Per ora mi sembra una grande illusione.

Reset

L'attuale numero di Reset e' dedicato al ritorno della religione.
Purtroppo solo un articolo e' consultabile in linea: Olivier Mongin e Jean-Louis Schlegel, Francia, ripensare la laicità senza irrigidimenti.
(Grazie a Eurozine)

Sullo stesso numero Pier Aldo Rovatti e Elisabetta Ambrosi ricordano Paul Ricoeur.

Un'intervista a Ricoeur, forse una delle ultime che ha concesso, e' stata pubblicata sul nuovo numero di Janus Head.

martedì, agosto 09, 2005

Roma, anziano barricato in banca.

Cronaca. Roma. "No, non ci sono novita', non vuole uscire. Comunque non appare violento. Coglierlo di sorpresa non si puo' e un'irruzione sarebbe troppo pericolosa". Ecco, avete sentito: le forze dell'ordine escludono un intervento violento, ma siamo ormai al decimo giorno di questa patetica - ma che potrebbe diventare anche drammatica - vicenda esplosa in un istituto bancario della Capitale.

L'anziano funzionario che s'e' barricato nella sua ex banca non vuole infatti sentire ragioni, ha scorte di viveri e acqua evidentemente predisposte per una lunga permanenza, controlla i sistemi di sicurezza della filiale e rifiuta qualsiasi contatto con gli investigatori. Solo la moglie e il parroco del suo paese hanno potuto finora scambiare qualche parola con lui ed entrambi hanno riferito sostanzialmente lo stesso messaggio: "Sono il governatore, io! E' mia la banca, non me la porterete via! Me l'ha detto Dio!". Qui Roma, da via Nazionale e' tutto, a voi studio.

Riccardo Orioles

lunedì, agosto 08, 2005

The Philosophical Family Tree

The Philosophical Family Tree e' uno strano progetto che vuole tracciare gli alberi genealogici in ambito filosofico.
In poche parole, il relatore di dottorato funge da genitore e cosi', andando all'indietro, si puo' stabilire l'appartenenza ad una famiglia filosofica.

Finora il progetto ha raccolto 2421 nomi ed alcune famiglie arrivano fino a Kant!

Ho sperato che il mio bisnonno potesse essere Ludwig Wittgestein visto che la mia supervisor, Teresa Iglesias, ha studiato con Elisabeth Anscombe. In realta' con la Anscombe Teresa ha fatto il post-dottorato, mentre il suo relatore di PhD ad Oxford era David Pears. Ora si tratta di scoprire chi era l'advisor di David Pears.
Ma poiche' ho anche un altro supervisor, Gerard Casey, che ha studiato a Notre Dame, posso sempre sperare di avere un nonno o un bisnonno famoso americano.
In ambito italiano, mi sono laureato con Domenico Jervolino, quindi mio nonno e' Pietro Piovani e il mio bisnonno, se non sbaglio, Giuseppe Capograssi. Niente male.
Se poi allarghiamo il concetto di famiglia, visto che Jervolino e' stato 'adottato' da Paul Ricoeur, tre mesi fa ho perso un nonno prestigioso.

domenica, agosto 07, 2005

Note sui matrimoni omosessuali in Canada e Spagna

“Il sovrano moderno che elegge a contraenti di un matrimonio due soggetti dello stesso sesso recita drammaticamente la parte di un postmoderno Caligola...”

di Pietro De Marco


La recente, e quasi concomitante, decisione dei parlamenti canadese e spagnolo di innovare in materia di diritto a contrarre matrimonio – con apertura alle coppie dello stesso sesso – riapre, in termini di estremo interesse giuridico e politico, la questione dei limiti della “competenza sovrana” dello stato. Quale competenza ha il sovrano (e la cultura giuridica che lo sostiene) di fronte a ciò che può essere ancora chiamato, fondatamente, diritto naturale? E quale conoscenza?

Gli argomenti che il legislatore ha addotto nei due casi confermano, certo, quanto esso sia veicolo di una hybris che neppure riesce a intravedere. Ma nei testi di legge appare dell’altro, emerge cioè l’estrema povertà, anzi il deterioramento degli a-priori cui si fa ricorso.

Per la cultura del legislatore l’istituto matrimoniale non esiste più, anzitutto concettualmente. Il testo approvato dalle Cortes spagnole esordisce affermando che il matrimonio è una manifestazione importante, “señalada”, della “relazione e convivenza di coppia fondata sull’affetto”: definizione infondata, con cui non si supererebbe un esame di sociologia o di antropologia del primo anno. Ma tutto il dispositivo deriva da lì: ogni altra relazione fondata sull’affetto può pretendere sanzione matrimoniale (e ci attendiamo l’apertura di discussione su quelle incestuose, etero e omosessuali), svuotando le risonanti affermazioni sul valore sociale del matrimonio. Insomma una eminente promozione di “mala educación”.

