giovedì, maggio 21, 2020

L'Ascensione al cielo di Cristo

L’Ascensione di Cristo fu conforme alla ragione (…) per tre motivi: primo, il cielo gli era dovuto, per la sua natura. Poiché è conforme alla natura che ogni essere torni là da cui ha origine. Ora Cristo ha origine da Dio, che è al di sopra di tutto. Gesù infatti dice agli apostoli (Gv 16,28): "Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo, e vado al Padre". (…) Anche i santi salgono al cielo, tuttavia non vi salgono alla stessa maniera di Cristo; Cristo infatti è salito al cielo con la sua stessa potenza, mentre i santi vi salgono introdotti da Cristo. Diciamo anche noi con la sposa del Cantico (1, 4): "Attirami dietro a te, corriamo! M'introduca il re nelle sue stanze". Si può dire perciò che nessuno sale al cielo se non per Cristo. Cristo infatti è il Capo della Chiesa e i santi salgono al cielo in quanto sue membra.
Secondo, il cielo era dovuto a Cristo Gesù in ragione della sua vittoria. Cristo infatti fu inviato nel mondo per combattere contro il diavolo e ne uscì vincitore: "Io ho vinto - dice Gesù (Ap 3,21) - e mi sono assiso presso il Padre mio sul suo trono".
Infine, Cristo meritava di essere in cielo per la sua umiltà. Infatti, nessuna umiltà è grande quanto quella di Cristo, poiché lui che era Dio ha voluto farsi uomo; lui che era Signore ha voluto prendere la condizione di schiavo, facendosi obbediente fino alla morte (cf. Fil 2,7) e discese agli inferi: per questo ha anche meritato d'essere esaltato fino al cielo, al trono di Dio. L’umiltà infatti è la strada che conduce all'esaltazione. "Chi si abbassa, dice il Signore (Lc 14, 11) sarà innalzato" e san Paolo scrive agli Efesini (4, 10): "Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli".

San Tommaso d'Aquino (1225-1274)
teologo domenicano, dottore della Chiesa
Commento al Credo

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