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lunedì, dicembre 28, 2020

Researchgate

Ho aggiornato la mia pagina su Researchgate. Ora vi trovate i testi delle mie publicazioni e conferenze, fino al 2012. Pian piano arriveremo al 2021. 



venerdì, ottobre 09, 2020

Scambio di memorie e incontro di culture






Questo libro propone una riflessione su Domenico Jervolino, pensatore e uomo politico, per molti anni docente di Filosofia del Linguaggio e di Filosofia Teoretica nell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Gli interessi principali della sua ricerca filosofica sono stati: la rivisitazione critica di Marx con la ripresa della nozione gramsciana di egemonia, la riproposta dei paradigmi ricœriani del simbolo, del testo e della traduzione, il richiamo alle istanze della filosofia e della teologia della liberazione. Particolare attenzione è stata dedicata da Jervolino al paradigma della traduzione, intesa come riconoscimento e accoglienza dell’altro. Nel passaggio da una lingua all’altra il filosofo napoletano ha visto lo straniero diventare il prossimo, il soggetto riconosciuto e accettato.

Maggiori dettagli qui.

martedì, giugno 16, 2020

David Hume razzista? Come tutti gli illuministi…

di Spartaco Pupo

Durante le proteste inscenate dal movimento Black Lives Matter lo scorso 7 giugno a Edimburgo, i manifestanti hanno pensato bene di “decorare” la statua di David Hume, posta in posizione prominente nella Royal Mile, nel cuore del centro storico della capitale scozzese, con un cartello recante un pensiero del grande filosofo: “Sono incline a ritenere che i neri siano naturalmente inferiori ai bianchi” (vedi foto).

La statua di Hume a Edimburgo oltraggiata dai manifestanti del “Black Lives Matter”

Si tratta di una estrapolazione decontestualizzata da una nota a piè di pagina contenuta nel saggio I caratteri nazionali, pubblicato da Hume nel 1748, che qui riporto per intero: “Sono incline a ritenere che i neri, e in genere tutte le altre specie umane (ce ne sono altre quattro o cinque), siano naturalmente inferiori ai bianchi. Non c’è mai stata una nazione civile che non fosse di colore bianco, né alcun individuo eminente nell’azione come nella speculazione. Tra i neri non esistono ingegnose manifatture, né arti né scienze. D’altra parte, i popoli più rozzi e barbari tra i bianchi, come gli antichi Germani o gli attuali Tartari, hanno pur sempre qualcosa in cui eccellono: valore, forma di governo, ecc.; una differenza così costante e uniforme non avrebbe potuto esserci in così tanti paesi ed età se la natura non avesse fatto una distinzione originaria fra queste due razze. Per non parlare delle nostre colonie: ci sono schiavi neri in tutta Europa nei quali nessuno è mai stato ancora in grado di scoprire qualche traccia di ingegno, mentre dalle nostre parti la bassa plebe priva di educazione emerge e si distingue in molte professioni. In Giamaica, a dire il vero, si parla del nero come di un uomo di parte e di apprendimento; ma è probabile che sia ammirato per alcune doti sottili, come un pappagallo, che pronuncia in modo chiaro poche parole”.

Il contenuto di questa nota, contrariamente a quanto è accaduto a vari brani di altre opere, da Hume spesso rivisti o rielaborati, è stato riportato integralmente in tutte le edizioni successive della raccolta dei suoi saggi morali, politici e letterari, fino all’ultima, risalente al 1777 e contenente le revisioni finali dell’autore. Ciò testimonia che Hume non cambiò mai punto di vista. Il che ha indotto l’americano Richard Popkin a parlare per primo di “razzismo scioccante” di Hume. Correva l’anno 1973 quando Popkin, le cui ricerche sullo scetticismo occidentale ebbero grande risonanza in tutta Europa, si espresse in quel modo nei riguardi della presunta superiorità riconosciuta ai bianchi da Hume. Da allora, il saggio humiano è fatto a più riprese oggetto di maldicenze, pettegolezzi e censure.

