venerdì, aprile 04, 2025

 «Andate, instruite tutte le genti insegnando loro ad osservare tutto quello che io ho comandato a voi». Da queste parole del Divin Maestro, la Chiesa ha tratto e trarrà sempre l’indirizzo infallibile. Né si può giudicarne il magistero e la prassi che ne consegue, se non si considera che il Figliuolo di Dio si fece Uomo e Vittima volontaria per riscattare tutto il genere umano, e i peccatori innanzi tutti.

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Troppi letterati si illudono di "risciacquare la lingua", cioè di divenire originali, tenendo in non cale le fonti della bellezza, ovverosia i classici. Ma non c’è che fare: fra il domenicano Dominici e l’agostiniano Morsili, bisogna rifarsi a Coluccio Salutati, cancelliere colendissimo della Signoria, campione dell’Umanesimo.

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Finiamola con la «tetra necropoli del Medioevo» e col disdegno all’età dell’oscurantismo! Ci dicano i moderni esaltatori della democrazia progressista in quale secolo trovi riscontro la ferocia degli uomini d’oggi, età delle fosse a foibe e dei processi spettacolari del vincitore al vinto.

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«Caddero le stelle dal cielo, ed io, polvere, che mi presumo». Oh, nulla e tutto: di tornar polvere o diventare stella. E l’uno e l’altro dipende esclusivamente da me, da noi.

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Per quanto sia abisso di luce e di bellezza, al Vecchio Testamento noi preferiamo il Nuovo, perché già porta il segno e il presentimento del martirio, perché è intriso di bontà sovrumana, la bontà, il respiro di Gesù Redentore che così parla ai fratelli: «È stato detto agli antichi: Amerai il prossimo tuo e odierai il tuo nemico. Io invece vi dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi perseguitano e calunniano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli, il quale fa levare il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi, e manda la sua pioggia sui giusti e sugli ingiusti».

Come risplende, nell’apparente contrasto, l’opera della Provvidenza nella graduale riabilitazione del genere umano!

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«Un figlio di donna schiaccerà il capo al serpente infernale», annunciò Iddio ai progenitori decaduti. Alla sua promessa rispose un avvenimento d’eccezione: «Quando venne la pienezza dei tempi, Dio mandò il Figlio suo, fatto da Donna, per redimerci e farci suoi figli adottivi». Liberatore, restauratore, riparatore, redentore, salvatore: Cristo.

 

26 gennaio 1947

giovedì, aprile 03, 2025

È sempre l’amore per la donna, lo so, che può dare il presentimento della felicità immediata. Ma occorre considerare che, non appena raggiunto, la sete non si spagne, se non sai mantenerlo puro e angelicato come quello dei trovatori, i quali in fondo lo cercavano sempre altrove. Subentrerà all’estasi la tristezza dello spirito e della carne: e sentirai dappertutto un odore amaro che già somiglia a quello dei crisantemi.

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«La Chiesa è l’Avvocata, la Patrona, la Madre del popolo lavoratore. Chi volesse affermare il contrario ed elevare artificiosamente un muro divisorio fra la Chiesa e il mondo del lavoro, verrebbe a negare fatti di evidenza luminosa» — disse il Pontefice. Ma c’è di più: quel tale muro divisorio, ad arte elevato fra Chiesa e lavoro, dividerebbe nientemeno che Cristo, il grande e umile Operaio di Nazaret, dalla sua Pietra.

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La differenza è tutta qui: nella lotta sociale, mentre i sovvertitori t’illudono di raggiungere la giustizia con l’odio, noi crediamo fermamente di conquistarla con l’Amore. Potrà forse la violenza, dall’odio scaturita, pervenire ad una apparente conquista; ma alla prima occasione — e non senza spargimento di sangue — tutto ritorna come prima, o peggio di prima, con l’aggravante della inevitabile dittatura: di un uomo o di una classe. Lo insegnano secoli di storia.

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Non si può, a nostro avviso, considerare la difesa dei diritti del lavoro disgiunta dalla difesa dei diritti dello Spirito, nel quale la personalità umana appare in tutta la sua bellezza.

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Si torna a parlare con insistenza, con imperversante eloquio, della libertà di stampa che, come è noto, deve far comodo o meno al regime, al potere. Ma ogni discussione è oziosa, perché la libertà di stampa è, sopra tutto e anzitutto, questione di onestà: ragion per cui degenererà sempre in licenza — e sotto qualsivoglia regime — se chi la esercita è disonesto.

