domenica, luglio 27, 2025

Volti tumefatti e cascate di dollari

La notizia dell’incontro di pugilato fra Joe Louis — il bombardiere nero — e Jersey Joe Walcott — il pugile affamato — che, come si dice in gergo sportivo, s’è battuto con generosità senza pari, era passata quasi inosservata, incalzata da notizie di scontri... collettivi, quando ci son capitate sott’occhio due foto d’oltreoceano: quella della famiglia del «povero negro» e l’altra che mostra, nell’ultimo sforzo dell’atleta, la sua smorfia di indescrivibile dolore: un misto di angoscia e di delusione, uno spasimo di tutto l’essere, proteso a conquistare quella vittoria di cui l’opinione pubblica è tuttora convinta che gli spetti. E lo dimostrano i numerosi telegrammi indirizzati al Governatore dello Stato di New York per protestare contro il verdetto dell’arbitro.

Nonostante il volto tumefatto e un occhio semichiuso del vincitore (ma questo non c’entra, asseriscono i competenti) il verdetto difficilmente verrà annullato; mentre sembra certo che il famigerato organizzatore Mike Jacob non si lascerà sfuggire l’occasione per effettuare l’attesa rivincita.

Si specula sul dolore fisico e morale; si coglie il pretesto della vittoria carpita per provocare un’altra cascata di dollari e solleticare la ferinità nell’umana natura... collettivizzata.

Non abbiamo mai compreso, nonché giustificato, un genere di sport che aizza l’un contro l’altro due esseri, due corpi, due anime che si massacrano per l’avidità altrui. È risaputo, infatti, che il benessere materiale dei pugili più famosi dura poco, ché troppo breve è il loro passaggio terreno, affrettato dal bestiale mestiere.

Ma ciò che più impressiona in queste due foto, oltre al volto indefinibile del «pugile affamato» è la famigliuola che il Pastore della chiesa del Calvario saluta laggiù, nella porta del tempio, stringendo la mano al campione, prima della prova. I sei fanciulli sono intorno al padre che sta per tentare di cambiare la loro sorte. In prima fila ci sono: Elva di 12 anni, Loris di 10, Ruth di 9, Vincent di 7, Carol il minore, di 3; dietro, fra Jersey Joe e il Pastore c’è Arnold, il figlio maggiore, di 14 anni, accanto alla madre.

Guardate i volti: vicino ai più o meno inconsapevoli profili dei minori, ecco il volto ottimista di Elva che sorride alla visione di una imminente bramata felicità, cui fanno contrasto lo sguardo pensoso di Arnold e quello addirittura terrorizzato della moglie del pugile sfortunato. Né si può affermare che la faccia del Pastore sia incoraggiante...

Unico conforto a tanto «botte» ricevute invano, la sarabanda dei fratelli negri che portarono in trionfo... il vinto.

Ma che bel mestiere arricchirsi a spese delle folle imbestiate e dei volti tumefatti!

BENIGNO

28 dicembre 1947

domenica, luglio 20, 2025

Ritorno del principe azzurro

Già, pare impossibile: nonostante il fango che scorre nelle strade, le Lucie moderne (che rappresentano poi quanto di meglio possano sperare i giovani per metter su famiglia) ritornano a sognare il Principe Azzurro. Non sarà più il bellissimo Delfino che rapiva la bella in un cocchio tirato da quattro coppie di cavalli bianchi e che accoglieva la spaurita sposina dentro le ali del suo ampio mantello di velluto, ma insomma «le nozze di Amalia Salamene — palermitana — costituiscono una storia abbastanza movimentata, e, in un certo senso, drammatica». Fidanzatasi tre anni fa in Italia con un soldato, tale Michael Biarrio, giunse in America lo scorso agosto, usufruendo degli speciali permessi concessi alle fidanzate degli ex-combattenti. Senonché... poco dopo il suo arrivo fu annunciata la rottura del fidanzamento. Biarrio spiegò che la fidanzata era diventata... troppo «complicata» (Sfido, cercava il Principe!). E allora bene ha fatto il Biarrio, ché, fra i difetti riscontrati nel grande popolo d’oltreoceano, un pregio è certo, ed è quello della semplicità — anche troppa — con cui affrontano le situazioni ordinarie e... straordinarie; talvolta si direbbe faciloneria.

In base alle severe leggi sulla immigrazione, Amalia avrebbe dovuto rimpatriare; ma sì, ben 60 — diconsi sessanta — cittadini americani si offrirono in quella occasione di sposarla perché potesse restare in America.

Fu così che Louis Cadello sostituì Michael Biarrio.