Continua qui.

martedì, giugno 25, 2019

La guerra in solitaria di Del Noce contro la grande alienazione del nostro tempo

Nel 1989 cade il Muro di Berlino e scompare Augusto Del Noce. Inizia così Filosofia cristiana e politica in Augusto Del Noce (I libri del Broghese), il libro di Luca Del Pozzo, libro illuminato, significativo e non enfatico, libro che ripercorre i caratteri generali del pensiero di uno dei massimi filosofi italiani della seconda parte del secolo scorso, inoltrandosi nell’esistenzialismo religioso e nella sua “Metafisica civile”, ma dando conto, soprattutto, della difficoltà della sua ricezione e della sua penetrazione. Esiste un “problema Del Noce”, come ricorda Pasquale Serra, per “anomalia filosofica, difficoltà storiografica, inattualità”. Aggiunge Del Pozzo: “Di certo Del Noce non fu un sistematico, ma è altrettanto vero che la sua riflessione si cristallizzò attorno ad alcuni temi fondamentali che, presi nel loro insieme, danno la misura di un percorso unitario, dalle origini fino alla sua scomparsa, che anche se travagliato è stato senza dubbio coerente e rigoroso. In realtà la difficoltà principale che avverte chiunque voglia confrontarsi con un pensiero solo in apparenza disarticolato nasce dal particolare “metodo” filosofico adottato dal filosofo torinese, tale da farne, per sua stessa ammissione, un “filosofo attraverso la storia”.

La prospettiva del volume è di natura storica e filosofica; “storica perché si vuole ricostruire il percorso filosofico dell’autore focalizzando in particolare il ruolo che l’esistenzialismo religioso e l’ontologismo hanno avuto nella vicenda intellettuale di Del Noce, filosofica perché si intende proporre una interpretazione della filosofia delnociana nei termini di una filosofia cristiana che a sua volta si configura come metafisica civile”. Sapeva tante cose, Del Noce, e le sue intuizioni trovarono felice verifica negli avvenimenti che precedettero di poco la sua morte, e nello sviluppo tragico che ne seguì, nel cambiamento radicale della forma e della sostanza, nel passaggio traumatico dalle ideologie alla super-ideologia, la tecnica e l’approdo libertino che sovrastano il senso religioso e culturale. In Del Noce, sostiene Marcello Veneziani, “non c’è pregiudiziale elitaria o intellettuale nel giudicare la cultura di massa; semmai vi oppone la tradizione popolare, il sentire comune. La massa è un concetto tratto dalla fisica e applicato all’umanità per sottolineare la mutazione antropologica e la sua rilevanza puramente materiale: se il popolo è massa più energia spirituale, e nella vox populi ancora vive la vox dei, la massa è invece il popolo che ha perduto Dio e il senso religioso, che non ha volto e identità ma solo peso e volume. Senza spirito, il popolo degrada a massa, la persona si riduce a individuo, perdendo ambedue il volto, l’anima e la storia. E’ quella la vera, gigantesca alienazione del nostro tempo. Da qui l’incessante guerra che Augusto Del Noce, filosofo gentile e cattolico in disparte, combatté in solitudine con le armi delicate dell’intelligenza e della fede”. E facendo riferimento a quelle armi, il libro di Del Pozzo restituisce la forza e l’attualità di un pensiero che non declina, anche se resta in disparte, desideroso di essere cercato, riscoperto e rianalizzato, perché dietro le pagine di Del Noce si nasconde la visione profetica, “profetica nel senso forse più genuino del termine, come di chi ha la capacità di interpretare la storia, cioè di discernere il senso e il significato degli avvenimenti, in modo da farla apparire nella giusta dimensione”. Una dimensione non urlata o imposta, ma proposta con il garbo e il gusto raffinato di un pensatore in perenne dialogo con le filosofie dell’esistenza, della nostra contraddittoria esistenza.

