martedì, febbraio 17, 2009
Il Comitato: "Sindaco e San Carlo, ora servono risposte concrete"
Nella nota divulgata questa mattina il Comitato dichiara che, "pur avendo dato la propria disponibilità a un incontro civile e senza scelte pregiudiziali con il Presidente e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione San Carlo, allo scopo di mettere fine alle polemiche dei giorni scorsi e rassicurare gli studenti della Scuola (e i cittadini di Modena), non ha trovato fin qui alcuna concreta risposta da parte della Fondazione San Carlo che si è limitata, nel comunicato dell’11 febbraio, a rivendicare la propria autonomia statutaria, come se questa fosse stata messa in discussione".
"Peraltro - continuano i docenti con una punta di amarezza - pur non essendo direttamente coinvolto nei problemi del festival di filosofia, ma data la situazione che si è venuta a creare, il Comitato non può non rilevare che alle parole del Sindaco di Modena relative alla creazione di una struttura autonoma per la gestione del festival, non ha fatto seguito alcun impegno scritto, né alcuna iniziativa per costituire un Ente cui affidare la direzione scientifica e organizzativa dell’evento. E’ stata semplicemente ventilata la possibilità che fossero messi a disposizione dei locali presso il Palazzo Comunale, senza alcuna definizione di organico, di bilancio, di compiti.
A questo punto - conclude il comitato dimissionario - il CdA della Fondazione San Carlo e le autorità locali si assumano tutte le responsabilità che conseguono alle loro posizioni".
Modena, 13 febbraio 2009.
La lettera dei docenti dimissionari "Siamo disponibili a un colloquio"
"Il prolungarsi delle trattative locali - si legge nella lettera aperta del Comitato - tutte incentrate sul destino del festival di filosofia, e mentre la Scuola restava priva della garanzia scientifica del Comitato, ha iniziato a minarne la credibilità istituzionale, provocando l’abbandono dei docenti che avevano assicurato i Corsi per l’anno accademico, mettendo a rischio le collaborazioni storiche della Scuola con docenti e Istituzioni italiane e straniere, pregiudicando seriamente il suo compito istituzionale di fronte agli allievi".
"In questa situazione compromessa -proseguono i sei professori - il presidente della Fondazione San Carlo ha ritenuto opportuno, in un comunicato stampa, invitare i membri del comitato scientifico al rientro delle dimissioni, tutte divenute intanto definitive. I membri del comitato si augurano che tale invito parta dalla consapevolezza che la crisi istituzionale della Scuola necessita di azioni forti e responsabili, prive di preclusioni, capaci di riprendere in esame l’intera questione ai soli fini di mettere in grado la Scuola di continuare ad operare al meglio".
"Su questa base - concludono i membri del comitato dimissionario - con senso di responsabilità, i membri dimissionari del comitato scientifico, sono disponibili ad aprire un colloquio, che fin qui non c’è stato, con il presidente e il consiglio di amministrazione, al fine di garantire alla Scuola un futuro degno della sua storia".
La lettera porta le firme dei professori: Prof. Remo Bodei, University of California, Los Angeles, Giovanni Filoramo, Università di Torino, Tullio Gregory, Accademia dei Lincei, Francisco Jarauta, Universidad Murcia, Maurice Olender, Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, Paris, Wolfgang Schluchter, Universität Heidelberg
Modena, 9 febbraio 2009.
Il Cda del San Carlo al Comitato:
Innanzitutto il tempo gioca a sfavore dell’edizione 2009 del Festival. Più passano i giorni e le settimane, più la professoressa Michelina Borsari potrebbe diventare oggetto di lusinghe da parte di altre città, magari a guida politica di centrodestra. Immaginiamo lo scenario: un sindaco del Pdl vede che la direttrice del festival entra in contrasto con un’amministrazione a guida Pd. Chiama la Borsari e le offre di fare il Festival della sua città. Risultato: il sindaco fa bella figura con i leader del centrodestra, fa passare la «rossa» Modena per città insensibile alla cultura e scippando il Festival ottiene una tripla vittoria: sotto il profilo politico, di immagine e di business. Del resto Roma (quando era sindaco Veltroni) aveva già provato ad organizzare un festival filosofico. Se ci provasse ancora, ora che sindaco è Alemanno, magari chiamando la Borsari? Le possibilità ci sono e in Comune le temono, perché l’eventualità costituirebbe uno smacco.
