domenica, dicembre 28, 2025

L'appuntamento della carità

BADIA PRATAGLIA, agosto

Cari amici lettori, ho conosciuto il parroco di un paesino dai tetti rossi, buttati di qua e di là della strada che congiunge la Toscana alla Romagna, a pochi chilometri dal passo dei Mandrioli, uno dei più pittoreschi dell’Appennino. È l’ultimo paese del Casentino e, a ricordarlo soltanto, ti senti riconciliato con la vita. La strada cammina tra boschi di abeti, castagni, faggi, fino ai mille metri del valico, e Badia Frataglia vi respira dentro col suoi giardini dove sbocciano rose variopinte, dai toni più impensati, quasi a picco su dirupi che arieggiano il paesaggio alpino. Basta addentrarsi per pochi passi nelle abetaie, nei castagneti, nei faggeti, che ti spuntano fra i piedi fragolette minuscole da farti venire « o gulìo », come dicono sotto il Vesuvio. È insomma il paesaggio della Verna e di Camaldoli, dove San Romualdo costruì l’Eremo ineguagliabile che custodisce in urna le spoglie di Mariotto Allegri.

In questo paese c’è una grottina che riproduce quella di Massabielle, dove i villeggianti — udite! — vanno a vespro a recitare il Rosario.

Ma lasciamo andare; è proprio un pezzo di terra benedetta che fa presentire il Paradiso e fa dimenticare — come vedete — gli occhi sfavillanti del parroco, un giovinotto con una gola soprana d’alta quota, tutto passione d’apostolato, esuberante di vita e di buone intenzioni, orgoglioso, ma non tanto, della povertà del suo gregge e della sua parrocchia: non tanto perché la povertà lo inchioda ai banchi tarlati della vecchia abbazia dove sorse l’attuale chiesa, monumento nazionale: veneranda chiesa romanica, qua e là in rovina, che abbisogna di riparazioni urgenti.

Ed è un vero peccato perché Don Carlo Caporali è di quelle tempra che potrebbero seminare il bene a ventilabro alto su e giù per le vallate dove la popolazione vive da secoli lavorando il legno, unica industria locale.

Ho assistito alle prove di una « Schola cantorum » (che poi ha cantato la domenica in una magnifica Messa di Requiem) composta di giovani e meno giovani tagliaboschi appassionati di musica, diretta da uno strano tipo di maestro autodidatta, che la notte lavora nella selva al lume di fiaccole e il giorno modella anfore e pale (ne riparleremo) per dare pane alla famiglia.

Ebbene, lo credereste? Le opere parrocchiali hanno assunto tale sviluppo da consentire al parroco di fondare un asilo che — ahimè! — vive di elemosine. Quanti, quanti bimbi e bimbe mi sono sfilati dinanzi, guidati, curati dalle monache di Sant’Anna! E quanti aspettano invano di essere strappati alla strada!

Invano? No. Voi, amici, mi avete capito; voi aiuterete Don Carlo Caporali — parroco di Badia Prataglia (Arezzo) — a tenere aperto il suo asilo, vero?

L’appuntamento di questa settimana è dunque sul Passo dei Mandrioli. E badate che Don Carlo è un tipaccio che mi renderà conto di quel che farete per la sua bella parrocchia, che odora di miseria. Senza contare che quelli fra voi i quali, potendo, non faranno, un giorno dovranno render conto a Qualcuno di essere mancati all’appuntamento.

BENIGNO

3 ottobre 1948

giovedì, dicembre 25, 2025

Nostro Natale

 


22 dicembre 1946

lunedì, dicembre 22, 2025

Auro d’Alba, non solo Futurismo: il suo contributo alla cultura letteraria è molto più vasto

 

Un recente volume riporta all’attenzione il contributo di Auro d’Alba, poeta e scrittore originario di Schiavi di Abruzzo, alla rivista letteraria La Diana, una delle esperienze culturali più significative della prima metà del Novecento napoletano.

Armando Marone, La Diana. Colonnese Editore, Napoli 2025

Animata da Gherardo Marone (1891–1962), La Diana fu la più importante rivista letteraria del secolo scorso a Napoli. Ospitò le prime liriche di Giuseppe Ungaretti, contribuì a far conoscere in Italia la poesia giapponese e annoverò tra i suoi collaboratori figure come Benedetto Croce, Umberto Saba e Salvatore Di Giacomo.

