giovedì, luglio 20, 2006

Veto



Like all Americans, I believe our nation must vigorously pursue the tremendous possibility that science offers to cure disease and improve the lives of millions. We have opportunities to discover cures and treatments that were unthinkable generations ago. Some scientists believe that one source of these cures might be embryonic stem cell research. Embryonic stem cells have the ability to grow into specialized adult tissues, and this may give them the potential to replace damaged or defective cells or body parts and treat a variety of diseases.

Yet we must also remember that embryonic stem cells come from human embryos that are destroyed for their cells. Each of these human embryos is a unique human life with inherent dignity and matchless value. We see that value in the children who are with us today. Each of these children began his or her life as a frozen embryo that was created for in vitro fertilization, but remained unused after the fertility treatments were complete. Each of these children was adopted while still an embryo, and has been blessed with the chance to grow up in a loving family.

These boys and girls are not spare parts. (Applause.) They remind us of that is lost when embryos are destroyed in the name of research. They remind us that we all begin our lives as a small collection of cells. And they remind us that in our zeal for new treatments and cures, America must never abandon our fundamental morals.

Caro George, questa volta hai proprio ragione.

Israele

Nei giorni scorsi, presso gli uffici dell’Ambasciata israeliana, la Presidenza Nazionale della FUCI ha incontrato l’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, dott. Oded Ben-Hur.

L’incontro è nato dal desiderio di avviare un percorso di educazione tra le giovani generazioni, innescando un processo di conoscenza reciproca tra la comunità ebraica e la comunità cattolica italiana.

Come dichiarato in un comunicato stampa pubblicato all’indomani dell’incontro, tale iniziativa “ha rappresentato una prima occasione di riflessione ed ha gettato le basi di un progetto che si prefigge di instaurare un dialogo e una comunione in grado di andare oltre i luoghi comuni, concentrandosi sull’educazione dei singoli, agendo sulle coscienze, curando la formazione personale verso un radicale cambiamento di vita e di prospettiva, (…) in continuità con il proprio credo e le proprie radici culturali”.

È una scelta, questa, che si colloca nella tradizione fucina, esperienza forte di dialogo ed incontro, di prossimità vissuta tra ricerca e fraternità.


A proposito di Israele, mi pare opportuno riprendere quanto scriveva il mio vescovo nel 2002.

