lunedì, giugno 30, 2003

Non si può. Non si può. 30 gradi alle 2 di notte con le finestre spalancate. Non si può. Non si può.
Appena posso torno in Irlanda.


sabato, giugno 28, 2003

Ieri ho visto L'appartamento spagnolo, la storia un erasmus francese a Barcellona. Niente di che.
Quella degli erasmus è una realtà che conosco benissimo, si potrebbe dire che, da quando sono partito anch'io, nel '95, non ho smesso di studiare in giro per l'Europa.
Mi sono ritrovato in molte delle situazioni presentate, nei sentimenti, nei vissuti del protagonista eppure, nonostante ciò il film a volte è noioso, non accade molto, è superficiale.
Pare che tutta la vita studentesca si riduca al divertimento, e questo è vero per molti, e al tradimento, altrettanto vero ma ...
Mancano tanti altri aspetti, mancano le amicizie sincere, manca l'interesse per le abitudini altrui, gli scambi non solo linguistici, manca la cultura.

Il progetto erasmus è stato anche un modo per creare un'Europa più unita, per mischiare un po' di giovani europei cercando di accomunarli; se fosse solo quello che il film presenta, il nostro continente sarebbe molto, molto povero.

"Praga e' sola", scriveva Pintor quando i carri sovietici (nel '68) reprimevano i nostri coetanei cecoslovacchi. Noi - tranne il Manifesto - eravamo troppo occupati a fare la nostra rivoluzione per accorgerci della loro. E li abbiamo lasciati soli. I giovani di Teheran che in questi giorni lottano contro il loro regime sono i girotondini e i movimentisti dell'Iran, esattamente come i ragazzi di Praga erano - contro i sovietici - i sessantottini e i contestatori cecoslovacchi.
Cerchiamo di non essere distratti, questa volta. So benissimo che la destra e l'America cercano di "far politica" presentandoli come roba loro. Ma non e' vero, come non era vero allora. Dubcek, Svoboda, Jan Palach non erano dei fascisti, ma dei compagni. E questi di Teheran sicuramente non sono filoamericani. Se dovessimo fare una manifestazione per qualcuno ora, io proporrei di farla per i ragazzi di Teheran. Perche' stavolta Praga non sia sola.

Riccardo Orioles

venerdì, giugno 27, 2003

E' morto lo scrittore Giuseppe Pontiggia, lo leggevo ogni tanto nel suo diario settimanale sull'inserto culturale del Sole 24 Ore, che mio padre mi mette puntualmente da parte.
Proprio l'altro giorno mi aveva colpito lo stile di alcune sue riflessioni su La Pira.

Ecco quanto scriveva il 13 Maggio:
Per tornare al divario tra fede autentica e fede mimetica, che attinge, più che alla tradizione popolare, alla psicologia del consumo, una pietra di paragone potrebbe essere proprio l'immaginazione concreta di La Pira. Anziché fornire un alibi alla distrazione e al sollievo, la sua fede si traduceva in reazioni sorprendenti e talora sconcertanti. Avevano però la strana caratteristica di indurre a riflessioni lucide e radicali. Non si bruciavano, non si consumavano nell'immediatezza della battuta o del cenno, ma aprivano spazi a una consapevolezza ulteriore, a una visione più lungimirante. ... La conversazione con La Pira aveva una presa insolita. Le sue frasi, pronunciate con una rapidità comunicativa quanto essenziale, erano acoompagnate da una mimica vivace, da una gestualità che sottolineava la presenza del corpo, centrale nel Cristianesimo. A volte questa gestualità assumeva connotazioni provocatorie e paradossali, di cui aveva collaudato l'efficacia e controllava gli effetti. Gli era preziosa per aprire un varco nelle resistenze dei suoi interlocutori, spiazzandoli con diversioni comiche, con quelle interruzioni del riso che hanno sempre insospettito i razionalistie e gli ortodossi.
In quella conferenza ricordo che a un certo punto aveva nominato il santo del giorno nel calendario liturgico. E ne aveva tratteggiato l'aspetto fisico con una coloritura irresistibile. Poi si era rivolto a un alto prelato che ascoltava, divertito e perplesso, in prima fila, e l'aveva informato, con una sicurezza ammiccante, che il santo era presente tra di loro. Indicava una sedia vuota e il posto che occupava invisibile. E rivelava, nel suo istrionismo complice, una tale adesione da suscitare una attesa, tra fiduciosa ed incerta, negli sguardi dei suoi ascoltatori, compreso il vescovo.
Non era una seduta spiritica né una convocazione di fantasmi: pericoli esorcizzati dallo spirito comico che animava la regia di quell'intermezzo improvvisato. C'era quella perfetta letizia francescana che incontriamo nella spiritualità medievale e quasi mai nella vita. E anche se il santo non aveva materializzato la sua presenza, si avvertiva nella sala una presenza che soggiogava: quella di una fede che irradiava energia e luce.

Per amare qualcosa bisogna rendersi conto che potremmo perderla.

Gilbert K. Chesterton

1

Le cronache ne parlarono a lungo. Intere famiglie andavano a vedere quel quadro maledetto, esposto in un "salon" parigino. Gli uomini impallidivano, i bambini facevano domande moleste o scoppiavano in singhiozzi, e molte signore svenivano. Le onde di un mare in tempesta e il gruppo di uomini laceri o del tutto nudi che si affollavano su una zattera squassata dal vento sembravano uscire dalla tela o, al contrario, trascinare nella loro tragedia gli spettatori.

