Processione eucaristica, a Dublino, in onore dei nuovi santi Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis.
lunedì, settembre 08, 2025
venerdì, luglio 29, 2022
L’Irlanda sta legalizzando l’«utero in affitto»
Una commissione del parlamento irlandese ha proposto il riconoscimento della maternità surrogata commerciale, una pratica vietata in tutta l’Europa con l’eccezione di Russia, Ucraina e Bielorussia.
In alcuni Paesi, inclusa l’Italia, si discute di come punire chi ricorra al cosiddetto «utero in affitto» recandosi all’estero per la compera. Invece l’Irlanda, ormai persa in una deriva iperpermissivistica, si muove nella direzione opposta, una direzione che potrebbe addirittura farla diventare la nuova destinazione del turismo procreativo, ora che la guerra ha travolto proprio le mete tradizionali.
In febbraio il ministero della Sanità irlandese ha presentato un progetto di legge per regolare le diverse forme di fecondazione assistita, tra le quali appunto la «maternità surrogata». Non rientrava però tra gli intenti del governo affrontare la questione del riconoscimento delle nascite da madri surrogate fuori dal territorio nazionale. E però, dopo una campagna mediatica che ha visto protagonisti anche personaggi dello spettacolo che avevano fatto essi stessi ricorso a madri surrogate all’estero, il parlamento ha deciso di istituire una commissione ad hoc che, proprio nei giorni scorsi, ha presentato le proprie conclusioni sconcertanti.
Il progetto di legge del governo autorizza solo la «maternità surrogata» cosiddetta «altruistica», ma, allo stesso tempo, permette il rimborso di «spese ragionevoli» sostenute dalla «madre surrogata». Non solo, cioè, le spese mediche in senso stretto, ma anche qualsiasi perdita di reddito per un periodo di dodici mesi, che per molte donne rappresenterebbe una cifra sostanziale.
Uno degli esperti chiamati a testimoniare ha infatti detto alla Commissione che, «in base al progetto di legge, è possibile pagare una madre surrogata irlandese per spese ragionevoli. Una volta calcolati la perdita di reddito e altre spese, la cifra può facilmente arrivare a 10mila euro, cifra probabilmente non molto differente da quanto le madri surrogate vengono pagate in altri Paesi, con l’eccezione degli Stati Uniti». In Ucraina, dove solitamente vanno le coppie che cercano una «surrogata», il reddito pro capite medio è di 2mila e 500 euro l’anno.
Insomma, pur vietando in teoria la surrogata commerciale, in pratica la proposta del governo permette un certo margine di guadagno, tramite i rimborsi spese, che per molte donne più povere rappresenterebbe un vero e proprio lavoro.
Il rapporto della Commissione sottolinea pure l’ipocrisia del chiamare «altruistica» una pratica che implica pagamenti consistenti e chiede pertanto la modifica del progetto di legge. Ma lo stesso rapporto si spinge oltre e raccomanda il pagamento di alcuni servizi effettuati all’estero che la proposta del governo vieterebbe, in quanto di natura esplicitamente commerciale. Per esempio si vieta il pagamento di agenzie o cliniche che organizzano o danno effetto ad un contratto tra i committenti e la «madre surrogata».
Durante i lavori della Commissione, solo uno dei partecipanti aveva denunciato i rischi della «surrogata commerciale», che trasforma il bimbo in merce e la donna in incubatrice. Tutti gli altri, spinti da una campagna di stampa molto efficace, si sono dimostrati disponibili a soddisfare qualsiasi richiesta proveniente da coppie o single facenti ricorso a una «surrogata».
Alcuni funzionari statali che avevano contribuito a preparare il disegno di legge del governo, durante le audizioni della Commissione sulla «maternità surrogata» internazionale avevano richiamo l’impossibilità di utilizzare un doppio standard, permettendo il riconoscimento di una pratica vietata in patria solo perché essa è possibile all’estero. Se è sbagliato affittare un utero in Irlanda, perché dovrebbe essere accettabile all’estero?
Ma la Commissione afferma che, mentre sarebbe desiderabile che le condizioni contemplate nei contratti sottoscritti all’estero corrispondano alle condizioni richieste all’interno dello Stato irlandese, questo principio è quasi impossibile da far rispettare, e pertanto la Commissione crede che «sia sufficiente che le condizioni mediche e sanitarie stabilite dallo stato della surrogata siano soddisfatte».
Vale cioè appunto il doppio standard e vale la morale doppia: un po’ più severi in patria, ma chiudendo un occhio su quanto avviene all’estero. E questo ovviamente incrementerà il turismo procreativo.
