giovedì, febbraio 10, 2005

Il Formicaio



Tutto ciò che l’uomo cerca su questa terra è dinanzi a chi genuflettersi, a chi affidare la propria coscienza e in che modo, infine, riunirsi tutti in un indiscusso, comune e concorde formicaio.
S’intitola L’arte della libertà (Mondadori 2004) ed è un curioso tentativo di illustrare cinquanta categorie politiche, sociali e culturali attraverso altrettante opere di artisti. A elaborare questa particolare galleria simbolica sono un giornalista prestato alla politica, Salvatore Carrubba, e uno storico dell’arte, Flavio Caroli. Ebbene, alla voce "conformismo" m’imbatto in questa citazione di Dostojevskij. Sono parole taglienti che fotografano una realtà costante che nel volume è illustrata ironicamente dalla tela veneziana Il concertino di Pietro Longhi. Il nostro tempo è ancor più esplicito e impudico nel mostrare la verità di quell’asserto: la moda impera e fa seguaci ciechi, il luogo comune imperversa sbeffeggiando chi si affatica a ragionare, la televisione accoglie folle di guardoni istupiditi da spettacoli volgari e "taroccati".
L’immagine del formicaio è illuminante, ma lo è soprattutto una frase amara: l’ansia di «affidare la propria coscienza» a un altro. È questa la vera perdita dell’anima, è l’essiccarsi della moralità, sostituita dal "così fan tutti". E se non siamo più che attenti, questa deriva colpisce ciascuno di noi, perché il conformismo è un nemico invisibile che si insinua in tutti gli ambienti, anche in quelli più santi, lasciandovi le sue spore. Parlando all’assemblea generale dell’Onu nel 1961, Kennedy aveva dichiarato: «Il conformismo è il carceriere della libertà e il nemico dello sviluppo».
Le sue catene sono, però, dorate e la sua violenza è dolce e nascosta. Per questo è necessario tener alta la guardia e non consegnare mai a nessuno la propria coscienza, ma neppure cloroformizzarla nella superficialità.

Gianfranco Ravasi, Avvenire, 8 febbraio.