lunedì, dicembre 05, 2005

Le ragioni del dialogo

Da quando si è insediato a Chieti, il mio carissimo vescovo ha promosso interessanti iniziative, non solo dal punto di vista ecclesiastico ma anche culturale.
L'ultima, già sperimentata alla Facoltà Teologica di Napoli, è quella delle Quaestiones Quodlibetales, dialoghi introdotti dal Rettore dell'Università di Chieti e tenuti da S.E. Bruno Forte, con diversi interlocutori rappresentativi dei vari campi dell’esperienza umana.

La quaestio quodlibetalis ha origine dalle dispute universitarie medioevali in cui veniva discusso ogni genere di problemi che il Magister doveva coordinare e a cui doveva dare risposta.

Si è iniziato il 26 novembre con l'architetto svizzero Mario Botta e la quaestio: Dove abita Dio? Seguirà il 20 gennaio il dialogo con Moni Ovaia, Può Dio ridere? e il 10 Marzo quello con Massimo Cacciari, Può Dio soffrire?

Il testo introduttivo dell'incontro con Botta lo trovate qui.

In questo articolo, invece, l'arcivescovo spiega le ragioni dell'iniziativa.

A differenza di altri paesi europei, l’Italia ha conosciuto un processo di secolarizzazione che - sebbene pervasivo - non sembra finora aver compromesso in maniera decisiva la solidità di una tradizione religiosa di base e di un diffuso attaccamento alla Chiesa. Questo dato si riflette anche nell’atteggiamento di quanti si dichiarano non credenti: dove non si abbia a che fare con reazioni contingenti (quali sembrano essere quelle di alcuni “laici” in conseguenza dei risultati del recente referendum…) o con atteggiamenti legati a fasi o esperienze della vita personale, è possibile riconoscere un’attrazione abbastanza diffusa verso il fatto religioso e verso la Chiesa in particolare, accompagnata da un’attenzione rilevante nei confronti di ogni segno di ascolto o di amicizia che venga loro rivolto dai credenti e dalle istituzioni ecclesiali (ne ho avuto prova ancora la settimana scorsa nel dialogo svoltosi nel Duomo di Milano fra me e l’amico filosofo della scienza Giulio Girello su fede e ragione, davanti a una folla attentissima di ascoltatori). La crisi delle ideologie, in particolare di quelle dichiaratamente atee e anticristiane, ha creato in molti un senso di vuoto e di orfananza, che li spinge a interessarsi in modo nuovo della “sfida” di Dio: quello che trattiene alcuni su questa strada è il problema del male, specie della cosiddetta “sofferenza innocente”, e a volte purtroppo anche lo scandalo della contro-testimonianza da parte di alcuni credenti. La via più adatta per aiutare lo sviluppo positivo della domanda religiosa che così si affaccia, al servizio della crescita della vita civile di tutti, mi sembra allora quella che passa attraverso il dialogo. Certamente, l’opposizione alla Chiesa resiste ancora in alcuni “residui” ideologici: essa però si realizza soprattutto nell’azione dei persuasori occulti della cosiddetta società opulenta. Gli ideali e i modelli di vita proposti dai media, dalla propaganda, dagli stessi protagonisti della scena pubblica, sociale, politica e culturale, sono spesso di un edonismo radicalmente antievangelico. Queste forme di “ateismo pratico” non sono meno insidiose e pericolose delle espressioni dell’ateismo teorico e militante di una volta, che produceva spesso nei credenti una reazione eguale e contraria. A questo livello l’antidoto non può consistere per il credente in altro che in una testimonianza di fede serena e irradiante, capace di molta dedizione e prossimità, coniugata a una disponibilità sincera al dialogo rispettoso con l’altro.
In particolare, il confronto intorno alle esigenze etiche - sul piano personale e sociale - diventa la forma quanto mai urgente di resistenza comune all’ateismo pragmatico strisciante che viene a rodere le coscienze e a svuotare la capacità di donazione e di sacrificio, a favore di logiche egoistiche personali e di gruppo. Il vero pericolo per tutti è che il livello della vita morale si assesti su “standards” mediocri e di compromesso: fra gli stessi credenti si ha talora l’impressione che la vocazione universale alla santità, riproposta con forza dal Vaticano II e recentemente dalla Novo Millennio Ineunte, sia considerata del tutto utopica e non incisiva nella vita. Solo un alto livello di motivazioni può contrastare l’indifferentismo e il relativismo che si va insinuando nelle coscienze, secondo la logica del “che male c’è? - lo fanno tutti”. La proposta alta e credibile, pagata con la vita, delle esigenze del bene è l’antidoto serio da cercare a tutti i costi e, al tempo stesso, la forza di ogni dialogo e di ogni ponte di amicizia lanciato verso l’altro. Non la rinuncia al dialogo, ma la testimonianza umile e intelligente della carità nutrita dalla fede mi sembra dunque la via sulla quale i cristiani sono chiamati a vivere la loro presenza e il loro incontro con l’altro nell’Italia degli inizi del terzo millennio. Ed insieme mi pare questo un punto di incontro con tutti coloro cui stia veramente a cuore la causa del bene comune e della crescita spirituale ed etica delle nuove generazioni. È a queste motivazioni che intendono ispirarsi le “Quaestiones Quodlibetales” che ho promosso insieme al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi “Gabriele D’Annunzio”, Franco Cuccurullo: si tratta di momenti di riflessione a tutto campo, su temi che ci toccano tutti, dove credenti e non credenti sono posti di fronte ad una comune responsabilità. Così, domani il faccia a faccia sarà con uno dei maggiori architetti del nostro tempo, lo svizzero Mario Botta, sulle problematiche dell’abitare lo spazio come luogo del Sacro al servizio di una qualità della vita più piena e vera per tutti. A tutti, credenti e non credenti, l’invito a farci pensosi insieme, per costruire quei ponti di dialogo che appaiono più che mai decisivi nell’Italia di oggi.

Bruno Forte
Arcivescovo Metropolita di Chieti – Vasto

2 Comments:

At 3:41 PM, Anonymous piccolo zaccheo said...

Carino il refuso, con Moni "Ovaia". Se lo correggi cancella pure il mio commento. Altrimenti consiglio di mettere "Cacciani" in luogo di "Cacciari", col che risulta chiarissimo che anche Dio possa ridere.

Un saluto dal piccolo babbeo.

 
At 5:11 PM, Blogger Angelo said...

Ah ah ah, ma sì, lasciamolo il refuso. (Era sul sito della Diocesi, ho fatto copia-incolla)
Tanto più che a me 'sto Ova(d)ia, che ho pure conosciuto quando venne al San Carlo a Modena, mi sta antipatico.

Comunque non sono il solo. Ho provato a cercare 'Moni Ovaia' su Google. 235 risultati!!!
http://www.google.ie/search?hs=Eex&hl=en&client=firefox-a&rls=org.mozilla%3Aen-US%3Aofficial&q=%22moni+ovaia%22&btnG=Search&meta=

 

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