domenica, novembre 30, 2003

L'onore non c'entra quando gli uni decidono senza rischi e gli altri muoiono in nome dell'obbedienza. E se la guerra non puo' rappresentare per nessuno una tutela dell'onore, bisogna anche trarre la conclusione che nessuna pace e' vergognosa, quali che ne siano le condizioni.

Simone Weil

Ieri sera ho visto Decalage Horaire (in originale sottotitolato in inglese) una simpatica commedia sentimentale con Juliette Binoche e Jean Reno, che credo in Italia sia uscita con il titolo di Jet Lag.
Due storie di amori falliti si incrociano e si intrecciano tra un aereoporto e una camera d'albergo.
Un tema che conosco bene, la solitudine dei luoghi affollati, e una situazione ricorrente: incontri casuali con persone che forse non rivedrai mai più.

Erano mesi che non andavo al cinema, e mai all'Irish Film Centre. Ho capito perché il cinema non mi attira particolarmente, la (mia) vita vera è più emozionante di quella rappresentata.
Oggi ad esempio, facendo visita agli anziani dell'ospizio, ho ascoltato per un'ora e mezza la storia di uno degli ospiti.
Una persona dal volto completamente rovinato per ustioni, senza un occhio e quasi senza naso. Mi raccontava di quanto da giovane ha lottato con il padre per avere una sua fattoria. In realtà capivo ben poco di quello che mi diceva, era senza denti parlava molto male, ma leggevo le emozioni sul volto devastato.
Frequentare un ospizio è un'esperienza scabrosa, vi trovi l'esatto opposto dell'uomo televisivo, ideale cosumatore giovane bello ricco di successo.
E' abitato da un'umanità fragile, bisognosa, assopita e sofferente, persone che aspettano (oggi inizia l'Avvento, tempo di attesa) che qualcuno li visiti prima che ci pensi la morte.
Eppure c'era serenità, perché c'è fede, lo capisci dal sorriso delle suore.
Dopo aver parlato delle nostre imminenti vacanze abbiamo chiesto cosa avrebbe fatto a Natale: ci ha risposto che lavorerà il doppio per far felici gli anziani senza parenti.
Questo è il senso vero del Natale, Dio che viene a farci compagnia.

Non faranno film sull'ospizio di Roebuck, non c'è nessuno scandalo su cui lucrare, non sono mica le Magdalene Sisters.
Qui c'è solo la vita semplice, quella vissuta.

46664 era il numero di prigionia di Nelson Mandela per 18 anni, ora non è più un numero, è il simbolo della lotta contro l'AIDS in Africa.

Ho visto un po' del concerto dal Sudafrica ieri, molto toccante. Il problema AIDS in Africa è sconvolgente, ci sono paesi dove un abitante su tre è infetto!
Se dal punto di vista della prevenzione il problema è legato all'igiene e ai comportamenti a rischio, quella della cura è soprattutto una questione politica, legata all'accesso ai farmaci, troppo costosi per questi paesi.

Qui in Irlanda in un anno le malattie trasmesse sessualmente, tra le quali c'è anche l'AIDS, sono aumentate del 20% in un anno! Questo dato, insieme a quello dell'aumento di suicidi e divorzi, è una naturale conseguenza della secolarizzazione e dell'abbandono dell'etica cattolica che è sicuramente il migliore stile di vita per prevenire il contagio.

venerdì, novembre 28, 2003

Non so se la notizia è arrivata in Italia ma secondo la BBC il papa tifa per il Liverpool.

Beh, non è che sia una notizia rilevante, ma mi ha colpito forse perchè semplicemente rispecchia il clima scaxxato che si respira oggi nel mio campus.
Sono infatti iniziate le prime feste. Oggi era giornata di scadenza per alcuni (anche per me) e quindi, consegnato il lavoro, si festeggia. Il top ci sarà giovedì, tant'è che lo student bar rimarrà eccezionalmente aperto fino alle 2 e suoneranno gli Aslan.
Quella entrante è l'ultima settimana di lezioni, poi ce n'è una di vacanze e poi cominciano gli esami, non per me che il 16 torno in patria. Le date più importanti dell'anno, dal punto di vista goliardico, sono appunto i due giovedì dell'ultima settimana di lezioni. Questi irlandesi in realtà non sono molto fantasiosi, festeggiare significa bere fino ad ubriacarsi e niente più. Agli astemi come me non resta che godersi lo spettacolo, non sempre edificante.



giovedì, novembre 27, 2003



I'm Livin' in the Land of
Saints and Sinners and
lovin' every second ...


lunedì, novembre 24, 2003

Il Governo ha tagliato i fondi all'istruzione ed il mio college ha ridotto di conseguenza le ore di apertura della biblioteca. Di tutta risposta gli studenti hanno pensato di occupare la biblioteca ma non la solita banale occupazione casciarola e cannarola ma un'occupazione notturna, precisamente all'orario di chiusura, durante la quale si studia. E da questa settimana si raddoppia, non una ma due ore, e cosi', progressivamente, fino al miglioramento della situazione.
Mercoledi' quindi dalle 22 alle 24. Peccato che coincida con il concerto di Paddy Casey allo student bar.
Venerdi' consegnero' l'ultima versione prenatalizia del capitolo della tesi e quindi questa settimana probabilmente mi perdero' un bel po' di iniziative.
La Film Soc proietta Vacanze romane, Colazione da Tiffany e Sabrina. L'Italian Society invece Ladri di biciclette.
Sempre mercoledi' poi c'e' una conferenza su femminismo e prolife.
Giovedi' sarebbe il Thanksgiving americano ma non credo festeggeremo l'unica yankee in casa.

Notizia della settimana: la Coca Cola company e' definitivamente bandita! Il referendum abrogativo non e' passato per 600 voti, una vera e propria vittoria. La partecipazione e' stata massiva e siamo il primo college a prendere una cosi' drastica decisione, altri ci seguiranno.


(E' una tortura trattenersi dal ballare questa grandiosa Diana Ross mentre scrivo, ma non vorrei farmi espellere dalla biblioteca)

I'm coming out

I want the world to know

Got to let it show.
I'm coming out

I want the world to know

Got to let it show.

There's a new me coming out
And I just have to live

And I wanna give.
I'm completely positive

I think this time around

I am gonna do it like
You never knew it
oh.
I'll make it through -
The time has come for me
To break out of this shell.
I have to shout that
I am coming out.

I'm coming out
. . .

I'm coming out
. . .

I've got to show the world
AII that I want to be
And all my abilities.
There's so much more to me

Somehow I'll have to make them
Just understand.
I got it well in hand
And
oh
how I've planned.
I'm spreadin' love.
There's no need to fear
And I just feel so good
Ev'rytime I hear.

I'm coming out
. . .

"E' stato dimostrato a Milano che a Roma c'erano giudici che vendevano la proprio indipendenza e da anni stiamo qui a discutere dell'indipendenza dei magistrati di Milano che l'hanno svelato e non di quei giudici di Roma che, la loro indipendenza, se la sono venduta. La corruzione dei giudici dovrebbe imporre un confronto sulle correzioni da applicare al sistema giudiziario, al suo ordinamento, ma quelle riforme sembra siano anche nelle mani di chi ha corrotto quei giudici. Non trova che siano spassosi, i paradossi italiani?" .

