giovedì, luglio 16, 2009

Newman, classico e inattuale 7

L’ideale gnoseologico esposto nell’Idea di Università è una visione prospettica capace di cogliere ogni cosa in un tutto:
Il solo vero arricchimento mentale è il potere di vedere in una sola volta molte cose come un tutto, di riferirle distintamente al loro posto autentico nel sistema universale, di comprendere i loro rispettivi valori e di determinare la loro mutua dipendenza. (VI, 6)
Far propri gli oggetti della conoscenza significa, per Newman, sistematizzarli, porli cioè in relazione con quanto già sappiamo. Il campo del sapere è un universo, un cosmo ordinato dove ogni cosa ha il suo significato definito. Questa concezione del sapere ha naturalmente ripercussioni rilevanti sull’idea di università e sulla sua organizzazione; educare all’unità del sapere comporta necessariamente un rapporto dinamico tra le diverse discipline.
Per usare una terminologia contemporanea, potremmo dire che Newman concepisca l’Università come luogo per eccellenza destinato alla formazione alla interdisciplinarità e all’atteggiamento mentale ed etico che questa richiede e presuppone.

C’è un ultimo aspetto da trattare: per Newman l’università è innanzitutto un luogo di relazioni umane:
Quando una moltitudine di giovani, acuti, di cuore aperto, cordiali e rispettosi come sono i giovani, si trovano insieme e si frequentano liberamente, sicuramente imparano l’uno dall’altro, anche se non c’è nessuno ad insegnare loro; la conversazione di tutti è una serie di lezioni per ciascuno ed essi si arricchiscono di nuove idee e punti di vista, di nuovi argomenti di pensiero e di precisi principi per giudicare e agire, giorno per giorno. (VI, 9)
E ancora:
Questo è quello che considero il vantaggio di una sede del sapere universale, considerata come un luogo di istruzione. Un insieme di uomini colti, zelanti della propria scienza e tra loro rivali, sono condotti dalla familiarità dei loro rapporti e nell’interesse della pace intellettuale a conciliare le pretese e i rapporti degli oggetti delle rispettive materie di ricerca. Essi imparano a rispettarsi, a consultarsi, ad aiutarsi. Si crea così un’atmosfera di pensiero pura a chiara, che viene respirata anche dallo studente, sebbene personalmente egli studi solo una tra le tante scienze. Egli approfitta di una tradizione intellettuale, … , che lo guida nella sua scelta delle materie e interpreta rettamente per lui quelle che sceglie. Egli apprende le grandi linee della conoscenza, i principi sui quali si basa, la gerarchia tra le sue parti, le sue luci ed ombre, i suoi punti maggiori e quelli minori, come altrimenti non potrebbe apprenderli. Ecco perché questa educazione è chiamata “Liberale”. Si forma un abito mentale che dura tutta la vita, i cui attributi sono la libertà, l’equità, la calma, la moderazione e la saggezza. ... Indicherei dunque questo come il frutto specifico dell’istruzione fornita dall’Università, se confrontata con altri luoghi o modi di insegnamento e questo è il principale scopo di una università nella sua cura degli studenti. (V, 1)
Emerge chiaramente un’idea di università nella quale è fondamentale l’aspetto relazionale. La cultura dell’intelletto si sviluppa non semplicemente con l’insegnamento ma dalla frequentazione degli stessi luoghi, dalla vita comune, dal crearsi di un ethos. Basilare è quindi il contatto quotidiano, la convivenza, tra studenti e docenti. E’ il vivere comune che produce quasi un’autoeducazione; ognuno ha qualcosa da insegnare e da imparare. Questi pensieri si trovano sviluppati in particolare negli articoli che Newman scrisse per le riviste della nuova università cattolica.
E’ importante ritornare sul fatto che al centro della vita universitaria egli ponga lo studente e la sua cura, attraverso l’insegnamento ma anche grazie al suo essere parte di una tradizione. L’alunno viene inserito in un’atmosfera che lo forma, nel senso più ampio della parola, lo educa per la vita che l’aspetta. Il senso di appartenenza lo ricondurrà sempre ad un ideale di vita.

(continua)