L’idillio non poteva durare a lungo perché l’affetto non si offre, si conquista. Trovò anche Louis «difficile» la fidanzata o fu Amalia a non trovare in lui quel che aveva sognato?

Sta di fatto che la «complicata» fanciulla s’è finalmente decisa ad annunciare il suo imminente matrimonio (forse a questa ora celebrato) con... Ed eccoci al mistero. Il nome dello sposo è giunto incompleto, pressoché ignoto come si conviene ai Principi Azzurri. Si sa soltanto — ed è l’importante — che il Vescovo di Springfield, vista l’urgenza e l’eccezionalità del caso, ha concesso la dispensa dalle pubblicazioni.

Noi non possiamo che formulare i nostri cristiani auguri, tanto più fervidi in quanto il matrimonio si celebra nella chiesa intitolata a Monte Carmelo, la montagna della Palestina famosa per i miracoli che vi operò il profeta Elia.

Dopo di che vorremmo aggiungere un consiglio alle fanciulle nostrane. Il noto adagio della moglie e dei buoi paesani ha indubbiamente fatto il suo tempo, anche per l’irriverente accostamento, ma sta di fatto che il Principe Azzurro — di cui salutiamo l’auspicato ritorno caro ad ogni anima bennata — è più facile trovarlo nel paese di nascita, o, almeno, in terra d’origine.

Sappiamo di atroci delusioni di sposine europee che salparono col marito straniero per raggiungere paesi d’oltremare. Qualcuno che con semplicità tutta americana s’era presentato come principe o giù di lì, è tornato in patria con la moglie a fare il garzone di latteria o il ciabattino!

Quando si dice l’esteromania!

Benigno

21 dicembre 1947

domenica, luglio 13, 2025

Dopo la scuola si marina … la casa

Anche ieri — narra la cronaca — sono fuggiti dalle rispettive abitazioni tre ragazzi di 12 anni: Leonardo Ancona, abitante in Via della Scrofa, 134; Rosario Conti, abitante in Via di Valle Aurelia, 80; e Marcello Pompei, abitante in Via Pietro Bembo, lotto 17 (Primavalle). I domicili servono a chiarire qualche circostanza... speciale? No; servono soltanto a indicare — almeno gli ultimi due — che si tratta di famiglie della periferia, e, probabilmente, non abbienti: il che lascerebbe supporre fosse in giuoco la fabbrica dell’appetito non del tutto soddisfatto tra le pareti domestiche. Senonché il Conti, quello di Via di Valle Aurelia, precisa la cronaca che scappando di casa ha portato con sé un prezioso anello appartenente alla madre. Grande stupore del confratello del mattino, che con aria nostalgica commenta: «Le fughe dei ragazzi di una volta potevano commuoverci, erano pagine indimenticabili nella storia dell’infanzia. I bambini d’una volta leggevano “Sussi e Biribissi”, un libro in cui si narrano le avventure di due ragazzi che vogliono raggiungere il centro della terra».

Scappare di casa per il miraggio d’una bella avventura! Chi di noi, confessiamolo, non è scappato di casa, almeno con la fantasia, leggendo certe pagine avvincenti di piccoli eroi, che sapevano trasformare in sogno le immagini e gli esempi della quotidiana realtà? Gli è che oggidì i fanciulli sono abbandonati a se stessi, e se proprio certe letture non sono date loro in pasto, vengono permesse, il che è equivalente. E allora nessuna meraviglia se al posto di specchietti e coralli per ammansire gli eventuali selvaggi in un mondo di conquista, i ragazzi moderni e... progressivi sottraggono alla mamma un anello prezioso. Sono di una logica sconcertante i ragazzi «novecento» e attaccati alla realtà loro scodellata in tutte le salse, anche piccanti, come l’ostrica è attaccata allo scoglio.

Ma non esageri il confratello col monito: «Sculacciateli senza pietà!», che riprende con domestica affermante lo «sterminateli!» di tragica e... attuale memoria. Noi saremo inguaribilmente evangelici, ma dobbiamo ricordare che Gesù impugnò la fune, cioè diede un pallido saggio dell’ira divina coi mercanti che profanavano il Tempio del Padre.

Nel tempio della casa dell’uomo, specialmente se cristiana, i genitori facciano l’esame di coscienza; meditino, cioè, chi fu il primo a profanare la santità del focolare con la parola e con le opere. Si convinceranno che il vergine cuore del fanciullo non si conquista con le «manate» ma ancora e sempre con l’amore: il che vuol dire aver cura di lui come di una perla rara, come di un delicato cristallo che l’alito impuro appanna.