Il volume ora pubblicato porta alla luce un manoscritto di Armando Marone (1904–1986), fratello di Gherardo, conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. Il testo ricostruisce l’atmosfera vivace e la rete di amicizie che furono alla base di questa preziosa esperienza editoriale e umana.

Armando Marone racconta che, all’inizio della primavera, i genitori si trasferivano in campagna, lasciando la casa napoletana a disposizione di Gherardo e dei fratelli. La dimora diventava così un luogo di incontro e di ospitalità, spesso per lunghi periodi, per letterati provenienti da tutta Italia.

Tra questi vi era Auro d’Alba che, come ricorda Armando, “viveva a Roma ma veniva spessissimo a Napoli e soggiornava da noi”. Nella primavera del 1917, la famiglia d’Alba trascorse due mesi di vacanza presso i Marone e nel manoscritto riaffiorano i ricordi dei giochi infantili con Sergio e Ofelia d’Alba.

L’ospite più illustre fu però Giuseppe Ungaretti, allora ancora poco noto al grande pubblico. Nel dicembre del 1916, durante la sua prima licenza di guerra, soggiornò dai Marone portando con sé Il porto sepolto, appena pubblicato e destinato a diventare un classico della letteratura italiana. L’amicizia tra Ungaretti e Gherardo Marone sarebbe durata tutta la vita.

Anni dopo, quando la figlia di Auro d’Alba morì tragicamente, Ungaretti le dedicò la lirica Memoria di Ofelia d’Alba. Qui alcuni versi:

” … in voi immortali

le cose, che tra dubbi prematuri

seguiste ardendo del loro mutare,

cercano pace …”

In quella stessa occasione, Gherardo Marone scrisse ad Auro parole di profonda partecipazione al dolore, parole che restituiscono la forza dei legami nati attorno a La Diana: “Io che l’ho portata sulle braccia, io che l’ho baciata bambina, sono degno di piangere con te, con la mamma desolata, con Sergio. Non c’è pace nel mondo: stringiamo ogni volta i denti e continuiamo questa dura guerra.”

Gherardo Marone, che curiosamente a volte si firmava anche Elio d’Alba, aveva conosciuto Auro d’Alba nel dicembre del 1915, in una fase di distacco del poeta di Schiavi dal Futurismo e di ricerca di nuovi interlocutori. In una lettera al critico Lionello Fiumi, Marone scriveva: “Auro d’Alba vale molto più di quanto sembri attraverso le sue cose. Mi ha fatto leggere qualche sua lirica inedita e ne sono rimasto impressionato”.

D’Alba aderì così a La Diana, collaborando con poesie e interventi critici, mentre uno dei suoi romanzi fu pubblicato dalla Libreria della Diana, la casa editrice legata alla rivista. Sarà poi lo stesso Fiumi a far conoscere Auro d’Alba in Francia, traducendolo e inserendolo in un’antologia di poesia italiana contemporanea.

La casa napoletana dei Marone accolse poeti e artisti da tutta la penisola. Tra le frequentazioni vi fu anche il poeta Elpidio Jenco, che ebbe una giovanile infatuazione per Ofelia. Altri nomi, oggi meno noti, non ebbero il tempo di affermarsi, cadendo sul fronte della Prima guerra mondiale. Anche Auro d’Alba combatté come bersagliere e rimase in corrispondenza con i Marone, come testimonia una cartolina illustrata dal fronte, oggi riprodotta nel volume.

Auro d’Alba è solitamente ricordato per la sua esperienza futurista, ma il suo contributo alla cultura letteraria italiana è molto più vasto. Questo piccolo, ma prezioso volume, aiuta a ricostruire un periodo meno conosciuto della sua produzione artistica e ci invita a riscoprirne la figura nella sua piena ricchezza.

a cura di Angelo Bottone

domenica, dicembre 21, 2025

L'appuntamento della carità

Egregio Dott. P. — Sono una giovane assidua lettrice dell’« Osservatore Romano della Domenica », e leggendo « Appuntamento della Carità » mi sento ispirata a rivolgermi a Lei per trovare il modo di venire in aiuto ai bisogni urgenti del mio missionario che ho preso a proteggere 16 anni fa, allorquando partì per la Cina. Ogni anno gli ho mandato qualche po’ di denaro; raccoglievo le offerte fra i miei conoscenti e le spedivo laggiù. Ma ora che i bisogni del mio missionario sono più gravi e urgenti perché rimpatriato per malattia, io non posso far nulla per lui perché disoccupata e in cerca di una occupazione per guadagnarmi la vita.