Ilda Bocassini

Manette in Egitto per 22 convertiti


di Camille Eid

Almeno 22 egiziani convertiti dall’islam al cristianesimo sono stati incarcerati dalla polizia di Alessandria, mentre altri 80 sono tuttora ricercati. Ne dà notizia l’agenzia AsiaNews citando un’associazione copta americana. Gli arresti sono cominciati il 20 ottobre scorso con la detenzione di una coppia, Youssef e Mariam, che viveva di nascosto la nuova fede.
La Costituzione egiziana proclama la libertà religiosa, ma ogni pratica che sia in contrasto con la legge coranica (l’islam è religione di Stato e principale fonte della legislazione) è proibita. Il governo accoglie perciò le conversioni dal cristianesimo all’islam ma non riconosce quelle in senso opposto. L’islam non ammette infatti l’idea della conversione, considerandola apostasia. Per coloro che sono “apostati” è previsto il disprezzo della comunità, la perdita dell’eredità e della posizione sociale, e in alcuni Stati perfino la morte.
La coppia è stata arrestata dall’Unità investigativa criminale, che fa capo al dipartimento per gli Affari civili della polizia. Alcuni avvocati che hanno visitato i due coniugi in prigione hanno denunciato percosse e abusi sessuali a danno di Mariam. La coppia è stata trasferita in seguito al commissariato di al-Muski del Cairo dove è stata aperta un’inchiesta sugli abusi. La polizia ha pure fermato alcune persone che avevano aiutato la coppia a procurarsi nuovi documenti di identità, con nomi cristiani e nuova professione di fede. I documenti egiziani hanno, infatti, l’obbligo di riportare la religione di appartenenza. L’Associazione dei copti americani, che ha denunciato gli arresti e lancerà una campagna perché il Congresso Usa denunci le ripetute violazioni ai diritti ed alla libertà religiosa da parte del governo egiziano, afferma che la polizia, torturando gli arrestati, è riuscita a far confessare i nomi di altri 100 convertiti al cristianesimo arrestandone almeno altre 20 persone nella sola città di Alessandria. Ufficialmente, i detenuti sono accusati di “falsi ficazione di documenti di identità”.
Su una popolazione di circa 68 milioni, l’Egitto conta almeno sei milioni di cristiani, la maggior parte dei quali sono copti ortodossi cui si aggiungono altre piccole comunità cattoliche e protestanti. Le autorità del Cairo negano decisamente «la presunta discriminazione governativa dei copti», ma è saputo che i cristiani scontino una tenace estromissione dalla vita politica egiziana e una sostanziale emarginazione sociale. Solo alle ultime elezioni del 2000 si è potuto assistere alla vittoria di tre deputati cristiani sui 450 che conta il Parlamento. Dagli anni Cinquanta, i rappresentanti cristiani venivano solitamente nominati dal capo dello Stato, in base a una prerogativa presidenziale, a causa della loro esclusione dalle liste elettorali.
Ma sono le difficoltà incontrate nella costruzione o ristrutturazione delle chiese a destare le maggiori preoccupazioni dei cristiani in riva al Nilo. Il lungo e complicato iter burocratico va dalla pubblica sicurezza fino al presidente della Repubblica. Una volta accertato il rispetto di tutte le condizioni (tra cui una distanza minima dalla moschea più vicina), viene emanato un apposito decreto presidenziale. Sebbene Mubarak si sia vantato di averne rilasciati 250, molto spesso l’iter è bloccato a metà strada non appena qualche gruppo integralista pone le basi di una nuova moschea nell’area prescelta per la costruzione della chiesa, costringendo i cristiani a costruire senza autorizzazione.

Avvenire, 22 Novembre

Gavin DeGraw e' un giovane cantautore newyorkese.
Piuttosto easy listening, mi ricorda i Counting Crows.
Non credo sia distribuito in Italia ma sarebbe uno di quei CD da regalare a Natale.

domenica, novembre 23, 2003

La bilancia napoletana, inserite peso ed altezza e avrete una dieta personalizzata.

A me ha consigliato:
Si propte nu panzarott! Magn sul na vota 'o juorn e aiza 'o cul a copp 'a seggia!

Called you on the phone
Said I'm coming through
Hope you're all alone
'Cause I got plans for you
We could stay at home or dance and hand all night
As long as I'm with you
It doesn't matter what we do
Don't ask me where I've been
Or what I'm gonna do
Just know that I'm here with you
Don't try to understand
Baby, there's no mystery
Cause you know how I am

I'm real, what you get is what you see
What you trying to do to me
You want to say your mine
Be with me all the time
You're falling so in love
Say you just can't get enough
You're telling all your friends

You like the way I dress
The way I wear my hair
Show me off to all your friends
Baby, I don't care
Just as long as you tell them who I am
Tell them I'm the one that made you give a damn
Don't ask where I've been
Or what I'm gonna do
Just know that I'm here with you
Don't try to understand
Baby, there's no mystery
Cause you know how I am

I'm real, what you get is what you see
What you trying to do to me
You want to say your mine
Be with me all the time
You're falling so in love
Say you just can't get enough
You're telling all your friends


Dedicata a doter, con affetto catartico.


sabato, novembre 22, 2003

Senza figli non c'è futuro. Se i figli sono pochi, in una società di adulti e anziani, il futuro svanisce. A chi consegniamo ciò che siamo, ciò che a loro volta ci hanno consegnato i nostri genitori? È vero anche il contrario: senza futuro non ci sono figli. Quando l'orizzonte si fa incerto o rischioso, si avverte sempre meno il desiderio di donare la vita, il coraggio di generare dei figli.
Alla «crisi delle nascite, al declino demografico e all'invecchiamento della popolazione» si riferiva anche il Santo Padre nel suo discorso al parlamento italiano del 14 novembre 2002, invitando «a un impegno responsabile e convergente, per favorire una netta inversione di tendenza». Per riuscirci, occorre aver presenti le cause della crisi, che sono più d'una e di varia natura. Il Papa parlava di «problemi umani, sociali ed economici», assieme.
È un problema l'uomo. Siamo sempre più concentrati su noi stessi, preoccupati della nostra realizzazione personale. Ciò non è negativo; lo diventa se degenera nell'unico obiettivo che divora tutto il resto. Un gigantesco "io" stritola un fragile "noi". Perché allora lottare per tenere insieme la propria famiglia? Perché partecipare alla vita amministrativa e politica per rendere migliore la propria città e il proprio Paese? Una soggettività esagerata non concede spazio a nessuno, certo non a un figlio, a meno che non serva anch'egli a gratificare l'io.
È un problema la società. Viviamo nella "modernità liquida", in cui nulla dev'essere solido, duraturo, permanente, per sempre. I valori di ieri erano la stabilità e la fedeltà. Oggi sono il movimento e il cambiamento. Si dice che bisogna essere flessibili, senza un terreno su cui mettere radici; che solo il presente è un valore; non lo sono né il passato né il futuro. Il tempo si riduce così a una sequ enza di attimi presenti, senza un prima né un dopo. Se questo è il contesto culturale, i figli non possono rientrare nel progetto della modernità. I figli infatti sono per sempre, richiedono una famiglia solida per poter crescere, genitori che diano loro amore per tutta la vita, stabilmente. I figli, inoltre, catalizzano energie che invece - viene suggerito - è bene dedicare alla carriera, al successo, al potere. I figli dunque non appartengono all'orizzonte di questa modernità, di questa cultura.
Sono un problema anche le risorse economiche. Non si possono monetizzare i figli, ma è evidente che costano molto e l'organizzazione della nostra società li fa costare sempre di più. È la cruda realtà con cui devono misurarsi i genitori, i quali possono contare su aiuti economici e sgravi fiscali, che però non incidono ancora in modo determinante nella soluzione dei problemi quotidiani e che comunque restano distanti dai livelli di altri paesi europei. Un contributo una tantum alle coppie che generano un figlio è senz'altro una forma di incoraggiamento, ma non risolve tutti questi problemi se poi il contesto rimane immutato; se cioè il part-time, soluzione ideale per molte madri con figli piccoli, è spesso una chimera; se gli asili nido sono ampiamente insufficienti; se le donne che dedicano alcuni anni della loro vita - quelli in genere più proficui per la carriera - ai figli, quando rientrano nella loro azienda, vengono considerate professionalmente superate e non abbastanza amanti del lavoro; se un padre che sceglie il congedo è fatto oggetto d'ironia, più che d'ammirazione; se una giovane coppia vede svanire nell'affitto di un bilocale, inadatto a famiglie con tanti figli, metà del proprio reddito.
Senza figli non c'è futuro. Ma anche senza genitori non c'è futuro. Un'intera cultura dominante ha scordato il valore della paternità e della maternità, anche spirituali. Mancano i figli e mancano i genitori. Ma mancano anche gli educatori e i maestri. Parlando dei figli che mancano nel nostro Paese non dobbiamo dimenticare i figli che - numerosi - un futuro l'avrebbero se non se lo vedessero rubato dalla denutrizione, dalla malattia, dalla guerra; per non dire di quelli che un futuro non lo potranno mai avere perché viene loro radicalmente sottratto dalla persistente pratica dell'aborto.
Occorre quindi lavorare su più fronti.
Sulla famiglia, per vincere la tenaglia dell'egoismo che spinge a considerare la generosità, la comunione e la fraternità i vizi dei perdenti, quando invece la storia dice che alla lunga sono le virtù dei vincenti.
Sulla società, sul mercato del lavoro, nel dibattito culturale a partire dai mass-media, per proporre immagini positive di genitori uniti, responsabili e felici.
Sulla politica, perché consideri davvero la famiglia quello che è: il primo nucleo della società italiana, e attorno alla famiglia costruisca un progetto di Italia futura, investendo con convinzione sui figli, nostro futuro.
Per affrontare questi impegni non mancano le risorse di tanti uomini e donne che credono nella vita. Credono anche quando le condizioni di disabilità lasciano intravedere un futuro difficile e lottano per renderlo il migliore possibile. Testimoni ad un tempo di amore alla vita e di speranza per il futuro.
Benedica e avvalori questi intendimenti il Dio della vita.

