mercoledì, giugno 21, 2006

Per la Costituzione

Appello di riviste di ispirazione cristiana.



Anche per i cristiani del nostro Paese si avvicina un momento di grande responsabilità.

Per la prima volta dal 1946 il potere costituente torna al popolo. La Costituzione che ci governa dal 1948 è stata ripudiata da una parte del mondo politico italiano e dalla maggioranza delle vecchie Camere, e sulla “Gazzetta Ufficiale” è stata già pubblicata la nuova Costituzione, che se non è ancora entrata in vigore è solo perché il popolo si è riservato il diritto di respingerla col “no” nel referendum convocato per il 25 e 26 giugno. Questa chiamata alle urne non è pertanto una prova elettorale come le altre; si tratta di un referendum assolutamente eccezionale in cui i cittadini, divenuti essi stessi costituenti, devono decidere di nuovo dell’identità e del futuro della Repubblica.

Ciò che fu stabilito dall’Assemblea Costituente nel 1947 è infatti oggi rimesso in questione. Allora confluirono in quella decisione le tre grandi culture del Paese, quella cattolica, quella comunista e socialista allora strettamente unite, e quella laico-liberale; ma l’incontro e la sintesi di quelle tre culture fu talmente felice che non un pezzo della Costituzione per ciascuna, ma l’intera Costituzione è risultata perfettamente coerente a ciascuna delle tre ispirazioni. Perciò essa, scritta (e sottoscritta) da tutti, è anche la Costituzione di tutti ed ha compiuto il miracolo di unificare l’Italia e di permetterle di passare dalla arretratezza alla modernità, dalla miseria diffusa alla diffusa abbondanza di beni pur nelle sussistenti disparità, dalla dittatura alla democrazia e dalla guerra a una lunga pace. Con essa la guerra fu ripudiata; le filosofie e le dottrine politiche che avevano fondato la società sulla ineguaglianza per natura degli esseri umani furono rigettate e sostituite da una antropologia della pari dignità umana, per costruire un ordinamento di giustizia e di pace.

Se la Costituzione è di tutti, i cristiani hanno delle particolari ragioni per rivendicarne i contenuti e difenderla. Non solo perché vi concorsero nel sacrificio che la precedette e nella elaborazione che ne fissò i principi e le norme nell’Assemblea Costituente, ma perché il patrimonio che vi è rappresentato evoca i più alti valori della vita cristiana: dal fondamento del lavoro su cui è stabilita la Repubblica alla centralità della parola che si esprime nel Parlamento, dal primato della pace alla conversione dei poteri in “funzioni” e servizi per il bene comune, dalla pacificazione con la Chiesa cattolica alla laicità e alla libertà religiosa. Nell’enciclica “Pacem in terris” di Giovanni XXIII la Costituzione, come carta dei diritti e regola dei rapporti tra cittadini e poteri pubblici fu celebrata come un “segno dei tempi”, cioè come una delle conquiste storiche in cui costruzione umana e ordine voluto da Dio si parlano e si incontrano.

Se nella ordinaria vita politica i cristiani sono presenti e agiscono senza esibire la loro peculiare identità, vi sono circostanze che possono esigere un atteggiamento diverso. Quando, come in occasione di questo referendum, sono in gioco e per un lungo tempo futuro i fondamenti stessi e i valori supremi della convivenza civile, non c’è ragione per cui dei cristiani non debbano assumere a viso aperto le difese della Costituzione, impegnandovi tutta la loro responsabilità. Del resto, se nella storia del nostro Paese hanno svolto, in diverse forme, un ruolo di rilievo le tradizioni del cristianesimo democratico e del cristianesimo sociale, oggi sembra del tutto opportuno e necessario che emerga un’iniziativa di “cristiani per la Costituzione”, per salvarla nel momento in cui è “aggredita”.