Dunque questo missionario, nella sua modestia, non vuole far sapere il suo nome, non vuole che il suo nome venga pubblicato sul giornale: questo è il guaio; come si può fare? Glielo manifesterò soltanto a Lei, Signor Dott. P., in privato, va bene? E Lei potrebbe dire che vi è un missionario rimpatriato dalla Cina per malattia, che ha urgente bisogno di cure costose, e che spediscano a Lei direttamente le offerte che penserà poi a farcele avere… ecc.

Dev.ma
Maria Teresa C.

Ottima Maria Teresa, come vede l’ho portata e mantengo l’anonimo per quanto la riguarda, ma non mi chieda — per carità — di trasformare la nostra redazione volante in un permanente ufficio di corrispondenza e tramite di benefattori e beneficati! Insegna l’esperienza che è caotico oltreché pericoloso (il mondo è tanto cattivo!) e perciò il Reverendo Padre Giovanni Tondi, attualmente domiciliato a Pomigliano d’Arco (Napoli), comprenderà e perdonerà perché conosce meglio di me quanto ha scritto S. Agostino in merito alla carità.

Questo soldato, questo ardito di Cristo, obbligato a ripiegare sulle posizioni di partenza per mancanza di… respiro, deve essere additato ai buoni pensosi della sorte delle anime. È un pescatore di uomini che non può più gettare le reti perché gli mancano le forze. E le forze ha perduto per guadagnare anime a Cristo strappandole a Satana.

Chi vorrà negargli un aiuto, sia pure modesto? Dare a un missionario è come concorrere alla salvezza delle anime e, se dare ai poveri per alleviare le loro sofferenze materiali è come dare a Cristo, figurarsi i meriti che si acquistano nell’alleviare i danni spirituali che derivano dall’ignorare la « buona novella »!

Sia dunque tranquilla, Maria Teresa, e auguriamoci che quest’appuntamento sia propizio al Suo missionario.

Benigno

26 settembre 1948

venerdì, dicembre 19, 2025

Why won’t the EU fund organisations with a traditional view of the family?

 

The Federation of Catholic Family Associations in Europe (FAFCE) has accused the European Union of ‘ideological discrimination’ after being excluded from EU funding.

In recent months, FAFCE applied for six EU-funded projects focusing on demographic decline, youth policy and child protection, areas that are among the organisation’s long-standing priorities. All six submitted projects were rejected. According to the Commission’s evaluations, the proposals raised concerns regarding equality measures and compliance with EU values.

FAFCE strongly disputes this assessment. In response, FAFCE commissioned an external consulting firm, Theoria, to carry out an independent and objective analysis of the Commission’s evaluations. Theoria examined the project documentation and the evaluators’ comments and concluded that there was nothing in the proposals that could “contradict equality requirements”, as the Commission had claimed.

Theoria’s report goes further, raising concerns about a broader pattern in how EU funding applications are assessed. “From our experience,” the report states, “after reading hundreds of project proposal evaluations, evaluators never question the definition or operational implementation of values, with one exception: when the values are proposed by Christian or pro-life organisations.” The report speaks explicitly of “evident bias in the evaluation”.

FAFCE is not the only organisation denouncing bias. The World Youth Alliance (WYA) also claim their EU funding was rejected because of their pro-life views.

The Commission evaluations cited vague shortcomings in the FAFCE’s projects, such as insufficient discussion of gender disparities, limited safeguards against discrimination, or a lack of clarity on how EU values were “made operational”. Yet, according to Theoria, these criticisms were not supported by concrete examples or specific deficiencies in the projects themselves. In some cases, anonymous evaluators deducted significant points despite acknowledging that proposals met the relevant criteria, a practice that had the practical effect of pushing scores below the approval threshold.

