mercoledì, gennaio 26, 2005

Un ebreo salvato dalla Shoà donò per riconoscenza a Pio XII Villa Giorgina

Un ebreo salvato dalla Shoà donò per riconoscenza a Pio XII Villa Giorgina
Abramo Giacobbe Isaia Levi, Senatore del Regno fino alla promulgazione delle leggi razziali

ROMA, mercoledì, 26 gennaio 2005 (ZENIT.org).- Alla fine delle guerra ci sono state innumerevoli dimostrazioni di ringraziamento e gratitudine da parte degli ebrei che si erano salvati grazie all’opera di assistenza delle istituzioni ecclesiastiche.

Una delle storie più rilevanti è quella di Abramo Giacobbe Isaia Levi, uomo illustre e Senatore del Regno fino alla promulgazione delle leggi razziali, che durante l’occupazione nazista venne nascosto dalle suore di Maria Bambina nella casa da loro gestita a fianco dell’Istituto Patristico “Augustinianum”, adiacente al colonnato di destra di piazza San Pietro.

Per riconoscenza donò al pontefice Pio XII la Villa Giorgina, attuale sede della Nunziatura Apostolica in Italia, che venne istituita nell’11 febbraio del 1929, successivamente alla firma dei Patti Lateranensi.

Il proprietario era il Senatore del Regno (Abramo Giacobbe) Isaia Levi che fece costruire la Villa negli anni Venti con il nome di Villa Levi. Denominata in seguito Villa Giorgina in memoria della giovane figlia scomparsa prematuramente.

Il Senatore Levi morì il 6 maggio del 1949. Il suo testamento letto il 9 maggio del 1949 recitava: “Lascio al Pontefice regnante Pio XII Villa Levi attualmente villa Giorgina in ricordo della mia amata bambina”.

“Ventimila metri quadrati di superficie e un giardino con piante di valore. Nella villa ci sono frammenti antichi, e quanto di meglio esiste ai nostri tempi. L’architettura è di stile neoclassico con sontuosi soffitti in legno riportati da ville romane del 5/600”.

Nell’atto di donazione il Senatore Levi suggerì anche la finalità d’uso e propose di adibirla a sede della Pontificia Accademia per le Scienze o come Nunziatura Apostolica.

Volontà che venne esaudita da Papa Giovanni XXIII il quale nel 1959 decise che la Villa, situata in via Po n. 27, divenisse sede della Nunziatura a Roma.

Secondo le sue stesse parole il Senatore Levi donò questa villa per: “Essere stato preservato dai pericoli della iniqua persecuzione razziale sovvertitrice di ogni rapporto della vita umana e grato alla protezione concessagli in quel turbinoso periodo dalle Suore di Maria Bambina”, presso le quali trovò considerevole ospitalità nel peggior pericolo delle persecuzioni razziali.

Il Senatore Levi era un personaggio di notevole statura morale. Prima che le leggi razziali lo costringessero a nascondersi aveva creato la “Fondazione pane e case per tutti”. Il programma “pane per tutti” funzionò fino a quando non arrivarono i nazisti, mentre la parte relativa alle case per tutti non ebbe il tempo di diventare operativa.

Lasciò una parte considerevole delle sue fortune all’Ospedale Mauriziano di Torino. Era molto sensibile alla condizione della gioventù, battendosi perché venissero adottate misure per la protezione dell’infanzia che avrebbero portato ad un miglioramento sociale e morale della società.

Alla fine della guerra, grazie al sostegno amoroso della moglie, Nella Coen, il Senatore Levi si convertì alla religione cristiana ma non dimenticò mai i suoi correligionari. Donò, infatti, una ingente somma di denaro agli ebrei vecchi, disabili e che vivevano in stato di povertà.
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