Allora si accorgeranno che l’amore vince; anche in quella casa dove ci sia poco pane e poco panno, il «passerotto» sentirà tanto calore da non avere il coraggio di abbandonare il nido.

BENIGNO

7 dicembre 1947

mercoledì, luglio 09, 2025

Ireland today: fewer marriages and more divorce

 

New figures show that the number of people applying to divorce has fallen somewhat, seeming to reverse a previous upward trend, but look closer and you will see that divorce is becoming more common in Ireland, relatively speaking, that is, when compared with the numbers marrying each year, which is in steep decline.

In fact, relative to the number of couples getting married each year, the percentage of couples filing for divorce has gone up by nearly 30pc since 2010, a short time period.

The newly published Courts Service Annual Report shows that last year there were 5,004 applications for divorce, down on the previous two years. But those two years are not representative of present trends, for two main reasons.

One is that the Family Law Act 2019 halved the required separation period before filing for divorce from four years to two, meaning there was a rush of applications. This legislative change was introduced following a referendum.

The COVID-19 pandemic also played a role, disrupting both marriage and divorce patterns: marriages were postponed or cancelled, while household tensions during lockdowns may have led to a spike in divorce applications, post-lockdowns.

But if we look at the past 15 years, when the population grew approximately 20pc, the trend is quite clear: marriage rates have declined, while divorce applications have remained consistently high, if not rising overall. This is a pattern that predates the pandemic. In 2010, there were 20,594 marriages in a population of approximately 4,470,700. By 2024, that number had dropped to 19,680 (opposite-sex only) or 20,348 including same-sex couples, in an estimated population of 5,380,300. In contrast, divorce applications have increased by about 29pc, moving in the opposite direction.

 

There are many ways to measure divorce rates. For instance, we often hear that the divorce rate in Ireland is quite low and stable, compared to other countries. The crude divorce rate, a commonly cited figure, is expressed as a percentage of every 1,000 people and it is about 0.7 in Ireland. In other words, last year there were 7 divorces every 10,000 people.

But the crude divorce rate can be misleading, especially in societies where fewer people are marrying. It includes the entire population, married or not, making it a blunt tool for understanding real marital dynamics.

A more revealing statistic is the divorce-to-marriage ratio, which more accurately reflects the dramatic changes of the past 15 years in Ireland.

In 2010, there were 3,881 divorce applications and 20,594 marriages, giving a ratio of 18.8pc. By 2024, that ratio had increased to 24.6pc, with 5,004 divorce applications and 20,348 marriages recorded. In other words, in 2010 there was roughly one divorce application for every five new marriages; today, it is one for every four.

Interpreting this ratio also requires caution. The figure does not measure how many marriages eventually end in divorce; rather, it compares two parallel social trends: fewer newlyweds and more marital breakdowns, relatively speaking. (The blip in 2020 is due to Covid and few people marrying that year which artificially increased the divorce to marriage ratio).

Those two trends going in opposite directions is an unequivocal indication of malaise that the Irish couples are suffering.

The long-term negative effects of those trends not only the individuals involved but on society in general, deserve serious attention, public discussion, and thoughtful policy response.

domenica, luglio 06, 2025

Borsa nera del divorzio e santità del matrimonio

La disintegrazione sociale è in atto: di Dio, infatti, si può fare a meno perché non si vede; la patria è là dove si sta meglio; la famiglia... ecco, bisogna dar colpi di piccone a questa pietra angolare dell’edificio. E si attenta alla santità del matrimonio predicando il libero amore e praticando, cioè, estorcendo il divorzio a prezzi di borsa nera.

Notizie recenti c’informano che in Ungheria il dente del giudizio matrimoniale si può cavare con meno di un milione, mentre in Romania ne occorrono due, ed anche tre quando i richiedenti sono molto ricchi. Un lusso, come si vede, a carattere rigidamente morale e antiprolerario. Mentre però, col divorzio ottenuto in Ungheria, i coniugi perdono la cittadinanza italiana, ciò non avviene in Romania. Non che tale perdita impressioni troppo quei tali coniugi. È noto che per raggiungere lo scopo, in certi casi essi non esitano a rinunciare anche all’Italia, divorziando in Ungheria: per lor signori la patria dev’essere al servizio dei sensi.

Qual è la prassi... provvidenziale? S’occupa di tutto l’avvocato, il quale, in collegamento con un collega rumeno, scambia lettere e documenti, fissando anzitutto il domicilio delle parti in un qualsiasi paese rumeno. Dopo pochi mesi, tramite il ministero degli esteri, arriva in Italia la sentenza di annullamento di matrimonio fra le due parti residenti in Romania, che viene qui trascritto a margine dell’atto di matrimonio. Nessuna altra interferenza giuridica è necessaria, in base all’articolo della convenzione italo-rumena del 1889, interpretato «ad usum delphini». Si elude così l’intervento dei tribunali italiani, i quali, per l’art. 34 del Concordato con la Santa Sede, dovrebbero dichiarare ineseguibili e privi di valore gli annullamenti carpiti all’estero.