venerdì, novembre 21, 2003

"Ogni persona innocente che viene uccisa deve essere aggiunta e non sottratta all'orrendo bilancio dei civili morti a New York e Washington.
La gente raramente vince le guerre, i governi raramente le perdono. La gente viene uccisa. I governi si trasformano e si ricompongono come teste di idra.
Usano la bandiera prima per cellofanare la mente della gente e soffocare il pensiero, e poi come sudario cerimoniale per avvolgere i cadaveri straziati dei loro morti volonterosi. Quando Bush ha annunciato gli attacchi aerei ha detto: 'Noi siamo un paese pacifico'. L'ambasciatore preferito di Washington, Tony Blair, gli ha fatto eco: 'Noi siamo un popolo pacifico'. E
cosi' ora lo sappiamo. I maiali sono cavalli, le bambine sono maschiette, la guerra e' pace"

Arundhati Roy

Nel novembre 2001, a poche settimane dai tragici attentati terroristici dell'11 settembre, un gruppo di cristiani di svariate confessioni (cattolici, evangelici, ortodossi), responsabili di ordini missionari, islamologi, intellettuali e educatori idearono un appello ecumenico affinche' quanto era purtroppo accaduto non mettesse in discussione le iniziative di partnership fra cristiani e musulmani in corso. Con un obiettivo concreto, e controcorrente nei confronti del clima socioculturale imperante nell'Europa di quei mesi: la proclamazione di una Giornata da dedicare espressamente al dialogo interreligioso, e soprattutto al dialogo cristianoislamico. Senza negare le oggettive difficolta', decisamente in
aumento. L'esito fu consolante, a parere di chi, come me, era tra i promotori della cosa: oltre un centinaio di iniziative lungo tutta la penisola, l'operazione "moschee aperte", piu' di mille adesioni raccolte, e - soprattutto - la sensazione che la strada intrapresa fosse inevitabile quanto corretta.
Ecco perche' abbiamo deciso di riproporre quell'esperienza, puntando ad una seconda Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico, il 21 novembre 2003 e nei giorni successivi, di nuovo in coincidenza dell'ultimo venerdi' di Ramadan dell'anno islamico 1424 (per ulteriori informazioni si veda il sito: www.ildialogo.org), a imitazione dell'invito di Giovanni Paolo II per il 14 dicembre 2001.
*
Certo, non sarebbe realistico nascondermi e nasconderci che l'obiettivo e', oggi piu' di ieri, quotidianamente messo in discussione, dalla cronaca nazionale di costume (se cosi' vogliamo chiamare, ad esempio, la triste vicenda del crocifisso di Ofena) a quella nera, con attentati sempre piu' crudeli che si ripetono ora dopo ora, con lo scopo lampante di scoraggiare quanti - e sono tanti, nonostante tutto - non si lasciano piegare alla logica dello scontro di civilta', della guerra infinita, delle chiusure identitarie e fondamentalistiche.
La paura e' grande, senza dubbio: ma farsi intimidire e smettere la pur difficile pratica del dialogo, e qui in particolare del dialogo cristianoislamico, equivarrebbe di fatto a dar ragione ai terroristi, a chi usa le bombe al posto dell'accoglienza e del confronto, a chi strumentalizza le parole religiose e lo stesso nome di Dio profanando radicalmente le une e l'altro. Ecco perche', proprio in una situazione come quella attuale, nella Giornata ecumenica e' necessario gridare che occorre piu' coraggio e piu' dialogo, non meno coraggio e meno dialogo. Anzi, che occorre un autentico salto di qualita' nel dialogo interreligioso, che non puo' piu' essere considerato un ambito per specialisti o per pochi, non un generico verbo buonista o un invito al semplicistico "volemose bene", ma un caso serio e un
tema decisivo per le varie comunita' di fede: sul quale investire con fatica la propria vita, studiando, discutendo, pregando, chiedendo a Dio di illuminarci e di illuminare la terra, in questa tremenda ora della prova.
Il cammino e' tutto in salita. A me, cattolico laico, confortano la prassi evangelica di Gesu' e la memoria del Concilio, la pedagogia dei gesti di Giovanni Paolo II e la firma della "Charta Oecumenica" europea.
Mi pare significativo, del resto, che questa nostra iniziativa, che prevede decine di appuntamenti in tutte le principali citta' del nostro Paese, non riesca a "bucare" il mondo dell'informazione (salvo benemerite eccezioni, che confermano la regola). E' qui contraddetta, infatti, la regola aurea dell'uomo che morde il cane: in una fase che viene sempre piu' percepita come un'anteprima di uno scontro finale tra occidente cristiano e islam, dovrebbe pure far notizia il fatto che, spontaneamente e senza particolari benedizioni dall'alto, una piccola tradizione, quella della Giornata
ecumenica del dialogo, abbia gia' messo radici, dimostrando il bisogno diffuso del dialogo. Che, in questi giorni, molte moschee e centri islamici vengano aperti a chiunque per la cerimonia della rottura del digiuno. Che si facciano dibattiti e incontri tra cristiani e musulmani. Che centinaia di donne e uomini continuino a sottoscrivere l'appello al dialogo, nonostante la nostra struttura di organizzatori sia quanto mai povera e priva di mezzi.
Credo che tutto cio' dovrebbe incuriosire...
A quanti, domani, donne e uomini di buona volonta', parteciperanno alle varie iniziative pubbliche, a quanti digiuneranno e devolveranno il denaro risparmiato a opere di solidarieta', ai monasteri e alle parrocchie e ai
centri islamici che pregheranno per la pace tra le fedi, grazie di cuore e buon cammino. Non facciamoci scoraggiare.
*

Personalmente, tra le intenzioni della mia preghiera e del mio digiuno ho inserito la prossimita' profonda alle comunita' ebraiche d'Italia, di Israele e di tutta la diaspora, in modo speciale dopo gli attentati alle sinagoghe di Istanbul, perche' chi si impegna nel dialogo interreligioso e' chiamato a farlo a tutto campo: il mio 21 novembre 2003, ultimo venerdi' di
Ramadan 1424, e' anche una Giornata per la liberta' di religione e contro ogni forma di antisemitismo, di islamofobia e di razzismo. Con la fiducia e la speranza che contraddistinguono ogni figlia e ogni figlio di Dio, un cordiale abbraccio di pace - shalom - salaam.
Brunetto Salvarani

mercoledì, novembre 19, 2003

Gli stavaganti amici miei si sono sposati.
Ora anche le foto!!!




