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martedì, dicembre 08, 2020
mercoledì, febbraio 13, 2019
Le leggi che vietano le proteste al di fuori delle strutture per l’aborto sono estremamente rare

Il Ministro della Sanità irlandese Simon Harris ha promesso di introdurre “zone di esclusione” per prevenire le proteste al di fuori degli ospedali, delle cliniche e degli ambulatori di chirurgia generale in cui avvengono gli aborti o vengono prescritte pillole per abortire. Questo renderebbe l’Irlanda l’unico Paese in Europa ad avere una tale legge, come gli stessi Lawyers for Choice (Giuristi per la Libertà di Scelta) hanno effettivamente ammesso in un blog di recente. Una legislazione esiste già, in Irlanda come in altri Paesi, per limitare le attività di protesta che causano danni agli altri.
Lo scorso settembre, il Ministro degli Interni del Regno Unito ha respinto una richiesta di introdurre per legge le zone di esclusione, sostenendo che «l’introduzione di zone-cuscinetto nazionali non sarebbe una risposta proporzionata, considerando le esperienze della maggior parte degli ospedali e delle cliniche e considerando che la maggior parte delle attività sono perlopiù di tipo pacifico». Questa decisione è stata presa dopo una valutazione approfondita delle proteste al di fuori delle cliniche per aborti e dopo una consultazione pubblica.
«È un reato visualizzare immagini o parole che possono causare molestie, allarmi o angoscia. La polizia ha il potere di imporre condizioni a una manifestazione statica se ritengono che ciò possa comportare gravi disordini pubblici, gravi danni alla proprietà o gravi perturbazioni alla vita della comunità o se lo scopo dell’assemblea è di intimidire gli altri. Ci sono anche reati ai sensi del Protection from Harassment Act del 1997, quando qualcuno persegue una condotta che si prevede approderà all’offesa di un’altra persona. Esiste anche una legislazione civile che può essere utilizzata per limitare attività di protesta dannose. Abbiamo visto prove che tale legislazione è stata efficace», ha detto il ministro dell’Interno.
Nell’ottobre 2018, la Commissione neozelandese ha assunto una posizione simile: «La Commissione non ha visto alcuna prova chiara che le leggi esistenti sul comportamento intimidatorio e antisociale siano inadeguate, come sarebbe necessario per giustificare l’introduzione di zone di accesso sicure».
Le zone di esclusione esistono solo in alcune parti del Canada, dove l’aborto è consentito fino alla nascita per qualsiasi motivo, in un piccolo numero di Paesi negli Stati Uniti e in alcune parti dell’Australia. In Gran Bretagna, come spiegano i Lawyers for Choice, «le autorità locali hanno poteri ristretti e limitati nel tempo per assegnare gli ordini di protezione dello spazio pubblico nei confronti delle singole cliniche colpite ai sensi dell’Anti-Social Behaviour, Crime and Policing Act 2014». Nulla esiste a livello nazionale.
La particolarità del regime di aborto in Irlanda è che coinvolge i medici di base. Pochi altri Paesi hanno le pillole per abortire dispensate dai medici generici. Ciò accade generalmente in cliniche o ospedali. Il vero torto non sta nelle proteste, ma nel governo che fa abortire qui tramite un “servizio” guidato dai medici generici. In Irlanda c’è stata una sola protesta al di fuori di una clinica di medici di base finora. A Galway, agli inizi di gennaio, un piccolo gruppo di attivisti pro vita, per lo più donne, tenevano cartelli senza immagini che dicevano “Dì no all’aborto” o citavano il giuramento di Ippocrate. La protesta è stata tranquilla e dignitosa. Non ha interferito con le normali attività della clinica. Un’altra protesta simile è avvenuta di fronte all’ospedale Nostra Signora di Lourdes a Drogheda. Non c’era alcuna intimidazione o ostruzione.
Tuttavia, come risposta a questi due episodi, un certo numero di politici e organizzazioni pro aborto hanno chiesto al ministro Simon Harris di introdurre una legislazione speciale il più presto possibile, come ha promesso durante i recenti dibattiti in Parlamento sulla nuova legge sull’aborto. I dettagli di questa proposta di legge sulle “zone di esclusione” non sono ancora noti, ma l’intimidazione, le molestie, l’esposizione di materiale offensivo o l’ostruzione dell’accesso alle cure non sono già consentiti dalla legge, e giustamente. Non è necessario limitare le proteste pacifiche. C’è un buon motivo per cui la legislazione nazionale in nessun Paese europeo consenta zone di esclusione al di fuori dei locali dei fornitori di aborto; farlo è un attacco al diritto fondamentale di protestare e abbiamo già leggi contro molestie e intimidazioni.