Ma il caso festival ha aperto un altro problema: chi valutava l’assessorato alla Cultura come una poltrona di scambio in vista delle alleanze si sbagliava. Non è un mistero che il Pd stia trattando con l’Idv e altre forze politiche per una coalizione allargata. Il Pd poteva pensare di concedere l’assessorato alla cultura in cambio delle fedeltà dei dipietristi. Ma questo assessorato, con all’orizzonte una grana come il Festival della filosofia all’orizzonte, non si può più concedere con leggerezza.
Ultimo capitolo, che rischia di rendere ancora più difficili le future trattative tra Comune e Michelina Borsari. Roberto Franchini, l’uomo che in fin dei conti ha dimostrato di pensare di poter fare a meno della direttrice, resta al suo posto. E secondo voci di corridoio, la Borsari e buona parte dei componenti del comitato scientifico, con Franchini sono entrati in contrasto e preferirebbero non averci più a che fare. Ma Franchini per motivi politici è inamovibile. Un’altra strada tortuosa da percorrere, che potrebbe portare a un vicolo cieco.
di ROBERTO GRIMALDI
Modena, 7 febbraio 2009.
LE TRATTATIVE
di STEFANO MARCHETTI.
Tacciono i comunicati stampa, tacciono i proclami e le lettere. Sul futuro del Festival filosofia è il tempo delle diplomazie e delle tattiche. In questo senso, il fine settimana si annuncia fittissimo di telefonate ed e mail. «Il momento è delicato, ora preferisco non parlare», risponde cortese da Los Angeles il professor Remo Bodei. Anche se il docente non lo dice e non lo conferma, sappiamo che il presidente della Fondazione San Carlo Roberto Franchini si è messo in contatto con lui: da Modena è partita una e mail che ha annunciato al professore una successiva telefonata. Di sicuro, è importante che finalmente si sia riaperta una strada.
L’altra sera, in maniera informale, il presidente del San Carlo ha riunito il consiglio di amministrazione della Fondazione, più che altro per informare tutti sulla proposta del sindaco Giorgio Pighi — fatta propria dal comitato promotore del festival — di ‘staccare’ la kermesse filosofica dal San Carlo. Occorre cercare di riprendere i contatti con il comitato scientifico dimissionario, e anche il sindaco avrebbe consigliato a Roberto Franchini di fare un passo. Il consiglio d’amministrazione, per quanto si apprende, avrebbe fatto altrettanto. Quindi il presidente del San Carlo dovrà riallacciare le relazioni col comitato, che risultano interrotte dall’inizio di gennaio, da quando cioè i professori impararono che il cda del San Carlo aveva nominato un nuovo direttore senza averli consultati.
Sul tavolo, si sa, c’è la proposta del sindaco, ma anche la richiesta di Michelina Borsari e di Remo Bodei di non separare il festival dalla Scuola di alti studi del San Carlo. E questo potrebbe appunto essere il ‘nodo’ più intricato da sciogliere. Secondo una ipotesi, appresa dal Carlino, anche all’interno del cda circola una proposta: il comitato scientifico (con Bodei, Gregory, Olender, e gli altri docenti) potrebbe rientrare in toto al San Carlo, e potrebbe essere gradualmente esteso da sei a nove componenti, come era alle sue origini, con l’inserimento di altri docenti di prestigio. Il comitato sovrintenderebbe alla Scuola di alti studi del San Carlo, e il professor Bodei sarebbe il trait d’union fra la Scuola e il festival, di cui sarebbe ancora supervisore, come è stato fino a ora. Ma alla direzione scientifica del San Carlo, sempre secondo questa ipotesi, dovrebbe restare il professor Carlo Altini (designato il 23 gennaio), mentre la guida del festival, nella nuova versione ‘autonoma’, dovrebbe essere assunta da Michelina Borsari, come proposto dal sindaco. La trattativa potrebbe incagliarsi proprio su questo punto: occorrerà vedere fino a che punto i docenti del comitato scientifico accettino che Scuola e festival abbiano due direzioni diverse. Michelina Borsari dirigeva entrambi.
lunedì, febbraio 16, 2009
Una Sancta Catholica et Apostolica

In der Festschrift zum 75. Geburtstag (am 6. Mai 2009) des Luxemburger Erzbischofs Fernand Franck richtet sich der Fokus auf das Selbstverständnis des Katholischen. In großen Kapiteln referieren 30 Autoren, darunter eine Reihe höchster kirchlicher Würdenträger, über katholisches Schriftverständnis, Eucharistie, Ekklesiologie, Katholizität und Welt, Katholizismus und Bildung.