Non è che mi manchi la TV italiana, però, sai com'è ... ogni tanto qualche risata.
Grazie a sinistrefigure che ha messo on line la prima e forse ultima puntata del programma della Guzzanti.



Perplessi davanti alle scelte antimafia del governo e insoddisfatti davanti alle alternative proposte dall'opposizione. Gli studenti della Fuci, la Federazione degli universitari cattolici, tornano a Palermo per riflettere su "Mafia e mafiosità: testimoni di un'alternativa possibile".
Un'occasione per confrontarsi sull'impegno della Chiesa contro la mafia e ricordando don Pino Puglisi, assistente della Fuci di Palermo, il parroco di Brancaccio assassinato da Cosa Nostra proprio dieci anni fa. Dopo quell'omicidio, spiega Antonio Di Liberto, vicepresidente del centro Padre Nostro fondato da don Puglisi, «la Fuci a Palermo si sciolse. Questo ritorno è un segnale importante per un nuovo impegno antimafia».
In un documento, gli universitari della Fuci denunciano che il tema delle mafie è ormai relegato «a discussioni marginali e dai toni spesso qualunquisti: inquietano - dice la presidenza nazionale - i passi indietro fatti nel contrasto alla mafia dal punto di vista politico e culturale». La Fuci rileva i «segnali preoccupanti che l'attuale maggioranza di governo dà nella sua (mancanza di) politica antimafia», e ricorda alcuni provvedimenti: «La rimozione di Tano Grasso da commissario antiracket, l'approvazione di leggi come quella sulle rogatorie ed il falso in bilancio, affermazioni di ministri che tradiscono un'interpretazione delle mafie come un fenomeno endemico con il quale convivere, la nomina di Taormina, avvocato difensore di molti boss, nella Commissione antimafia». Ma gli universitari cattolici criticano anche il «fronte dell'opposizione, che non ha proposto una seria alternativa antimafia: la demonizzazione dell'avversario - rilevano gli universitari cattolici - ha spesso prevalso su una critica costruttiva, che la rilevanza e delicatezza del tema richiederebbero». Il riferimento è alle accuse di Violante a Berlusconi, ritenute «il segno di una perdita di lucidità che non giova a nessuno. Occorre - sostiene la Fuci - che il dibattito si muova sui binari di un reciproco riconoscimento tra gli schieramenti e che nessuna parte faccia dell'antimafia una bandiera. Le mafie traggono beneficio dalle divisioni». Infine un appello all'unità: «È compito della classe politica farsi trovare unita nel contrasto ad un fenomeno che è sempre stato e sempre sarà un ostacolo allo sviluppo pieno del Paese».
Parole dure, che fanno eco a quelle del cardinale Salvatore De Giorgi, arcivescovo di Palermo, che nella parrocchia di Brancaccio ha detto agli studenti: «La mafia è in antitesi netta con il Vangelo, questo il messaggio che ci ha lasciato don Pino Puglisi. La mafia è un cancro pestifero che i siciliani debelleranno, hanno la forza morale per farlo».

Avvenire, 16 novembre




Saints & Sinners


Anyone can loose it all
Anyone can loose it all
If you don't heed your warnings call
Anyone can loose it all

Anyone can make a mess
Anyone can make a mess
Just take so much and make it less
Anyone can make a mess

When you got time and streets making saints & sinners
Ink on sheets makin' losers and winners
Well it's not what your dreams should be

Anyone can be a saint
Well anyone can be a saint
Well you just forget that you ain't
Well we can go and be a saint

Anyone can be a star
Well anyone can be a star
We'll just get in your car
And we can go and be a star

When you got time and streets making saints & sinners
Ink on sheets makin' losers and winners
Well it's not what your dreams should be

You know I wish we had more time
You know I wish we had more time
You know I think it was a crime
The things we waste trying to not waste our time

When you got time and streets making ends for beginners
Shuffling feets on these losers and winners
Well it's not what your dreams should be


(Paddy Casey)

La vita studentesca qui in campus è piena di occasioni e mi capita spesso di dover rinunciare a qualche evento perchè coincide con un altro impegno.
Domani però credo ci sarà il mio record personale.
Mi perdo: proiezione della Dolce Vita a cura della Italian Society, primo (e forse ultimo) incontro organizzativo della Saint Vincent de Paul, fiaccolata presso il lago a sostegno delle leggi sull'immigrazione, riunione di Youth 2000. E non ho considerato gli eventi che non mi interessano.
Ho optato invece per la riunione mensile della Newman Association of Ireland, in centro. E quindi probabilmente mi perderò anche l'occupazione della biblioteca prevista dalle 22 alle 23 per protestare contro i tagli al budget.. (Da notare l'ora, per non disturbare gli altri studenti.)

Oggi e domani intanto si svolge il referendum sul boicottaggio della Coca Cola. Un primo referendum è già passato, questo invece vorrebbe abrogarne gli effetti. Il dibattito si sta allargando a tutte le università irlandesi.

lunedì, novembre 17, 2003

All that glitters has a high refractive index.

Il concerto di Damien Rice del 15 dicembre è già andato sold out. DAMN!
Oggi intanto esce U2 Go Home: LIVE FROM SLANE.