L’Irlanda, se passasse la proposta della Commissione, diventerebbe l’unico Stato al mondo a dare riconoscimento legale a contratti stranieri di «utero in affitto». Ora, esisterebbe una salvaguardia: il bimbo deve avere per esempio un legame genetico con almeno uno dei genitori committenti. Ma un altro passaggio sconcertante del rapporto è il fatto che la Commissione ritenga tale requisito, previsto dal progetto di legge del governo, non necessario se e quando la «maternità surrogata» avviene in Irlanda. Significa che un uomo celibe potrebbe pagare una donna per mettere al mondo un bambino che venga concepito utilizzando i gameti di due donatori, i quali verranno anche loro rimborsati. Quale sarebbe la differenza tra questa pratica e il comprare bambini?
Il bimbo crescerebbe senza avere alcuna relazione con la madre genetica, con il padre genetico, con l’altra madre che l’ha custodito per nove mesi e poi partorito, e con i fratelli e le sorelle genetici, se esistono. Giuridicamente sarà insomma legato solo all’estraneo che l’ha commissionato, pagando i diversi attori di questa tragedia. Pare incredibile come un Paese un tempo cattolico, come l’Irlanda, abbia perso del tutto il senso del legame materno e si appresti ad approvare una pratica aberrante che il resto d’Europa rigetta e condanna.
venerdì, marzo 11, 2022
Una soluzione alla «maternità surrogata» c’è: divieto totale
Dublino – A fronte della pressione per il riconoscimento della cosiddetta «maternità surrogata» nell’ordinamento giuridico del Paese, l’Oireachtas, il parlamento d’Irlanda, istituisce una Commissione speciale di esame. Ma l’ufficio del Procuratore generale, Paul Gallagher, che fornisce consulenza giuridica al governo, ha espresso parere molto critico, sottolineando i limiti etici della «maternità surrogata» commerciale attraverso un documento che ammonisce contro la mercificazione dei bambini, lo sfruttamento delle donne e, qualora proibita in Irlanda ma riconosciuta quando avviene all’estero, la creazione di un standard doppio.
«Se i contratti di surrogata commerciale vengono proibiti in Irlanda, a motivo delle preoccupazioni legate alla salute dei bimbi e delle madri», spiega il documento, «queste preoccupazioni emergono ancor di più nei confronti dei contratti stipulati al di fuori dello Stato. Riconoscere gli accordi commerciali stranieri, mentre si limita la maternità surrogata domestica ad accordi altruistici, e quindi offrendo più protezione alle donne irlandesi che a quelle straniere, creerebbe una dictomia nel diritto irlandese difficile da giustificare».
Argomentazioni analoghe sono del resto già state presentate da organizzazioni di ispirazione cristiana a difesa della famiglia, quali l’Iona Institute.
La «maternità surrogata» commerciale implica infatti il pagamento di donne bisognose, solitamente cittadine di Paesi poveri, affinché concepiscano e partoriscano per conto di una coppia, o di un singolo, che ha commissionato il bimbo. Spesso almeno uno dei gameti viene fornito dai genitori, ma a volte l’ovulo, o il seme, proviene da donatori, che vengono pure essi pagati o rimborsati. In Europa la surrogata commerciale è legale solo in Ucraina, Bielorussia e Russia.
Molti Paesi europei vietano del resto anche la surrogata cosiddetta “altruistica” poiché fa letteralmente a pezzi la maternità, coinvolgendo diverse donne e così creando possibili problemi di identità per il bimbo.
Ora, la proposta di legge che dovrebbe regolare la materia in Irlanda permetterebbe solo la surrogata “altruistica” mentre proibirebbe i contratti commerciali. Ma, per aggirare l’ostacolo, alcuni committenti si recano da tempo all’estero e oggi reclamano il pieno riconoscimento di queste nascite.
Secondo la legge, la donna che partorisce è la madre del bimbo che nasce. Quando ci si affida a un soggetto terzo, però, la donna in una coppia commissionante non risulta essere la madre legale del bambino. E nel caso i commissionanti fossero due uomini, quello non legato geneticamente al bambino non viene considerato padre dal punto di vista legale. In assenza però di una legislazione precisa in Irlanda i giudici decidono di volta in volta sui casi singoli.
Nel 2021, un rapporto del governo sulla protezione del bambino, affrontando le diverse forme di «riproduzione assistita», raccomandava il riconoscimento, da parte dell’Irlanda, della «maternità surrogata» avvenuta all’estero, qualora venissero soddisfatti alcuni criteri. Ma vietare alcune pratiche e poi riconoscerle legalmente solo perché avvenute all’estero è una contraddizione stridente.
L’ufficio del Procuratore generale suggerisce quindi alla Commissione parlamentare alcune soluzioni possibili.