Era il 1816 e "La zattera della Medusa", di Thèodore Gericault, raccontava con straordinaria intensità la terribile avventura di un gruppo di naufraghi, che, affondato da una tempesta il veliero francese sul quale viaggiavano, s'erano accalcati su un relitto ed erano rimasti senza soccorsi per un'eternità di settimane. Morti la più parte, soltanto una quindicina di uomini erano stati tratti in salvo da una nave di passaggio. I corpi bruciati dal sole e dalla salsedine, i capelli arruffati, le lunghe barbe, le piaghe non svelavano tutte le sofferenze sopportate. Al momento del salvataggio, invece di esprimere gioia, erano sembrati curvi sotto il peso di qualche infamia. Più tardi s'era saputo che su quella povera imbarcazione era avvenuto "di tutto", anche episodi di cannibalismo.

Meno emotivi di quei francesi di duecento anni fa, noi uomini non impallidiamo e le nostre donne non svengono (forse qualche bambino piange e certamente molti porgono domande moleste) mentre, durante i nostri pasti, i telegiornali ci mostrano le immagini dei clandestini che muoiono, ormai più di mille, in un mare su cui navigano placidamente le nostre "ammiraglie" da crociera, in vista delle nostre coste gremite di sereni bagnanti.

Forse per commuoverci ci manca il particolare del cannibalismo.

2

Temo di non sbagliarmi se dico che il senso di minaccia prevale nella maggior parte degli italiani sul sentimento della compassione (una volta si sarebbe detto: sullo spirito di fraternità umana) e sulla necessità razionale di affrontare i problemi della nostra era. Bombardati da notizie che insufflano nell'opinione pubblica la convinzione di essere invasi, e da commenti che mai esaminano seriamente la complessa realtà delle migrazioni, è la nostra tranquilla agiatezza che sentiamo aggredita. "Far posto", "dare" andava bene, secondo noi, per gli africani e gli asiatici che hanno dovuto accettare il colonialismo (ma la reciprocità non vale); "far posto", "dare" va bene, secondo i più, per gli arabi che hanno dovuto cedere terre, campi e case agli ebrei in nome di uno sterminio che non loro ma noi europei abbiamo provocato; "far posto", "dare" va bene per gli iracheni e per gli afgani che in nome della democrazia petroliera sono passati da orrende dittature a un' occupazione militare che moltiplica le uccisioni di nativi. Noi, no: noi siamo esenti da ogni dovere di condivisione. Non lavoriamo forse duramente? Non paghiamo le tasse? Si guardi com'è nobile e pronta la nostra generosità ai margini delle partite di calcio "del cuore". Persino molti di quelli che giudicano ignobile l'imperialismo americano e i delitti della Casa Bianca contro l'umanità (le guerre preventive, lo stupro del diritto internazionale, la retrocessione infame dai patti per la salvaguardia del creato) persino molti di questi, se ne accorgano o no, ne condividono la feroce ideologia: guai a chi tocca non solo l'american ma la our way of life, il nostro stile, il nostro livello di vita.

3

Per conservarlo siamo disposti a tutto. C'è un dato che riguarda ciascuno di noi come cittadino della repubblica italiana ed elettore o non-avversario attivo del suo governo. Su 110 mila domande di asilo presentate da persone che si definivano profughi politici, l'anno scorso ne sono state accettate 10 mila. Chi non sa cosa sia un profugo politico fatica a rendersi conto dell'atrocità del dato. Un profugo del genere arriva fra noi dopo terribili traversie, senza documenti, senza sapere la nostra lingua, talvolta, dall'atrocità delle esperienze subìte, ridotto all'impossibilità di parlare. Ciò che l'Italia "istituzionale" gli offre è un interrogatorio frettoloso, spesso senza interpreti adeguati, da cui è esente ogni reale interesse per la sua storia, il suo stato di choc, i segni delle terribili sevizie subìte etc. Su ogni altro particolare prevale quello di una possibile pericolosità. Bisogna leggere le relazioni dei Medici di Amnesty International per rendersi conto della croce su cui questi miseri fra i miseri rimangono, per responsabilità italiana, inchiodati. Avere respinto 100 mila domande su 110 mila significa, con ogni certezza, avere eliminato migliaia di bugiardi e qualche possibile terrorista ma anche avere riconsegnato decine di migliaia di persone ai loro torturatori - o peggio.



4

All'inizio i clandestini venivano dalle sponde del Mediterraneo, dall'Africa del Nord, dall'Albania, dall'Egitto, dalla Turchia. Poi comparvero quelli delle guerre cosiddette locali: kurdi, palestinesi, iracheni. Adesso cominciano ad arrivare dal cuore dell'Africa Nera. Per arrivare sulle coste del mare "nostro" affrontano odissee che fanno impallidire le storie omeriche. Sono incalzati dalla loro fame, dalla fame e dalla sete dei loro figli, dalla ferocia dei signori tribali della guerra, foraggiati dai mercanti d'armi (ormai, per quel che riguarda l'Italia, senza più controlli). Sono i figli della disperazione e si aggrappano a quell'esile divinità che è la speranza di chi non vuole morire giovane. Noi li consideriamo non solo persone da ricacciare, ma dei furbi, clandestini per vocazione delinquenziale. Come mostrano i risultati di un recente referendum, non ci interessa preservare i nostri bambini dallo "smog" dell'alta tensione, i pericoli per loro e per noi, sono altri, sono le possibili modifiche al panorama umano che ci sta intorno. Noi onoriamo, giustamente, chi cerca la libertà, ma ci piacciono quelli che si possono permettere il lusso di desiderare le libertà con la L maiuscola. Quelli che invocano la libertà di non morire a trent'anni, li consideriamo gente da cui guardarci. E comunque sono troppi.