Per amore di Israele non posso tacere
di Bruno Forte

Amo Israele: nella sua storia plurimillenaria, nella sua fede monoteistica, nei testi della Torah - la Legge santa rivelata -, riconosco le radici della mia cultura e della mia fede di cristiano. Considero l'antisemitismo una delle forme più crudeli e sofisticate di barbarie, una violenza che nega anzitutto chi la esercita, perché rinnega i fondamenti stessi della convivenza umana che Israele ha offerto alla storia attraverso il dono - ricevuto e trasmesso - dei dieci comandamenti, le Dieci Parole osservando le quali l'uomo è e si vuole veramente umano, chiamato a un destino superiore al mero gioco dei fattori fisici e biologici.
Da uomo di pensiero e da credente non posso che rallegrarmi della netta condanna dell'antisemitismo venuta in questi decenni dalla Chiesa, ed in particolare della storica richiesta di perdono che Giovanni Paolo II ha voluto per tutte le colpe che i cristiani possono aver commesso nel tempo contro gli ebrei.
È proprio questo profondo amore a Israele e la convinzione che ho riguardo al suo diritto ad esistere come nazione libera fra le nazioni del mondo nella terra dei Padri, che mi spinge a sottolineare una distinzione che in questi giorni mi sembra sia stata oscurata da parte di molti. È la distinzione fra Israele, come radice santa di fede ed ethos costitutivi del Cristianesimo e dell'Occidente, e la politica del governo democraticamente eletto nello Stato ebraico. Questa politica si esprime oggi in una linea precisa, che ha determinato una svolta tragica nel cammino da anni avviato del processo di pace in Terra Santa: è la linea della guerra senza risparmio di colpi, la linea di Ariel Sharon. Per amore a Israele e al patrimonio di fede e civiltà che dal popolo ebraico viene a tutti noi, ritengo che sia dovere di tutti rigettare con la più ferma convinzione la spirale di odio e di violenza che questa linea ha prodotto sin dal giorno in cui _ non ancora al potere _ l´attuale Premier inscenò la sua provocazione sulla spianata delle Moschee a Gerusalemme. Da allora l'«escalation» della violenza è cominciata: se fermissima deve essere la condanna del barbaro terrorismo di alcuni palestinesi e chiaro il richiamo ad Arafat perché ad essa si unisca senza cedimenti, non meno ferma deve essere la condanna nei confronti della violenza esercitata dall'esercito israeliano su un popolo oppresso da decenni, violenza che ha raggiunto in questi giorni i volti più efferati, dall'uccisione di civili innocenti, di donne e di bambini inermi, alla negazione del soccorso medico e umanitario, alla profanazione dei luoghi sacri su cui si è sparato, al serio rischio di compromettere lo «status quo» che vige da secoli fra le religioni in Terra Santa.
Per amore di Israele, della sua dignità, della sua immagine nel mondo mi unisco a ogni coscienza civile che grida: fermate questa guerra! È quanto perfino il grande alleato di Israele, l'America, ha cominciato a fare, forse troppo tardi. Questo grido non ha nulla dell'antisemitismo, con buona pace di chi vorrebbe bloccarlo come presunta prova di come l'Occidente abbia tradito gli Ebrei. Si tratta anzi di un grido d'amore per Israele e per lo Stato ebraico: se non si ferma la violenza del più forte, neanche la violenza terroristica si fermerà. Lo Stato ebraico deve essere all'altezza delle esigenze etiche di cui la fede d'Israele è portatrice: guai a chi colpirà Caino, afferma la Torah dopo l'efferato assassinio del giusto Abele da questi commesso; «non uccidere», ordinano le Dieci Parole! Israele deve questa testimonianza al mondo: perciò non può non pretendere da chi lo rappresenta sulla scena del potere politico di attenersi ai dettati fondamentali della Legge del Dio unico, cui oggi si unisce il grido unanime di tutte le potenze della terra. E un primo esempio significativo di questa svolta deve essere il ritiro incondizionato e immediato da Betlemme, perché la Basilica della Natività torni ad essere ciò che da sempre è stata: un luogo di pace e di perdono, di vita e non di morte, di speranza e non di violenza cieca e senza futuro. In nome del Dio d'Israele, in nome del Padre di tutti, dobbiamo tutti fare nostro il grido dei Patriarchi cristiani di Gerusalemme: fermate le armi! Si fermi il più forte, perché anche gli altri, i terroristi accecati dalla sete di vendetta, si ritrovino spuntata l'arma più terribile di cui dispongono, quella dell'odio fatto germinare nel cuore degli innocenti, dei poveri, dei senza speranza. Per amore d'Israele non tacerò, chiedendo pace e giustizia per i Palestinesi, fratelli nostri nell'unica discendenza dei figli di Abramo.

mercoledì, luglio 19, 2006

Thesis




231 pagine, 77,482 parole, 469,885 caratteri, 1,377 paragrafi, 7,225 linee.
Dopo quasi quattro anni di lavoro ho finito di scrivere la tesi di dottorato.
Ora si tratta di difenderla, a fine ottobre probabilmente, e poi correggerla secondo le indicazioni della commissione d'esame.
Che faticaccia!

lunedì, luglio 17, 2006

Ireland


Parliamo d'Irlanda, cominciando con la segnalanzione di Blogorrah, un blog di costume e società. Aggiornato dieci volte al giorno, dà veramente l'idea di quanto accade da queste parti.

La notizia del giorno, oltre al caldo insolito, è che Stringfellows, celebre club di lapdance, ha chiuso per mancanza di clienti. Sei mesi fa la sua apertura aveva suscitato vivaci proteste della popolazione locale, proteste che sono continuate fino ad ora per tre sere a settimana e che hanno allontanato i potenziali clienti.
Il direttore del marketing ha espresso il proprio disappunto dichiarando che quel che è accaduto va il contro il progresso e la democrazia. Il nesso tra lapdance e democrazia ci sfugge ma ci documenteremo.

La notizia non del giorno ma del mese o dell'anno è che l'Irlanda è la seconda nazione al mondo per ricchezza procapite, dopo il Giappone. L'anno scorso era terza.
Quella che fino a venti anni fa era una terra di emigranti, tra le più povere d'Europa, ora pare sia il paradiso dei milionari: oltre 30.000 su una popolazione che non arriva a 5 milioni di abitanti. Almeno 300 di loro hanno più di 30 milioni di euro, 60 miliardi di vecchie lire. (Io, come sapete, sono cittadino italiano e quindi non rientro nella statistica). In dieci anni la ricchezza è cresciuta del 350%!
Maggiori dettagli qui.