La fidanzata del dottore Nastasi - che allora non era ancora dottore ma studente in veterinaria - era fascista fanatica, Giovane Italiana, e in continuazione lo rimproverava perche' non s'era ancora arruolato. Il povero Nastasi resiste' per un po', alla fine "Ma insomma? Veterinario! - penso' fra se' e se' - Che gli possono fare a un veterinario? Mica lo mandano alla baionetta". E infatti. Il tempo di fare il corso e ricevere le stellette, ed ecco il sottotenente Nastasi, volontario universitario classe ventuno, che arranca sulla neve dalle parti dell'Ucraina, veterinario di muli, divisione Julia. Ruvolo e Alfano, invece, erano stati in Grecia e in Albania e dopo in Africa, entrambi in fanteria ed entrambi feriti; poi c'era mio padre; e infine l'altro Nastasi, l'unico fascista - ma brav'uomo - dei cinque amici, che erano gli unici cinque sopravvissuti - nel piccolo paesino siciliano da cui venivano - di quelli che avevano sedici anni nel trentasei. "Mangia! -
faceva mia nonna - E non fare i capricci! Tempo di guerra, anche le bucce di patata bisognava mangiare!". Poi c'erano le grotte in collina in cui noi bambini giocavamo a nascondino e che - spiegava la zia Alba - erano quelle in cui dieci anni fa si nascondeva la gente sotto i bombardamenti.
Poi c'era la zia Carmelina che a volte improvvisamente scoppiava in lacrime ed era, dicevano, per suo figlio - mio cugino in seconda - che io non ho mai conosciuto. Poi c'era - in fondo a un cassetto - la foto di tutti i colleghi del battaglione di mio padre, accosciati o in piedi come una squadra di calcio, i piu' con grandi baffi tipo l'esercito di Saddam; spavaldi e un po' impacciati sorridevano, e accando a quasi ognuno di loro c'era una crocetta a penna con una parola sbiadita: Al Qattara, Alamein, Bir-El-Gobi. Poi... C'erano un sacco di cose cosi', a quei tempi. La guerra era ancora vicina e tutti la conoscevano di persona. Quella generazione, che ormai sta chiusa in casa e ha ottant'anni, parlo' l'ultima volta dieci anni fa, quando scoppio' la prima guerra iraqena e improvvisamente, da tutti i supermercati d'Italia, sparirono tutte le lattine di carne e le scatolette. "C'e' la guerra!".
Ed era una guerra lontana, da televisione; ma essi istintivamente sapevano che la guerra non si sa mai quanto cresce e dove para, e percio' provvedevano in tempo a presidiare la casa con caffe', carne in scatola, zucchero e tutto il resto.
* * *
Sono pochissime, le parole serie, in tempo di guerra. "Signor tenente", "in licenza", "imboscato", "colpito a morte". La guerra e' l'unica cosa che non viene valutata e decisa - a lungo andare - dai generali e dai capi, ma dal semplice soldato. E' lui, e non quelli che parlano, che alla fine da' il giudizio. La guerra di mio padre, che lui e i suoi amici si fecero con dignita' e senza paura, rimase una guerra sbagliata: non sono gli storici a dirlo, sono quelli che l'hanno fatta. I tedeschi erano bestie, gl'inglesi non ci avevano fatto niente, Mussolini era un buffone e i russi povera gente. Ciascuna di queste frasi non viene dai bei discorsi, ma da infiniti passi sulla neve, da su e giu' per le piste, da raccogliere morti e da silenzi cupi. Alla fine, la sentenza era quella, e non comportava disprezzo per i "fessi" (anzi) ne' minore orgoglio per i propri compagni (anzi) e per il dovere che s'era fatto.
Significava semplicemente "Mussolini era un buffone", lui e tutti quelli che gli avevano dato mano, che avevano preso dei giovani e li avevano portati a morire perche' lui si facesse bello con l'alleato, per conquistare greci, francesi e russi che non ci avevano fatto niente.
* * *
Cosi', ci e' davvero difficile, oggi, scrivere di *questa* guerra. L'unica cosa certa, e' che e' una guerra; non e' un'altra cosa. Non e' una cosa in cui le parole dei politici, e persino dei predicatori come me, contino molto. Qui, l'unica parola che conta e' quella di chi davvero la paga: il soldato, la sua famiglia, il "nemico" - russo o iraqeno - del soldato.
Se vale la pena o no, lo sanno soltanto loro. I giovani di quella guerra, in Russia e in Africa, crebbero molto. Impararono la cosa piu' amara e piu' difficile, non fidarsi dei "grandi" che ti sorridono e fanno grandi parole ma poi in realta' hanno in testa altre cose.
Impararono a giudicare con la propria testa, perche' non c'era nessun altro che lo facesse al posto loro. Sei tu, e nessun altro, che devi decidere se quell'inglese era veramente tuo nemico, se quel tedesco era veramente tuo alleato. E questa non e' politica, ma semplicemente la vita.
* * *
Non so che altro dire. Le parole di questi giorni, quasi tutte, sono parole politiche. Lo sono quelle che ricordano via Tolemaide (che qui, nella vita d'ora, non c'entra affatto), e lo sono quelle di chi parla di orgoglio e dice "non siamo piu' il paese delle mamme". I politici, in questi giorni, si sono contenuti abbastanza. Si sono sforzati di non dir cose troppo stridenti, di non gridar troppo forte, sentendo - istintivamente - che c'era dell'altro di piu' importante. E' stata una
cosa buona; ma non puo' durare. Prima o poi, anche questi giorni di guerra verranno riafferrati dai politici e reinseriti nella macchina, nel solito meccanismo decisionale di vip, di presidenti, di politici - per lo piu' in buona fede - di entrambe le parti. Invece questo e' un punto di svolta, il punto in cui c'e' da decidere che cosa, oggi nel duemila, e' bene e che cosa e' male, che cosa considereremo bene o male per le prossime due o tre generazioni. Non e' una decisione delegabile.
Non puoi affidarla a nessun altro che a te stesso.

Riccardo Orioles

sabato, novembre 15, 2003

From the very first moment I saw you
That's when I knew
All the dreams I held in my heart
Had suddenly come true
Knock me over stone cold sober
Not a think I could say or do
'Cos baby when I'm walking with you now
My eyes are so wide
Like you reached right into my head
And turned on the light inside
Turning on the light
Inside my mind hey

Come on baby it's all right
Sunday Monday day or night
Written blue on white it's plain to see
That rainy shiny night or day
What's the difference anyway
Honey till your heart belongs to me

If I had some influence girl
With the powers that be
I'd have them fire that arrow at you
Like they fired it right at me
And maybe when your heart and soul are burning
You might see
That everytime I'm talking with you
It's always over too soon
That everyday feels so incomplete
Till you walk into the room
Say the word now girl
I'll jump that moon hey

Come on baby it's OK
Rainy shiny night or day
There's nothing in the way now
Don't you see
Winter summer day or night
Centigrade of Fahrenheit
Baby till your heart belongs to me
Thursday Friday short or long
When you got a love so strong
How can it be wrong now mercy me
Jumpin' Jesus holy cow!
What's the difference anyhow
Baby till your heart belongs to me


Dedicata a questa commovente città, stasera ancora più affascinante.

giovedì, novembre 13, 2003

L'Italia è in lutto ma da queste parti, in Irlanda, non se n'è accorto nessuno, troppo lontana.

La guerra in Iraq fa morti ogni giorno ma fino a ieri non ce n'eravamo accorti, troppo lontana.

L'Italia ripudia la guerra, gli italiani hanno rifiutato massicciamente questa guerra, migliaia di splendide bandiere arcobaleno, ancora più sorprendenti per chi come me tornava dall'estero, hanno espresso in primavera un grande anelito di pace eppure, con i soliti stratagemmi di questo governuccio, ci siamo dentro senza volerlo.

E' ora di restituire l'Iraq agli iracheni, attraverso un ampio coinvolgimento della comunità internazionale.




martedì, novembre 11, 2003

Oh refuge of my hardened heart
Oh fast pursuing lover come
As angels dance 'round Your throne
My life by captured fare You own

Not silhouette of trodden faith
Nor death shall not my steps be guide
I'll pirouette upon mine grave
For in Your path I'll run and hide

Oh gaze of love so melt my pride
That I may in Your house but kneel
And in my brokenness to cry
Spring worship unto Thee

When beauty breaks the spell of pain
The bludgeoned heart shall burst in vain
But not when love be pointed king
And truth shall Thee forever reign

Sweet Jesus carry me away
From cold of night, and dust of day
In ragged hour or salt worn eye
Be my desire, my well sprung lye


Gran parte delle mie frequentazioni in rete sono in lingua inglese e, pur trovando spesso siti interessanti, cerco sempre di evitare di collegarli qui, visto che i miei lettori sono più che altro italiani.
Ho scoperto ultimamente Legal Theory Blog, che con i suoi annessi ed il suo lessico è semplicemente eccezionale. Puntuale, chiaro, di ampie vedute, risulta interessante anche per chi non è direttamente impegnato in filosofia del diritto.

Sempre a proposito di filosofia, nei mesi scorsi ho raccolto la bibliografia di alcune centinaia di articoli apparsi negli ultimi 10 anni su riviste in lingua inglese.
Lo scopo era molto semplice, capire quali sono gli autori e le opere più citate per poi leggerli. Il mio lavoro non soddisfa certamente criteri scientifici e rispecchia gli ambiti di mio interesse: gnoseologia, etica e metafisica. Se a qualcuno interessa ho raccolto i risultati in questo file. Sono interessanti perché mancano i classici, a parte Hume e Bentham ma mancano anche alcuni grandi nomi contemporanei.