5

Davvero? Persino quel sensibile terzomondista che è il nostro Sorridente del Consiglio è costretto ad ammetterlo: abbiamo ancora grande bisogno di terzomondiali per le nostre industrie. le nostre campagne, la cura dei nostri vecchi abbandonati dallo Stato. Ma lui si è portato dietro, al governo, pur di salvarsi dalla galera, il peggior gruppo di razzisti e di pirla senza cultura che abbia mai infestato l'Italia dal 1945 in poi. Quindi non può insistere, deve barcamerarsi.

Già: in barca anche lui.



Ettore Masina

giovedì, giugno 26, 2003

Oh, Blogger è cambiato.

Da qualche giorno m'è venuta una strana voglia di scrivere, di scrivere un racconto.
Sarà perchè stavo leggendo Mr. Right for the Night, di Marisa Makle, che è ambientato dalle parti di UCD e mi son chiesto se non potevo farlo anch'io.

Il problema è che il mio italiano è vergognosamente andato, basta vedere come scrivo su questo blog, a forza di leggere, scrivere e parlare l'inglese. Non mi resta allora che farlo in lingua straniera. La cosa mi affascina ed è anche un bell'esercizio. Vedremo gli esiti.

mercoledì, giugno 25, 2003

Viviamo le nostre vite, sia individualmente sia nelle nostre relazioni reciproche, alla luce di determinate concezioni di un possibile futuro comune, un futuro in cui certe possibilità ci attraggono e altre ci respingono, alcune sembrano già precluse e altre forse inevitabili. Non esiste presente che non sia informato dall’immagine di un qualche futuro, e da un’immagine che compare sempre nella forma di un telos verso cui ci dirigiamo o manchiamo di dirigerci nel presente. Imprevedibilità e teleologia coesistono dunque come parti della nostra vita: come i personaggi di una narrazione letteraria, non sappiamo che cosa accadrà in seguito, ma ciononostante le nostre vite hanno una certa forma che si proietta verso il futuro. Perciò le narrazioni che viviamo hanno un carattere tanto imprevedibile quanto parzialmente teleologico. Se la narrazione della nostra vita individuale e sociale deve continuare in modo intelligibile, sono sempre necessarie due condizioni: da un lato ci devono essere dei vincoli quanto al senso in cui la storia può proseguire, e dall’altro, all’interno di questi vincoli di dev’essere una molteplicità indefinita di sensi in cui essa può proseguire.

Alasdair MacIntyre, Dopo la virtù

martedì, giugno 24, 2003

Il passaggio da un wi-fi gratuito ad un 56k tin è a dir poco problematico. aaargghh
Per fortuna la tecnologizzazione non coincide con la civiltà; si vive bene anche senza internet.
Chiudo.


Plupy è tornato a casa e anche io.
E' finito un anno, comincia un'estate.

Well I don't really care what people say
I don't really watch what dem waan do
Still I got to stick to my girls like glue
And I mon nah play number two
All I know the time it is gettin dread
Need alot of trees up in my head
Got alot of damsel in my bed to run dat re-eeeddd!!!!

Magicamente è tornata la linea wi-fi in camera, quindi posso scrivere con un po' più di calma.

Sabato la cerimonia di apertura delle Special Olympics è stata grandiosa. Ho guardato il finale in diretta a Fitzsimon in Temple Bar. Indimenticabile quando Bono ha cantato Pride tenendo per mano Nelson Mandela. Ieri proprio sotto la finestra c'era un ragazzo down che mostrava orgoliosamente le sua medaglia.




Oggi dopo diversi mesi sono tornato a Morning Star Avenue, dove ho ballato il mio primo ceili. Abbiamo visitato la casa di Frank Duff, un grande uomo.
La zona, chiamata Monto all'inizio del secolo scorso era considerata il più grande bordello d'Europa, dove neppure la polizia osava entrare. Frank Duff, con l'aiuto dei membri della Legion of Mary, ha salvato centinaia di ragazze dalla strada, fino a bonificare totalmente il quartiere, fondando case speciali per ragazze madri o che non erano accettate socialmente a causa di maternità extraconiugali.
Altro che Magdalene Sister e cazzate simili; quando non c'erano ancora i servizi sociali, questi uomini, guidati dal Vangelo, hanno ridato dignità a migliaia di persone.




lunedì, giugno 23, 2003

Ultimo giorno a Dublin City, domani si torna a casa per l'estate.
Non sono per nulla dispiaciuto di partire, sara' perche' quasi tutti gli amici sono in giro per il mondo.
Con alcuni ci rivedremo a settembre, altri invece sono persi per sempre.

Il colloquio con il Capo del Dipartimento, nonche' mio nuovo supervisor, e' andato molto bene; ci sono buone possibilita' che da settembre mi prendano come tutor. Mi aspetta comunque una calda estate italiana sulle sudatissime carte. Sigh.

.....

By the way, ieri ho passato un fine serata difficilmente dimenticabile con un'anonima blond irish girl.

Il nostro unico dialogo e' stato
Q: What's your name?
A: I'm totally out of myself.


Per il resto gesti, ecc., ecc. ....

venerdì, giugno 20, 2003



Sono arrivati finalmente, decine, centinaia.
Gli atleti delle Special Olympics e i loro accompagnatori hanno invaso il campus, che da universita' e' diventato una cittadella olimpica.
Sono anche da noi a Glenomena e per l'occasione mi sono unito ai centinaia di volontari ufficiali per aiutare a trasportare un po' di bagagli.

Gli atleti sono tutti minorati, di diversa gravita'. Molti sono down, con la loro trascinante carica di simpatia.
Il clima e' unico, di grande festa ma anche di semplicita', di chi non deve badare alle convenzioni sociali ma vive di spontaneita'.

E domani grandiosa apertura con Coors e U2 al Croke Park.

Questa citta' non finisce di stupirmi.

(Nelle orecchie uno stupendo medley di Running to Stand Still e Dirty Old Town.)