Un'ultima curiosità, se passeggiando per Dublino incontrate Riccardo Cocciante non stupitevi, infatti risiede qui da anni. In Irlanda gli artisti non pagano tasse, per questo molti cantanti e scrittori stranieri decidono di trasferirsi da queste parti.

Restate collegati

Se questo blog è stato aggiornato poco ultimamente non è perché siamo in vacanza. Magari! E' proprio perché ho lavorato intensamente.
Agli inizi di giugno la tesi di dottorato era pronta. Riveduta e corretta, con tanto di bibliografia e ringraziamenti ma al professore è parsa troppo corta. Insomma, ha voluto un altro capitolo. Ora, non è facile introdurre un ulteriore capitolo in un'opera già completa ma le imprese difficili ci piacciono. E così in poco più di un mese, nonostante un matrimonio in Italia ed il convegno in Inghilterra, ho scritto un numero di pagine equivalente più o meno a quanto avevo scritto in un anno. Mercoledì scopriremo se bastano o se il supervisore vuole dell'altro.
Intanto io ho collezionato abbozzi di interventi che volevo spedire sul blog, ora cercherò di recuperarli.
Stay tuned!

martedì, luglio 11, 2006

Fabio Grosso, orgoglio abruzzese


Finali del campionato mondiale di calcio, ultimo rigore, quello decisivo e sul dischetto va Fabio Grosso. Dentro le sue vene scorre sangue ''sangiovannese'' e tutto il paese è col fiato sospeso prima del liberatorio grido di esultanza. Il fato ha voluto che il goal che ha regalato la coppa del mondo all'Italia lo tirasse proprio lui, il figlio illustre del piccolissimo centro montano dell'entroterra Vastese, ''un piccolo Grosso paese'' come ha commentato qualcuno subito dopo la partita. L'intero paese c'era l'altra sera in piazza a tifare per Fabio Grosso, l'eroe nazionale originario proprio di San Giovanni Lipioni, al grido scandito e ripetuto di ''vai paisà''. Un compaesano di cui vanno tutti fieri, soprattutto perché proprio lui ha messo la firma sull'ultimo goal, quello più importante degli altri. Non stavano più nella pelle per la gioia il vicesindaco Mario Grosso, che non è un parente del campione nazionale nonostante il cognome, e l'assessore Rinaldo Antonio Rossi. ''E' stato straordinario, ha calciato quel rigore con una freddezza da vero campione, siamo tutti orgogliosi di avere un nostro rappresentate che è diventato campione del mondo'' ha commentato a caldo, tra abbracci e grida di gioia, il vicesindaco Grosso. ''Noi tutti, tutto il paese è diventato con lui campione, siamo tutti campioni! - ha ripetuto quasi in lacrime per la gioia l'assessore Rossi che ha con il calciatore un bisnonno comune - Nelle sue vene scorre il nostro stesso sangue, sangue di San Giovanni, di questa terra''. E anche nel piccolo centro montano, come in tutta Italia, si è continuato a festeggiare per tutta la notte, per le vie e le piazze del paese, con i caroselli di macchine e un tripudio di bandiere tricolori. Intanto si pensa già alla festa estiva che sarà dedicata proprio a Fabio Grosso il quale sarà invitato in paese grazie all'impegno dello zio, Felice Grosso, cugino del padre del nazionale, che sta premendo sui familiari per concedere a San Giovanni l'onore della presenza dell'eroe del momento.
...
(8 luglio) La spettacolare vittoria della Nazionale contro la Germania ha riempito d'orgoglio tutti gli italiani, ma in particolar modo gli abruzzesi, proprio perché il protagonista dell'impresa è stato Fabio Grosso, pescarese, cresciuto calcisticamente in C1 nella squadra del Chieti. Con impegno e umiltà, ma sicuramente grazie anche alla ''testardaggine'' tipica degli abruzzesi, Fabio Grosso ha bruciato le tappe della carriera calcistica passando in pochissimi anni dai campi di calcio di provincia, nel campionato di C1, alle massime sfere del calcio mondiale. Da esordiente a match winner, orgoglio di tutto l'Abruzzo, il calciatore è diventato la star del momento, e tutti adesso lo tirano simpaticamente per la giacca, la città di Pescara dove è vissuto, e Chieti dove ha giocato. A questo divertente gioco di rivendicare quasi la paternità del giocatore si è aggiunto, e a buon diritto, anche San Giovanni Lipioni, piccolissimo, ma delizioso centro montano dell'Alto Vastese. E' proprio qui infatti che possono essere fatte risalire le origini di Fabio Grosso, come ci ha confermato lo stesso sindaco Angelo Di Prospero. ''Suo padre Tonino ha giocato per anni con la squadra di San Giovanni - dice con evidente orgoglio il primo cittadino - e anche Fabio tornava spesso a trascorrere le vacanze qui in paese quando era ragazzo''. ''Oggi a San Giovanni Lipioni - continua Angelo Di Prospero - abbiamo un motivo in più per seguire la Nazionale, e siamo tutti molto orgogliosi che un figlio della nostra terra sia arrivato a quei livelli''. Per la fine del mese di luglio o in agosto il Sindaco sta pensando di organizzare una cerimonia ufficiale in paese, alla quale ovviamente sarà invitato a partecipare Fabio Grosso, proprio per esprimere l'affetto e l'orgoglio dei cittadini di San Giovanni Lipioni nei confronti del loro illustre concittadino, divenuto ''eroe nazionale''.

