mercoledì, novembre 27, 2002

Ecco la mia traduzione del documento dei vescovi USA sull'Iraq.
Se ci sono errori segnalatemeli.


Statement on Iraq
United States Conference of Catholic Bishops
Washington, D.C.
November 13, 2002

Nel momento in cui noi, Vescovi Cattolici, ci incontriamo a Washington, la
nostra nazione, l'Iraq ed il mondo affrontano gravi scelte riguardanti la
guerra, la pace ed il perseguimento della giustizia e della sicurezza.
Queste non sono solo scelte militari e politiche ma anche morali perché
coinvolgono questioni di vita o di morte. L'insegnamento cristiano
tradizionale offre principi etici e criteri morali che dovrebbero guidare
queste scelte critiche.

Due mesi fa, il vescovo Wilton Gregory, Presidente della United States
Conference of Catholic Bishops, scrisse al Presidente George Bush per
esprimere una favorevole accoglienza degli sforzi fatti per concentrare l'
attenzione del mondo sul rifiuto dell'Iraq di conformarsi a numerose
risoluzioni delle Nazioni Unite negli scorsi undici anni, e sul suo sviluppo
di armi di distruzione di massa. Questa lettera, autorizzata dal Comitato
Amministrativo dei Vescovi USA, sollevò serie domande sulla legittimità
morale di qualsiasi uso preventivo e unilaterale della forza militare per
rovesciare il governo dell'Iraq. Come organismo facciamo nostre le domande e
le preoccupazioni sollevate nella lettera del Vescovo Gregory, tenendo conto
gli sviluppi avvenuti, specialmente l'unanime azione del Consiglio di
sicurezza dell'ONU dell' 8 Novembre.

Non ci facciamo illusioni sul comportamento o le intenzioni del governo dell
'Iraq. Il governo dell'Iraq deve cessare la repressione interna, porre fine
alle minacce ai propri vicini, fermare ogni aiuto al terrorismo, abbandonare
i suoi sforzi di sviluppare armi di distruzione di massa e distruggere tutte
quelle esistenti. Noi salutiamo con favore il fatto che gli Stati Uniti
abbiano agito per ottenere una nuova azione dal Consiglio di sicurezza dell'
ONU per assicurare che l'Iraq adempia al proprio obbligo di disarmare. Ci
uniamo agli altri nell'appellarci all'Iraq perché adempia pienamente a quest
'ultima risoluzione del Consilio di sicurezza. Preghiamo con fervore perché
tutti coloro che sono coinvolti agiscano per assicurare che questa azione
dell'ONU non sia semplicemente un preludio alla guerra ma un modo per
evitarla.

Mentre non possiamo prevedere cosa accadrà nelle prossime settimane,
vogliamo ribadire questioni di scopi e di mezzi che potrebbero ancora essere
considerate. Non offriamo conclusioni definitive ma piuttosto le nostre
serie preoccupazioni e domande nella speranza di aiutare tutti noi a
raggiungere fondati giudizi morali. Persone di buona volontà potrebbero
avere opinioni divergenti su come applicare le norme sulla guerra giusta in
casi particolari, specialmente quando gli eventi evolvono rapidamente e i
fatti non sono del tutto chiari. Basandoci sui fatti a noi noti continuiamo
a trovare difficile giustificare il ricorso alla guerra contro l'Iraq,
mancando una evidenza chiara ed adeguata di un attacco imminente di natura
grave. Con la Santa Sede e i vescovi del Medio Oriente e del mondo, temiamo
che il ricorso alla guerra, nelle circostanze presenti e alla luce delle
attuali informazioni pubbliche, non sarebbe conforme alle strette condizioni
dell'insegnamento cattolico necessarie per ribaltare la decisa posizione
contro l'uso della forza militare.*

Giusta Causa. Il Catechismo della Chiesa Cattolica limita la giusta causa ai
casi nei quali "il danno inflitto dall'aggressore alla nazione o alla
comunità di nazione è durevole, grave e certo." (#2309) Siamo profondamente
preoccupati delle recenti proposte di espandere decisamente i limiti
tradizionali in tema di giusta causa per includere l'uso preventivo della
forza militare per rovesciare regimi politici minacciosi o per trattare armi
di distruzioni di massa. Coerenti con le prescrizioni contenute nel diritto
internazionale, va fatta una distinzione tra gli sforzi per cambiare un
comportamento inaccettabile di un governo e gli sforzi per mettere fine all'
esistenza di quel governo.

Autorità legittima. A nostro parere, decisioni concernenti una possibile
guerra in Iraq richiedono conformità agli imperativi costituzionali degli
Stati Uniti, ampio consenso nella nazione e una qualche forma di sanzione
internazionale. Questo è il motivo per cui l'azione del Congresso e del
Consiglio di Sicurezza dell'ONU sono importanti. Come ha indicato la Santa
Sede, se il ricorso alla forza fosse necessario, questo dovrebbe avere luogo
sotto l'egida delle Nazioni Unite dopo aver considerato le conseguenze per i
civili iracheni e la stabilità regionale e globale. (Arcivescovo Jean-Louis
Tauran, Secretario Vaticano per le Relazioni con gli Stati, 10/9/02).