There is little doubt that organisations that have a Christian understanding of the family are being judged and penalised not on the quality of their work, but on the worldview they represent.

FAFCE’s president, Vincenzo Bassi, has rejected the implication that the organisation’s work is not inclusive. “We cannot be put on trial for our intentions,” he said. “Our approach includes everyone; we are against no one.” He has also warned that the funding decisions threaten the organisation’s viability, as FAFCE operates on a very modest annual budget.

Founded in 1997, FAFCE represents 33 family associations from 21 European countries. Inspired by Catholic social teaching, it works on issues such as family policy, demographic decline, work–life balance, child protection, human dignity and social cohesion. FAFCE occupies a distinctive position in Brussels: it is the only pro-family non-governmental organisation at EU level that includes the term “Catholic” in its official name, and it is the only organisation representing families accredited to the Council of Europe.

Support for FAFCE has come from several politicians and civil society figures, who argue that excluding pro-traditional-family organisations weakens Europe’s ability to address challenges such as falling birth rates, social fragmentation and the protection of minors. Critics of the Commission’s decision warn that EU funding risks becoming a tool for enforcing ideological conformity rather than supporting genuine pluralism within civil society.

domenica, dicembre 14, 2025

 

INCONTRO
Stamane per quella strada ci sei passato a caso. T’eri distratto e ci sei arrivato fuorviando il tuo cammino. Eppure a quell’angolo ti aspettava la povera vecchia singhiozzante signora che hai soccorso.

Iddio si è valso della tua distrazione per condurti per mano a fare un po’ di bene.

Il Signore ti ha chiamato stamane su quella strada.

Benigno

29 agosto 1948


IL REGNO       
Quando più nulla su questa terra ti attirerà e cercherai solo l’abbraccio della Croce, ringrazia il Signore che disse: « Il mio Regno non è di questo mondo ».

Benigno

5 settembre 1948


venerdì, dicembre 12, 2025

More good news on the ‘quiet revival’ front

 

After decades of steady decline, the proportion of Americans who identify as Christians appears to have stabilised, according to a major new survey by the Pew Research Center. Moreover, the youngest age group surveyed – the 18 to 24-year-olds – seems to be somewhat more religious than age groups immediately above them. This is similar to polling finding here in Ireland, both in the North and the South.

The survey is called the ‘Religious Landscape Study’ (RLS). It is a vast project involving almost 37,000 adults. Becaure the US census does not collect information on religion, the RLS is the country’s most authoritative measure of religious composition.

An important finding is that for the first time in years, the youngest adults in the United States are more likely to identify as Christians than other young people. Fifty-one percent of Americans aged 18 to 24 identify as Christian compared with 45pc of those aged 24 to 34.

Aside from the two polls commissioned by the Iona Institute, a recent survey from Britain showed the same pattern.

These findings challenge the assumption that each new age cohort will be less religious than the one before, suggesting instead that a plateau in secularisation may have been reached.

Even more striking is a subtle but significant gender shift within these younger groups. Historically, across every age cohort, American women have tended to be more religious than men. Yet among today’s young adults, this pattern has reversed, according to the Pew Center survey. Young men are slightly more likely than young women to say that religion is “very important” in their lives. This reversal, if it continues, would mark a major cultural change in the gender profile of American religiosity.

Despite the stabilisation among Christians, a substantial minority of the population say they have no religion. Nearly three in ten Americans now call themselves atheists, agnostics or “nothing in particular”, up from 23pc in 2014 and just 16pc in 2007. However, the rate of growth is slower than in recent years. The shift is visible across the political spectrum, but it is much more pronounced among liberals than among conservatives. A large majority of conservatives still identify as Christian, according to the survey.

Within American Christianity itself, Protestants remain the largest group, making up 40pc of adults, while Catholics account for 19pc. Both proportions have declined significantly since 2007. However, the Protestant share has held relatively steady since 2019, and the Catholic share has shown little change since 2014, with only minor year-to-year fluctuations.

The survey also highlights demographic differences that may shape future trends. Christians report an average completed fertility rate of 2.2 children per respondent, compared with 1.8 among the religiously unaffiliated and 1.8 among followers of non-Christian religions. Higher birth rates among Christians may help keep numbers steady, but what also matters in the long run is whether children raised Christian stay Christian as adults.