Il testo canadese (Bill C-38. The Civil Marriage Act), preso atto dell’evoluzione della giurisprudenza delle corti, giunge ad affermare che si dovrà valutare non la liceità delle “same-sex couples”, ma se le “opposite-sex couples” stesse non siano ormai un modello di discriminazione. Questo aberrante ribaltamento della sollecitudine del giudice e del legislatore adotta una definizione di matrimonio come “unione volontaria per la vita di due persone”: formula che non indica un vincolo oggettivo ma il contenuto contingente delle volontà dei contraenti. Né consola che il Civil Marriage Act si preoccupi, secondo lo spirito del multiculturalismo canadese, di non ferire le comunità confessionali imponendo loro la stessa concezione di matrimonio e i conseguenti obblighi nella sua celebrazione.

Due rilievi. Sui princìpi, anzitutto. Abbiamo l’ennesima verifica che i fondamenti individualistico-utilitaristici della dottrina corrente in materia di diritti soggettivi e diritti di libertà trasformano questi ultimi in agenti di dissoluzione degli istituti della comunità civile.Giurisprudenza e prassi giurisdizionale operano in una condizione tecnica e teorica di cecità. Alla dottrina dei diritti soggettivi manca oggi sapere storico e antropologico, sostituito dall’ideologia del promuovere e proteggere ogni richiesta di emancipazione da vincoli. Non sapendo più che le istituzioni esonerano l’uomo dalla dipendenza dall’immediato (impulso e desiderio, piacere e dolore) e ne realizzano la libertà, tale ideologia opera con effetti ancora peggiori di una macchina edonistica. La promozione di diritti individuali incondizionati contro le istituzioni fondamentali è promozione di un asservimento irrazionale della comunità all’arbitrario di ognuno.

Dovremo ripetere con un grande critico delle derive anti-istituzionali, Arnold Gehlen, che ciò che smantella tradizioni, forme, ordinamenti primitivizza l’uomo, lo rigetta nella “instabilità della vita istintuale”? È propriamente questo il processo che spinge l’uomo-cultura dalla condizione di padrone della tecnica a servo, poiché la stessa tecnica, che offre con successo strumenti al suo arbitrio, proprio perché efficace gli indicherà in misura crescente gli obiettivi e i beni, sempre nuovi, e lo obbligherà a questi. Ed è questo il contro-natura (umana).

Il secondo rilievo è sugli atti normativi. In tutta evidenza dissolvere l’istituto matrimoniale, perché ogni coppia possa accedervi, è un agire contraddittorio, tecnicamente insensato. Non sussiste un diritto soggettivo incondizionato di chiunque ad accedere a un rapporto definito o a un istituto dato, se non ne abbia la capacità. E nessun legislatore è autorizzato ad attribuire tale capacità a un soggetto, pregiudicando la natura dell’istituto stesso.

Giustamente il topos dell’imperatore Caligola, che nominò senatore il suo cavallo, è ritenuto dalla filosofia politica più che un aneddoto: l’assunto “all’imperatore tutto è permesso” rappresenta l’arbitrio sovrano, la tirannide, nel suo essere anzitutto contro ragione. Il sovrano moderno che elegge a contraenti di un matrimonio due soggetti dello stesso sesso recita drammaticamente la parte di un postmoderno Caligola.

Le disposizioni di legge dei due parlamenti spagnolo e canadese, in quanto vulnerano un istituto di diritto naturale, ovvero costitutivamente umano (che appartiene all’uomo per natura sua), rischiano gravemente d’essere illegittime, ed anzi invalide, inesistenti, come mai promulgate, poiché la sostanza dell’istituto matrimoniale non rientra nell’ambito della competenza sovrana. Se il sovrano se la attribuisce, la sua volontà deve essere dichiarata ingiusta. Se la impone, è tirannide.

sabato, agosto 06, 2005

Jiulian Beever



Le immagini che questo artista di strada riesce a disegnare sui marciapiedi hanno dell'incredibile.

venerdì, agosto 05, 2005

Kaputt

Avviso ad amici e parenti.

Il mio laptop e' in coma profondo.
Confidiamo in un miracolo, nel frattempo abbiate pazienza se non rispondo ai vostri messaggi.

giovedì, agosto 04, 2005

Cineserie

Provate ad immaginare un racconto fatto solo di punteggiatura. Difficile, vero? Eppure qualcuno l'ha fatto.
Hu Wenliang, ad esempio, cinese della provincia di Shanxi. Eccolo:

:?

:!

“‘……’”

(?)·?,?

;——


Vi è piaciuto?
C'è un premio di 140.000 yuan, circa 15.000 euro, se riuscite a decifrare almeno l'80% del racconto, ossia 4 righe su cinque. Vi do un aiuto: si tratta di una storia d'amore, ma questo l'avevate capito, no?

Su Philosophical Fortnights e Rogue Semiotics trovate altri esempi.

Se vi siete persi qualcosa

Non so se l'avete notato ma con la mascherina di Google in alto a destra ora potete fare ricerche anche all'interno del mio blog.