Probabilità di successo e proporzionalità. L'uso della forza deve avere una
"seria prospettiva di successo" e "non deve produrre mali e disordini più
gravi del male da eliminare " (Catechismo, #2309). Riconosciamo che il non
intraprendere azioni militari potrebbe avere le sue conseguenze negative.
Siamo convinti, comunque, che la guerra contro l'Iraq potrebbe avere
imprevedibili conseguenze non solo per l' Iraq ma per la pace e la stabilità
altrove in Medio Oriente. L'uso della forza potrebbe provocare lo stesso
genere di attacchi che si vorrebbero evitare, potrebbe imporre nuove minacce
su una popolazione civile già da tempo sofferente e potrebbe condurre ad un
più ampio conflitto e instabilità nella regione. La guerra contro l'Iraq
potrebbe anche distogliere dalla responsabilità di aiutare a costruire un
ordine giusto e stabile in Afghanistan e potrebbe minacciare gli sforzi più
ampi di fermare il terrorismo.

Norme che governano la condotta della guerra. La giustizia di una causa non
diminuisce la responsabilità morale di agire secondo le norme della immunità
dei civili e della proporzionalità. Mentre riconosciamo migliorate capacità
e seri sforzi per evitare di puntare direttamente ai civili in guerra, l'uso
della forza militare in Iraq potrebbe comportare costi incalcolabili per una
popolazione civile che ha sofferto così tanto da guerra, repressione e da un
embargo debilitante. Nel considerare se il "danno collaterale" è
proporzionato, le vite di uomini, donne e bambini iracheni dovrebbero essere
valutate come quelle dei membri della nostra stessa famiglia e dei cittadini
del nostro stesso paese.

La nostra considerazione di queste questioni ci porta a spingere perché la
nostra nazione ed il mondo continuino a perseguire attivamente le
alternative alla guerra nel Medio Oriente. E' vitale che la nostra nazione
persista nella frustrante e difficile sfida di mantenere un ampio sostegno
internazionale a strade costruttive, effettive e legittime per contenere e
scoraggiare azioni aggressive e minacce irachene. Sosteniamo un effettivo
rinforzo dell'imbarco militare ed il mantenimento delle sanzioni politiche.
Rinnoviamo il nostro appello per azioni economiche concentrate con più
attenzione che non minaccino le vite di innocenti civili iracheni. La
considerazione delle armi di distruzione di massa irachene deve andare di
pari passo con più ampie e più forti misure di non proliferazione. Tali
sforzi, fondati sul principio del controllo reciproco, dovrebbero includere,
tra le altre cose, un maggiore sostegno ai programmi di protezione e di
eliminazione delle armi di distruzione di massa in tutte le nazioni, un
controllo più stretto sull'esportazione di missili e tecnologia bellica, un
migliore rafforzamento delle convenzioni sulle armi biologiche e chimiche e
l'adempimento degli impegni degli Stati Uniti di portare avanti con fiducia
i negoziati sul disarmo nucleare secondo il Trattato di Non-Proliferazione
Nucleare.

Non esistono risposte facili. Alla fine i nostri leader eletti sono
responsabili delle decisioni riguardo la sicurezza nazionale, ma speriamo
che le nostre preoccupazioni e questioni morali saranno considerate
seriamente dai nostri leader e da tutti i cittadini. Invitiamo gli altri, in
particolare i laici cattolici-che hanno la principale responsabilità di
trasformare l'ordine sociale alla luce del Vangelo - a continuare a
discernere come vivere al meglio la loro vocazione ad essere "testimoni e
fautori di pace e giustizia" (Catechismo, #2442). Come disse Gesù, "Beati i
costruttori di pace" (Mt. 5).

Preghiamo per tutti quelli che verosimilmente saranno coinvolti in questo
possibile conflitto, specialmente il sofferente popolo dell'Iraq e gli
uomini e le donne in servizio nelle forze armate. Sosteniamo quanti
rischiano le loro vite al servizio della nostra nazione. Sosteniamo anche
quanti cercano di esercitare il loro diritto all'obiezione di coscienza e l'
obiezione di coscienza selettiva, come abbiamo già affermato in passato.

Preghiamo per il Presidente Bush e gli altri leader mondiali perché possano
trovare la volontà ed i modi per fare un passo indietro dal precipizio di
una guerra con l'Iraq e lavorare per una pace che sia giusta e durevole. Ci
appelliamo a loro perché lavorino con gli altri per costruire una effettiva
risposta globale alle minacce dell'Iraq, che riconosca la legittima
autodifesa e sia conforme ai tradizionali limiti morali riguardo l'uso della
forza militare.

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*"L'insegnamento riguardo la guerra giusta si è evoluto.sino a diventare uno
sforzo di prevenire la guerra; solo se la guerra non può essere
razionalmente evitata allora l'insegnamento cerca di restringere e ridurre i
suoi orrori. Fa questo stabilendo una serie di rigorose condizioni da
adempiere se la decisione di combattere è la più accettabile. Una tale
decisione, specialmente oggi, richiede straordinariamente forti ragioni per
ribaltare la posizione a favore della pace e contro la guerra. Questa è una
significante ragione perché il valido insegnamento della guerra giusta rende
possibile un dissenso di coscienza." The Challenge of pace: God's Promise
and Our Response (1983), #83.