Fonte: Notizie Pro Vita
venerdì, febbraio 08, 2019
Notizie Pro Vita
Sul numero di febbraio di Notizie Pro Vita compare un mio articolo dal titolo "Non c’è medicina senza coscienza".
lunedì, novembre 12, 2018
Le prove aumentano: ci sono vere differenze tra i sessi

Se il genere è una costruzione sociale e non esiste una base reale per pensare che ci siano differenze naturali tra i sessi, allora dovrebbe accadere che in società più egualitarie le differenze apparenti scompaiano. Dovremmo aspettarci che uomini e donne arrivino a fare lo stesso tipo di lavoro e sviluppino lo stesso tipo di tratti. In realtà, è il contrario. Sta diventando sempre più evidente che le differenze tra uomini e donne, in società più egualitarie, crescono, non si restringono.
Un importante studio pubblicato recentemente da Science ha considerato sei attitudini fondamentali: assunzione di rischi, pazienza, altruismo, fiducia e reciprocità positiva e negativa (ricompensa per le buone azioni e punizione per quelle cattive). Esaminando 80.000 persone in 76 Paesi, i ricercatori hanno scoperto che alti livelli di uguaglianza economica e di genere sono associati ad una più forte differenziazione di genere.
Rispetto agli uomini, le donne tendono a essere meno rischiose, meno pazienti, più altruiste, più solidali e meno reciprocamente negative, e si fidano di più. Questi tratti sono più pronunciati nei Paesi sviluppati. Contrariamente a quanto dicono i teorici del “genere-costruzione-sociale”, le differenze tra i sessi aumentano con l’aumentare della ricchezza. La ricchezza offre alle persone maggiori opportunità di seguire i propri interessi e desideri naturali. Se le differenze tra i sessi sono più forti nelle società più ricche, può solo significare che quelle differenze non sono socialmente costruite ma, al contrario, crescono all’aumentare dell’autonomia sociale e diminuiscono quando limitate dalla mancanza di opportunità.
Un altro studio recentemente presentato si è concentrato sull’aggressività fisica e la violenza tra gli adolescenti. Si è scoperto non solo che i maschi hanno il doppio delle probabilità di impegnarsi in frequenti scontri rispetto alle femmine, il che è abbastanza prevedibile, ma anche che le differenze di sesso nel comportamento violento diminuiscono all’aumentare della disuguaglianza sociale tra i sessi. Questo per dire che nelle società più egualitarie c’è più differenza nel comportamento di uomini e donne riguardo alla violenza.
Questi risultati contraddicono la teoria del ruolo sociale che spiega le differenze di sesso nell’aggressività fisica come risultato della socializzazione in ruoli di genere. “Nelle società con ruoli e aspettative di genere più pronunciati, i maschi hanno maggiori probabilità di conformarsi allo stereotipo dominante e competitivo, portando ad un’aggressività più fisica rispetto alle caratteristiche stereotipate e gentili delle donne”, affermerebbe un difensore della teoria del ruolo sociale. Lo studio ha esaminato quasi 250.000 partecipanti in 63 Paesi a basso e medio reddito. Hanno concluso che non vi è «alcuna prova che le differenze tra i sessi nei combattimenti frequenti variano in base allo stato di diritto della società o alla disparità di reddito». I giovani sono più violenti delle giovani donne nelle società in cui i ruoli di genere sono più flessibili. Quando la disparità di reddito aumenta, il rapporto tra combattimenti maschili e femminili diminuisce. Ciò dimostra, ancora una volta, che la ricchezza offre alle persone maggiori opportunità di seguire le loro inclinazioni naturali. In altre parole, i ragazzi saranno più ragazzi quando la società non li vincola.
Scopriamo anche che i Paesi con la più alta percentuale di laureate femminili nelle cosiddette discipline STEM (scienze, tecnologie, ingegneria, matematica) comportano anche una minor uguaglianza di genere. La spiegazione è piuttosto semplice: dove c’è meno sicurezza sociale e uguaglianza, le donne scelgono professioni che offrono loro maggiore stabilità finanziaria, mentre in posti più egualitari perseguono carriere che si adattano meglio ai loro interessi, poiché sono meno condizionate da fattori economici. Ancora una volta, le donne saranno più diverse dagli uomini, anche in termini di aree di studio, quando sono meno limitate nelle loro scelte economiche.
Queste scoperte muovono grandi passi verso il tramonto della dottrina per cui “il genere è una costruzione sociale”.
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