I met my love by the gas works wall
Dreamed a dream by the old canal
Kissed a girl by the factory wall
Dirty old town
Dirty old town

giovedì, giugno 19, 2003

Nel giro di qualche giorno sono morti due importanti filosofi.
Bernard Williams, inglese, ha scritto in particolare di etica. Il secondo, Georg Von Wright, finlandese, è stato un allievo di Wittgenstein e suo esecutore testamentario. Oltre ai lavori sul proprio maestro, è famoso perchè considerato il padre della logica deontica moderna. (La logica deontica si occupa dei ragionamenti che riguardano le categorie di obbligatorio, permesso, vietato, ecc.).
Io ho avuto l'opportunità di vedere solo Von Wright, qualche anno fa a Roma mentre Teresa, la mia supervisor, lo conosceva bene per averci lavorato insieme ad Oxford. Lui la cita anche in un suo libro.
Conosceva anche Williams per essercisi scontrata alcune volte nei comitati bioetici inglesi.
Di Williams, che pare sia morto a Roma, c'è un bel necrologio sul Guardian.

Un ingenuo pregiudizio provocato dalla forma mentis delle cosidette scienze esatte quello di credere che l'espressione adeguata e 'chiara', mentre rende possibile una intelligenza esatta e sicura, escluda la possibilità di una intelligenza migliore. Qui, come nell'asserire che 'in claris non fit interpretatio', si cade in un ysteron proteron , scambiando per punto di partenza quello che, dato il carattere ellittico di ogni linguaggio, potrà essere, se mai, un punto di arrivo e un risultato del processo interpretativo: l'apprezzamento di chiarezza dell'espressione rispetto al contenuto da esprimere.

E. Betti, Teoria generale dell'interpretazione

La notizia del tentativo governativo di stornare gli stanziamenti della cooperazione allo sviluppo per reperire i fondi per la missione militare in Iraq suscita pesanti interrogativi sulla correttezza delle recenti decisioni di intervento in Iraq (che per loro natura e tempistica appare sempre piu' diretto ad ottenere dei risultati in materia di assegnazione di appalti per la ricostruzione invece di perseguire scopi di reale assistenza alle popolazioni colpite dalla guerra), ma anche sulla rilevanza politica attribuita agli interventi di cooperazione allo sviluppo, visto che secondo il governo possono essere cancellati senza proccupazioni.

Pertanto la Rete Lilliput esprime la sua profonda contrarieta':
- verso il tentativo di finanziare l'intervento militare accompagnato da iniziative di tipo assistenziali, sbagliate nella impostazione e nelle modalita' di intervento (come sottolineato anche dalla Croce Rossa Internazionale) e poco rispettose delle reali esigenze delle strutture sanitarie irachene, attingendo fondi da stanziamenti gia' da tempo
attribuiti;
- verso le modalita' adottate dall'esecutivo per il reperimento di fondi, in quanto ignorano sostanzialmente il dettato costituzionale che prevede di indicare sempre per ogni legge le nuove fonti di finanziamento;
- verso lo svuotamento del dibattito parlamentare sulle modalita' dell'intervento in Iraq e sulle priorita' attribuite da tempo agli interventi di cooperazione allo sviluppo;
- verso la sostanziale negazione dei pur modesti impegni assunti nel recente vertice dei G8 a Evian, che sembravano delineare un qualche ruolo dell'Italia per la soddisfazione di alcune delle piu' urgenti esigenze delle popolazioni piu' povere ed emarginate del pianeta.

La Rete Lilliput chiede pertanto a tutti i parlamentari e a tutte le organizzazioni che hanno di recente espresso la loro opposizione alla guerra di voler esprimere il loro profondo dissenso verso questo modo di gestire la politica estera dell'Italia e di voler proporre quanto prima nelle sedi adeguate delle concrete proposte di lotta contro le poverta' e per la soluzione dei "conflitti dimenticati".

In the city (South Central) of LA...
In the city of good old Watts,
That's right...
In the city, city of Compton,
We keep it rockin', keep it rockin'. We keep it rockin'...


Nei locali di Dublino ho visto di tutto e di più, naturalmente poche sono le cose che si posso raccontare su un blog.
Una di queste mi è successa stasera al Coyote, alla serata per gli studenti internazionali (che però scarseggiavano).

Ad un certo punto non vedo più il mio giubbino che avevo lasciato su delle poltroncine.
Lo cerco, due ragazze ci si erano sedute sopra: 'non preoccuparti, te lo guardiamo noi se tu ci offri 2 vodka and smack'.
E va be', un po' per galanteria un po' perchè una delle due veramente meritava, vado al bancone.
Mentre ordino arrivano altre due: 'ci offri due shots?'
'E chi sono io Babbo Natale?' penso tra me.
'Eddai, abbiamo ballato insieme.'
E' vero, avevo passato una mezz'oretta con lei e le sue amiche, tutte molto foxy, non potevo dir di no e così in una sola botta se ne vanno 10 euro in alcool!

Torno alle poltroncine, le due erano sparite ma il mio giubbino era ancora lì, sotto due simpatici ragazzi.
Le cerco (non potevo mica bermele io le due vodke, sono astemio)
Le trovo con una terza (c'è sempre una ragazza che fa da mamma a tutte le altre) che subito mi cazzia: ''non vedi che sono già pissed off, perchè hai offerto da bere?'
Grazie, non solo... vabbe'...
La tipa per il resto della serata farà di tutto per non farmi avvicinare alle amiche. Damn!

Shake, shake, shake it baby.
Ahhh
Shake, shake, shake it baby.
Yeah...
Shake, shake it Mama.
Shake it Cali,
Shake it Cali!


