giovedì, settembre 04, 2008

Il corpo di Newman

Lo ammetto, ci siamo presi un po’ di vacanza. Dal blog, s’intende, mica dal lavoro. Ma è settembre, andiamo, è ora di tornare a riempire queste pagine. Non so se i nostri lettori hanno seguito le polemiche che in questi giorni hanno riguardato la decisione di spostare il corpo del futuro beato Newman. Ne parlavamo già qui. Vi offro un paio di articoli autorevoli a riguardo e poi, più tardi, il mio commento.


John Henry Newman e il sacrificio del celibato

La decisione di riesumare il corpo del venerabile John Henry Newman ha provocato reazioni, in particolare da parte della lobby omosessuale, secondo cui egli non dovrebbe essere separato dal suo grande amico e collaboratore, padre Ambrose St John, nella cui tomba Newman è stato sepolto, in accordo con le sue specifiche volontà. L'implicazione di tali proteste è chiara: Newman avrebbe voluto essere seppellito con il suo amico perché, sebbene indubbiamente casto e celibe, sarebbe stato legato a lui da qualcosa di più di una semplice amicizia. Al riguardo, se il desiderio di essere seppellito nella stessa tomba di un altro fosse la prova di un qualche amore sessuale per quella persona, il fratello di Clive Staples Lewis, Warnie, seppellito nella stessa tomba secondo la volontà di ambedue i fratelli, avrebbe dovuto nutrire sentimenti incestuosi per il fratello.
O ancora, la devota segretaria di Gilbert Keith Chesterton, Dorothy Collins, trattata da lui e da sua moglie come una figlia, pensando che sarebbe stato presuntuoso chiedere di essere seppellita insieme ai Chesterton, volle essere cremata e dispose comunque che le sue ceneri fossero inumate nella stessa tomba. Questo significa forse che provava qualcosa di più che un sentimento filiale per uno o per entrambi i suoi datori di lavoro?
Ambrose St John era molto amico di Newman. Per trent'anni è stato al suo servizio, desiderando persino, il giorno della sua cresima, di potersi impegnare nei confronti dell'amico con un voto di obbedienza, una richiesta che, ovviamente, fu respinta.
Newman si riteneva responsabile per la sua morte, perché gli aveva chiesto di tradurre l'importante opera del teologo tedesco Joseph Fessler sull'infallibilità nella scia del concilio Vaticano i, un ultimo impegno svolto con amore che risultò eccessivamente pesante per lui, già sovraccarico di lavoro. Negli oscuri ultimi giorni da anglicano, Newman disse che Ambrose St John era venuto da lui "come Rut a Noemi". Dopo essere entrato nella comunità quasi monastica di Newman a Littlemore nei pressi di Oxford, St John restò il suo collaboratore più stretto durante il difficile periodo della fondazione dell'Oratorio di san Filippo Neri in Inghilterra e in tutte le successive prove e tribolazioni di Newman come cattolico.
Nella sua Apologia pro vita sua Newman "con grande riluttanza" ricorda come al tempo della sua prima conversione all'età di quindici anni fosse giunto alla convinzione che "fosse volontà di Dio che rimanessi celibe". Durante i quattordici anni successivi, con l'interruzione di qualche mese e poi con continuità, ritenne che la sua vocazione "avrebbe richiesto tale sacrificio". Non c'è bisogno di ricordare che allora non esistevano "unioni civili" tra uomini in un Paese che ancora era cristiano, dove l'attività omosessuale era punibile con la prigione e da tutti considerata immorale.
Newman, naturalmente, parlava del matrimonio con una donna e del "sacrificio" che il celibato comportava. L'unica ragione per cui il celibato poteva essere un sacrificio era perché Newman, come ogni uomo normale, desiderava sposarsi. Ma, sebbene non ancora appartenente a una Chiesa dove il celibato era la regola o addirittura l'ideale, Newman, profondamente immerso nelle Scritture, conosceva le parole del Signore: alcuni "si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli".
Venticinque anni dopo la sua scelta giovanile del celibato troviamo Newman che ancora si interroga sui suoi costi, alla fine dello straordinario racconto in cui descrive la malattia quasi mortale che lo colpì nel 1833 mentre si trovava in Sicilia: "Mentre scrivo mi assilla un pensiero: perché scrivo tutto questo? (...) Chi ho, chi posso avere, in chi questo potrebbe suscitare attenzione? (...) Serve il tipo di attenzione che può avere una moglie e nessun altro - questa è l'attenzione di una donna - e questa attenzione, così sia, non mi sarà mai data (...) Lascio liberamente il possesso di questo affetto che, lo sento, non mi è e non mi può essere dato. Ma ciononostante sento di averne bisogno". In queste frasi commoventi, scritte quando era ancora ministro della Chiesa di Inghilterra e pienamente libero di sposarsi, vediamo l'impegno totale di Newman nella vita di verginità alla quale si sentiva chiamato in modo inequivocabile, ma possiamo anche avvertire la profonda sofferenza che sentiva nel rinunciare all'amore di una donna nel matrimonio.
In conclusione, cosa si potrebbe dire a chi pensa che la volontà di Newman dovrebbe essere rispettata e che i resti di Ambrose St John dovrebbero essere traslati insieme ai suoi? Durante la sua vita da cattolico Newman insisteva sempre che tutti i suoi scritti potevano essere corretti dalla santa madre Chiesa. Questo era il suo costante ritornello. Se l'autorità ecclesiastica decide di traslare il suo corpo in una chiesa, la risposta di Newman sarebbe senza dubbio che il suo ultimo testamento, come tutto quanto aveva scritto, lo aveva scritto sotto la correzione di una autorità più alta. Se questa autorità decide che il suo corpo venga traslato, mentre quello del suo amico no, Newman avrebbe detto senza esitazione: "Così sia".
di Ian Ker
(©L'Osservatore Romano - 3 settembre 2008)