 

17 gennaio 1947

mercoledì, aprile 02, 2025

Ho ascoltato, a basilica vuota, l’organo oceanico in Santa Croce. Sbattevano i marosi contro le navate del tempio; poi, d’improvviso, si placavano, per tornare subito a invadere le volte attonite. Anche le colonne trasecolavano. Volavano gli occhi tendendo le orecchie, come in attesa della catastrofe o del miracolo. Cateratte si spalancavano tra gli intercolunni. Trombe prolisse annunciavano il Giudizio. Angioli cantavano il «Dies irae».

Nelle pause restava nell’aria il respiro dei golfi dopo la tempesta. Un respiro affannoso, un alito forte di furia contenuta.
E l’estasi dei cieli antelucani, dei gigli appena sbocciati, delle stelle al declino. Bufere e splendori d’anime, sospese fra volo e strapiombo.

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Un amico che ama porsi problemi ardui, senza risolverne uno, ritiene assurdo che Cristo abbia redento solo gli uomini della terra, uno dei tanti pianeti dell’universo. Gli ho ricordato che il Figlio di Dio è venuto proprio quaggiù, e che nel «Pater» invochiamo: «Sia fatta la tua volontà come in Cielo così in terra».

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Ma l’argomento principe è uno: gli eventuali abitanti degli altri mondi, per quanto perfidi, non è possibile lo siano al punto da aver bisogno che un Dio muoia in Croce per loro. Questo tristo privilegio è riservato agli uomini.

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Per tutto il male che i poeti fanno alle creature nella ricerca insoddisfatta di cercare Te in loro, perdona, o Signore!

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Preghiera
«Signore, dammi sempre una mèta, ma fa’ ch’io non la raggiunga mai, fuorché l’ultima!»

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Si grida al miracolo se un male, ritenuto inguaribile, è sanato, ma si tace indifferenti allo sbocciare d’un fiore, alla nascita di un frutto. E il sole è come se ci spettasse, la primavera è un diritto, le stelle vorremmo coglierle tutte. Nera ingratitudine delle creature per il Creatore.

 

12 gennaio 1947

martedì, aprile 01, 2025

 Come tutti portiamo nel sangue il seme del peccato originale, così abbiamo il presentimento dei giorni felici «quando gli uomini vivevano senza agitazioni nell’animo, senza miserie nel corpo, con la sicurezza perenne di non poter peccare e di non poter morire, senza la prova della fatica, del dolore e della morte, quale sarà, dopo questa triste esperienza, nella riacquistata immortalità della carne».

Possiamo avvicinarci a quei giorni, offrendo a Cristo agitazioni e miserie, a Lui che il Padre mandò sulla terra per riallacciare il patto, a prezzo di Sangue.

I santi pregustano la felicità che fu, la felicità che tornerà ad essere come una nostalgia guaribile di giustizia, d’integrità, d’immortalità.

Cristo è venuto al mondo come essenza di dolore, e tutta la sua vita, sostanziata di lavoro e di pena, si è conclusa sul Calvario, monte di Passione e di Sangue. Ecco perché il dolore dev’essere considerato sacro: un dono inestimabile che ci affrancherà dal male.

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«Per un uomo il peccato è entrato nel mondo e per il peccato la morte, e così la morte si trasmette in tutti gli uomini perché tutti hanno peccato».
La triste eredità che San Paolo acutamente spiega ai Romani, da lui stesso riceve il crisma della rigenerazione consolatrice: «Giacché, come per la disobbedienza di un solo uomo — Adamo — molti sono stati costituiti peccatori, così per l’obbedienza di un solo — Cristo — molti sono costituiti giusti».

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Non è presunzione, a patto che serviamo le leggi eterne, sentirsi partecipi della natura umana e divina di Cristo. Noi parliamo, infatti, secondo la natura fisica quando diciamo con Lui: «Ho sete... l’anima mia è triste» mentre partecipiamo della natura metafisica quando sentiamo in noi l’anelito alla Resurrezione e all’eternità: presentimento che non è negato a creatura umana cui il Creatore infuse l’alito dell’immortalità.

5 gennaio 1947

lunedì, marzo 31, 2025

Fatevi il segno della Croce all’aria aperta, in una immensa pianura o in alto, su una torre, una finestra ultima, un albero trascolato alle prime luci del giorno. Vi sentirete partecipi del risveglio religioso della natura, gusterete il lento risorgere del fiore, del frutto, del filo d’erba, di tutti gli esseri creati — dall’insetto invisibile all’uomo — che cercano avidamente il sole.