Si potrebbe mantenere lo status quo e quindi quanti desiderino diventare genitori legali di bambini nati da accordi commerciali avvenuti all’estero, dovrebbero rivolgersi a un giudice che considererà i casi uno per uno.
Una seconda opzione potrebbe essere applicare a questi accordi internazionali gli stessi criteri che valgono per quelli nazionali. Quindi, solo quanti abbiano fatto ricorso alla «maternità surrogata» “altruistica” all’estero diverrebbero legalmente genitori in patria, mentre accordi di altro tipo non sarebbero riconosciuti.
Una terza opzione consisterebbe nel consentire la «maternità surrogata» commerciale in Irlanda, questo farebbe dell’Isola l’unico caso in Europa e non solo.
Infine c’è un’opzione che né questo documento né il progetto di legge considerano, benché sia la soluzione adottata in Germania, Italia, Francia, Spagna, Austria, Norvegia, Finlandia e in molti altri Paesi europei: vietare totalmente la surrogata in qualsiasi forma. Eviterebbe i problemi che ogni procedura, commerciale o “altruistica”, necessariamente comporta.
mercoledì, luglio 28, 2021
Italia e Irlanda. A proposito di eutanasia
Di Aldo Maria Valli
La foto che vedete sopra il titolo mi ha messo una grande tristezza. Pubblicata dal sito ifamnews, mostra un negozio, a Milano. Ma non un negozio come gli altri. Si trova in corso Cristoforo Colombo ed è un temporary shop che ha lo scopo di sostenere la proposta dei radicali di introdurre nel nostro ordinamento il “diritto” all’eutanasia, insomma all’uccisione di una persona. Nel “negozio”, infatti, si può sottoscrivere il referendum per l’eutanasia legale. Così, mentre magari sei impegnato nello shopping o ti godi la movida, puoi fare una capatina lì e dare il tuo contributo a rendere questa forma di uccisione un diritto.
Fa da contraltare all’immagine la notizia arrivata dall’Irlanda, dove il 21 luglio la Commissione Giustizia del parlamento di Dublino ha bocciato un progetto di legge che avrebbe introdotto il suicidio assistito e l’eutanasia. Risultato per nulla scontato, ottenuto anche grazie al lavoro dei gruppi pro-life e a un’opposizione chiara e decisa da parte della professione medica.
Come spiega Angelo Bottone su ifamnews, la proposta di legge era stata presentata dal People Before Profit, una piccola formazione di estrema sinistra, ottenendo il sostegno di alcuni rappresentanti della coalizione di governo, inclusi l’ex primo ministro Leo Varadkar e i ministri della Sanità e della Giustizia. Una proposta simile era già stata respinta nel 2015.
Dopo una consultazione pubblica, la Commissione Giustizia ha ritenuto di non procedere con la valutazione del testo e ha raccomandato al parlamento d’istituire una Commissione speciale dedicata proprio ai temi dell’eutanasia e del suicidio assistito.
Non si tratta dunque di una bocciatura completa, ma, visti i tempi parlamentari rallentati dall’emergenza CoviD-19, è difficile che il lavoro della futura Commissione speciale possa arrivare a conclusione prima della fine della legislatura. Ancor meno se le elezioni politiche venissero anticipate, eventualità che non è esclusa.
Due sono stati gli elementi che hanno contribuito alla bocciatura: la forte opposizione espressa dagli interventi avvenuti durante la consultazione pubblica, con medici e operatori del settore in testa, e il parere critico dell’Ufficio legale del parlamento, che ha rilevato la presenza, nella proposta di legge, di lacune gravi e di possibili incompatibilità con la Costituzione.
venerdì, luglio 23, 2021
Festeggiamo l’Irlanda, dove l’eutanasia è stata fermata
Buone notizie dall’Irlanda, almeno per una volta. Mercoledì 21 luglio, infatti, la Commissione Giustizia del parlamento di Dublino ha bocciato un progetto di legge che avrebbe introdotto il suicidio assistito e l’eutanasia. Si è trattato decisamente di risultato non scontato, ottenuto anche grazie al lavoro alacre dei gruppi pro-life e a un’opposizione chiara e decisa da parte della professione medica.
La proposta di legge era stata avanzata da un deputato di People Before Profit, una piccola formazione di estrema sinistra, e lo scorso anno, con una certa sorpresa, aveva ottenuto il sostegno iniziale di alcuni rappresentanti della coalizione di governo, inclusi l’ex primo ministro Leo Varadkar e i ministri della Sanità e della Giustizia. Una proposta simile era peraltro già stata rigettata nel 2015.