Together, these findings suggest that the long decline of Christianity in the United States may have paused, and that the youngest generation, far from accelerating secularisation, may be playing a part in this unexpected stabilisation.

domenica, dicembre 07, 2025

L'appuntamento della carità

Ill.mo Sig. Direttore,   

i quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio sono noti a tutti coloro che professano la nostra santa religione. “Oppressione dei poveri” è peccato dunque che grida vendetta al cospetto di Dio. Io sono povera e oppressa, ed ecco perché mi accingo a scriverLe questa lettera nella piena speranza che Lei, quale direttore di un santo giornale, alzi la Sua voce in aiuto di questa povera madre che non chiede ricompense né glorie, ma solo i suoi diritti per aver dato alla Patria il suo sostegno, il figlio Santo Aurora della classe 1922, caduto in terra di Russia il 16 dicembre 1942.

«Nonostante siano trascorsi quasi sei anni, io ancora non sono riuscita ad ottenere la misera pensione. Ho inoltrato istanze a ministri e deputati senza tuttavia poter concludere nulla di positivo».

Qui la Signora Francesca Aurora da Montebello Ionico (Reggio Calabria) fa la cronistoria della sua annosa vicenda epistolare e commenta:      
«Comunque, presto o tardi si dovranno pur decidere a concedermi e liquidarmi ciò che mi compete per il sangue che mio figlio ha versato sul campo dell’onore, dimenticando in quel momento che a casa lasciava una madre che sarebbe poi stata abbandonata da coloro che hanno il dovere di proteggerla e soccorrerla».

E conclude:    
«Eppure il Vangelo dice: Bussate e vi sarà aperto. Chiedete e vi sarà dato».

Gentile Signora,         
il Suo caso è veramente pietoso, ma Lei crede che tutti gli egregi signori cui ha indirizzata le Sue istanze si siano coalizzati per opprimerLa e chiuderLe ostinatamente la porta in faccia? No, Signora cara: gli è che a quella porta bussano centinaia di migliaia di mani ed è ... umano che si verifichi qualche ingorgo.

Tempo addietro è apparso questo comunicato quanto mai significativo sui giornali:
«L’On. Vigorelli, sottosegretario per le Pensioni di Guerra, ha promosso e presieduto una riunione delle Associazioni interessate al fine di accelerare le pratiche relative alle pensioni di guerra. L’On. Vigorelli, rilevato che oltre 500 mila pratiche sono ancor giacenti negli uffici del Ministero; che è impossibile per ora dare ad esse un rapido corso per la scarsezza di personale e per la insoddisfacente sistemazione dei servizi, ha assicurato agli intervenuti il suo fermo proposito di snellire tali servizi, in attesa di attuare una riforma sostanziale del sistema delle pensioni, specialmente per quanto riguarda un loro eventuale aumento».

Non perda dunque, Signora, fiducia negli uomini e — soprattutto —la fede in Dio, che non abbandona le sue creature. Ci stiamo occupando della “pratica indumenti” presso la Pontifia Commissione di Assistenza.

Benigno

22 agosto 1948

venerdì, dicembre 05, 2025

Leaving faith or finding it: the human impact behind Britain’s spiritual shift


Conversion into Christianity provides meaning, positive outcomes, and social integration, while leaving a religious faith often coincides with disorientation and emotional decline, according to a new study.

“The Changing Landscape of Faith in Britain: Rebirth, Renewal and Reimagining”, a newly released report by the Institute for the Impact of Faith in Life, focuses on those who have changed their religious identity in Britain. Rather than a steady march towards secularism, the country is experiencing a re-composition of belief and belonging.

What stands out most in the report is the different emotional and social impact of leaving versus entering the Christian faith. Among those who have left Christianity, two-thirds report no positive outcomes from their decision. Very few describe improvements in emotional health, purpose, or community life: only 19pc feel emotionally healthy, just 12pc report a stronger sense of purpose, and a mere 9pc say they have gained community connection. For many, leaving faith appears to coincide with disorientation, a diminished sense of coherence, and a decline in wellbeing.