giovedì, maggio 30, 2019

I cattolici in politica e la lezione di Augusto Del Noce

Sono passati trent’anni dal fatale 1989, quando cadde il Muro di Berlino. E trent’anni fa moriva Augusto Del Noce, il filosofo cattolico che previde la fine del comunismo e l’avvento di una società dominata dal pensiero nichilistico e ateistico. Il Muro fu abbattuto il 9 novembre, Del Noce morì il 30 dicembre. Eppure nei suoi scritti quel passaggio poteva già essere letto: al posto del comunismo il consumismo, al posto delle vecchie ideologie il dilagante edonismo della società sazia e disperata.
Per chi, come il sottoscritto, ha vissuto il pontificato di Karol Wojtyła, la filosofia di Del Noce è stata una guida utile per leggere e interpretare la portata del magistero del papa polacco. Anzi, Del Noce fece in un certo senso da battistrada. Basti pensare che Il suicidio della rivoluzione, il saggio nel quale Del Noce prefigurò il collasso del comunismo, uscì nel 1978, quando in Italia il Pci era fortissimo e proprio l’anno in cui fu eletto Giovanni Paolo II, il papa che al comunismo diede una spallata decisiva.
L’attualità di Del Noce è evidente sotto diversi profili. Soprattutto vide il nuovo totalitarismo che proprio oggi stiamo sperimentando, quello attuato non più con le armi e la repressione da regimi dispotici ma quello, apparenetmente non violento, tipico del pensiero unico, dominante nella società ormai pienamente secolarizzata, dove la tirannia ha il volto dell’umanitarismo e l’uomo «liberato» è in realtà schiavo di se stesso, all’interno di una società di massa nella quale la ricerca del piacere è il nuovo oppio dei popoli e il materialismo individualista, che vive solo nel presente, ha la meglio su quello di un tempo, di matrice marxista, che prometteva il paradiso in terra. Annullata la prospettiva del riscatto sociale, eccoci nel regno dell’egoismo utilitarista. Marx in soffitta, Wilhelm Reich (il profeta della rivoluzione sessuale) sugli scudi. Con inevitabile stato di depressione generale.
Continua qui.

martedì, maggio 14, 2019

«In dialogo con il pensiero di Domenico Jervolino» alla Facoltà teologica dell’Italia meridionale




«Dialogando con Domenico Jervolino. Fenomenologia della vita morale: una filosofia per il Mediterraneo?». È questo il tema del convegno che si terrà, alle 14.30 di giovedì 16 maggio, nell’aula 1 della sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, in via Petrarca 115, a Napoli. È un altro degli incontri organizzati dall’Ateneo per preparare la visita di Papa Francesco, che il 21 giugno prenderà parte al secondo giorno di lavori del convegno su “La teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo”. Una tappa di avvicinamento importante ad un evento storico per la Facoltà tanto che, ad ascoltare gli approfondimenti sulla figura di Jervolino (Sorrento 1946 – Roma 2018), sarà presente anche l’Arcivescovo di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe.

Dopo i saluti di Edoardo Massimilla, direttore del Dipartimento per gli Studi umanistici dell’Università Federico II, e di Padre Pino Di Luccio, decano della Sezione San Luigi, interverranno Donatella Abignente, docente di Morale Fondamentale presso la Facoltà Teologica; Lorenzo Altieri, che ha conseguito un dottorato in Histoire de la Philosophie in cotutela con l’Università Sorbona di Parigi e un post-dottorato in Semiotica all’Istituto di Scienze Umane di Firenze; Angelo Bottone, che si è laureato sotto la direzione di Jervolino con una tesi dal titolo “Newman e Wittgenstein sulla certezza”; Francesco De Carolis, dottore di ricerche in Scienze Filosofiche, collaboratore della cattedra di filosofia del linguaggio dell’Università “Federico II”; Giacomo Losito, borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici con un dottorato di ricerca in Filosofia dell’Università italiana e in Storia delle religioni alla Sorbona; il gesuita Emanuele Iula, docente di etica e di mediazione dei conflitti presso la Facoltà Teologica; Giuseppe Martini, psicoanalista della Società psicoanalitica Italiana e primario psichiatra; Aldo Meccariello, docente di filosofia e storia nei licei statali; Rocco Pititto, già professore di Filosofia del Linguaggio e di Filosofia della Mente all’Università Federico II. A presiedere i lavori sarà il professore Pasquale Colella, direttore della rivista “Il tetto”.