Ebbene, dopo una consultazione resa in pubblico, la Commissione Giustizia ha ritenuto di non procedere con la valutazione del testo e ha raccomandato al parlamento d’istituire una Commissione Speciale dedicata proprio ai temi dell’eutanasia e del suicidio assistito.
Certo, non si tratta di una bocciatura completa, ma, visti i tempi parlamentari rallentati dall’emergenza CoViD-19, è difficile che il lavoro dell’erigenda futura Commissione speciale possa pervenire a conclusione prima della fine della legislatura. Ancor meno se le elezioni politiche venissero anticipate, come non è escluso.
Due sono stati gli elementi che hanno prodotto questa decisione importante davvero e comunque: la forte opposizione espressa dagli interventi presentati durante la consultazione pubblica, medici e operatori del settore in testa, e il parere critico dell’Ufficio legale del parlamento, che ha rilevato la presenza, nel testo della proposta di legge, di lacune gravi e di possibili incompatibilità con la Costituzione.
Gli interventi di cittadini e di gruppi organizzati alla consultazione pubblica sono stati ben 1.400. Il mondo pro-life, in tutte le sue diverse articolazioni, ha trovato supporto nelle organizzazioni professionali mediche e nell’associazionismo che si batte per i diritti delle persone disabili.
Tutte le organizzazioni professionali mediche si sono espresse contro la proposta di legge, poiché questa avrebbe stravolto il rapporto medico-paziente e il fine stesso della medicina, che non è uccidere, bensì prendersi cura del malato. Significativo l’intervento dei professionisti addetti alle cure palliative, che quotidianamente affrontano situazioni “limite”.
Il fronte favorevole all’eutanasia si vanta ora dell’apparente sostegno dell’opinione pubblica, che però non ha affatto trovato riscontro nelle risposte date durante la consultazione. Segno che il mondo pro-life, nonostante la grave sconfitta subita al referendum sull’aborto del 2018, riesce ancora a organizzarsi efficacemente e a incidere sul reale.
Negli ultimi anni l’Irlanda si era infatti mossa in direzione opposta. Due referendum popolari hanno uno ridefinito il concetto di famiglia, estendendo il “matrimonio” alle coppie dello stesso sesso, e l’altro cancellato l’articolo della Costituzione che difendeva la vita prenatale, liberalizzando così l’aborto. Inoltre, su questioni cruciali quali la procreazione assistita, la maternità surrogata o il gender, la classe politica irlandese di ogni colore ha ultimamente espresso costantemente posizioni molto liberal.
La piccola grande vittoria odierna del fronte pro-life segna quindi un cambio di passo che dà qualche speranza. Da vedere se momentaneo o se si tratta invece di qualcosa di più. Qualcuno dirà che i partiti di governo hanno voluto evitare una nuova divisione, pronti, magari nella prossima legislatura, a presentare una versione edulcorata di una legge analoga. Inutile dirlo adesso: si vedrà. Ma, almeno per ora, è bene festeggiare.
mercoledì, marzo 03, 2021
CoViD-19, mappa del culto vietato
Irlanda e Slovenia sono gli unici due Paesi dell’Unione Europea dove i rispettivi governi hanno vietato ogni celebrazione religiosa pubblica. Negli altri Stati membri le restrizioni variano significativamente.
Uno dei regimi più stretti vige in Belgio, dove decine di cattolici si sono già radunati a Bruxelles per protestare nei confronti delle regole attuali che prevedono al massimo quindici persone per celebrazione. La protesta ha avuto luogo di fronte alla basilica di Koekelberg, la quinta chiesa più grande al mondo che potrebbe contenere 8mila fedeli, proprio per mostrare l’assurdità delle restrizioni correnti.
I partecipanti alla protesta, insieme a membri di altre fedi, chiedono al governo belga che il numero di fedeli ammesso alla celebrazione sia proporzionato alla grandezza dell’edificio religioso, come in altri Paesi. Nei vicini Paesi Bassi, del resto, non c’è limite. In Francia è invece di trenta, mentre in Italia è del 50% della capacità.
L’anno scorso il Belgio ha sofferto una delle restrizioni più severe di tutta Europa: le cerimonie religiose sono infatti state bandite fino a quando la comunità ebraica non ha fatto appello al Consiglio di Stato, il quale ha riconosciuto l’eccessiva rigidità delle regole. In dicembre il governo è stato poi obbligato ad allentare decisamente le restrizioni, permettendo 15 fedeli a celebrazione, esclusi il celebrante e i bambini al di sotto dei dodici anni. Nonostante questo, la decisione ha lasciato insoddisfatte le comunità religiose più numerose, che sperano in allentamenti ulteriori.
