domenica, marzo 29, 2026

L'appuntamento della carità

NAPOLI, 16-1-’49

Caro Benigno,

scusami del tu cristiano e della carta… non epistolare.

Vivacemente, cristianamente ti prego di interessarti al caso pietosissimo di un ragioniere, epurato per motivi politici, oggi misero e derelitto. Ripudiato dalla vita civile dopo gli avvenimenti dell’aprile 1945, attende ogni giorno il pane per sé, sua moglie e i bambini. Religioso, pieno di fede, accetta in pudico silenzio la sua miseria.

Nulla più in suppellettili in casa. Nulla, alla lettera. Una pia suora, piangendo, mi ha raccontato il fatto. Io non posso proprio nulla; tanto è vero che ho scritto al Santo Padre per un impiego per me. Tuttavia cercherò di fare quel che posso, memore di ciò che sulla carità dice Sant’Agostino, come tu hai stampato sull’«Osservatore» domenicale.

Ha bisogno di tutto: medicine, viveri, denaro, biancheria. Prima di ridursi così ha venduto tutto per non disturbare nessuno.

«Dice San Carlo Borromeo che la migliore carità è quella di far lavorare».

Fa’ qualcosa di duraturo, continuativo per lui. Segnalalo alla Pontificia Commissione di Assistenza. «Inizia una sottoscrizione». Insomma, quel poverino attende qualcosa che lo sfami e gli dia un po’ di pace.

L’indirizzo è:

Rag. Giuseppe Romano         
Vico Baglivo Uries, 42 – Napoli.

Tanti ringraziamenti e saluti in Corde Jesu dal tuo fedele «osservatorista»

PIETRO IMPERIO       
Via Canale a Montecalvario, 42 – Napoli.

 

Questa supplica è regolarmente corredata dal certificato del parroco Antonio Stella (Parrocchia S. Giorgio dei Genovesi) e mi ha fatto ricordare il «qui si parrà la tua nobilitate» di dantesca memoria, che giro senz’altro agli amici lettori.

Ho già detto che la carità cristiana non ha mai chiesto al fratello la tessera o la razza. Dovrei anzi esprimere più ampiamente un mio modesto avviso in merito a «quegli» avvenimenti.

Oggi è estremamente pericoloso indagare sul colore e sui distintivi portati all’occhiello. Quel che conta è la buona fede. Comunque, da tempo m’interessa sapere se si tratta di galantuomini o di ribaldi.

Che ne dite, amici?

Giuseppe Romano è un galantuomo e perciò merita il vostro aiuto. Se poi la P. C. A. vuole intervenire, meglio ancora.

Amici di Napoli, nessuno di voi può offrire direttamente o indirettamente lavoro al povero diseredato? Coraggio! Sarebbe una gran gioia per me sapere un giorno che il fratello Romano ha trovato da sistemarsi.

Mi darete questa consolazione?

Io di duraturo non so offrire che le mie preghiere. La lettera, come vedete, è di vecchia data, e il caso è urgente.

BENIGNO

N.B. — Segnalo inoltre a chi ha la possibilità di sistemarlo Lucidi Giacomo, attualmente sfollato presso la Scuola Armando Diaz (Via Acireale, 14 – Lequile, Lecce) dopo una dolorosa odissea.

Si tratta di un aggiustatore meccanico di precisione, già in servizio nella Direzione di Artiglieria di Tripoli.

3 aprile 1949

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