Sentirete Iddio come non mai, protesi verso il Cielo dove Egli abita: e la sete divoratrice di vederLo, e lo sgomento che vi sia vietato di contemplarLo vi metterà le ali.
Fatevi il segno di Cristo all’alba, sotto un cielo aperto, azzurra cattedrale d’aria. Sentirete l’anelito a Dio più che nei templi dov’Egli attende il peccatore, prigioniero degli uomini, costretto nella Particola santa, cibo insostituibile della flagellata umanità.

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Il pino solitario. S’affaccia timido e triste fra due palazzi che lo celano alla vista, finché non t’appare davanti all’improvviso, nella via senza più sole. Sembra cresciuto in quella crepa, ma dev’essere invece stato libero un tempo, libero e pieno di nidi. Le case gli si sono fatte addosso a mano a mano che cresceva il quartiere. La strada è sempre in ombra, ma anche se ci passasse il sole, adesso non potrebbe sfiorarlo neppure. I suoi stenti rami si sono stancati a aspettarlo. Non verrà più il sole, nemmeno a primavera, nemmeno nella grande estate.

Qualche mattino chiaro la terra è così felice da far credere persino che gli uomini torneranno a volersi bene. E allora un passero sperduto, solitario come lui, si mette a cinguettare fra ramo e ramo. Appare al davanzale della finestra più alta, una figura di donna, angelicata.
Sembra che il pino s’inchini, scosso da un brivido lungo, dalle radici all’ultimo ramo.

29 dicembre 1946

domenica, marzo 30, 2025

Demographic Change in Northern Ireland: Projected Trends and Socioeconomic Implications


According to the latest 2022-based population projections published by the Northern Ireland Statistics and Research Agency (NISRA), the population of Northern Ireland is expected to reach a peak of approximately 1.95 million in 2033, followed by a gradual decline to 1.93 million by mid-2047. However, the most significant aspect of these projections is not the overall population trajectory but rather the profound demographic restructuring that is expected to unfold over the coming decades, particularly the ageing of the population.

By 2030, the number of individuals of pensionable age is projected to surpass the number of children aged 0–15. A more immediate demographic milestone will occur by mid-2027, when the population aged 65 and over will outnumber children for the first time in Northern Ireland’s recorded history. Moreover, the number of people aged 85 and over is expected to more than double by 2047. These trends highlight the growing demographic weight of older adults, with significant implications for policy planning and public service provision.

Unlike projections for younger age groups, estimates of the older population are relatively more robust, as they are less influenced by assumptions regarding future fertility or net migration. In contrast, projections concerning children and overall fertility are inherently more uncertain. NISRA's principal projection assumes a constant total fertility rate (TFR) of 1.65 throughout the projection period. However, evidence suggests a continuing downward trend: the Republic of Ireland, for example, has already recorded a TFR of 1.50. If such trends persist in Northern Ireland, the demographic ageing process may accelerate further.

Under NISRA’s low fertility variant, considered by many demographers to be a plausible scenario, the old-age dependency ratio could increase significantly. In 2022, there were approximately 261 individuals of pensionable age per 1,000 working-age individuals, equivalent to roughly one pensioner for every four people of working age. By 2072, this ratio could rise to 489 per 1,000, or nearly one pensioner for every two workers. This represents a dramatic increase in the dependency burden and poses substantial challenges for fiscal sustainability, labour market dynamics, and the structure of public services.

Scotland’s demographic outlook presents both parallels and contrasts. Over the same 25-year period (2022–2047), Scotland’s population is projected to grow by 6.2%, largely due to inward migration mitigating natural decline. The proportion of pensionable-age individuals in Scotland is projected to rise from 18.9% to 21.5% during this period, while the old-age dependency ratio is expected to increase from 318 to 396 per 1,000 working-age individuals. These figures suggest that, although Scotland also faces ageing pressures, the projected burden on its working-age population will be less severe than in Northern Ireland.

In contrast, Northern Ireland is projected to experience population growth of just 1.1% between 2022 and 2047. When coupled with the projected increase in the elderly population, this limited growth underscores the region’s heightened vulnerability to the socioeconomic impacts of demographic ageing.

The implications of these projections are wide-ranging. An ageing population will likely increase demand for healthcare services, age-related social care, and pension provision, while simultaneously constraining the size of the working-age labour force. Policymakers must therefore consider a range of strategic interventions, including initiatives to support higher fertility rates, immigration policy adjustments to augment the labour supply, and reforms to pension and care systems to ensure long-term sustainability.