Gay or not, let Cardinal Newman rest in peace

Mary Kenny


I first encountered the rumour in the 1990s, when I was engaged in presenting a radio documentary on Cardinal Newman for the BBC. It was a senior British Catholic who remarked casually to me: "Don't you think John Henry Newman was a homosexual? I mean, just look at the portrait!"
The best-known portrait of Cardinal Newman -- soon to become the last British Catholic saint -- is by Millais and shows an elderly gentleman with a refined and perhaps, indeed, rather feminised appearance. In his lifetime, contemporaries remarked on Newman's "effeminate" manner, as they then said, although sometimes this was a sly way of attacking him.
The Rev John Henry Newman had many critics after he sensationally quit the Church of England in 1845 and was received into the Roman Catholic Church.
Through his long deliberations and brilliant intellect, he had come to believe -- although not without regret, for he genuinely loved the Anglican church and preached a poignant last sermon when bidding it farewell -- that the Church of Rome held the apostolic succession of Christianity, and was the historic mother-church of the faith.
Newman's decision created a storm in mid-Victorian Britain, but it laid the foundations for the restoration of the Roman faith in the United Kingdom (which until the 1850s was permitted no diocesan structure at all).
Famously, John Henry Newman had strong links with Dublin, and could be said to have been the godfather of University College Dublin.
He came to Dublin in the 1850s to set up a Catholic university. He was inaugurated at the Pro-Cathedral, as rector of the university, and he commissioned the beautiful University Church on St Stephen's Green, designed by the architect John Hungerford Pollen.
He lived from 1855 to 1856 at 85-86 St Stephen's Green, later inhabited by the poet Gerard Manley Hopkins and subsequently James Joyce as a student. Newman's Catholic university never became operational, but he laid the intellectual foundation, not least by composing, in Dublin, his celebrated essay 'The Idea of a University'.
Newman was a very clever and very holy man and died at the age of 89 in 1890, a cardinal. He most specifically mandated in his will that he should be buried with his lifelong, most cherished friend Father Ambrose St John, with whom he shared so much of his life and indeed, his living quarters.
When Father Ambrose died in 1875, Newman wrote: "I have always thought no bereavement was equal to that of a husband's or a wife's, but I feel it difficult to believe that anyone's sorrow can be greater than mine."
He wrote, in approaching his own death, that "I wish, with all my heart, to be buried in Father Ambrose St John's grave ... I view this as my last, my imperative will." The cardinal's wishes were observed and he was duly interred with his friend in a small cemetery at Rednal, near Birmingham. In the fullness of time, the wheels began to turn to elevate Newman to sainthood, the first step of which, as the world knows, is being pronounced a 'blessed'.
Pope Benedict is expected to make Newman 'blessed' in December, and in preparation for this step, Newman's remains are to be dug up from Rednal and transported to a much grander resting-place at Birmingham Oratory.
Enter the gay rights lobby, led by a gay Catholic campaigner, Martin Prendergast, and supported by the crusading Peter Tatchell. Vehement protests have been lodged against removing Cardinal Newman's bones. Newman was, so the claim goes, gay, and wished to be buried with his gay companion, and that should be respected. Come the exhumation, any day now, we can expect much ado.
Firstly, though, was Cardinal Newman a homosexual? The simple truth is we cannot know. It is entirely possible that this was his orientation; it is also entirely possible that the thought didn't enter his head.
It is always tricky reading backwards into the mentality of people who lived in former times. Although the Victorians outlawed male homosexuality in 1861 -- largely because there were gay brothels flourishing in London which the police thought should be suppressed -- they also had a refreshingly open attitude to same-sex friendships.
They thought nothing of individuals declaring their special love for a person of the same sex. Alfred Tennyson dedicated his most moving poem, 'In Memoriam' to a young man he loved deeply, Arthur Hallam.
The Catholic Church seems now to be set on a collision course with the gay lobby. The Cardinal-Archbishop of Westminster, Cormac Murphy O'Connor, insists that Newman's remains must be removed to the Oratory, while Mr Prendergast and his supporters point out that it was Newman's specific wish to be with his friend in death.
Who is right? Why not solve the problem by respecting John Henry Newman's wishes and transferring Father Ambrose's remains, along with the future saint, to the Oratory? Then they can rest in peace together and Newman will have a proper place of dwelling for a saint (and an influential thinker of his time).
My own reading of Newman is that, whatever his orientation, he almost certainly led a chaste life, since he clearly valued the spirit as well as the custom of celibacy. And if he loved Father Ambrose as a person and a companion, he would have taken that as part of God's great plan.

(Irish Independent, 1/9/2008)