Le altre intanto se ne stanno per conto loro.
Quando è ora di andar via le vado a salutare.
'Aspetta, ci offri altri due shots?'
Aridajje.
'Scusatemi ma devo andare, ho l'unico autobus fra 5 minuti'
'Eddai, eddai.'
'E voi che mi date? Almeno un deep kiss (un giorno scriverò un post sul valore del bacio nella cultura giovanile irlandese, valore molto, molto diverso dal nostro).'
'Ma io ho il ragazzo'
'E perchè allora gli shots non te li fai offrire da lui?' No, non gliel'ho detto ma l'ho pensato intensamente.
'Eddai, eddai.'
'Vabbè ma almeno un bacio'.
OK
Le ho baciate e sono scappato via, tra i loro gridolini. hiiiiiiiiiiii

Let's show these foo's how we do it on this West-side...
'Cause you and I know its the best side!

mercoledì, giugno 18, 2003

Love seems to be one of those subjets that it is easy to talk about but difficult to say anything about .

I poveri cristi morti affogati nel cuore del Mediterraneo mentre in fuga da miseria, fame, guerre e dittature cercano di approdare nell'Europa che un tempo volle farsi maestra di liberta', uguaglianza e fraternita', e che oggi si presenta fortezza armata di rapinatori e assassini, con sanguinari governanti fautori della politica delle cannoniere. I poveri cristi.
E la gente perbene, che si commuove, che darebbe volentieri un soldino, che poi va alle urne ed affida la cosa pubblica alle camicie brune, e che poi scorrazza la notte per le vie cittadine alla caccia di sesso schiavo, e che gode di una vita di sperpero e dissipazione il cui tenore e' reso possibile solo dalla rapina delle risorse altrui, solo dalla condanna a morte per i quattro quinti dell'umanita'. La gente perbene.
E questa voce che qui scrive queste parole, questa voce impotente e maledetta che conta i morti e ha vergogna di se' e del laido privilegio di cui beneficia.
Vi sono cose che non si possono scrivere. Ma questo si puo' scrivere: che un modo v'e' per far cessare le stragi di immigrati, ed e' la ragionevole proposta di consentire a tutti gli esseri umani l'accesso all'unica terra che abbiamo, e che e' di tutti. La ragionevole proposta di organizzare un servizio pubblico e gratuito di trasporto che consenta l'ingresso in Italia per tutti coloro che ne fanno richiesta avendone pieno diritto ai sensi di quanto disposto dall'art. 10, comma terzo, della Costituzione della Repubblica Italiana. E cosi' sottrarre tante vite innocenti alla morte; e cosi' strappare tanti uomini e donne dalle grinfie dei poteri criminali; e cosi' sconfiggere il razzismo
assassino che ancora una volta ha mietuto le sue vittime, il razzismo assassino dei signori al potere in Italia e in Europa.

Peppe Sini

Potevamo stupirvi con effetti speciali e l'abbiamo fatto.

....

martedì, giugno 17, 2003

I believe in the bells of Christ's Church
Ringing for this land
I believe in the cells of Mount Joy
Doesn't understand


Dal Corriere della Sera di oggi


Il Vaticano: no all'uso della forza, si rispettino dignità e diritti umani

CITTA' DEL VATICANO - «L'uso della violenza contro gli inermi non è una buona soluzione e alla lunga non lo è neanche dal punto di vista politico»: lo afferma l'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti. In risposta al ministro Bossi, l'arcivescovo afferma che «lo Stato ha il diritto di regolare i flussi migratori», ma deve esercitare tale funzione «nel rispetto dei diritti umani e del bene comune». Marchetto afferma anche che non si può limitare l'ingresso a «chi ha un contratto di lavoro», perché «non si possono respingere i rifugiati e chi è in estrema necessità». Il ministro Bossi propone l'uso della forza per fermare l'immigrazione clandestina. Che ne dice, Eccellenza? «Se corrisponde a verità che il Sig. Ministro Umberto Bossi "vuol sentire il rombo dei cannoni" puntati sui migranti e sui rifugiati senza documenti, se ciò è vero, credo che un cristiano, un uomo di compassione anche umana, non possa essere d'accordo, come non può esserlo il Pontificio Consiglio di cui sono Segretario. Il diritto dello Stato a regolare i flussi migratori va esercitato nel rispetto dei diritti umani e del bene comune, non solo quello di una Nazione, ma anche aperto, esso, al bene comune universale. La dignità della vita è poi la stessa per ogni essere umano, cittadino o no». E' accettabile - per la Chiesa cattolica - il
principio che «entra solo chi ha un contratto di lavoro»? «Se si porta all'estremo questo criterio, si vanno ad infrangere ordinamenti internazionali ben accolti per oltre 50 anni dalla comunità direi mondiale e si finisce con il "mercificare", in fondo, la persona del migrante. Si respingeranno i rifugiati? Accoglierli è un segno di
civiltà e oggi i loro flussi hanno tendenza ad essere mescolati con quelli dei migranti. E l'accoglienza di chi è in estrema necessità, o in pericolo di vita, specialmente nel caso di vecchi, donne e bambini?»
L'ingresso clandestino è sempre da considerare un reato? «No, ovviamente! L'Italia per esempio ha firmato la Convenzione di Ginevra che regola lo Statuto dei rifugiati, in cui l'articolo 31 stabilisce che non è un delitto entrare in un Paese, anche in modo illegale, per richiedere asilo. Certo ogni ingresso senza documenti materialmente
viola la legge, ma è da tenere in conto la situazione di chi, in estrema necessità o perseguitato in patria, con pericolo della vita, cerca altrove salvezza, dignità, lavoro». C'è chi afferma che riconoscere il diritto all'emigrazione in termini così generosi, come fanno le Chiese, può configurarsi - oggi - come una legittimazione del «diritto di
invasione»... «Non mi dispiace che lei definisca l'atteggiamento delle Chiese "generoso", ma non vorrei che l'aggettivo gli togliesse realismo. Gli Stati diverranno sempre più, volenti o nolenti, multiculturali e multietnici: è una tendenza che comporta pericoli, ma offre anche l'occasione di un cammino verso una maggior unità della famiglia umana. Che se poi si parla d'invasione mi pare ci si metta a gonfiarla, questa realtà! L'Italia in ogni caso non è certamente uno dei Paesi con maggior presenza di migranti. Pensiamo alla Germania, alla Francia!» Il ministro Bossi afferma che il «malumore» per la tolleranza nei confronti dei clandestini è «più profondo» tra i cattolici e cita il Veneto tra i luoghi del malumore. Lei eccellenza è veneto: che dice dell'atteggiamento della sua gente nei confronti degli immigrati? «Può darsi che la frequentazione abbastanza esclusiva di certi ambienti e del proprio partito influisca nella valutazione dell'estensione del malumore indicato. Credo comunque che i veri cattolici, pur coscienti dei problemi ed avendo anche una loro propria sensibilità in materia, devono essere... cattolici! E nella mia bella terra d'origine penso che vi siano grandissimi segni di accoglienza dei migranti, ecclesiale e no, pur - ripeto - nelle sofferenze che l'incontro con l'altro sempre implica. Se l'altro è poi molto diverso da noi, ha una cultura, una religione diversa, l'accoglienza, nel senso profondo della parola, non è facile di certo. Ma tutti dobbiamo camminare per divenire veramente cristiani».