Verlag Herder
Format: 15,1 x 22,7 cm, ca. 656 Seiten, Gebunden mit Schutzumschlag
ISBN 978-3-451-32275-4
domenica, febbraio 15, 2009
Cari amici, ecco una prova tecnica (e un po’ matta) di testamento biologico
Primo. Qualunque sia la mia condizione (coma irreversibile, stato vegetativo persistente, malattia incurabile, eccetera) non voglio subire dolori e/o patimenti d’alcun genere. Pretendo che la terapia palliativa raggiunga la perfezione. Esigo che chiunque (stato, regione, ospedale) trascuri di alleviare/eliminare le sofferenze degli ammalati sia processato per crimini contro l’umanità. Con questo semplice e sacrosanto provvedimento si cancellerebbero le ipocrisie dei superstiti, ansiosi e lieti di liberarsi del relitto umano: “Beato lui, ha smesso di soffrire”. No. Sarò pure un relitto, ma nessuno deve indurmi a preferire la morte al dolore. Perché il dolore deve e può essere eliminato dalla faccia della terra. E innanzitutto dal mio corpo: proximus incipit ab ego.
Secondo. Un ammalato terminale, un individuo ridotto a vegetare, rappresenta un costo notevole per la comunità e infligge parecchie angosce alla sua famiglia. Tralascerei la questione dei vegetali: gli stessi intellettuali che s’indignano quando s’abbatte un pino secolare, festeggiano come un loro successo l’estinzione eutanasica d’un essere umano. Per quel che mi riguarda, capisco perfettamente che una mia esagerata agonia infliggerebbe molte spese al popolo italiano e molti fastidi ai miei congiunti. Quindi ogni benpensante affermerà che la mia vita mutilatissima non ha senso e che non merita d’essere vissuta. Perché, la tua vita ha parecchio senso, cortese opinionista? E la tua merita d’essere vissuta, illustre yes man di Montecitorio? Certo, nel mio lettino risulterei drasticamente improduttivo e dunque da eliminare, come accadeva nel “Mondo nuovo” del profetico Aldous Huxley. Però ho pagato le tasse per tutta la vita, anche allo scopo d’esser mantenuto in vita. Giù la maschera: voi m’intimate di morire con dignità, perché pensate che la dignità consista nel togliere il disturbo. No, grazie. “Non siate un peso per la vostra famiglia”, esortava una funebre pubblicità negli anni Settanta. Contemporaneamente, una ragazza texana incapsulava il cadavere del padre dentro l’azoto liquido, nella speranza disperata che una qualche invenzione medica lo resuscitasse. Da una parte l’essere umano come opprimente fardello, dall’altra una folle utopia. Da quale parte abita l’amore?
Terzo. Chi mi ama non deve ammazzarmi e, soprattutto, non deve pigolare che l’ha fatto per amore. Nessuno deve prendermi sul serio se una volta ho detto “Se mi lasci preferisco crepare”, oppure “Se fossi cieco mi butterei dalla finestra”. Qualche anno fa, a Cambridge, passava uno scarabocchio umano, Stephen Hawking (quello dei buchi neri), un genio accartocciato in carrozzella. Uno studente sospirò: “Meglio la morte che vivere come quello”. Ma sul serio, idiota? Si dicono tante sciocchezze, poi uno ci ripensa. Prenderle alla lettera è superficiale. E poi il mio coma sarebbe diverso da tutti gli altri. Se mantenessi l’udito, mi basterebbero i Beatles. Per il gusto, un cucchiaio di miele. Per la vista, un pettirosso e un gatto (non insieme, però!). Per l’olfatto, un gelsomino e/o una rosa cicciona. Per il tatto, un ventilatore. E se non sentissi proprio niente? Saranno fatti miei, mica vostri.