The pattern is almost reversed among new Christian converts. Their stories often begin in moments of rupture, such as a bereavement, mental health struggles, or periods of existential questioning. Yet the transition into faith brings pronounced benefits, according to the study. Forty-five percent report a stronger sense of purpose and 44pc a more positive outlook. More than a third describe improvements in emotional wellbeing, relationships, and their sense of belonging. Only 27pc say they experienced no benefits at all. Conversion to Christianity, for many, seems to offer what modern Britain struggles to provide elsewhere: meaning, coherence, and social integration.

Becoming atheist, by contrast, is often described as a desire for ethical consistency and intellectual clarity. Yet it yields few emotional gains. Over 70pc of respondents who became atheist report no significant positive outcomes. While atheism may resolve intellectual tensions, it rarely offers the frameworks of belonging, community, or purpose that religious traditions, especially Christianity, continue to embody.

The report also shows that while traditional institutional Christianity may be shrinking in cultural reach, it remains the most dynamic religion in terms of movement, attracting new adherents even as many others drift away. People move between denominations, deepen commitment, or rediscover their faith.

As the report notes, “Christianity is simultaneously contracting in broad cultural affiliation and yet showing signs of renewal through more intense, younger converts or people re-engaging with their faith.”

Islam, by contrast, is more stable, with modest inflow and very limited outflow.

Dharmic traditions, including Hinduism, Buddhism, and Sikhism, also feature modest but steady inflow, reflecting Britain’s increasing religious diversification. These faiths offer healing, personal growth, philosophical depth, and an adaptable spiritual framework, often tailored to the needs of individuals who shift away from institutional religions. 

Alongside this, more personalised and wellbeing-oriented meaning systems are emerging, such as pagan and Wiccan practices, and eclectic therapeutic worldviews.

Regional patterns may vary as well, with Wales and Northern Ireland showing notably low levels of religious movement.

domenica, novembre 30, 2025

L'appuntamento della carità

Caro Benigno,

mi è frullata per il capo un’idea, e te la mando a dire, anche perché desidero sapere da te come dovrei fare per venirne a capo. Senti: sono un semplice artigiano con famiglia, abbonato al tuo bel settimanale fin dai primi numeri; non so certo manovrar la penna come gli attrezzi del mio mestiere, ma tanto per dirti la soddisfazione provata con la vittoria della D. C. che ha salvato l’Italia, spero cavarmela.
È da questa soddisfazione che mi è nata l’idea che ora ti espongo.

Nel 1944, dopo molteplici peripezie, che non so se sia meglio ricordare o dimenticare, dopo essere stato ferito con mia figlia in Chiesa per bombardamento aereo, dopo essere stato sfollato d’autorità, e poi lontano dal mio paese e dal mio lavoro per più di un anno, sono stato danneggiato nelle mie poche cose da altro bombardamento aereo, e riconosciuti i danni, tengo ora un credito presso lo Stato, per quanto ho subito. Ora vorrei farla finita con ciò e mettere una pietra sul passato, e dare così anch’io qualche cosa all’Italia, che si è dimostrata ancora una volta cattolica, da meritarsi sempre l’amore dei suoi figli.

Vorrei insomma sapere a chi dovrei scrivere, a quale Ente o Ministero indirizzare questa mia rinuncia al credito di danneggiato di guerra.

Non so se mi sono espresso bene, ma mi vorrai scusare se, pur non essendo colto, ho osato scriverti, e se mi userai la cortesia di rispondermi, fa pure come meglio credi; ho fiducia in te tanto per restare anonimo quanto per pubblicare il mio nome.  
— Angelo Cutioni (Savona), Ceriale.

 

Caro Angelo,

1 — A chi hai indirizzato la domanda per risarcimento danni di guerra? All’Intendenza di Finanza competente? E a quella indirizza la tua nobile rinuncia, che spero sia imitata dai più «abbienti»;

2 — come vedi ti sei espresso benissimo: l’importante, del resto, è farsi comprendere. Così sapessero tanti «colti» che si danno aria di letterati e non riescono a farsi capire mentre danno ad intendere di essere «originali»!

3 — ho stampato il tuo bel nome chiaro e tondo perché le buone azioni debbono essere segnalate e controllate... e poi quando dell’anonimato si può fare a meno, tanto di guadagnato; mi ha sempre ispirato una repugnanza istintiva.

Benigno

15 agosto 1948