Profughi. Secondo Medici senza Frontiere in Italia di fatto e' escluso il diritto d'asilo, che pure sarebbe teoricamente previsto dalla Costituzione. Su 9620 domande di profughi politici, nel 2001, ne sono state riconosciute meno di duemila; parte dei respinti sono gia' stati uccisi nei paesi da cui fuggivano e in cui sono stati rispediti dagli
italiani; le procedure per i rifugiati politici oggi sono ancora piu' rigide che nel gia' durissimo 2001. Continua intanto la contesa fra Marina, Finanza, Guardia Costiera e Carabinieri su chi deve far la guerra ai profughi per mare: ciascuno rivendica l'onore della vigilanza costiera (la Marina per le sue gloriose tradizioni, la Finanza perche'
e' brava coi motoscafi, la Guardia Costiera perche' deve guardare le coste e i Carabinieri perche', oramai che sono autonomi, debbono occuparsi di tutto). Nel frattempo, il Sisde prevede "due milioni di clandestini" in arrivo per l'estate: speriamo che fra Finanza, Marina e tutto il resto ce la facciano a farli fuori mentre noi siamo in vacanza
alle Maldive, in modo da non trovar disordine al rientro. (Ma non si farebbe meglio ad andarli a bombardare direttamente all'origine, prima che mettano piede sulle navi? Che so io, in Burkina Faso, in Bangladesh, in Marocco? Cosi' si risparmierebbe un po' di lavoro a quei poveri marinai, e non credo che nessuno obietterebbe nulla, di questi
tempi).

Riccardo Orioles

lunedì, giugno 16, 2003

PESCI

Due, anzi tre, curiosissime storie ittiche.

Londra, comico si tuffa in acquario: squalo muore da stress

Un comico inglese, Guy Venables, che si è tuffato nudo nella vasca di uno squalo all'acquario di Brighton rischia di essere denunciato.
La trovata dell'uomo ha infatti avuto un esito nefasto: lo squalo, un esamplare di 12 anni lungo poco meno di un metro, è morto due giorni dopo.
Forse a causa di uno shock per l'inattesa visita. Se così sarà accertato, per l'attore saranno guai. "Questo tipo di squalo è molto sensibile allo stress", ha spiegato Lisa Handscomb, biologa del Brighton Sea Life Centre, al 'Daily Telegraph'.

La seconda storia è altrettanto assurda.

Al Trapholt Art Museum di Kolding, in Danimarca, un artista locale di orgine cilene, aveva presentato un'istallazione consistente in 10 fruttatori in ognuno dei quali c'era un pesce rosso, vivo.
Quasi a provocare la crudeltà umana, i visitatori potevano azionare i frullatori e uccidere i pesci.
La crudeltà umana, si sa, non ha confini e infatti qualcuno ha azionato due frullatori, con le conseguenze immaginabili.
Il direttore è stato denunciato per crudeltà ma il giudice l'ha assolto in quanto la morte del pesce è stata 'umana' perchè pressocchè istantanea.

La terza storia riguarda i pesci guardoni e la trovate sul Guardian

Sto guardando la presentazione del libro della Pizia a Milano.
Molte chiacchiere inutili; di oltre un'ora si salva solo lei, che mi ha finalmente stupito e la sua sincerità.
Il suo blog è probabilmente il secondo che ho letto in vita mia, non mi ha mai particolarmente appassionato e non capivo il suo successo.
(anche se le sue leggi di Murphy sono simpaticissime)
Ora ho finalmente visto il suo volto, è come me l'immaginavo, anche più giovane.
Mi è parsa un po' fuori dal dibattito e questo è un punto a suo favore.
Non credo comprerò il libro ma la inserirò finalmente tra i miei preferiti.

(Ho anche visto Gianluca Neri, l'opposto della Pizia)

Stamattina ho 'sottomesso il papero' ossia ho ho presentato il mio elaborato e ora posso un po' tornare alla vita normale.

Dopo varie migrazioni sono tornato, abusivamente, a vivere a Glenomena, che in una settimana è cambiata tantissimo.
Il 90% dei vecchi inquilini è partito, sono rimasti più che altro gli asiatici. Condivido ora l'appartamento con un simpatico cinese, che chiamo Hong Kong. Tra pochi giorni arriveranno gli ospiti delle Olimpiadi Speciali.

