venerdì, febbraio 10, 2006

L'ultima lettera di don Andrea Santoro



Carissimi,

vi scrivo da Roma, dove sono arrivato da circa 3 settimane prima di ripartire per la Turchia tra qualche giorno. Sono stati giorni molto intensi dedicati a testimonianze, incontri, catechesi, conferenze, momenti di preghiera. Il tutto finalizzato a favorire passaggi di informazioni e conoscenze tra Medio Oriente, visto attraverso la mia
esperienza personale, e la realtà del nostro Occidente, come e nelle finalità della "Finestra per il Medio Oriente".

Ho trovato ovunque interesse e partecipazione e un sincero desiderio di capire e di allacciare legami di comunione. Ho sentito quanto sia importante e possibile a realizzarsi uno scambio di doni spirituali tra questi due mondi. Il Medio Oriente, grande "terra santa" dove Dio ha deciso di comunicarsi in modo speciale all 'uomo, ha le sue ricchezze e la sua capacità, grazie alla luce che Dio vi ha immesso da sempre, di illuminare il nostro mondo occidentale.

Ma il Medio Oriente ha la sue oscurità, i suoi problemi spesso tragici e i suoi "vuoti". Ha bisogno quindi a sua volta che quel Vangelo che di lì è partito vi sia di nuovo riseminato e quella presenza che Cristo vi realizzò vi sia di nuovo riproposta. È una reciproca "rievangelizzazione" e arricchimento che i due mondi si possono scambiare.

A Trabzon, nel frattempo, la minuscola comunità cristiana si è riunita ogni domenica mattina per celebrare la liturgia della Parola e la chiesa è stata aperta ai visitatori musulmani due volte la settimana sotto la responsabilità di una persona di fiducia. Vi farò sapere come è andata.

Vi saluto affidandovi queste riflessioni ed esortando me e voi a mettere sempre in contatto la fede con il presente. Non una fede astratta e generica ma una fede quasi come da quei primi "inizi" ci e stata riversata in grembo di generazione in generazione. Il lievito, come dice il Vangelo, ha una sua capacità misteriosa di fermentare la pasta, se viene messo in contatto con essa. La pasta di ogni tempo, di ogni luogo, di ogni generazione.

Inoltre Gesù diceva: «Io sono la luce del mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre». Se la sua luce è in noi, non solo illuminerà ogni situazione, fosse pure la più tragica, ma noi pure, come sempre Lui diceva, saremo luce. La luce fioca di una candela illumina una casa, un lampadario fulminato lascia tutto al buio, che Lui brilli in noi con la sua parola, con il suo Spirito, con la linfa dei suoi santi. Che la nostra vita sia la cera che si consuma in totale disponibilità.

Con affetto. Don Andrea

(Da "Finestra per il Medioriente" - Numero 19 - Febbraio 2005)