Quanto all’Irlanda, lo Stato ha vietato il culto pubblico del tutto. In altri Paesi europei vigono restrizioni del numero dei fedeli ammessi al culto, oppure divieti locali o temporanei, ma nessun altro Stato ha vietato celebrazioni religiose pubbliche per periodi così lunghi: diversi mesi nel 2020 e ancora da gennaio di quest’anno.
Una restrizione del medesimo tenore irlandese è al momento in vigore solo in Scozia, che non fa parte però dell’Unione Europea. In Irlanda del Nord le cerimonie religiose sono autorizzate sia dal governo britannico centrale sia da quello locale, ma le principali denominazione cristiane hanno deciso autonomamente di tenere le chiese chiuse almeno fino al 5 marzo.
In Scozia il divieto del culto pubblico è finito nel mirino di don Tom White, decano dell’East St Alphonsus Church di Glasgow, che ha inviato una lettera di diffida al governo locale: «Parlo a nome di tanti nella chiesa quando dico che è molto importante mantenere le persone al sicuro durante la pandemia», ha affermato il sacerdote. «Ma questo può e deve essere fatto mentre si consente alle persone di soddisfare il desiderio di avvicinarsi a Dio e di celebrare in chiesa dentro una comunità. Con le misure di sicurezza appropriate si possono ottenere entrambi gli obiettivi, come avviene in Inghilterra, in Irlanda del Nord e nel Galles».
Ecco una lista delle restrizioni al culto pubblico vigenti nei vari Paesi dell’Unione Europea, stilata sul sito di «Re-open EU».
Culto vietato: Irlanda e Slovenia
Nessun limite specifico (salvo le misure igieniche): Austria, Croazia, Finlandia, Francia, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia
Limiti regionali: Germania, Grecia, Spagna e Portogallo
50% della capienza: Italia ed Estonia
20% della capienza: Lettonia
Massimo 500 partecipanti: Danimarca
Massimo 50 partecipanti: Islanda
Massimo 15 partecipanti: Belgio, Bulgaria
Massimo 8 partecipanti: Svezia
Una persona ogni 15 mq: Polonia
Una persona ogni 4 mq: Malta
Massimo del 10% dei posti a sedere: Repubblica Ceca
giovedì, febbraio 11, 2021
Medical bodies unite in opposition to assisted suicide Bill

Some of the most important medical bodies in the country have now declared to be against Ireland legalising assisted suicide. Several have sent submissions to the Oireachtas Justice Committee and expressed opposition to far-left TD Gino Kenny’s ‘Dying with Dignity’ Bill. We must hope the voices of some of the country’s most distinguished doctors will be listened to by politicians. The various medical organisations are opposed for a similar reason; they believe assisted suicide will prey on the most vulnerable patients.
What follows is a selection from their submissions.
Royal College of Surgeons in Ireland
“The Royal College of Surgeons in Ireland (RCSI) believes that the proposed legislation is not in accord with best medical practice. The introduction of doctor assisted suicide is not in the best interests of patients and does not address the real issues of death with dignity. Much better that the State would not persist in this but instead support the neglected area of palliative care which has been so beneficial but could be undermined by doctor assisted suicide. … RCSI believes that the introduction of euthanasia will have a harmful effect upon society. … RCSI believes that the risks of introducing a legal structure to allow assisted suicide as set out in this bill would do more harm than good and, on this basis, that the bill should not be progressed. It is feared that legalisation of voluntary euthanasia and physician assisted suicide would create a precedent to extend the practice to handicapped and sick individuals also, who do not suffer so much themselves, but rather are a perceived burden to society. … The consequences of the Bill are both legal medical and societal. It is at variance with the core values of the medical profession particularly in the area of patient protection. It has the potential to fundamentally damage the doctor/patient relationship.”
Irish Society of Physicians in Geriatric Medicine
“The Irish Society of Physicians in Geriatric Medicine (ISPGM), representing over 130 specialists in the care of older people, after a survey of its members wishes to give the strongest possible endorsement to the 2017 and 2020 Position Papers of the Royal College of Physicians in Ireland and submission to the Oireachtas Committee raising deep concerns about the many negative impacts of physician-assisted suicide and euthanasia on the practice and ethos of care during life and for end of life care. … It is clear that not only are there intrinsic deep challenges posed by physician-assisted suicide and euthanasia but also that it can neither be restricted nor adequately regulated: in virtually every jurisdiction where it has been established it has extended to conditions – psychiatric illness, dementia, children, etc – far beyond the original proposal for restricted circumstances.”
