martedì, marzo 15, 2005

Dante e l'anima del feto

«Caro monsignor Ravasi,
discutendo giorni fa di procreazione assistita, mia figlia – studentessa liceale – mi ha ricordato che nel XXV canto del Purgatorio Dante afferma che il feto acquista l’anima solo quando "l’articolare del cerebro é perfetto". Verrebbe quindi da pensare, col "ghibellin fuggiasco", che l’essere vivente e senziente si forma se e quando "un’alma sola/che vive e sente, e sé in sé rigira». È evidente che in fase embrionale ciò non avviene; ma può, in ogni caso, questo fatto giustificare la teoria liberticida dei sostenitori dell’abrogazione della legge 40? Cordialità».
Adriano V. Pirillo

Risponde monsignor Gianfranco Ravasi
Dante riflette una delle teorie di quel tempo, quella tomistica. Lo "spirito nuovo, di virtù repleto" è l’anima intellettiva, "spirata" direttamente da Dio. L’embrione, però, sempre secondo questa dottrina, possiede già per via naturale l’anima vegetativa e sensitiva. Il processo è, perciò, considerato unitario e riguarda già la creatura umana e non un mero ente fisiologico che poi si fa uomo. Il progetto è unico, anche se ha livelli differenti e lo è sulla base del principio di causalità e finalità. Veda il commento di A.M. Chiavacci Leonardi (Mondadori, Meridiani 1994, pp. 742 ss.). Con viva cordialità,
Gianfranco Ravasi