venerdì, gennaio 30, 2009

Modena, 28 gennaio 2009. ALLORA come va, professor Altini? «Diciamo che ho bisogno di auguri, ma sono convinto che qui al San Carlo ci sia un bel gruppo di lavoro, e quindi si va avanti con fiducia e con entusiasmo».

SONO QUASI le sette di sera, e nell’austera cornice dell’antico Collegio dei Nobili, nel cuore della città, il professor Carlo Altini sta per concludere la sua seconda giornata alla direzione scientifica della Fondazione San Carlo. E’ stato nominato venerdì scorso dal consiglio d’amministrazione, dopo lo ‘strappo’ con Michelina Borsari, che per molti ha guidato la storica istituzione culturale modenese e, più di recente, il festival. Carlo Altini ha 43 anni e — come rivela il suo spiccato accento toscano — arriva da San Miniato di Pisa, «anche se è dal 1995 che sto a Modena, sono stato il primo allievo della Scuola di alti studi – spiega —. Poi qui mi sono sposato, e i miei due bimbi sono nati a Modena. Ormai mi sento modenese a tutti gli effetti, e qui al San Carlo ho trascorso già molti anni». Professore a contratto di Storia della filosofia all’università di Modena e Reggio, e membro del comitato redazionale della rivista Filosofia politica, edita da Il Mulino: ha pubblicato vari saggi sul pensiero politico moderno.

Professor Altini, con quale spirito inizia questo suo nuovo mandato?
«Lo dico subito: io non farò né rivoluzioni culturali né funerali. Non sarebbe necessario, e mi è stato chiesto di lavorare nella continuità. Del resto, ho lavorato per dodici anni accanto alla professoressa Borsari, conosco questa fondazione ormai molto bene. L’attività va avanti, proprio stamattina abbiamo inserito nei programmi gli incontri previsti fino ad aprile...»

E il festival? C’è chi teme che questa bufera possa abbattersi sul futuro di questo gioiello di Modena.
«Assolutamente non bisogna aver timore, il festival tornerà, magari con qualche piccolo aggiustamento, ma con la sua formula che è stata già collaudata, e alla quale io stesso ho contribuito in questi anni. Sarei un pazzo a rivoluzionare o a far ‘suicidare’ qualcosa che ha funzionato bene».

Non siete in ritardo?
«No, anche nelle scorse edizioni le prime riunioni si tenevano a fine gennaio. Abbiamo già programmato l’incontro del comitato promotore per la prossima settimana (sarà mercoledì 4 febbraio, ndr). C’è un gruppo di lavoro che ha acquisito esperienza sul festival da tanti anni: sono persone che rappresentano un patrimonio».

Pensa comunque di introdurre qualche idea nuova?
«Mi piacerebbe far vivere il festival tutto l’anno, all’interno delle città. Mi piacerebbe avere la collaborazione delle scuole, di ogni ordine e grado, perché il festival possa diventare un volano per tutta la città, e non solo nei suoi tre giorni canonici».

Ma il comitato scientifico vi ha detto addio...
«Vorrei precisare che il comitato scientifico si riferisce alla Fondazione San Carlo, ma non è quello del festival. Solo il professor Bodei apparteneva al comitato scientifico della fondazione ed era supervisore del festival. Certo, le dimissioni del professor Bodei avranno qualche ripercussione».

E per il resto del comitato?
«Credo che alla base ci siano delle incomprensioni. Voglio sperare che qualcuno si possa recuperare, voglio lasciare accesa una fiammella».

Ma se tutti diranno di no?
«Credo che nell’arco di un paio di mesi si possa ricomporre un comitato scientifico a livello nazionale e internazionale, e in tempi più brevi si possa individuare un supervisore scientifico per il festival. Gli studenti della Scuola non avranno problemi».

Professore, come si lavora fra tutte queste tensioni?
«Vede, se uno si mette alla scrivania e ha davanti dieci problemi, li può affrontare uno per volta, e le tensioni passano in secondo piano. Non voglio negare la complessità del momento, ma con il lavoro le cose si possono recuperare. E il festival non morirà. I modenesi possono stare tranquilli».

di STEFANO MARCHETTI