In conclusion, the projected demographic changes in Northern Ireland represent a critical policy challenge. A comprehensive, forward-looking response is required to ensure that the region can maintain economic vitality and social cohesion in the context of an increasingly aged population.

 Iddio può perdonare sempre, la giustizia degli uomini no. Dura imperfezione umana che scaturisce dagli eventi di ogni giorno fino a diventare crudele necessità, nel nome augusto della Giustizia.

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La fede ha per posta il sacrificio. Chi nell’ora della prova è assalito dal dubbio, non ha creduto che in superficie, non è degno del nostro Credo.

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Se m’accade talvolta, nel clangore della vita, distrarmi dalla terra, la colpa è dell’anima, avventuriera divina.

Roma, sotto le stelle, con un po’ di luna, è fatta apposta per aiutare l’esodo. Che se poi le campane si mettono a chiamare, così evidente è la sensazione del volo, da toccarti le spalle per sentire l’attacco delle ali.

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Non straniarsi dalla vita: ecco il segreto della vera umiltà, anche e soprattutto se constati che taluni privilegiati dalla sorte sono talvolta i più carichi di miseria.

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Sulle cime dei pini, fra le nuvole dense, un po’ di celeste. Madonna appare, scompare: «È permesso?» — par che mormori un Angelo —. «Si sono forse dimenticati gli uomini che esistono ancora i cieli azzurri, i miti ulivi, i mari placati, le case infestate, i giardini fioriti?».

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Dio: il solo Amore che non si dimentica. Di tutte le creature amate, la polvere del tempo cancella nomi e sembianze.
«E il desiderio di vederti si fa insopportabile. Che sarà di questa anima quando gli occhi Ti avranno veduto?».

 

22 dicembre 1946

 

sabato, marzo 29, 2025

 Verso il tramonto, quando una impalpabile polvere grigia scende lentamente sulla città, ascolto le piante che tremano. Dai giardini sale un coro d’elegia. Il freddo proditorio ha ucciso i fiori in boccio. Con l’estate di San M artino le piante avevano messo su i nuovi germogli, le nuove fogliuzze, i bottoncini sparuti, illusi che le ali d’oltremare già battessero l’aria; ma è bastata una raffica di gelo. Un alito di morte ha fermato sul na­scere la vita.

Adesso l’anima delle piante singhiozza, sommessa.

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Comprendono i più cosa significa essere e, sopratutto, restare una fiamma? Ardere e trasmettere fuoco vuol dire rinunciare ai piccoli compro­messi, alle necessarie finzioni, a certi repugnanti, seppure utili rap­porti; significa, insomma, non venire a patti con sè, passare attraverso i gas venefici della vita e mantenere limpidi gli occhi, alta la fronte, la gola schiarita. E’ come entrare nel lutulento fiume e uscir­ne trasparenti: nulla consumare del meglio ch’è in noi, a contatto del peggio, ch’è in tutti noi.

« Vivere ardendo e non sentire il male». Se Gaspara Stampa non fosse stata giovane e bella e ricca, nessuno avrebbe creduto a questa sua altissima norma di vita, scru­polosamente osservata.

Gli atei odiano la solitudine per­chè nulla più del silenzio parla  di Dio.

Dire Roma è come dire Diritto, ossia Giustizia. Roma onde Cristo è romano, significa investire il Pa­dre stesso, che è giustìzia suprema, del più alto diritto di umana cit­tadinanza, così alto che può identificarsi col divino.

Ecco perchè Roma è Città di Dio, perchè impose la giustizia prima che sulla terra transitasse l’Uomo-Dio.

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Certi occhi hanno un colore in ­definibile, il colore di chi ha guar­dato a lungo nel mistero, nella di­sperazione, nella speranza, nella bellezza della morte e della vita; occhi colore d’anima.


15 dicembre 1946

venerdì, marzo 28, 2025

Da quella miniera di luce di dottrina di bellezza che è Dio e l’uomo di Pietro Parente, tolgo questo passo :

« Il dinamismo travolgente di questa civiltà superba delle sue conquiste ha fatto dimenticare all’uomo la sua condizione di povera creatura, soffocandogli la coscienza della colpa. Forse è questo il più grande delitto della civiltà moderna, che però in luogo della felicità ci ha regalato la guerra più infernale che registri la storia. È la guerra ha messo a nudo il trucco satanico della civiltà senza Dio, che ha subordinato la coscienza allo stomaco, ha sostituito la religione col feticismo dello Stato, ha calpestato i diritti della persona umana e della famiglia in nome della libertà, ha dissacrato il matrimonio col divorzio e con l’amore libertino autorizzato, ha oppresso il popolo in nome della democrazia con esose dittature, ha dato l’ostracismo al diritto di natura e al diritto delle genti, ha manomesso la morale proclamando lecito il libito, e  della scienza si è servita per distruggere e suicidarsi.