Raccontare gli incontri, i confronti e i percorsi di Domenico Jervolino significa rifare i conti con alcuni dei protagonisti della filosofia tra Otto e Novecento. John Newman, Maurice Blondel, Pietro Piovani, Pierre Thévenaz, Emmanuel Mounier, Paul Ricœur, Jan Patocka, Enrique Dussel. Sono stati questi i personaggi che in misura e in tempi diversi hanno costituito il perimetro degli interessi speculativi più prossimi di Domenico Jervolino. È nel riferimento costante a questi personaggi, diventati oggetto di studio e di riflessione, che si è sviluppata nel filosofo napoletano una ermeneutica della vita morale, che ha trovato lo sbocco in una filosofia della traduzione, intesa come incontro delle culture e scambio di memorie. L’impresa filosofica di Domenico Jervolino è rimasta incompiuta, non prima, però, di aver individuato il tema dell’altro come cifra dell’esistenza e atto costitutivo della vita morale degli individui e delle società. Professore di Filosofia del Linguaggio e di Filosofia Teoretica alla Federico II, filosofo impegnato nella politica e studioso dei processi storici, Domenico Jervolino ha interpretato il suo ruolo di intellettuale impegnandosi in prima persona nelle lotte degli uomini per la loro liberazione. I diversi interventi, proposti dai relatori a convegno, costituiranno una specie di mappa dei suoi interessi di studio, la cui molteplicità rivela l’irrequietezza, o l’inquietudine, di uno studioso attento a comprendere i fenomeni sociali.

martedì, gennaio 29, 2019

L’eredità di padre Stanley L. Jaki, a dieci anni della sua scomparsa

L’eredità di padre Stanley L. Jaki, a dieci anni della sua scomparsa
The legacy of Fr. Stanley L. Jaki, ten years after his death

Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
Via degli Aldobrandeschi 190 – Roma

4-5 aprile 2019 / April 4-5, 2019

Bozza di programma / Program draft

Giovedì 4 aprile / Thurday, April 4
09:00 Saluto del Rettore / Rector’s greetings, P. Jesús Villagrasa, LC
09:15 Introduzione ai lavori / Introduction, P. Rafael Pascual, LC
09:30 I limiti di una scienza senza limiti / The limits of a limitless science, Antonio Colombo
10:15 A survey of Road to Science / Un’indagine sulla Strada della Scienza, Neal A. Doran
11:00 Pausa caffè / Coffee break
11:30 Anthropological Foundations of Bioethics, / I fondamenti antropologici della bioetica, Lucía Guerra Menéndez
12:15 El drama de Guadalupe / The drama of Guadalupe, Raquel Guerra
13:00 Pausa pranzo / Lunch break [Saletta professori / Faculty lounge]
15:30 La concezione epistemologica dei miracoli nel pensiero di p. Jaki / The epistemological conception of miracles in the thought of Fr. Jaki, Hrvoje Relja
16:15 Jaki e il giovane Kant / Jaki and Young Kant, Riccardo Pozzo
17:00 Pausa caffè / Coffee break
17:30 Stanley Jaki and Medieval Islamic Cosmology / Stanley Jaki e la cosmologia islamica medievale, Alessandro Giostra
18:15 La matrice cristiana delle rivoluzioni scientifiche / The Christian matrix of scientific revolutions, Costantino Sigismondi
19:00 Tavola rotonda conclusiva della giornata / Round table at the end of the day

Venerdì 5 aprile
09:00 “Quello che Dio ha separato”. Il modello del rapporto scienza-fede nel pensiero di padre Jaki / “What God separated”. The model of science-faith relation in the thought of Fr. Jaki, P. Rafael Pascual, LC
09:30 Fr Jaki and Converts to the Church / P. Jaki e i convertiti al cattolicesimo, John Beaumont
10:15 Eternal Returns in Father Jaki’s work / Gli ‘eterni ritorni’ nell’opera di Padre Jaki, Jacques Vauthier
11:00 Pausa caffè / Coffee break
11:30 La creazione e la singolarità cosmologica / Creation and the cosmological singularity, Fernando di Mieri
12:15 Recent Gravitational Waves data favor a single finite Universe as required in Fr. Jaki´s books / Le onde gravitazionali a favore di un singolo universo finito, come sosteneva P. Jaki Julio Gonzalo
13:00 Pranzo conclusivo / Concluding lunch

Offerte di intervento / Further possible interventions:

Paolo Musso Da definire / TBD (in collegamento / video conference)
Peter Floriani Intervento scritto su / Written contribution about The Relevance of Jaki,
da inserire possibilmente negli Atti / to eventually be inserted in the Acts