Per la serie l'immaginazione non ha fine, a Leuven stanno organizzando un convegno sulla filosofia del cricket mentre proprio oggi mi è arrivato un avviso dalla Open Court Press, che ha già pubblicato The Simpsons and Philosophy, The Matrix and Philosophy, e The Sopranos and Philosophy, Buffy the Vampire Slayer and Philosophy.
Ora stanno raccogliendo i contributi sulla filosofia di Bob Dylan e di Woody Allen!
(D'altronde Umberto Eco non aveva scritto qualche decennio fa la Fenomenologia di Mike Bongiorno?)

lunedì, novembre 10, 2003

Stasera c'è una bellissima luna piena ed andiamo a festeggiare la laurea di Nirvana.
Nirvana è la mia flatmate preferita (spero che le altre non mi leggano) ma su una cosa non andiamo proprio d'accordo: il cibo.
Ho riportato del prosciutto crudo dall'Italia, ottimo, di produzione artigianale e sia lei che Derek, il suo ragazzo, sono rimasti impressionati, disgustati direi, perché mangiavo il prosciutto crudo. All'inizio credevo scherzassero anche se sembravano sinceri, poi sono andato a controllare al supermercato ed effettivamente il prosciutto crudo non fa parte della cucina irlandese a meno che non sia affumicato.
E' incredibile come il gusto sia profondamente influenzato dalla cultura di appartenenza; per loro era inconcepibile, barbaro, che io mangiassi il maiale crudo! Così pure non capiscono perché continuo a sbucciare le pere e le mele.

domenica, novembre 09, 2003

Venerdì cena (fuori) di appartamento. Le ragazze hanno atteso impazientemente per giorni questo momento arrivando persino a scegliere i vestiti dei maschietti.
Siamo stati a Captain American, Grafton St., un tempio del consumismo. Il cibo è accettabile ma i prezzi esagerati. Da visitare solamente per i cimeli musicali appesi alle pareti. (U2, David Bowie, molti artisti irlandesi).
Dopo, capatina all'A.K.A.. Molto elegante ma piuttosto stretto. Pare che le notevoli ragazze che lo frequentano siano le dipendenti del Brown Thomas di fronte. Manca di uno spazio adeguato per ballare. Da aperitivo.
Ed infatti ci siamo spostati al Turk's Head, alla fine di Temple Bar.
C'ero entrato soltanto una volta, di sfuggita. E' molto ampio, due piani più sottoscala buio e senza luci psichedeliche usato come pista. Frequentazione internazionale, architettura con accenni orientaleggianti, prezzi vergognosi ma tanto io non bevo.
Particolarità: una doppia serie di bagni, a poca distanza gli uni dagli altri.
Momento topico della serata quando vedo un giovane seguire una giovane nel bagno delle donne; dopo un quarto d'ora di attività varie, nascosti in uno dei box, arriva la sicurezza e li caccia entrambi sotto gli sguardi stupiti degli astanti.
(A questo proposito, la nota abitudine femminile di andare al bagno in coppia è esplicitamente vietata nei locali gay di Dublino.)

Sarò monotono ma il mio locale preferito rimane il Q-BAR.

---

Giovedì allo student bar c'erano gli Alphastates (ex Babelfish). Da evitare, si salvava solo la voce della ragazza. Un concerto pietoso, con gran parte dei presenti del tutto indifferente.

Segnalo invece il nuovo singolo di Paddy Casey, Saints & Sinners.
Saints and sinners, la Dublino di questi giorni.

Calcolate la vostra posizione politica e fatemi sapere.

I miei risultati:
Economic Left/Right: -7.12
Libertarian/Authoritarian: -0.92

sabato, novembre 08, 2003

In tempi di Blogaward io non ho dubbi: per il secondo anno consecutivo il miglior blog è quello della mia sorellina.