Francesco Bottone

sabato, luglio 08, 2006

La cattedrale di Durham, che meraviglia!



I'm afraid it's been too long to try to find the reasons why
I let my world close in around a smaller patch of fading sky
But now I've grown beyond the walls to where I've never been
And it's still winter in my wonderland


I'm waiting for the world to fall
I'm waiting for the scene to change
I'm waiting when the colors come
I'm waiting to let my world come undone

I close my eyes and try to see the world unbroken underneath
The farther off and already it just might make the life I lead
A little more than make-believe when all my skies are painted blue
And the clouds don't ever change the shape of who I am to You


I'm waiting for the world to fall
I'm waiting for the scene to change
I'm waiting when the colors come
I'm waiting to let my world come undone

When I catch the light of falling stars my view is changing me
My view is changing me

I'm waiting

mercoledì, luglio 05, 2006

See you soon

Si parte. Nello zaino ci sarà Chesterton, mi ha convinto Samuele. (Ma chi sei?)
Mi aspettavo qualche consiglio in più dai miei lettori. Ma come siete timidi! Ieri 103 visite, oggi oltre 200 previste, e mi lasciate solo un paio di commenti? Sveglia!

Comunque, un grande grazie alla nazionale di calcio.
La finale la vedrò ad Edimburgo, amici iberno-scozzesi permettendo.


And at the show on Tuesday
She was in her mindset
Tempered furs and spangled boots
Looks are deceiving
Make me believe it
And these tiresome paper dreams
Paper dreams, honey
Yeah

martedì, luglio 04, 2006

Reading dilemmas

Facendo la valigia, pensavo: cosa mi porto da leggere questi 5 giorni in Inghilterra?
L'alternativa era tra il De officiis di Cicerone e Orthodoxy di Chesterton. Il primo ha il pregio di essere un piccolo volume, nonostante il testo a fronte. Anche se, a dire la verità, per capirlo a fondo dovrei portarmi anche l'ottimo di commento di Andrew Dyck, 700 pagine!
Il secondo è una pura goduria intellettuale, sia per lo stile che per i paradossi. Ero arrivato a leggerne tre quarti qualche mese fa e vorrei finirlo. Però è un'edizione antica, non vorrei rovinarlo. Sai com'è, l'aereo, la valigia, ...
Insomma, m'ero quasi deciso per Cicerone -senza commento ovviamente- quando vedo che il Piccolo Zaccheo per l'estate ci consiglia proprio Ortodossia, ossia la traduzione italiana del capolavoro di Chesterton.
Un segno del destino?
Non so, non mi sono ancora deciso.
Partirò mercoledì pomeriggio, accetto consigli. Ditemi: Cicerone o Chesterton?
E visto che ci siete, consigliatemi un altro libro da leggere durante l'estate.
Solo uno, mi raccomando.

domenica, luglio 02, 2006

Grande

Mario Adinolfi ha superato il milione di visite.
Se le merita.