The College of Psychiatrists of Ireland
“If enacted this Bill will result in a profound change in medical practice, affecting how doctors interact with patients who are terminally ill, but also how doctors view themselves as healers. … As psychiatrists, we are concerned that the enactment of this Bill may eventually lead to physician assisted suicide for people with mental disorders, as has occurred in in the Netherlands and Belgium. In both countries, such a request was initially excluded by the guidelines, yet this attitude has changed over time. … The College consider that it is not appropriate to legislate for physician assisted suicide of individuals with life-limiting conditions; rather legislation should be proposed to enable people to receive appropriate health care in a timely and compassionate manner so as to promote and protect their dignity. Although described below are numerous defects in the Bill as drafted, the College does not support the Bill and believes that no changes can make it acceptable.”
Irish Healthcare Professionals for Dignity in Living and Dying
“We, the undersigned, are gravely concerned by the proposal to legislate for assisted suicide and euthanasia, also described as assisted dying in Ireland. As healthcare professionals we have respect for each individual, value personal autonomy and also share an interest in protecting and advocating for people who are nearing the end of their lives and who may be vulnerable and at risk. We believe the bill creates risks for many receiving healthcare that outweigh any potential benefits. This concern is based on our collective experience over many decades of providing health care to people and their families in Ireland.” (Signed by 2,172 healthcare professionals)
Other submissions from consultants (including palliative care, gerontology, neurology and psychiatry) and from professional medical organisations (RCPI, IPMCA, RPMGNI, APMBI) are not publicly available yet but it is understood that they all oppose the Bill which is before Oireachtas Committee on Justice.
No professional or training medical body has expressed support for the Bill.
giovedì, novembre 05, 2020
All that you can leave behind
Home - that's where the hurt is
And I know it aches
And your heart it breaks
You can only take so much
Walk on
lunedì, luglio 20, 2020
venerdì, luglio 10, 2020
The failure to protect our nursing homes

Something went very wrong with Ireland’s Covid-19 policy for nursing homes. Five months from the beginning of the Coronavirus crisis, the failure of the health authorities to properly protect the care homes has become evident. It is now seems clearer than ever that the needs of nursing homes and their residents were placed behind those of hospitals, with terrible consequences.
Speaking at the Oireachtas Special Committee on Covid-19, on behalf of the HSE, Dr Jim Breslin said that more than 5,400 residents had a confirmed diagnosis, which is 18pc of the total nursing home population of 30,000. Half of the country’s nursing homes had become degree of infection.
The surge was expected to happen in hospitals and thus the focus of the health authorities was mostly on that sector. Patients with other conditions were discharged from acute hospitals to make space and prepare them for possible Covid-19 patients.
“[What] I have seen is an overt focus on the acute hospital sector to the exclusion of community care in general.” Tadhg Daly of Nursing Homes Ireland told the Oireachtas Special Committee.
The nursing home sector had foreseen this coming and tried to raise this issue with the health authorities at an early stage. More and more pieces of correspondence now are emerging showing the plea for a proper response to an escalating emergency.
Since February a national plan was required but it wasn’t developed.
“We were exasperated in early stages and felt the sector required a very specific plan. We knew Covid-19 had a disproportionate impact on older people. The planning and focus was almost exclusively on our acute hospitals.”, Mr Daly told the Committee.
What happened instead is that the State recruited staff from the nursing home sector, in favour of the hospital sector.
At the same time, many carers started to feel sick and isolated themselves in their houses. The delay in getting results to be cleared for returning to work exacerbated a situation that was already critical.
A large number of patients were discharged from the hospitals to the nursing home sectors, but with no proper plan. “No memo was issued to instruct the transfer out of patients to clear space in the hospitals, that was just done on a case-by-case basis by individual clinicians”, noted Deputy Louse O’Reilly.
Some of those patients were asymptomatic and only later tested positive, when it was too late and they had passed the disease to other residents and staff.
Mr Tadhg Daly confirmed that in March very few patients discharged from acute hospitals and moved to the care homes, were tested. “If they were asymptomatic, it was not deemed necessary to take a test”.
Pressed by Deputy Brid Smith, a representative of the National Public Health Emergency Team (NPHET) admitted they did not know how many patients were tested before being transferred.
Paul Reid, the CEO of the HSE, admitted to the Oireachtas Special Committee that no analysis has been completed of the impact of transferring people from acute hospitals to the homes. This was a significant contributory factor in spreading of the infection.
The impression is that elderly patients were treated as the poor relations while the focus of public health policy was on the hospital system.
Like in some other countries, this series of failures caused an unprecedented and acute crisis and, as a consequence, hundreds of residents have died.
What the health authority anticipated would occur in hospitals, materialised to a much greater extent in the nursing homes, which experienced the most terrible scenario. They were crying out for staff and for proper Personal Protective Equipment while their residents were becoming infected and passing away.