Per fatto personale.
Nando Dalla Chiesa

Per fatto personale il parlamento ha fatto la discussione piu' politica dell'intera legislatura. In ventiquattro ore ha dibattuto della mafia e dello Stato, della politica e dei processi, delle impunita' e delle persecuzioni, di tangentopoli e dell'onore dei partiti. Il teatro della democrazia che manda in scena tanto spesso interrogazioni di quartiere e
leggine di favore si e' come sollevato, facendo uscire dalle sue viscere terrene la storia e la memoria. E ha provato a riscrivere la prima e la seconda. Con le cose vere e con le cose false. Con gli applausi e i silenzi, le facce contrite e le risate beffarde (stampate su qualche viso, ci credereste?, anche al termine dell'elenco dei morti ammazzati di mafia).
Fatto personale di Luciano Violante. Fatto personale di Giulio Andreotti. E fatti personali di tanti deputati e senatori per i quali anche la vita in un partito e' - giustamente - un fatto personale, anche la rivincita sui censori di tempi lontani lo e'; e anche quell'ossessionante rapporto di potere tra partiti e giudici, cambiato in un amen nei vortici dei primi anni novanta.
*
Forse per questo ieri la rappresentazione che al Senato dava di se' una intera classe di governo (antica e nuova) sembrava quella di una signora o di un signore assai sformati che incontrino, per miracolo, lo specchio dei loro sogni; lo specchio magico che restituisce a tutti snellezza e armonie.
Come si guardavano - e con quale compiacimento - in quello specchio magico, ossia nella assoluzione di Giulio Andreotti, i tanti titolari dei corpi sformati di partito. Lo applaudivano e intanto "si" applaudivano. Sempre piu' forte, passando dallo specchio a se medesimi. Per dire che la mafia non ha rapporti con la politica, che la vendemmia tangentizia non c'e' mai
stata, che e' finita la stagione delle colpe e delle vergogne. Non perche' esse siano state abiurate. Semplicemente perche' non ci sono mai state. Solo favole raccontate da pifferai malvagi scesi un di' dai boschi e messi finalmente in fuga. Assolto, assoluzione, lo avevamo sempre detto, l'uso politico della magistratura, la cultura giacobina dello Stato.
Fatto personale. Ha parlato, Giulio Andreotti. E ha raccontato la sua versione. Gerardo Chiaromonte piu' signore e corretto di Violante, come presidente dell'Antimafia, benche' pure lui comunista. Falcone, Ayala e la diffidenza per certi pentiti, come quel Pellegriti che aveva cercato di mettere di mezzo lui e Salvo Lima e che venne incriminato subito per falsa testimonianza. Salvo Lima, certo: non una parola su di lui, se non che la sua amicizia, testualmente, non gli "sconsiglio'" a cavallo degli anni novanta di produrre una legislazione assai severa verso i mafiosi; anzi, tanto severa che a una parte di essa anche Violante si oppose per ragione di lese garanzie.
*
Esemplare, recitavano in molti. Lei e' un esempio, si complimentavano compunti con Andreotti. L'Italia che si guardava in quello specchio si trovava perfetta. Perfetta perche' assolta in tribunale. Anzi., piu' che perfetta: esemplare.
Certo: Andreotti esempio di senatore a vita che, a differenza dell'amico Cossiga, sta in aula, ascolta, prende appunti e interviene. Andreotti esempio di imputato che, a differenza di Berlusconi e Previti, non si fa le leggi a sua misura, non si sottrae ai processi e si difende in tribunale.
*
Pero', come cambia il senso delle parole.
Ricordo l'esempio di Giorgio Ambrosoli, l'avvocato scelto dalla Banca d'Italia a difendere gli interessi dei risparmiatori di fronte alla potenza mafiosa finanziaria e piduista di Michele Sindona, l'uomo che lo avrebbe fatto assassinare. Si', proprio quel Sindona definito da Andreotti "salvatore della lira" e poi rimasto in contatto con il suo protettore, presidente del consiglio, mentre era latitante in America, inseguito dalla giustizia italiana. Ebbe la medaglia d'oro al valor civile, Giorgio
Ambrosoli. Oggi sono esemplari tutti e due. L'amico di Sindona e la vittima di Sindona. Pari opportunita', please.
Medaglie d'oro e anche funerali: una fila sconvolgente, perche' magistrati e forze dell'ordine (non tutti, ma molti si') il loro dovere lo hanno veramente fatto. Per uno scherzo del destino, una coincidenza inaspettata anzi, ieri mattina il dibattito sul terrorismo era piu' volte sfociato proprio nell'invito appassionato a non dimenticare le vittime del dovere dopo qualche tempo.
Ecco fatto. Tre ore, quattro ore erano trascorse in quella stessa aula e gia' l'esempio non erano piu' loro che si erano battuti - i donchisciotte, i guasconi, i protagonisti - contro la mafia. Esempio era diventato il referente politico di chi prendeva per certo, ossia stando alle sentenze, i voti della mafia. Colui che per certo, ossia secondo sentenza, aveva avuto rapporti diretti con gli uomini di Cosa nostra. Non basta dire che non era reato. Bisogna dire di piu' ormai: esemplare. Perche' sia specchio di un paese senza piu' debiti con la sua coscienza.
*
Per fatto personale. L'ho sentita, l'ho sentita anch'io, la voce di Andreotti incrinarsi quando, parlando infine del "doppio macigno di infamanti accuse", ha ringraziato i colleghi deputati e senatori che "non mi hanno mai fatto sentire solo". E poiche' in ciascuno di noi vi e' (per fortuna, direi) una irriducibile riserva di amore verso il prossimo, di pietas che mai si inaridisce, ho avvertito in me (non mi vergogno a dirlo) un inizio di compassione.
Poi e' stato come se la memoria mi tirasse in pieno viso uno schiaffo da far male. Mi sono rivisto ventun anni fa inginocchiato accanto a un telefono alla notizia che avevano ucciso il prefetto di Palermo. E ho pensato ad altro, ho riavuto altra compassione. Mi sono rivisto mentre ascoltavo e mentre leggevo, prima e dopo la morte. Ho rivisto le frasi, la grafia minuta, il diario. "Gli andreottiani ci sono dentro fino al collo". "La famiglia politica piu' inquinata del luogo", scritto su tanto di carta intestata al presidente del Consiglio Spadolini, con riferimento proprio a quella corrente andreottiana che lo andava pubblicamente ostacolando. Una lettera disperata. E il passo sconvolgente del suo diario sul suo incontro (primi di aprile dell'82) con il leader democristiano, che al processo ribattera', irridente, "Mi avra' confuso con qualcun altro". E poi lo scrupolo politico e morale, etico e civile, del leader massimo della corrente di Salvo Lima e dei cugini Nino e Ignazio Salvo (mai conosciuti, per carita') dopo l'assassinio del prefetto. Se e' vero, come si e' detto ieri parlando di terrorismo, che le parole sono pietre e addirittura, a volte, possono essere pallottole, ecco le parole di Andreotti ai suoi uomini in Sicilia dopo il delitto: "Voi democristiani siciliani siete forti e per questo dicono male di voi. Se foste deboli nessuno si curerebbe di voi.
Respingiamo il falso moralismo di chi ha la bava alla bocca mentre rafforzate le vostre posizioni ad ogni elezione". Applausi, un uragano di applausi. Durante il quale il leader venuto da Roma invito' anche i presenti a "smitizzare" Dalla Chiesa.
*
Per fatto personale. Parlava ieri, Andreotti, e citava il delitto e il processo Dalla Chiesa. Ma tutto questo - immagini, parole, ambienti, dolore - in cio' che lui diceva non c'entrava neanche di striscio. Questi erano ricordi esclusivamente miei, di me che mi stavo anche commuovendo per lui sotto l'incalzare della buriana che tutto rovescia, tutto travolge,
pretendendo di riscrivere la storia. Avrei voluto allora parlare anch'io per fatto personale.
Mai, venti anni fa, quando accusai Andreotti - politicamente, culturalmente, si intende, e un decennio prima delle procure -, mai avrei immaginato di vivere questi momenti in parlamento. Non io che gridavo le mie ragioni, ma lui che rivendicava la sua innocenza, anche politica, nel mio assoluto silenzio regolamentare.
Gia', formalmente nessuno mi aveva offeso, quale fatto personale potevo invocare? Ne' potevo parlare a nome della Margherita, trattandosi per l'appunto... di un fatto personale.
Esemplare, il vecchio leader. Lo so, lo so: almeno da un certo punto in poi, non ha commesso reati. Eppure io ricordo quell'intervista fattagli alla festa dell'Amicizia da Giampaolo Pansa pochi giorni dopo il delitto. Ma lei, gli chiese Pansa, non prova come dirigente storico di un partito di governo, "anche un senso di colpa" (non di piu', badate!) di fronte all'Italia di
Sindona e delle morti di Pecorelli, di Ambrosoli, di Calvi, di Moro, di Dalla Chiesa? Andreotti, l'Andreotti che (giustamente) ci ha chiesto di distinguere responsabilita' penale da responsabilita' politica, rispose brutalmente: "Nemmeno un poco". E quando Pansa gli accenno' ai troppi funerali di morti ammazzati in Sicilia, non rammento ora se chiedendogli anche perche' lui non fosse andato ai funerali del prefetto di Palermo, il leader democristiano rispose cosi': "Preferisco andare ai battesimi". Il pubblico rideva e applaudiva. Applaudiva lo specchio di un'Italia senza colpe e senza vergogne dove pero' gli uomini dello Stato cadevano come birilli.
Scusatemi, scusatemi davvero se ve l'ho raccontato.
Anch'io, lo ammetto, per fatto personale.

venerdì, novembre 07, 2003

UN PEZZETTO DI CIELO

Si deve essere capaci di vivere senza libri e senza niente. Esisterà pur sempre un pezzetto di cielo da poter guardare, e abbastanza spazio dentro di me per congiungere le mani in una preghiera.

Così scriveva il 14 luglio 1942 Etty Hillesum, giovane ebrea olandese, un anno prima della sua eliminazione avvenuta nel lager nazista di Auschwitz il 30 settembre 1943. Abbiamo già attinto altre volte in passato al suo Diario 1941-43 (ed. Adelphi), ricco di pagine di lotta e di amore, di mistica e di silenzio. Forse è proprio perché abbiamo attorno a noi tante cose e tante presenze, che noi abbiamo perso quel «pezzetto di cielo» necessario per «congiungere le mani in una preghiera». Non siamo più capaci di creare uno spazio minimo di quiete e pace, simile a un'oasi, ove ritirarci per incontrare la nostra anima e il nostro Dio.
La vera esperienza di fede non è, però, isolamento e reclusione dal mondo. Mi rinchiudo in me stesso e nella mia camera per poi uscirne ed essere segno per gli altri nella quotidianità delle scelte. È ancora Etty (cioè Ester) a guidarci e a suggerirci una preghiera che ci aiuti a vivere la frammentarietà e l'esteriorità della giornata illuminandola e valorizzandola. Scriveva ancora in quel Diario: «M'inginocchio sul ruvido tappeto di cocco, con le mani che coprono il viso, e prego: Signore, fammi vivere di un unico, grande sentimento. Fa' che io compia amorevolmente le mille piccole azioni di ogni giorno, e insieme riconduci tutte queste piccole azioni a un unico centro, a un profondo sentimento di disponibilità e di amore…». Ecco, questa è «la sola cosa di cui c'è bisogno», come diceva Gesù a Marta: trovare, attraverso la preghiera, il nodo d'amore che tenga insieme tutte le "piccole azioni".