Vero è che tale aggressione viene negata, perché quella che viene rimossa e sostituita dal testo di Calderoli e degli altri quadrunviri riunitisi a Lorenzago è solo la seconda parte della Costituzione, e quindi sarebbero fatti salvi i principi e i diritti fondamentali della prima. Ma le due parti della Costituzione sono speculari e necessarie l’una all’altra: la prima parte è una struttura a piramide rovesciata, avente al primo posto i diritti e i doveri del cittadino nella sua individualità, e poi via via del cittadino in rapporto alla famiglia e alla scuola, quindi in rapporto alla sfera economica e infine in rapporto a quella più ampia del mondo politico; la seconda parte, in base allo stesso schema, comincia col Parlamento, in corrispondenza al primo articolo proclamante la sovranità popolare, per svilupparsi poi nella definizione degli altri istituti in cui coerentemente doveva concretarsi l’organizzazione statale unitaria della società. In tal modo la seconda parte risulta attuazione, strumento e garanzia della prima. Ora nella riforma promossa dalla Lega e varata da tutto il centrodestra sotto il nome riduttivo e fuorviante di “devolution”, questo rapporto viene rotto. Il Parlamento è travolto, la vita della Camera è condizionata a quella del governo, la rappresentanza popolare è smembrata in una maggioranza dotata di tutti i poteri e una minoranza senza diritti, i cui voti nemmeno verrebbero contati nelle votazioni di “sfiducia costruttiva”, l’unità nazionale che comporta pari opportunità per tutte le regioni è compromessa e gli istituti di garanzia sono snaturati e mortificati. In particolare il Presidente della Repubblica non avrebbe neanche il potere di salvare la Camera dallo scioglimento che il Primo Ministro potrebbe decretare in ogni momento mandando a casa i deputati a suo piacimento; verrebbe istituita la figura sovrana e incondizionata del capo del governo, vero padrone “determinante” della politica nazionale e del Paese intero. Tutto ciò di cui si è discusso in queste settimane per l’attribuzione dei nuovi ruoli istituzionali e di governo, diverrebbe con la nuova Costituzione privo di senso, perché un solo potere personale sarebbe instaurato e garantito e nessuna vera opposizione potrebbe essere esercitata in corso di legislatura. L’identità dell’Italia e il suo ruolo nel mondo sarebbero decisi da una persona sola, e il popolo non potrebbe influirvi facendo valere le sue radici, la sua civiltà e la sua cultura.

La difesa della Costituzione vigente non vuol dire peraltro che singole sue disposizioni o istituti non possano essere modificati se necessario; ma in ogni caso deve essere salvaguardato il costituzionalismo interno e internazionale nelle sue acquisizioni irrinunciabili.

Perciò noi riteniamo che sia necessaria una forte mobilitazione dei cristiani contro questa riforma, anche attraverso la partecipazione a una grande manifestazione nazionale unitaria di tutto il fronte democratico per il “NO” al referendum del 25 giugno. E dopo il referendum pensiamo che debba restare alta l’attenzione dei credenti perché ai valori della Costituzione non sia inferta alcuna ferita, e perché l’amore della pace, dell’unità, della libertà e dei diritti torni sempre a rinascere.



Promuovono l’Appello:

(in ordine alfabetico)