The history of Ireland’s Covid-19 epidemic will be partly remembered for its failure and neglect of the most fragile and vulnerable citizens. The State did not properly protect them at first.
mercoledì, giugno 17, 2020
Programme for Government will ban pro-life vigils outside hospitals

The Programme includes other measures of concern (see below). For example, it promises yet another Citizens’ Assembly, this time on the future of schools. Will this have denominational education in its sights? It wants to strengthen ‘hate crime’ legislation. Will this overreach and attack free speech, including that of religious believers?
Perhaps the negotiators have forgotten that Taoiseach Leo Varadkar himself indicated that such a move might be unconstitutional, and the Garda Commissioner said he saw no evidence an exclusion zone law is needed.
Leo Varadkar told the Dáil in April of last year: “We are running into real difficulties around restricting peaceful protest and restricting free speech.” The Taoiseach also conceded that in placing a ban on peaceful protest “we do enter a difficult space in a democracy when you decide that certain opinions can’t be held, certain types of protests can’t happen. In a democracy, if you’re going to restrict free speech and if you’re going to restrict the right to protest, you need to be on very solid ground.”
Last September, Garda Commissioner Drew Harris told the Minister for Health that there was no evidence to suggest that there is threatening, abusive or insulting behaviour directed towards persons utilising abortion services. “I re-confirm my views expressed at our recent meeting that protests to date at such centres have not contravened the law and are peaceful”, he said. The Garda Commissioner was of the opinion that existing laws against harassment and intimidation are more than adequate to deal with whatever issues may arise.
In other words, the exclusion zone plan has no justification and is possibly unconstitutional. It is certainly draconian.
The new Programme contains other worrying proposals.
- The Government plans to enact the Assisted Reproduction Bill, which will allow surrogacy, gamete “donations”, experimentation on embryos, etc.
- The new Government wants to remove the need for someone aged 16 and 17 years to have two specialist reports before they can apply for changing their legal gender. A simple self-declaration would be considered sufficient. They are also commencing research to examine similar arrangements for children under 16.
- They aim at offering the legal recognition of “non-binary people” (those who don’t consider themselves to be a man or a woman) and also want to amend the equality legislation with a new form of discrimination on the basis of “gender identity”.
- They will revise the sex education at primary and post-primary level. What will this mean? Will it clash with school ethos?
- The new Government plans to introduce hate crime legislation, which would limit freedom of speech.
- They will establish a Citizens’ Assembly on the future of education. Will this be an attack to denominational education?
- They are committed to increase funding to political parties to support gender and diversity programmes.
A review of the abortion legislation is due in 2021. The Programme does not give details of what changes the Government will make but during the negotiations the Green party asked for the removal of the three-day waiting period before a woman obtains an abortion.
venerdì, maggio 22, 2020
L’Europa frantumata davanti alla libertà religiosa
Strane cose accadono nel Vecchio Continente ai tempi delle chiese chiuse dal coronavirus
L’Irlanda ‒ dico l’Irlanda “cattolica” ‒ sarà l’ultimo Paese in Europa a riaprire le chiese alle Messe. Accadrà il 20 luglio, una data che si stenta a scorgere persino con il binocolo. Effetto di un governo sempre più lontano da quella cultura cattolica che ha per secoli connotato, e orgogliosamente, l’Isola Verde. Basta seguire David Quinn, direttore dell’Iona Institute di Dublino, nonché opinionista dei settimanali The Sunday Times e The Irish Catholic, per esserne edotti e restarne informati.
La Francia ‒ dico la Francia della legge sulla laicità del 1905 che sancì la separazione totale fra Chiesa e Stato, rimpiazzando il Concordato del 1801 ritenuto evidentemente troppo permissivo pur essendo stato imposto con le baionette da Napoleone Bonaparte (1769-1821), e della legge 2004 che vieta l’uso di simboli religiosi a scuola (croci, kippah, velo islamico e quant’altro), ha invece definito «[…] l’interdizione generale e assoluta» dei luoghi religiosi come «[…] sproporzionata rispetto all’obiettivo della preservazione della salute pubblica» e, visto il «[…] carattere essenziale di questa componente della libertà di culto», «[…] un attentato grave e manifestamente illegale verso quest’ultima». Lo ha fatto il 18 maggio il Consiglio di Stato intimando al primo ministro di modificare entro otto giorni il decreto liberticida dell’11 maggio.