Gianfranco Ravasi

Mi servono 2 milioni di sterline.
E' stato messo in vendita The Bird and the Baby, il pub di Tolkien e C. S. Lewis, il mio preferito ad Oxford.

giovedì, novembre 06, 2003

Il mio intervento al Work in Progress Seminar sarà sulla traduzione e l'etica. Sto leggendo un po' di lavori specialistici ma anche esperienze di traduttori. Questa è una breve intervista a Beatrice Masini, traduttrice italiana di Harry Potter.

Certe notti per dormire mi metto a leggere,
e invece avrei bisogno di attimi di silenzio.
Certe volte anche con te, e sai che ti voglio bene,
mi arrabbio inutilmente senza una vera ragione.
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca;
mi innervosiscono i semafori e gli stop,
e la sera ritorno con malesseri speciali.
Non servono tranquillanti o terapie
ci vuole un'altra vita.
Su divani, abbandonati a telecomandi in mano
storie di sottofondo Dallas e i Ricchi Piangono.
Sulle strade la terza linea del metrò che avanza,
e macchine parcheggiate in tripla fila,
e la sera ritorno con la noia e la stanchezza.
Non servono più eccitanti o ideologie
ci vuole un'altra vita.


Curiosità.
Doglaw, un sito che raccoglie le leggi riguardanti i cani.

martedì, novembre 04, 2003

Il College Tribune di questo mese, uno dei tre giornali studenteschi, presenta i risultati di alcuni sondaggi effettuati in campus.
Questi i risultati che più mi hanno colpito.
L'economia irlandese va alla grande ed infatti l'87% degli studenti è estremamente (31%) o ragionevolemente (56%) fiducioso di trovare un lavoro significativo dopo la laurea.
L'85% ritiene che l'Irlanda oggi sia più pericolosa di 10 anni fa.
Il 70% trova il college accogliente e l'83% è soddisfatto della scelta del proprio corso di studi.
Il 78% approva il divieto di fumare in bar e ristoranti che entrerà in vigore dal prossimo 26 gennaio.
Il 42% spende più di 30 euro a settimana in alcolici, ed il 36% tra 10 e 30 euro. Il 10% ha problemi di alcolismo. (Il 2% non è maggiorenne e quindi non può consumare alcolici.)

Stasera ho approfondito la conoscenza di tre ragazze che frequentano il mio gruppo di preghiera.
Vengono dalla Malesia e studiano medicina. C'è un accordo tra il mio college e qualche università malese per cui vengon qui per due o cinque anni e poi continuano gli studi in patria. Credo i malesi siano il gruppo di stranieri più numeroso, dopo gli statunitensi. Comunque, sapevo della loro provenienza ma oggi ho scoperto che sono di etnia cinese. E' un po' difficile distinguere gli asiatici e queste tre hanno tratti somatici differenti, evidentemente anche tra i cinesi ci sono differenze notevoli.

La cosa più sorprendente che ho scoperto, se ho ben capito, è che in Malesia ci sono 9 re ed ognuno di questi regna per un periodo di 5 anni secondo un sistema di rotazione!
Ho chiesto un loro giudizio sul primo ministro che qualche settimana fa aveva accusato gli ebrei di controllare il mondo. Mi hanno spiegato che dopo venti anni di governo, da venerdì non è più in carica. In ogni modo il loro giudizio era estremamente positivo!

La maggioranza dei loro compatrioti è di religione musulmana mentre loro sono cattoliche. Sono in Europa da pochi mesi e non hanno ancora ben chiara la nostra geografia. Una mi ha chiesto se Roma fosse in Italia. Ho mostrato loro l'Italia. "Ah, lo stivale!!" Esattamente.

Ma voi sapete qual è la capitale della Malesia?
Io no, forse Mompracen? (Sandokan non era la tigre di Mompracen o qualcosa di simile?)
Glie lo chiederò la prossima volta.

Let's talk about music.

Questa settimana segnalo i Marron5.

L'hit del momento è sicuramente I believe in a thing called love dei The Darkness.
Musicalmente è un ibrido: vecchio riff, assolo tardi anni '80, cantato Seventies. Però ti prende. Secondo me il merito è del cantante, Justin Hawkins è veramente un personaggio.
Quando l'ho visto la prima volta in video, con quella faccia da capra e un turbante di fiori in testa, mi sono impaurito.
Qualcuno ha scritto che è un incrocio tra il peggior Steven Tyler e gli Stryper. Vero, devono piacergli molto gli Stryper anche perché indossa spesso una loro maglietta, anche su Heat di questa settimana. (Heat è il Novella 2000 inglese).
Qui un po' di mp3 live.

L'ho già scritto in passato, ballare Sean Paul è difficilissimo, ma finalmente ho trovato una ragazza, nigeriana, che conosce i passi che si vedono in video. Domani chiedo anche a Gozie, anche lei nigeriana.

A fine novembre c'è David Lee Roth a Vicar Street, vorrei andarci ma 45 euro mi sembrano un po' troppi. Ci fossero almeno i Van Halen.

lunedì, novembre 03, 2003

Dovevamo andare a Cork, poi a Killkenny, alla fine siamo finiti a Naas, il capoluogo della contea di Kildare.
Dev'essere un bel posto ma non abbiamo visto quasi nulla: siamo arrivati il tardo pomeriggio che pioveva a dirotto e abiamo passato tutto il tempo in un ex-convento in campagna ed in un night bar.
Stamattina poi, fatta la nostra performance musicale, siamo ripartiti.
Noi chi? Ma il Trinity College Folk Group, del quale faccio ufficialmente parte da ieri pomeriggio!

La storia è semplice: la mia amica Bernie ha creato dal nulla questo fantomatico gruppo, ci ha riunito al Trinity, abbiamo provato quattro canzoni e siamo partiti.

Pensate sia difficile far credere ad una cinquantina di universitari della SVP (che non è la Südtiroler Volkspartei ma la Saint Vincent de Paul Society) che un gruppo folk irlandese possa essere composto da quattro musicisti dei quali uno, il sottoscritto è italiano e due sono asiatici (malesi credo)?

Ci siamo riusciti. Come? Semplice, intanto io c'ho una faccia che potrei spacciarmi irlandese, basta che non apro bocca. (Qualche volta, l'altra sera con due spagnole ad esempio, ci riesco anche aprendo bocca). I due asiatici, si sono presentati esattamente 5 minuti prima dell'esibizione e, cosa più rilevante, abbiamo suonato soltanto durante la messa, finita la quale tutti avevano fretta di ripartire, dopo tre giorni di training e sbevazzamenti pre e post halloweeniani.

Quindi nessuna canzona folk, sarà per la prossima volta. :)

domenica, novembre 02, 2003

"Il martire che aveva coscienza di morire per Cristo ha inaugurato il regno dei figli di Dio e dei veri uomini liberi; il soldato che muore, senza sapere perché muore, porta al colmo il regno dei servi".

don Primo Mazzolari

sabato, novembre 01, 2003

E' passato anche Halloween.
Era la prima volta che lo festeggiavo in Irlanda, quello che mi ha emozionato di più sono stati i fuochi d'artificio che si vedevano un po' dovunque. Sono iniziati appena il sole è tramontato, per poi durare diverse ore.
Per il resto è esattamente come carnevale.
Il premio del vestito più originale va ad un tipo visto al Q-Bar che trasportava sulle spalle un tavolino apparecchiato con tanto di candele accese.
Il top della serata è stato quando il tavolino è riuscito a baciare una Obelix!!

Oggi e domani sarò a Kilkenny, quindi niente aggiornamenti.

Il curriculum giudiziario completo del Cavaliere Berlusconi.