sabato, luglio 11, 2009

Chesterton su La Civiltà Cattolica

Il numero del 4 luglio de La Civiltà Cattolica contiene una recensione del San Tommaso d'Aquino di Chesterton. Ne riportiamo alcuni stralci.


Gilbert K. Chesterton, San Tommaso d’Aquino, Torino, Lindau, 2008, 200 pagine, 16,50 euro.


Non si può che salutare con favore la decisione dell’editrice Lindau di ripubblicare questo libro, uno dei più belli usciti dalla penna geniale e prolifica di Chesterton. Pubblicato per la prima volta nel 1933, intende presentare in forma agile ma accurata la figura del grande domenicano. L’autore evita volutamente un’esposizione accademica della filosofia e teologia tommasiane, e tuttavia sa mostrare con freschezza il messaggio di fondo, tratteggiando la personalità di Tommaso con poesia e arguzia, le caratteristiche dello stile che lo hanno reso celebre. Tra i molti esempi possibili si può riprendere il capitolo dedicato al confronto fra Tommaso e Francesco, due santi estremamente diversi tra loro, rilevando in entrambi la capacità, propria dell’uomo di Dio, di testimoniare il Vangelo a partire dai propri gusti e interessi, mettendo in evidenza il marchio di originalità del cristianesimo, l’incarnazione “San Francesco usava la natura come san Tommaso usava Aristotele (…). Forse dire che questi due santi ci hanno salvati dalla spiritualità, che è una sorta di maledizione, può sembrare paradossale. Forse verrò frainteso se dico che con il suo amore per gli animali san Francesco ci ha salvati dal buddhismo, e che con la sua passione per la filosofia greca san Tommaso ci ha salvati dal platonismo. Ma è meglio dire la verità nuda e cruda: sono entrambi la riconferma dell’incarnazione, perché hanno riportato Dio in terra” (p. 27)

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Chesterton confessa in chiusura che “questo piccolo libro sarà dimenticato e sommerso da una valanga di testi migliori su san Tommaso” (p. 200). Sono invece trascorsi più di sessant’anni ed esso continua a mantenere intatta tutta la sua freschezza e incisività. Il celebre studioso di filosofia medievale, E. Gilson, definì questo libro un capolavoro di letteratura storiografica, aggiungendo che, in tutta la sua vita di ricerca, non sarebbe stato capace di realizzare una simile sintesi di spiritualità, erudizione e qualità letteraria.

G. Cucci