Adista (agenzia di informazione su religione e politica), Aggiornamenti Sociali (mensile dei gesuiti del Centro Culturale San Fedele - Milano), Appunti di Cultura e Politica (rivista dell’associazione “Città dell’Uomo”), Cem Mondialità (mensile di educazione interculturale dei Missionari Saveriani), Cercasi un fine (periodico di cultura e politica fondato da organizzazioni del volontariato pugliese), Club3 (mensile di attualità dei Religiosi Paolini), Confronti (mensile di dialogo interreligioso), Coscienza (mensile del Meic – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale dell’Azione Cattolica), Cristiano sociali news (quindicinale del movimento dei Cristiano Sociali), Gioventù Evangelica (trimestrale della Fgei - Federazione Giovanile Evangelica Italiana), GO - Gioventù Operaia (mensile della Gioc), Il Dialogo (periodico politico-religioso irpino), il foglio (mensile di cristiani torinesi), Il Gallo (rivista di cristiani genovesi), Il Margine (mensile dell’associazione Oscar Romero), Il Tetto (bimestrale politico religioso fondato a Napoli nel 1964), Jesus (mensile di cultura e attualità religiosa dei Religiosi Paolini), Koinonia (rivista di formazione comunitaria cristiana promossa a Pistoia da Religiosi Domenicani e da laici), La Voce Alessandrina (settimanale della Diocesi di Alessandria), L’invito (trimestrale di cristiani trentini), Misna (Agenzia dei 4 Istituti Missionari: Comboniani, Saveriani, Pime e Missioni della Consolata), Missione Oggi (mensile dei Missionari Saveriani), Missioni Consolata (rivista dei Missionari della Consolata in Italia), Mosaico di Pace (rivista mensile promossa dalla sezione italiana di Pax Christi), Mo.VI informazione (rivista del Movimento del Volontariato Italiano), Narcomafie (Mensile del Gruppo Abele di Torino), Nigrizia (mensile dei Missionari Comboniani), Notiziario Cdb (periodico delle Comunità Cristiane di Base), Oreundici (rivista dell’associazione cristiana “Ore undici”), Polis duemila (periodico Associazione culturale di impegno sociale e politico), Politicamente (periodico dell'associazione cattolico-democratica “Agire politicamente”), Popoli (mensile internazionale e missionario dei gesuiti italiani), Preti Operai (rivista dei preti operai italiani), Proposta educativa (rivista del Mieac – Movimento di Impegno Educativo di Azione Cattolica), Qol (rivista di dialogo ebraico-cristiano), Ricerca (mensile della Fuci – Federazione Universitaria Cattolica Italiana), Riforma (settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi), Rocca (quindicinale della “Pro Civitate Christiana” di Assisi), Segno (mensile di cultura e politica di laici e Religiosi Redentoristi di Palermo), Settimana (settimanale di attualità per operatori pastorali dei Religiosi Dehoniani), Tempi di Fraternità (mensile piemontese di cristiani di base), Testimonianze (rivista fondata da padre Ernesto Balducci), Viottoli (mensile della Comunità cristiana di base di Pinerolo), Vita monastica (rivista dei monaci camaldolesi), Vita pastorale (mensile per operatori pastorali dei Religiosi Paolini)

5 Comments:

At 7:26 PM, Anonymous Francesco Vergani said...

Alla ricerca di uno Stato di sana e robusta e Costituzione, tra il "Sì" e il "No" a questa discutibile riforma, comunque meglio l'equilibrio di una revisione condivisa del testo, a urne chiuse.

 
At 12:50 AM, Anonymous Francesco Rinarelli said...

Ma tu non voti sì o non voti no?
:-)

 
At 1:47 AM, Blogger Angelo said...

Rinarelli, non so, devo ancora decidere. :-)

 
At 10:14 AM, Anonymous Simona said...

Caro Angelo,

mi piace naturalmente il tuo tono dialogante... ma, al di là del merito di alcuni cambiamenti che avrebbero legittimità e di altri che sono sconcertanti, siamo di fronte a un testo che non solo è stato approvato a colpi di maggioranza ma che ha anche seri problemi tecnici di attuabilità.
Non lo dico da me, ma dopo aver sentito costituzionalisti esimi al convegno organizzato dal Meic il 5-6 maggio scorso. Se ti interessa sul sito ci sono alcuni articoli e poi sono gà usciti gli atti per le edizioni Ave (15 euro)... se vuoi te li spedisco.

Meglio il NO. E poi ripartire per riformare veramente il Paese.

Baci costituzionalisti,

Simona

 
At 10:23 AM, Blogger Angelo said...

Simona, come vedi avevo già pronto il documento del MEIC ed infatti l'ho appena spedito sul blog.
Grazie

 

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