Tempi interessanti
Quando, nel 1978, lo scrittore e pensatore russo Aleksandr I. Solženicyn (1918-2008) definì il nostro «un mondo in frantumi» non immaginava forse a quale punto di inversione dei poli saremmo giunti. Mentre nella cattolica Irlanda il governo tiranneggia una Chiesa che evidentemente si lascia tiranneggiare, la Francia laicista afferma una verità di principio sacrosanta. Per tutti. Continua infatti a sbagliare di grosso (obiettivo e retorica) chi pensa che la libertà religiosa, e quella sua reificazione concreta che è la libertà di culto nelle sue varie dimensioni ed espressioni, sia una questione da credenti e da beghine, da preti e da perpetue. Ne beneficiano pure loro, ovvio, ma in quanto persone umane.
Continua qui.
giovedì, maggio 07, 2020
mercoledì, maggio 06, 2020
New law takes an axe to the natural ties

This week, the final parts of the Children and Relationship Act 2015 have come into operation. This legislation has changed profoundly the legal arrangement of family relationships but in a way that downgrades the importance of the natural ties.
Part 2 and 3, which were delayed because of technical mistakes in the original Act, contain provisions relating to the regulation of so called “donor-assisted” human reproduction (DAHR).
This is when the gamete (egg or sperm), or the embryo, is provided by someone who is, consequently, the natural parent of the child but will not be recognised as the legal parent of the child. The legal parent will be the ‘intending parent’. Intention will trump biology.
In Irish law, a woman who gives birth is the mother of a child. This new legislation will allow another person, a man or a woman, to be added as parent with the Registrar for Births, Death, and Marriages, when the child has been conceived through donation.
What it is called the “intending parent”, who has no genetic link to the child, can be the mother’s spouse, her civil partner or a cohabitant.
The Act has effect on female same-sex couples but not on male couples as they need a surrogate, and surrogacy will be regulated by different upcoming legislation.
The legislation bans anonymity, with some limited exceptions. The name of the “donor” will not appear on the birth certificate but in a National Donor-Conceived Person Register. Those details will be accessible to the conceived person only when they reach 18, if requested.
The new law has effect on past and future donor-conceived children, but in a different way.
From this week, only children conceived artificially in a clinical setting in Ireland from a known donor will come under this legislation, while it applies retrospectively also to children conceived in Ireland or abroad in the past, even if the donor is anonymous.
Let’s explore the significance of this act.
It has been presented by Minister Harris and by commentators as progressive, inclusive and child-centered.
It is the opposite.
In so called “donor” conception, children are conceived with the intention of being deliberately separated from their genetic parents, and possible siblings. This legislation facilitates this. It is not inclusive as it intentionally excludes children from their genetic connections.
The legislation is also based on the assumption that natural ties do not matter, or else barely matter. But it is a common experience in people conceived artificially to search for their genetic origins. And it is curious that the only exception to the ban on anonymous donation contained in the new law is when a family wants to create a sibling for an existing child using the same donor, which is anonymous to the family but not to the clinic. In these cases, and only for a transitional period that ends in 2023, the details of the donor do not have to be registered.
This exception proves that genetic connection between siblings is so important that even this contradictory piece of legislation gives it some priority over other principles.
With regard to anonymity, it is good that some details of the “donor” are registered but how is it in the interest of children that they are denied access to those details until they become adults? This is definitively not child-centered. No child or teenager under 18 will have access to those details. And even when they turn 18, how likely is it that they will ever a close relationship with the donor (biological) parent? (More here)
How is it progressive and inclusive not to include those details from birth certificates?
Those concerns were raised in the past, not only by the Iona Institute (here and here, for instance) but also by child law experts and activists.
An important article from the Law Society Gazette questioned the accuracy of those certificates and the “profound implications of deliberate falsification of legal documents.”
Dr Joanna Rose, whose court case brought about a ban on anonymous donations in the United Kingdom, told the Oireachtas: “Reproductive technology is a social experiment and the adverse impacts and consequences are unravelling over time around the world. Only donor offspring can inform on these things. We pay for our own counselling, genetic tests to find lost relatives and live with false birth certificates and absent or misleading medical histories. We have [lost] ethnicities and ancestors, unparalleled numbers of siblings and half siblings and all this confronts most of us privately in adulthood. There is little understanding of the resultant grief and its disenfranchisement by our families and community at large.”
If the 2015 Act comes into full operation only today is because it contained a number of technical errors, as it was rushed into law just before the same-sex marriage referendum. This was an attempt to exclude certain issues (same-sex adoption, parenting, etc.) from the referendum debate.
Legislation on donor IVF, rushed into law for Marriage Referendum, had ‘technical errors’. Nonetheless, at the time we maintained that the referendum wasn’t simply on the definition of marriage but also on the right of children to have a mother and a father. Today’s new changes prove, once again, that we were correct.