Un'informazione che riempirà di invidia i miei accaldati lettori italiani: qui a Dublino nei giorni scorsi la massima è stata 17 gradi. Non solo non si suda ma io dormo ancora sotto il mio piumone azzurro.

venerdì, giugno 13, 2003



Joana and Tordis Marie keep no secrets

mercoledì, giugno 11, 2003

Roma, 15:24
Censis, gli italiani sono i più infelici del mondo .

Felice di essere l'eccezione.
:)



martedì, giugno 10, 2003

Un grandissimo aquilone rossonero si alza da uno dei tanti prati verdi del campus, proprio a fianco alla Quinn Bussiness School dove sono ora.
Il vento è così portentoso che il tipo alla guida è trattenuto da un amico per non essere trascinato via. Gli altri tutti intorno a far foto.
(Adesso sono addirittura in due a dover tener la biondina)

Questo campus sta cambiando volto, gli atleti si sostituiscono gli studenti, ed io intanto stasera ho altre due cene d'addio, anzi una d'addio e una d'arrivederci (come si dirà in norvegese?).

three thousand miles north east
i left all my friends at the morning bus stop shaking their heads.
"what kind of life you dream of? you're allergic to love."
yes i know but i must say in my own defense
it's been undeniable dear to me, i don't know why
when every other part of life seemed locked behind shutters
i knew the worthless dregs we are,
the selfless, loving saints we are,
the melting, sliding dice we've always been.

La notte del 6 giugno, a soli 51 anni, ci ha lasciato Dino Frisullo, un compagno di strada per molti pacifisti italiani, per gli antirazzisti, per il popolo Kurdo, per gli immigrati nel nostro paese. "La voce delle vittime di guerre e persecuzioni, dei civili e dei profughi palestinesi, kurdi, afghani, argentini, irakeni, serbi, kossovari. La voce di chi non ha voce": sono le parole con cui lui stesso amava definirsi.
*
Adesso che e' terminato il tuo tempo ed e' scaduto il tuo permesso di soggiorno, sei partito per il viaggio piu' lungo e piu' difficile. Non avevi nulla da lasciare, perche' nella tua vita non ti sei mai legato a nulla. Solo l'indispensabile per vivere. Tutto il resto era di troppo. Ti avrebbe impedito di dedicarti completamente ai piu' indifesi, ai piu'
piccoli, a quelli che nessuno vuole. Ma non in termini assistenziali. Non era nella tua prassi. In termini politici. Di organizzazione. E in tanti casi ci sei riuscito. Avevi intuito che quello dell'immigrazione era il tema piu' scottante del nostro tempo. Ancora una volta non in termini assistenziali, ma legato alle origini del fenomeno immigratorio: alla
sofferenza di tanti popoli che non vedono riconosciuti i loro diritti. Dal popolo Kurdo, del quale eri praticamente diventato parte, condividendo tutto, perfino il carcere, fino a tutti i popoli da cui arrivano i nostri fratelli immigrati.
Non ti conoscevo bene quando ci siamo incontrati e abbiamo cominciato a condividere, insieme con tanti altri, l'avventura di "Senza confine". Non avrei mai immaginato che al mondo ci potesse essere una persona tanto cocciuta e testarda. Non smettevi mai di lottare, di darti da fare, di tentare l'ultima, l'ultimissima carta. Per questo tutte le questure d'Italia ti conoscevano. Sempre in prima fila a organizzare manifestazioni, a lottare per il permesso di soggiorno, a tentare le strade della politica presentando
emendamenti alle leggi e cercando sempre di trovare nella legge la scappatoia che avrebbe permesso a qualcuno di restare qui e di non essere rispedito al proprio paese.
Senza altra ricompensa che quella di stare sempre e comunque dalla loro parte.
E allora, permettimelo, adesso che sei andato via, quando ormai, se ci sei - e io credo che si sia ancora, anche se in modo nuovo e diverso - guardi tutto con altri occhi e vedi scorrere le cose di questo mondo alla luce di una dimensione senza tempo, sento il bisogno di dirti che ho sempre avuto una stima enorme, unica di te. Abbiamo litigato tante volte. Non eri un tipo facile. Quante volte - quando ero parlamentare - ho appreso dai giornali di aver firmato una lettera o preso una posizione. Quante volte mi sono trovato coinvolto con te, senza averlo saputo prima, in questioni e problemi. Ultimo tra tutti un processo per diffamazione nei confronti di Gasparri. Ma ho
sempre saputo che lo facevi per loro. Per i piccoli piu' piccoli. Per gli indifesi piu' indifesi. E ti ho sempre ammirato e amato per questo.
E voglio dirti che in te, io credente nel Dio di Gesu' Cristo, ho sempre visto una sorta di santo laico. Ti vestivi come i gigli del campo e ti nutrivi come gli uccelli dell'aria. Per te non cercavi mai nulla. Hai donato tutto. Senza tenerti niente. Neanche un momento di riposo, neanche una pietra dove poggiare il capo: "Le volpi hanno le loro tane, gli uccelli il loro nido, ma il Figlio dell'uomo non ha dove poggiare il capo". Giorno dopo giorno. Anno dopo anno. "Beati i poveri. Di loro e' il Regno dei cieli".
Dino, lo sai che, con tutta la mia poverta', io credo che ci sia l'altra vita. Sento la nostalgia di quel totalmente altro che ricondurra' tutto a giustizia, dove le vittime avranno finalmente ragione dei loro oppressori. E sono sicuro che, nel Regno che viene, tu avrai un posto grande, bello, pieno di luce. Allora ho meno paura. Con te il paradiso diventera' senz'altro piu' aperto. Rompera' i confini per fare entrare tutti. Lo troverai sempre, infatti, il modo di far entrare anche quelli che - a rigor di legge - forse non dovrebbero. Ti metterai accanto a San Pietro e non lo mollerai fino a quando non dara' il permesso di entrata e di soggiorno anche all'ultimo arrivato. Ti organizzerai con quelli che gia' sono arrivati, come don Luigi, e riuscirete davvero a fare entrare tutti nella grande casa che ci aspetta.
Dino, adesso che sei arrivato la', io non ho piu' paura di morire.