Quarto. Il guaio principale abita nel dolore/angoscia/rimorso della famiglia, per la quale l’agonizzante rappresenta un affanno intollerabile. Perché sembra obbligatorio accudirlo e soprattutto perché sarebbe imbarazzante andare allo stadio per vedere Lazio- Lecce, mentre il babbo/nonno è in quelle condizioni. Giusto? No. Il mio testamento è molto semplice. Risparmiatemi la vostra sollecitudine. Vi autorizzo a dimenticarmi. Cancellate ogni scrupolo, vivete come se fossi già morto. Affidatemi alle suore Misericordine e godetevi la partita, lo scopone, il Grande fratello, il panettone. E insisto: non osate mai bofonchiare che mi avete ucciso per amore. Se lo farete vi morderò i piedi nelle notti d’inverno, quando diventerò fantasma.
In fede,
di Giuliano Zincone
sabato, febbraio 14, 2009
John Finnis
«Tra i filosofi contemporanei, John Finnis occupa un posto di estremo rilievo: è riuscito – cosa che fa di lui un vero e proprio caposcuola – a reintrodurre […] una serie di buone ragioni a partire dalle quali è – o meglio, ritorna – possibile potersi proclamare giusnaturalista […]
«In Italia, il nome di Finnis è ancora relativamente poco conosciuto, anche nel contesto ristretto degli studiosi di filosofia del diritto: di qui la lodevole iniziativa di Fulvio Di Blasi (conoscitore come pochi del suo pensiero) di scrivere un’introduzione a Finnis: un’introduzione esauriente, puntuale, priva di qualsiasi reverenza preconcetta […]
«L’approccio ottimale alle pagine di Di Blasi, a mio avviso, è quello di chi ama la filosofia […] Di Blasi – attraverso il costante e rigoroso riferimento a Finnis – fa e vuole fare soltanto filosofia: ritenendo, come l’autore che egli studia, che esista una verità sull’uomo, egli pensa che questa verità acquisti una sua dimensione normativa, cioè che meriti (e debba perciò) essere perseguita; che questa verità possa essere perseguita con il solo strumento che l’uomo ha a sua disposizione, quello della sua ragione, una ragione debole, fallibile, facilmente mistificabile, ma pur sempre capace di avvicinarsi alla verità delle cose e in qualche modo di scoprirla».
Francesco D’Agostino
Indice
Introduzione di Francesco D’Agostino
Premessa
I. Finnis: l’uomo, l’opera e le fonti
II. Finnis e la analytical jurisprudence
1. La distinzione dei punti di vista
2. Oltre la descrizione dell’attività e oltre il linguaggio
3. La sociologia descrittiva del sistema giuridico
4. La critica di Hart alla teoria imperativistica
5. Il punto di vista interno
III. I valori fondamentali
1. I valori come princìpi pratici
2. I valori fondamentali come princìpi pratici fondamentali
3. Conoscenza e riconoscimento dei valori
3.1. Conoscenza interna e conoscenza esterna
3.2. Il riconoscimento
4. I principali tratti formali dei basic values
4.1. Fondamentalità (irriducibilità e apertura)
4.2. Premoralità
4.2.1. Premoralità e fondamentalità
4.3. Pluralità
5. Incommensurabilità e mancanza di gerarchia
6. Pluralità, libertà e proporzionalismo
7. Il numero e l’identificazione esatta come aspetti secondari
IV. Princìpi intermedi
1. I due livelli di riflessione
1.1. Livello di riflessione premorale
1.2. Livello di riflessione morale
2. Perché “intermedi”?
2.1. Il problema del numero
2.2. Princìpi intermedi e primo principio morale
3. I princìpi intermedi e Tommaso d’Aquino
4. «Esigenze fondamentali della ragionevolezza pratica»
V. Il Primo principio dell’agire morale
1. L’avvento del primo principio morale
2. L’antecedente: la settima esigenza della ragionevolezza pratica
2.1. L’atto che di per sé non fa nient’altro che
2.2. Il problema degli effetti collaterali
2.3. Il contrasto tra sentimenti e ragione
2.4. Intenzionalità e materialità dell’atto umano
3. Natura contro ragion pratica?
4. La prigione della premoralità
5. Una conferma: Practical Principles, Moral Truth, and Ultimate Ends
VI. Aquinas: Moral, Political, and Legal Theory
1. Il libro su Tommaso d’Aquino
2. La struttura del discorso di Finnis
3. Evoluzione del primo principio morale
4. Politica e teoria giuridica
Bibliografia
Indice
Blog ufficiale del libro: http://diblasifinnis.blogspot.com/
venerdì, febbraio 13, 2009
Compleanno
7 anni!! Credo che sia uno dei piu' vecchi blog italiani ancora attivi.