Ora è il vuoto pauroso dentro e fuori dell’uomo, che sente l’amarezza della sua solitudine e del suo smarrimento. Da ogni angolo si levano voci allettatrici...

I superficiali e gli opportunisti si illudono e plaudono, ma le anime pensose e oneste si raccolgono in se stesse, nauseate della gazzarra di oggi, eco della gazzarra di ieri, e sentono il disagio, l’inasprimento della ferita, il bisogno di guarire davvero, di respirare, di ascendere. Queste anime disilluse si orientano istintivamente verso Dio, si risentono creature sue, s’accorgono che il peccato è la radice dei mali individuali e sociali ed è la peggiore servitù, da cui bisogna liberarsi a qualunque costo. Queste anime hanno bisogno di Cristo, anche se non conoscono il suo Evangelo, perchè l’anima è naturalmente cristiana. Soltanto Cristo può rispondere al grido doloroso di queste anime moderne, come a quelle stanche del paganesimo, dischiudendo loro ancora una volta gli orizzonti della verità, della giustizia e della pace. Senza di Lui ogni tentativo di ricostruzione è vano ».

Mi sembra che il dramma attuale dell’umanità vi sia rappresentato in tutta la sua spaventosa realtà. Una di quelle opere che fanno sentire irresistibile l’anelito a Dio, unica e permanente salvezza nostra.

 

8 dicembre 1946

 

giovedì, marzo 27, 2025

Francesco Sapori; uno degli ultimi galantuomini nella vita e nell’arte; intendo galantuomini di quel vecchio stampo, cioè a dire « integrali », che va scomparendo, se già scomparso non è: nella pagina, nel gesto, nella parola: che son poi il riflesso della vita. Sobrietà, politezza, colore in­tenso, ma contenuto: un rispetto as­soluto, devoto della sovranità del l'Arte; un senso vigile della misura senza di che la materia in Arte non si trasforma.

D’Annunzio? Come dedizione al bello forse; ma con in più — e di personale — una signorilità che il pescarese — ed è tutto dire — non si sognava neppure Un amore del « bello » che non è tale se non è an­che « buono » Uno spasimo interiore che l’avverte solo chi lo conosce da tempo. Una smania della ricerca, un anelito alla perfezione che è solo del­ l’artista affinato dal cammino aspro, sempre in salita, col cielo e con l’abis­so a portata di mano. Un risoffrire gaudioso con l’artista che scopre e con la sua creatura.

Questo pensavo assistendo giorni or sono alla prolusione all’anno acca­demico tenuta al «

Beato Angelico ». A un certo momento, socchiudendo gli occhi, la voce calda e pastosa pareva modulasse un canto : si faceva quasi canora.

Volli così ringraziarlo di avermi sottratto, con un richiamo che mai delude, all’amarezza di « scendere e salir per l'altrui scale ». E m i sembrò persino — o m ’inganno? — di ritrovarci lieti, di camminare ancora insieme; ai margini di certa' settaria, non sempre confessabile, letteratura.

Ai margini? E’ la sorte di chi batte la via maestra, di chi tende a fare anche della propria vita un capolavoro, in senso morale, s’intende. Vero, Franco?

L’importante è vivere liberi: e non come oggi va intesa la libertà, ma perchè ricchi di solo spirito.

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Ricorda, fratello, che da giovani si può, talvolta si deve morire per una bandiera; ma verso l’approdo si deve saper morire per l’Uomo e con l’Uo­mo della Croce: perchè ha vinto la morte.

In un solo versetto del Genesi è riassunta la grandezza della vita cristiana di fronte al problema del bene e del male:

 « Vide Dio tutte le cose che aveva fatto, ed erano molto buo­ne ».

'* *

Anche il male, nell’ordine meravi­glioso dell’universo, è bene, perché è l’ombra che mette in evidenza la luce. La quale è quel bene che siamo chiamati ad esercitare come arma di combattimento.

 

24 novembre 1946