Eugenio Melandri

lunedì, giugno 09, 2003

Dalla National Geographic Society ogni giorno una foto diversa.

Ho lasciato il mio adorato Glenomena Residence, la mia camera e' ora abitata da un libanese. :(
Da tre notti dormo su uno scomodissimo divano in una casa infestata da spagnoli, francesi e irlandesi. Il loro numero varia costantemente, rimanendo intorno ad una media di 8 per notte. Il numero dei bagni invece e' costante: UNO. Evito ulteriori particolari, la pulizia degli erasmus e' purtroppo ben nota.
La cosa peggiore del dormire sul divano del salotto e' che ogni notte devi aspettare che l'ultimo degli ospiti finisca di vedere la tv e visto che di questi tempi, come sempre d'altronde, gli erasmus non hanno nulla da fare, mi sto facendo una cultura di film e programmi vari.

Ancora qualche giorno e ritornero', furtivamente, nel mio adorato residence.


To buy more thongs
To write more happy songs
It always takes a little help from someone

domenica, giugno 08, 2003

Dopo due giorni blogger ha smesso di fare i capricci e finalmente posso aggiornare questo blog.

venerdì, giugno 06, 2003

I'm moving.....

martedì, giugno 03, 2003

Piccola e personalissima guida alla vita notturna dublinese.

Dopo diversi mesi in terra d'Irlanda posso stilare la mia personalissima lista dei locali da frequentare se avete la possilità di spendere qualche serata a Dublino.

Se volete assistere ad uno spettacolo di musica irlandese vi consiglio l'Arlington Hotel, 23-25 Bachelors Walk.
Il locale è molto ampio, piuttosto turistico, lo spettacolo di ballo sullo stile di Lord of the Dances, quindi moderno.
Se invete volete partecipare ad un ballo, cosa che consiglio anche ai principianti, dovete cercare un Ceili.

Gli amanti degli U2 possono passare al Docker's, Sir John Rogerson's Quay; personalmente non mi esalta ma 'bisogna' andarci.

lo Zanzibar, è una discoteca dall'architettura interna molto suggestiva, esotica. Si trova su Ormond Quay, di fronte al Halfpenny Bridge.
Lo Q Bar è il mio locale preferito, c'è di un po' di selezione all'entrata ma non ho mai avuto problemi. Non so perchè ma è frequentato prevalentemente da ragazze, specie durante la settimana. Non grandissimo ma con diversi spazi, per parlare, bere, ballare, riposarsi. Si trova proprio all'angolo vicino O'Connel Bridge, si riconosce perchè da fuori sembra tutto blu.

Non frequento locali posh, li trovate su Dawson St.

Se cercate semplicemente un posto dove bere birra a Porterhouse potete trovare specialità da tutto il mondo, tranne le Guinness, loro diretto concorrente. Sempre pieno, spesso fanno anche musica dal vivo.

Il mio locale preferito, per ragioni puramente affettive, rimane lo student bar in campus ma mi spiace per voi, dovete essere membri di UCD per entrare.

domenica, giugno 01, 2003


I will never know
Myself until I do this on my own
And I will never feel
Anything else, until my wounds are healed
I will never be anything
till I break away from me
I will break away
I'll find myself today



Cercare di mettere in evidenza il senso della propria vita vuol dire sostenere che questa vita ha un senso, che non è spesa invano; si cerca di giustificarsi agli occhi degli altri, ma anche, e forse soprattutto, ai propri occhi. Nonostante le apparenze, non è possibile accedere direttamente da sè a sè; colui che scrive la propria biografia incontra le stesse difficoltà che se scrivesse la biografia di un altro, e forse anche di più.

G. Gusdorf

Necessity has no law, and expedience is often one form of necessity. It is no principle with sensible men, of whatever cast of opinion, to do always what is abstractedly best. Where no direct duty forbids, we may be obliged to do, as being best under circumstances, what we murmur and rise against, while we do it. We see that to attempt more is to effect less; that we must accept so much, or gain nothing; and so perforce we reconcile ourselves to what we would have far otherwise, if we could.

J.H.Newman

Ieri sera c'è stato Bruce Springsteen qui vicino e mica lo sapevo!!
Si sentiva della musica ma pensavo che fosse uno dei soliti party che animano gli ultimi giorni di residence.
Peccato, Springsteen è stato un dei miei idoli musicali adolescenziali e difficilmente capiterà un'occasione simile.

Una sola cosa forse mi avrebbe fermato, il prezzo del biglietto: 90 euro.
90 euro, dico. E' vero che il boss è il boss ma 90 euro sono 90 euro.

Sabato ci sarebbe Ani Di Franco all'Ambassador, 33 euro. Sono ancora indeciso.

Questo mio blog senza pretese ha, credo, un primato rispetto a tanti blog italiani: più di un quarto dei suoi visitatori proviene dall'estero.
Quasi il 5% dal nord america.
Quasi quasi comincio a scrivere solo in inglese....

Una raccolta di citazioni di esponenti politici americani riguardanti le fantomatiche armi di distruzioni di massa.
Tutte documentate e accompagnate dal collegamento al discorso o articolo dalle quali sono tratte.