Conclusione: della pastetta in famiglia la Chiesa nulla sa; bigamo è per lei quello dei coniugi che passi a seconde nozze, come è colpevole di concubinaggio chi... li impalma.

Bigami dunque consapevoli e consenzienti al male, cioè al vizio, ché, a prescindere da qualsivoglia considerazione, la Chiesa non si presterà mai a scappatoie di questo genere, profondamente immorali perché monopolio di milionari.

Dal «non licet» ad Enrico VIII, il re poligamo, la Chiesa non ha ceduto di un pollice e tutto quanto avviene a sua insaputa è fuori della legge di Dio, il quale creò uomo e donna e li benedisse esclamando: «Crescete e moltiplicatevi»; e aggiunse: «L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e saranno due esseri in una sola carne».

Il matrimonio è inoltre, per volere di Gesù Cristo, supremo legislatore, ripristinato nell’unità e nell’indissolubilità, accrescendo la grazia santificante e conferendo la grazia sacramentale per adempiere i doveri dello stato coniugale.

Come potrebbe allora la Chiesa, sposa di Gesù, tradire il mandato avuto dal suo Sposo divino?

Dissentano pure i legulei pro e contro il divorzio carpito in terra straniera. Dire oggi «mi sono annullato in Romania» è diventato «snob», indizio di una esistenza alla Sartre, cioè famelica di tutti i vizi. Ma la Chiesa non deflette e non defletterà mai, perché sa, oltre a tutto, che il rimedio è peggiore del male.

Non può cioè consentire che l’umana società si trasformi in conigliera.

BENIGNO

7 dicembre 1947

giovedì, luglio 03, 2025

English hospices may soon be forced to close before of euthanasia law

 

The Catholic Bishops of England and Wales have warned that the future of Catholic care homes and hospices is in doubt if the assisted suicide legislation currently before parliament is passed because they may be forced to comply with its provisions, thereby totally violating their own ethos.

The warning came following the recent passage of the End of Life Bill by the House of Commons.

The Bill provides no protections for institutional conscience. An amendment to the Bill, which would have explicitly allowed institutions to not be involved with assisted suicide, was rejected at the report stage.  Faith-based hospices may be compelled to participate in practices that directly contradict their founding mission: to care, not to kill. If they refuse, they could face defunding, reputational damage, or closure.

In its evidence to the Bill Committee, St. Gemma’s hospice in Leeds stated: “If compliance with assisted dying provision becomes a condition for NHS funding, institutions like St. Gemma’s may have no alternative but to cease operations entirely”.

The Catholic Bishops also highlighted another consequence of the Bill: the erosion of public trust. “The widespread support which hospices attract from local communities will also be undermined by these demands which, in many cases, will require these institutions to act contrary to their traditional and principled foundations”, they said in their statement.

Religious institutions risk losing not only funding, but also the moral credibility that sustains them. Their fears are already becoming reality overseas and now, perhaps soon, in England.

The most illustrative case comes from British Columbia, Canada. The Irene Thomas Hospice in Delta refused to allow euthanasia on its premises, in line with its pro-life ethos. In response, the provincial government withdrew $1.5 million in annual funding, the equivalent of 94pc of the hospice’s budget. Unable to continue, the hospice was shut down, and the province seized the facility, despite $15 million in privately donated assets raised by the local community. The forced closure became a chilling symbol of what can happen when religious conscience collides with state-endorsed euthanasia policies.

This is not an isolated case. Other religious institutions across Canada have faced similar pressures. St. Paul’s Hospital in Vancouver, a Catholic institution, was forced to host a euthanasia unit on its campus, despite objections from leadership and staff.

In Quebec, medical authorities now mandate that every palliative care unit, regardless of religious or ethical affiliation, provide euthanasia services.

The UK now risks walking the same path.

Although the Bill has passed the House of Commons, it must now undergo scrutiny and possible amendment in the House of Lords before receiving Royal Assent.

The Bill represents not merely a dramatic shift in end-of-life care policy, and for this reason alone it should be rejected, but it is also a potential erasure of pluralism in healthcare. Unless new legal safeguards are introduced, institutions rooted in conscience may disappear, replaced by a one-size-fits-all model that leaves no room for dissent.

What happened in Canada could soon happen in the UK.